
La pubblicità della Regione Puglia (che cerca di far dimenticare o non considerare solo l’Ilva) è sbarcata anche sui taxi milanesi.
Lo spot della campagna ha una serie infinita di commenti. Interessanti.
Ad maiora

La tesi magistrale di Camilla Ramazzotti (discussa in questi giorni in Festa del perdono) va a toccare uno dei temi cardini del corso sulla videocrazia che tengo alla Statale di Milano. Denota da un lato la rilevanza e la forza delle immagini. Dall’altra una penetrazione ormai massiva che ha compromesso definitivamente il diritto alla privacy.
La nostra, come sottolinea la Ramazzotti, è una società sorvegliata. E il pensiero non può andare a 1984, ritardato solo di pochi lustri.
Il tutto ha comunque anche qualche risvolto positivo. Soprattutto nelle inchieste giudiziarie. Nella tesi vengono riportati una serie di casi nei quali l’immagine ha avuto un peso rilevante per le indagini. Come per la morte di Franco Mastrogiovanni in un reparto di psichiatria del salernitano. O per gli spari contro il consigliere comunale torinese Alberto Musy. O ancora per l’attentato di Brindisi in cui ha perso la vita Melissa Bassi, che qualche giorno fa ha portato alla condanna di Giovanni Vantaggiato proprio per le riprese delle telecamere di un chiosco.
Insomma, anche il modo di fare indagini sta cambiando. Gli stessi investigatori d’altronde, per incastrare educatrici violente, non hanno strumento migliore che piazzare una telecamera nascosta in classe.
Ad maiora

La tesi magistrale di Camilla Ramazzotti (discussa in questi giorni in Festa del perdono) va a toccare uno dei temi cardini del corso sulla videocrazia che tengo alla Statale di Milano. Denota da un lato la rilevanza e la forza delle immagini. Dall’altra una penetrazione ormai massiva che ha compromesso definitivamente il diritto alla privacy.
La nostra, come sottolinea la Ramazzotti, è una società sorvegliata. E il pensiero non può andare a 1984, ritardato solo di pochi lustri.
Il tutto ha comunque anche qualche risvolto positivo. Soprattutto nelle inchieste giudiziarie. Nella tesi vengono riportati una serie di casi nei quali l’immagine ha avuto un peso rilevante per le indagini. Come per la morte di Franco Mastrogiovanni in un reparto di psichiatria del salernitano. O per gli spari contro il consigliere comunale torinese Alberto Musy. O ancora per l’attentato di Brindisi in cui ha perso la vita Melissa Bassi, che qualche giorno fa ha portato alla condanna di Giovanni Vantaggiato proprio per le riprese delle telecamere di un chiosco.
Insomma, anche il modo di fare indagini sta cambiando. Gli stessi investigatori d’altronde, per incastrare educatrici violente, non hanno strumento migliore che piazzare una telecamera nascosta in classe.
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C’erano una volta Nicolò Carosio e Nando Martellini. Voci di una telecronaca che sembra provenire da un altro mondo televisivo e che è invece solo il nostro recente passato.
La tesi di Niccolò Franchini in discussione questa mattina alla Statale di Milano verte proprio su come sia cambiata la telecronaca: “Le voci del calcio in TV da Bruno Pizzul a Fabio Caressa”.
Franchini analizza l’evoluzione o l’involuzione del commento alle partite di calcio, terreno ai limiti del sacro nel nostro paese. Si analizzano i tempi del monopolio Rai per arrivare alle voci di Mediaset fino a quelle di Skysport, senza dimenticare fenomeni moderni come le telecronache dei videogiochi.
La tesi si conclude con due interviste parallele a Pizzul e Caressa. È interessante notare come entrambi citino a mo’ di esempio le telecronache tedesche, con un solo telecronista. Per Pizzul sono ancora la soluzione ideale. Per Caressa invece totalmente anacronistiche.
Due scuole di pensiero. Una delle quali vincendo, non farà prigionieri.
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