Month: agosto 2010

La Russia si rinforza in Caucaso (sempre caldo)

I russi rinforzano la loro base militare di Gumri in Armenia. Un presidio militare presente dal 1995, dotato di missili S-300 e con 3500 soldati. L’accordo russo-armeno prevedeva uno smantellamento nel 2015. Da ieri (grazie a un protocollo siglato a Erevan) è stato prorogato fino al 2044.

Una mossa simile a quella operata da Mosca con l’Ucraina (di Yanukovich) per la flotta in Crimea. Lì la permanenza era garantita fino al 2017, ora è stata allungata fino al 2042. Un accordo che l’opposizione filo-occidentale alla Rada non aveva apprezzato.

In Armenia nessuno ha protestato. L’iniziativa moscovita si integra con il posizionamento dei missili in Abkhazia e segna un ulteriore tassello messo dai russi nello scacchiere caucasico. Ormai sempre più sotto il controllo moscovita.

La zona è comunque in ebollizione.

Venerdì notte le forze di sicurezza russe hanno ucciso (“liquidato”, scrivono i siti russi), in Daghestan, un leader ribelle sospettato di aver organizzato il doppio attentato del 29 marzo contro la metropolitana di Mosca, in cui morirono 40 persone. Magomedali Vagabov è stato ucciso assieme ad altri quattro combattenti ,nel corso di uno scontro a fuoco con gli agenti russi.

Ieri a Groznij, capitale della Cecenia, un militante islamico Khamzat Shemilev si sarebbe fatto esplodere dopo essere stato circondato dalle forze speciali. Tra gli agenti, un morto e 15 feriti. Shemilev era sulla lista dei ricercati più pericolosi.

Qualche giorno fa una bomba era esplosa di fronte a un bar di Piatigorsk, nel Caucaso del Nord. 22 i feriti di cui sette gravi. Sul luogo dell’attentato è arrivato anche il presidente Medvedev, promettendo che saranno catturati i terroristi.

Speriamo che si ricordi di far arrestare anche l’assassino della Estemirova, attivista dei diritti umani, ammazzata sempre nel Caucaso: nell’anniversario dell’omicidio, a luglio, aveva assicurato che era stato individuato.

Il neo juventino Krasic: serbo di Mitrovica

La Juventus FC ha formalizzato oggi l’acquisto di Miloš Krasić. Lo pagherà, da qui al 2012, in tre rate da 5 milioni di euro. Un mutuo, oneroso, ma un mutuo, garantito da una fideiussione bancaria.

Krasić, nato nel 1984 in Jugoslavia, ha giocato anche per la nazionale under 21 di Serbia e Montenegro e ora è titolare della nazionale della Serbia. Il centrocampista (esploso col CSKA di Mosca) che è stato eletto miglior giocatore serbo del 2009, ai Mondiali sudafricani non ha brillato (sostituito nel disastroso Australia-Serbia 2-1, che ha portato all’eliminazione dei serbi) anche se con tre gol era stato decisivo nelle qualificazioni del suo Paese.

Già il suo Paese. Krasić è nato a Mitrovica, città che si trova nel nord del Kosovo. È divisa in due dal fiume Ibar e il ponte (presidiato da forze militari internazionali) è una sorta di spartiacque tra il Kosovo albanese e quello serbo, tra mondo islamico e cristiano.

A nord del fiume vivono 20mila serbi, a sud 80mila albanesi. Il ponte è un sorta di muro di divisione. Alexander Langer (che a Brescia in questi giorni, forse a causa del caldo, è stato bollato come terrorista) se ne sarebbe rammaricato.

Le più recenti tensioni a Mitrovica si sono registrate solo qualche settimana fa, con il parziale riconoscimento dell’indipendenza di Pristina: il 22 luglio la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato legittima la secessione kosovara da Belgrado (partita nel 1999).
Mitrovica, o Kosovska Mitrovia o Titova Mitrovica come viene ancora chiamata, ha dato i natali anche a un altro calciatore serbo che ha giocato in Italia e che ora è tornato alla Stella Rossa di Belgrado: Nikola Lazetić.

Nel 2002 Lazetić era stato acquistato dal Como di Preziosi e girato subito al Chievo Verona (quell’anno i lariani scesero dalla A alla B per poi precipitare, grazie all’attuale patron del Genoa, fino alla C2 e al fallimento: ora sono in Lega Pro). Il serbo andrà poi alla Lazio, Siena, Genoa e Livorno, per concludere la sua esperienza italiana al Torino (contribuendo all’ultima promozione a Serie A, ma poi anche alla retrocessione). A scadenza di contratto, il ritorno a Belgrado.

Ma sempre di Mitrovica è un altro calciatore, che ha giocato in Italia e che invece è di etnia albanese: Valon Berhami.

La famiglia Berhami nel 1990 era emigrata in Canton Ticino, dopo che entrambi i genitori di Valon (allora aveva 5 anni) avevano perso il lavoro. Dal 1995 presentavano invano alle autorità elvetiche più richieste di asilo politico, per l’aggravarsi delle vicende degli slavi del sud. È però l’abilità sportiva di Valon a salvare la famiglia dal rimpatrio. La società sportiva Ligornetto lancia infatti una raccolta di firme per chiedere alla Confederazione di garantire asilo ai Behrami. Così sarà. Valon ripaga la fiducia (sportiva) accordatagli portando la Svizzera ai Mondiali del Sudafrica (suo il gol decisivo nella partita con la Turchia: sorta di nemesi, visto che questo Paese è l’erede politico di quell’Impero Ottomano che sconfiggendo i serbi e conquistando Mitrovica, la islamizzò).

Berhami, in Italia, ha giocato nel Genoa, nell’Hellas Verona e soprattutto nella Lazio: 44 presenze per i biancazzurri e quattro gol, uno dei quali decisivo nel derby 2008 (3-2 per la Lazio). Ora (dopo la deludente esperienza col West Ham – squadra della Premier di cui è dirigente Sir Gianfranco Zola, oggi sconfitta 1-3 dal Bolton – e dopo un bruttissimo infortunio lo scorso anno) potrebbe tornare proprio nella capitale, ma sulla sponda giallorossa.

A Mitrovica sud continueranno a essere orgogliosi di lui.

Come in quella nord, nei cui bar da due giorni a questa parte, si starà parlando di Krasić alla Juve. Lo stesso nei caffè belgradesi. Anche in Serbia la notizia domina infatti oggi tutti i siti online: http://sport.blic.rs/Fudbal/Evropski-fudbal/183404/Milos-Krasic-zvanicno-novi-clan-Juventusa

Magari è l’occasione per “dare un calcio” ai conflitti. Sperem.

Estrazione Superenalotto: diamo i numeri

Diamo davvero i numeri. Ogni estate una specie di ubriacatura generale spinge la gente a fare la fila per pagare almeno un euro nel tentativo di imbroccare il 6 al Superenalotto. Un concorso di una società privata, pubblicizzata però anche dalle televisioni dal servizio pubblico. Se la Sisal dovesse pagare la Sipra per tutti gli spot che vengono trasmessi nei telegiornali, verrebbe sbancata. E invece è tutto gratis.

Ogni estate il montepremi cresce, le notizie calano (o meglio diminuisce quel poco di voglia, invernale, di cercarle) e quindi niente di più facile che mandare un giornalista (meglio se una giornalista) a fare interviste al “popolo del Superenalotto”. Scontate le, idiote, domande: “Cosa farà con i soldi, in caso di vittoria?”, “Dove andrà se vince?”, “Gioca sempre gli stessi numeri?”, “Si spera, eh?”, “Ha sognato i numeri?”.

Non domande a condire una non notizia.

Gli unici questi da porre, davanti alla porta delle ricevitoria sarebbero: “Ma lo sa che le sue probabilità di vittoria sono pari a zero?” (1 su 622 milioni, se gioca un euro), “Ma lo sa che dando quell’euro in beneficenza farebbe più bella figura?” (perché ovviamente tutti, per farsi amica la fortuna, promettono di aiutare i più bisognosi, in caso di – improbabile – vittoria), “Ma lo sa se, con quell’euro, va al bar a bere un caffè, legge il giornale, magari fa due chiacchiere e conosce qualcuno?”, “Ma lo sa che se vincesse una cifra così grande, probabilmente non riuscirebbe nemmeno a gestirla?” (a meno che non sia Gaucci o, meglio ancora, l’attuale compagna di Fini).

Ma la Sisal non la prenderebbe bene. E d’altronde quello sul Superenalotto è un servizio di alleggerimento nel telegiornale. Mica una, pur vaga, inchiesta (sociale). Ci vorrebbe un Pasolini.

I soldi che butterete via anche stasera finiscono, in parte, nelle tasche della Sisal. L’azienda ha un fatturato di 390 milioni, 700 dipendenti (settecento!), ed un capitale sociale di 21.217.954,00 euro. La Sisal è controllata, per il 97,15%, dalla società Giochi Holding Spa. Questa società è a sua volta controllata dalla Clessidra SGR Spa e da JackPot Sarl, a sua volta controllata da Permira Europe III Fund e Apax Partner Worldwide LLP.

La Sisal è un’azienda privata che ha in concessione i monopoli di Stato. Intasca il 4,4% di quel che giocherete stasera, l’8% va alla ricevitoria, il 38,1% in montepremi e il resto (49,5%!) al Ministero dell’Economia. Paghiamo una sorta di tassa ogni martedì, giovedì e sabato (800 milioni gli euro che lo Stato incassa all’incirca ogni anno)

Un tempo, una volta alla settimana, si doveva indovinare il 13 alla schedina. Per giocarla dovevi avere almeno una vaga idea dei rapporti di forza calcistici. Il tutto unito, ovviamente, anche alla classica botta-di-culo.

Oggigiorno quello scampolo di conoscenza sportiva non è più richiesto. Nell’era berlusconiana, non solo vince solo chi ha culo, ma tutti sono scioccamente convinti di poter sfondare in questo modo. E’ una sorta di lotteria in stile Grande Fratello, aperta in ogni ricevitoria.

Ah, buona fortuna per stasera. Il banco tanto ha già vinto.

Annaviva esprime solidarietà a Articolo21

Silenzio oggi sui giornali, delle manine (hacker) che ieri sono intervenuti per colpire il sito di Articolo 21.

Questa la lettera di solidarietà che Matteo Cazzulani, a nome dell’associazione Annaviva, ha mandato ai responsabili del sito:

«Il fatto, peraltro già verificatosi in passato, è grave ed inaccettabile. Intaccare gli strumenti di informazione, con precisi scopi e con la chiara volontà di cancellare articoli ritenuti scomodi è una condotta non degna di un Paese libero, come, si suppone, sia l’Italia. Dinnanzi a tutto ciò, AnnaViva è sconcertata, ma determinata ad andare avanti nella sua battaglia e nel rapporto di collaborazione, ed amicizia, con Articolo 21.
Battendoci per lo sviluppo di democrazia e diritti umani e, in ricordo di Anna Politkovskaja – e delle altre vittime del regime putiniano colpevoli di scrivere il vero – per la tutela della Libertà di Stampa nel mondo ex-sovietico siamo naturalmente vicini ad Articolo 21, ed accogliamo con profonda tristezza l’operato di loschi, e vigliacchi, personaggi, che, utilizzando un’espressione adottata già in passato da alte personalita, possono essere definiti solo come “turisti della democrazia”».

Ad maiora

Il toro sugli spalti: uno scoop solo italiano

Oggi i telelegiornali ci hanno tempestato fin dal mattino con le immagini di una corrida spagnola nella quale il toro ha cercato di farsi giustizia da solo andando a incornare il pubblico.

Notizia “gustosa”. Soprattutto in un paese attento agli animali come il nostro. Per curiosità sono andato a vedere sui siti internet spagnoli quanto peso avesse la notizia che da ha conquistato anche un titolo al Tg3 serale (più minzolinano di quanto si possa immaginare).

Incredibile visu: sui siti internet dei principali siti d’informazione spagnola la notizia non è sull’home page come sui nostri! La trovate solo nelle pagine locali. Da noi invece ha eccitato tutti. Dal Tg1 al Corrierone.

Se andate su google e digitate”toro”, vi compaiono ora centinaia di articoli su questa notizia, locale, spagnola. Sul Pais il tutto viene ridimensionato: tre feriti gravi (tra cui un bambino, stabile) e uno lieve. Sul Mundo, si aprono le cronache di Pamplona con la notizia dei 40 feriti. Il tutto è accaduto a Tafalla, cittadina di 10mila abitanti della Navarra.

Ma con cosa aprono allora i giornali on-line spagnoli? Ancora, come da molti giorni a questa parte, con la crisi sempre meno diplomatica tra Spagna e Marocco sulla città di Melilla. Ieri, in questo lembo di terra spagnola in Africa, è andato anche a far visita l’ex primo ministro (popolare) Aznar scatenando l’ira del governo di Rabat che lo accusa di voler soffiare sul fuoco.

La crisi è scoppiata qualche giorno fa con le accuse alla polizia spagnola di tenere atteggiamenti razzisti verso i marocchini. E con il presunto abbandono di migranti feriti sulle spiagge, marocchine.

Il governo (socialista) con il ministro degli Esteri Moratinos  dice che non c’è crisi e non ci sarà conflitto tra i due Paesi.

Speriamo che, finita l’ubriacatura per la tauromachia, giornali e tv italiani possano occuparsi anche di queste questioni.