Serbia

#Euro2012 In gol il croato Mandžukić da Slavonski Brod

Mario Mandžukić in gol oggi per la Croazia è da qualche tempo nel mirino della Fiorentina.
È nato, nel 1986, a Slavonski Brod, città croata sul fiume Sava ai confini con la Bosnia. Un tempo industriale dopo la guerra con la Serbia si è riconvertita al turismo (la principale azienda è stata bombardata) e nel 2009 è stata votata come la città più bella della Croazia.
A poca distanza sorge il lager di Jasenovac dove gli ustascia croati di Pavelić rinchiusero e uccisero decine di migliaia di serbi, zingari, ebrei e oppositori politici croati.
Mandžukić comunque gioca nel Wolfsburg, squadra tedesca guidata da Felix Magath e sponsorizzata dalla Volkswagen che qui ha sede (e da il nome allo stadio).
Ad maiora

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3 anni di carcere per Ivan il Terribile

Ogni tanto la giustizia italiana finisce sui media internazionali anche se non si occupa di Berlusconi e dei suoi rapporti con le minorenni.

La notizia dei 3 anni e tre mesi di carcere cui è stato condannato Ivan Bogdanov, detto Ivan il Terribile, l’ultrà serbo che stette sulle balaustre del Ferraris di Genova incitando alla rivolta durante Italia-Serbia – e che fu riconosciuto il mattino dopo dagli agenti grazie soprattutto al tatuaggio con la data della battaglia di Kosovo Polje (1389) – ha fatto il giro del mondo.

Il giudice Annalisa Giacalone ha detto di aver accolto le richieste dei pm e parla di “sentenza equilibrata”. Il legale degli ultrà, Riccardo Dirella, ha dichiarato invece che gli assistiti sono in cella da cinque mesi e “se non fossero serbi sarebbero già usciti”.

Gli altri condannati sono Daniel Janjic, 28 anni, 2 anni e 8 mesi di carcere, Nicola Klickovic, 31enne, 3 anni di carcere e Srdan Jovetic, 20 anni montenegrino. 2 anni e sei mesi di carcere.

E’ possibile che i legali facciano richiesta di scarcerazione. Se accolta la pena verrebbe sospesa e loro espulsi.

La Serbia perse a tavolino 3-0 la partita contro gli azzurri interrotta da Ivan e soci. La nazionale serba ha poi perso in casa con l’Estonia (1-3) e pareggiato con la Slovenia (1-1). Ora la Serbia, con 4 punti, è quinta su una classifica di sei squadre. Gli azzurri sono primi con 10 punti.

Serbia-Italia si giocherà a Belgrado il prossimo 7 ottobre. Una data che per me vuol dire qualcosa ma che qui c’entra poco o niente.

Ad maiora.

C’era una volta il comandante Arkan (e sua moglie Ceca)

L’ondata di odio portata da Belgrado a Genova (città che fa purtroppo spesso da sfondo a episodi di violenza, con la morte di Carlo Giuliani al G8 del 2001 ma anche di Vincenzo Spagnuolo, prima di Genoa-Milan nel 1985) ha spinto molti giornali a pubblicare la foto del comandante Arkan (capo ultrà prima e di gruppi paramilitari serbi poi).
La prima volta che andai in Kosovo la sua foto compariva ovunque. Era candidato alle elezioni serbe proprio nel collegio kosovaro. Željko Ražnatović venne naturalmente eletto (nell’albergo di Pristina, dove campeggiava il suo ritratto, era pieno di civili armati). Fu poi assassinato (da un poliziotto in congedo) nella hall dell’Hotel Intercontinental di Belgrado. Era il 15 gennaio del 2000. Ai suoi funerali parteciparono 20 mila persone.

La curva laziale gli tributò uno striscione che si disse voluto da Siniša Mihajlović, ex Stella Rossa, ai tempi calciatore biancazzurro e oggi allenatore viola. D’altronde anche ieri sera, Dejan Stankovic, giocatore interista, ex Stella Rossa e capitano della Serbia è andato a salutare con le tre dita (a indicare Dio, Patria e Zar o Padre, Figlio e Spirito Santo, o i tre stati degli Slavi del Sud) gli ultrà, ufficialmente per calmarli. E’ il cosiddetto saluto cetnico, usato dai soldati serbi anche durante la Seconda guerra mondiale (ma ricomparvero anche nelle guerre balcaniche). Con lo stesso, lugubre, simbolo che ieri mostrava sulla maglietta nera Ivan, il capo ultra’ serbo arrestato nella notte.

Insieme ad Arkan, nelle foto sui giornali appare anche la vedova, Svetlana Ražnatović, nome d’arte Ceca, classe 1973, che Repubblica indica come cantante pop e che invece è nota per il turbo- folk serbo.

Il giorno del matrimonio, Arkan (da poco divorziato) si recò – coi vestiti tradizionali montenegrini – al villaggio natale della ragazza, accompagnato da 50 jeep. Dovette colpire una mela a fucilate. Riuscì al sesto tentativo.

La festa di matrimonio (con mille invitati) si tenne proprio nell’albergo dove cinque anni dopo Arkan sarà assassinato. Il video dei festaggiamenti fu stampato (e venduto) almeno centomila volte.

http://www.youtube.com/watch?v=-rbrvMERYD4

L’ultimo disco di Ceca è del 2006.

Si intitola Idealno loša (Male ideale) e ha venduto 850 mila copie:

http://www.youtube.com/watch?v=ZEs8FNofSYA

Ceca ora vive a Cipro.

Ad maiora.

Arrestato il capo ultra’ serbo. Ivan, classe 1389

E’ stato arrestato alle tre del mattino Ivan Bogdanov, 29 anni, capo degli ultrà serbi (e della Stella Rossa), quello che ieri sera a Marassi era seduto sulla balaustra. Da lì bruciava bandiere albanesi e lanciava grida di battaglia.

La polizia lo ha trovato nascosto nel vano motore del pullman dei tifosi serbi che stava facendo rientro a Belgrado. E’ stato riconosciuto per la data incisa sull’avambraccio: 1389.

Su quella data, l’amico e collega Marco Braghieri ha, nottetempo, scritto queste considerazioni:

1389. Un numero, un tatuaggio. Il serbo che si è arrampicato sulla recinzione del Luigi Ferraris lo porta su un braccio. Ha un passamontagna da cui spuntano gli occhi azzurri, taglia la rete con una cesoia. Incita quelli che lo guardano, dagli spalti. Ma cosa significa 1389? È una data, una di quelle che i serbi considerano centrali nella loro storia. La data della battaglia della Piana dei Merli. Regno di Serbia da una parte, sultanato dei Turchi dall’altra. La sconfitta porterà, settanta anni dopo, alla dissoluzione dell’impero di Stefano Uros V. Praticamente tutta la nobiltà serba verrà uccisa.

Duijzings, in Religione e politica dell’identità del Kosovo, scriverà “la maggior parte della storiografia serba sostiene che dalla Battaglia del Kosovo i Serbi hanno subito centinaia di anni di oppressione da parte dell’impero Musulmano”. Per il vescovo Amfilochije Radovic, metropolita del Montenegro fu “il Golgota del popolo serbo… la perdita del regno terrestre, transeunte e conquista dell’eterno regno celeste”.

E davanti a centinaia di migliaia di persone, il 28 giugno 1989, il neo presidente serbo Slobodan Milosevic, pronunciò un discorso, proprio dalla Piana dei Merli, per il seicentesimo anniversario della battaglia. Iniziava così: “La Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale”. Un’unità ottenuta togliendo al Kosovo l’autonomia concessa nel 1974. Era l’inizio del nazionalismo serbo, di quella che poi sarebbe stata la guerra jugoslava. Quasi un anno più tardi, il 13 maggio 1990, si doveva giocare Dinamo Zagabria contro Stella Rossa di Belgrado. La partita non fu mai disputata, a causa di scontri fra le tifoserie. “Jugoslavia, calcio violento” titolava Repubblica. A venti anni di distanza, la serata di Genova. Con i serbi incitati da un ultrà col 1389 tatuato sul braccio.

Non è un particolare.

 

Sul 1389 consiglio la lettura di “Tre canti funebri per il Kosovo” di Ismail Kadaré. Penso lascerebbe a bocca aperta anche Ivan (il terribile).

Ad maiora

Gli ultrà serbi, attivi da anni

I podromi della dissoluzione jugoslava iniziarono allo stadio. Con gli scontri fra ultrà serbi e croati. Il 13 maggio 1990 quando gli scontri a Zagabria tra gli ultrà della Dinamo e della Stella Rossa di Belgrado diedero il la alla fine dello Stato degli slavi del sud.

E durante il conflitto fu proprio tra le curve che vennero raccattati molti dei peggiori tagliagola. Arkan (poi assassinato, ma salutato da striscioni laziali all’Olimpico) che era un capo-curva, reclutò le sue tigri tra i più facinorosi ultrà.

Anche gli incidenti di qualche giorno fa a Belgrado contro il gay pride sono stati animati dagli ultrà, dove si concentrano i più fanatici nazionalisti rimasti attivi anche dopo il conflitto.

Quanto sta  accadendo stasera al Marassi, a differenza di quanto avvenuto domenica a Belgrado, allontana di mille miglia la Serbia dal consesso europeo. Purtroppo.

Ad maiora.

Ps. Anche se non è stato capito dai telecronisti, i giocatori serbi sono andati sotto la curva mostrando le tre dita non indicavano il rischio del 3 a 0 a tavolino, ma il saluto serbo. Che si immagina sia in qualche modo legato alla Trinità.