Gaucci

Estrazione Superenalotto: diamo i numeri

Diamo davvero i numeri. Ogni estate una specie di ubriacatura generale spinge la gente a fare la fila per pagare almeno un euro nel tentativo di imbroccare il 6 al Superenalotto. Un concorso di una società privata, pubblicizzata però anche dalle televisioni dal servizio pubblico. Se la Sisal dovesse pagare la Sipra per tutti gli spot che vengono trasmessi nei telegiornali, verrebbe sbancata. E invece è tutto gratis.

Ogni estate il montepremi cresce, le notizie calano (o meglio diminuisce quel poco di voglia, invernale, di cercarle) e quindi niente di più facile che mandare un giornalista (meglio se una giornalista) a fare interviste al “popolo del Superenalotto”. Scontate le, idiote, domande: “Cosa farà con i soldi, in caso di vittoria?”, “Dove andrà se vince?”, “Gioca sempre gli stessi numeri?”, “Si spera, eh?”, “Ha sognato i numeri?”.

Non domande a condire una non notizia.

Gli unici questi da porre, davanti alla porta delle ricevitoria sarebbero: “Ma lo sa che le sue probabilità di vittoria sono pari a zero?” (1 su 622 milioni, se gioca un euro), “Ma lo sa che dando quell’euro in beneficenza farebbe più bella figura?” (perché ovviamente tutti, per farsi amica la fortuna, promettono di aiutare i più bisognosi, in caso di – improbabile – vittoria), “Ma lo sa se, con quell’euro, va al bar a bere un caffè, legge il giornale, magari fa due chiacchiere e conosce qualcuno?”, “Ma lo sa che se vincesse una cifra così grande, probabilmente non riuscirebbe nemmeno a gestirla?” (a meno che non sia Gaucci o, meglio ancora, l’attuale compagna di Fini).

Ma la Sisal non la prenderebbe bene. E d’altronde quello sul Superenalotto è un servizio di alleggerimento nel telegiornale. Mica una, pur vaga, inchiesta (sociale). Ci vorrebbe un Pasolini.

I soldi che butterete via anche stasera finiscono, in parte, nelle tasche della Sisal. L’azienda ha un fatturato di 390 milioni, 700 dipendenti (settecento!), ed un capitale sociale di 21.217.954,00 euro. La Sisal è controllata, per il 97,15%, dalla società Giochi Holding Spa. Questa società è a sua volta controllata dalla Clessidra SGR Spa e da JackPot Sarl, a sua volta controllata da Permira Europe III Fund e Apax Partner Worldwide LLP.

La Sisal è un’azienda privata che ha in concessione i monopoli di Stato. Intasca il 4,4% di quel che giocherete stasera, l’8% va alla ricevitoria, il 38,1% in montepremi e il resto (49,5%!) al Ministero dell’Economia. Paghiamo una sorta di tassa ogni martedì, giovedì e sabato (800 milioni gli euro che lo Stato incassa all’incirca ogni anno)

Un tempo, una volta alla settimana, si doveva indovinare il 13 alla schedina. Per giocarla dovevi avere almeno una vaga idea dei rapporti di forza calcistici. Il tutto unito, ovviamente, anche alla classica botta-di-culo.

Oggigiorno quello scampolo di conoscenza sportiva non è più richiesto. Nell’era berlusconiana, non solo vince solo chi ha culo, ma tutti sono scioccamente convinti di poter sfondare in questo modo. E’ una sorta di lotteria in stile Grande Fratello, aperta in ogni ricevitoria.

Ah, buona fortuna per stasera. Il banco tanto ha già vinto.

Viva l’Italia: 458!

Gazzetta dello sport e Chi ci informano oggi sulla nuova passione degli italiani danarosi: la Ferrari 458 Italia. Costo 197mila euro. La sfoggiano in questi giorni di vacanze Valentino Rossi (31 anni) e Giancarlo Tulliani (33 anni). Sul secondo i giornali (prima quelli berlusconiani poi, dopo mille esitazioni, anche gli altri) hanno raccontato la rava e la fava. La casa a Montecarlo. Ma anche la dirigenza sportiva (con la novità che si intascava parte dei contributi che Gaucci dava agli ultrà: a proposito, come mai Gaucci pagava gli ultrà) e le porte che gli si sarebbero aperte qui in Rai grazie al fatto di essere cognato del presidente della Camera. Dopo lo scandalo e la rottura Fini-Berlusconi, le stesse porte gli sono state chiuse.

Valentino Rossi invece, oltre che per gli incredibili meriti sportivi, è passato alle cronache per aver restituito 35 milioni di euro al Fisco. Nel periodo 2001-2006 il pilota aveva la residenza fiscale nel Regno Unito e quella reale nel Bel Paese. Per il 2000 ha ottenuto il condono. Dal 2007 paga le tasse in Italia.

Tulliani e Rossi hanno dunque la stessa macchina. Il cognato di Fini ne guida una nera. Valentino (che l’aveva provata a gennaio in quel di Fiorano) ha scelto un modello giallo col tetto nero. Per entrambi: 57o cavalli, doppia frizione, 7 marce e velocità massima di 325 km/h.

Viva l’Italia. 458.