Per sport

L’oppio dei popoli.

Rassegna stampa Atalanta 9 giugno 2026

Sull’Eco di Bergamo intervista a Daniele Capelli, difensore classe 1986 di Seriate, che -dopo essere cresciuto a Zingonia- ha giocato con l’Atalanta tra il 2005 e il 2013 inanellando 118 presenze (e pesanti infortuni).

L’attuale Mister della Cisanese (in Eccellenza) nel 2006/07 ha avuto come allenatore Maurizio Sarri (l’Arezzo, malgrado Conte e Sarri retrocesse in C1) e parla con Matteo Spini del futuro Mister della Dea: «Preparato, leale, simpatico. Vi racconto il mio Sarri». Ecco una frase significativa:

L’Atalanta non ha il regista e ha una squadra poco sarriana. Occorrerà una rivoluzione sul mercato?

«Qualcosa verrà cambiato, ma al di là degli uomini e del modulo, credo che le difficoltà saranno proprio nel cambio di mentalità: la fase di non possesso sarà tutta nuova, si va dall’uomo alla zona pura. La squadra dovrà cambiare ed essere pronta: sono sicuro lo farà, ma servirà pazienza. L’Atalanta viene da un percorso diverso e puntando su un allenatore come

Sarri dovra dargli tempo, perché il suo calcio venga assimilato. In Italia si vuole sempre tutto e subito, ma l’Atalanta aspettò Gasperini dieci anni fa: Sarri è bravo, diamogli tempo e i risultati arriveranno, magari dopo sei mesi o un anno, ma arriveranno».

Sul fronte mercato l’Eco dice che Bellanova è in uscita (e Savona, ora al Nottingham in entrata: si ipotizza anche uno scambio).

Sulle pagine di Bergamo del Corriere della Sera, Marina Belotti (oltre a raccontare di Ederson convocato dal Brasile, analizza due giovani atalantini che hanno vinto con l’Italia l’Europeo Under 17:  «Fugazzola segna, Gasparello crea. Chi sono i due nerazzurri campioni d’Europa con l’Under17», il titolo.

Sulla Gazzetta, tra i problemi che ha il Milan vengono inseriti anche i prestiti di ritorno, come quello di Yunus Musah da Zingonia. Si torna a parlare di Palestra all’Inter: «Pronto il rilancio», il titolo coi milanesi che vogliono l’esterno in ritiro e che arrivano a offrire 45 milioni. Ma «l’Atalanta fa muro e le big inglesi sono in agguato Il club di Oaktree pensa al blitz».  Vediamo se sarà efficace.

Sul fronte mercato in entrata, anche sulla rosea si ipotizza l’arrivo dell’ex Juve Savona per la fascia destra. Matteo Brega spiega che il Nottingham l’ha pagato 15 milioni l’estate scorsa e che ha giocato con regolarità fino a gennaio: «Poi un po’ di panchina e quindi l’infortunio al menisco laterale e alla cartilagine. Uno stop che lo ha costretto all’operazione e quindi a terminare in anticipo la stagione. Savona è un giocatore che il neo ds Cristiano Giuntoli conosce bene avendolo visto all’opera ai tempi della Juventus in prima persona. Ed è un profilo che incontra il gradimento di Maurizio Sarri».

Tornando a Palestra, Il Corriere dello Sport offre una visione diversa rispetto alla Gazza: «L’Atalanta ha alzato la valutazione dell’esterno fino a 53 milioni: Marotta chiede alla proprietà uno sforzo ulteriore: i parametri dagli USA mettono a rischio l’operazione Palestra». Il nodo di Oaktree è il titolo del pezzo di Pietro Guadagno.

Una linea simile a quella di Tuttosport:

«Palestra, muro Atalanta. E Cocchi non convince», il titolo dell’articolo di Ivan Cardia. Che aggiunge: «Giuntoli vuole più di 50 milioni per dare il via l’obera all’Inter».

Il quotidiano torinese da già per chiuso l’arrivo del sostituto: «Savona il primo regalo di Giuntoli a Sarri», titola il pezzo di Nicolò Schira. Che assicura: «Il tecnico ufficiale entro venerdì».

Ad maiora 

La lunga strada di Andrea Rizzo Pinna

Conosco Andrea Rizzo Pinna da una decina d’anni. E, considerando che è un classe 2000, significa praticamente da sempre.

Le due foto che vedete qui lo ritraggono nel 2016, quando vestiva la maglia dell’Under 17 azzurra  (e dell’Atalanta), e ieri sera, con la targa di miglior giocatore dei playoff di Serie C. I suoi due gol, tra andata e ritorno, hanno trascinato l’Ascoli alla promozione in Serie B, superando l’Union Brescia.

Andrea, che oltre a essere un ottimo calciatore è anche un ragazzo perbene (con alle spalle una bella famiglia), in questi anni ha girato parecchie piazze. È ripartito dalla Serie D e ha risalito gradualmente la china, mettendosi in luce in diverse stagioni, tra cui quelle alla Lucchese.

Ad Ascoli sembra aver trovato la sua dimensione e quella sicurezza che serve a chi interpreta un ruolo sempre più raro nel calcio moderno: il trequartista brevilineo, creativo, capace di accendere la partita con una giocata.

Spesso si dice: «Bisogna far giocare i giovani». Vero. Ma aggiungerei anche un’altra cosa: bisogna avere pazienza con loro. Se hanno qualità, come Andrea Rizzo Pinna, prima o poi trovano la loro strada.

Ad maiora.

Camminata Nerazzurra: una festa di popolo

In dodicimila, tutti la maglietta firmata da Marco Carnesecchi, hanno sfilato dal Sentierone per tutta Bergamo (alta e bassa, per rispondere alla classica domanda) per la diciassettesima Camminata Nerazzurra. Una festa di popolo che ogni anno mostra la vicinanza tra la città e l’Atalanta.

Un po di scatti durante la camminata che abbiamo fatto oggi.

Ad maiora

Conference League 2026/27: l’Uefa esclude la squadra azera del Turan Tovuz per partite truccate

Tra le possibile avversarie dell’Atalanta, salvo che vadano a buon fine i ricorsi, non ci saranno gli azeri del Turan Tovuz che pure sono arrivati terzi nel loro campionato e che avrebbero dovuto accedere alla prossima Conference League (avrebbero bissato le loro partecipazioni internazionali, visto che avevano disputato l’Europa League nel lontano 1994/95).

La Uefa ha infatti escluso il Turan Tovuz dalla prossima Conference perché 7 dei suoi giocatori sono stati squalificati a vita per partite truccate. Il caso risale al 2019 ma la Uefa ha applicato il regolamento che prevede il divieto a partecipare ai tornei europei per i club “direttamente e/o indirettamente coinvolti in attività volte a truccare o influenzare l’esito di una partita a livello nazionale o internazionale”. 

La società ha annunciato che ricorrerà ovunque possibile contro questa decisione.

Ad maiora

Domani la 5.30 una corsa per riprendersi la città 

Da dove parto a scrivere questo post? Dal libro sulla 5.30 o sul fatto che domattina la mia sveglia suonerà alle 4.30 e alle 5.30 sarò lì a correre con la mia maglia azzurra di ordinanza?  
Iniziamo da questo ultimo dato. 

Sono quattro anni ormai che mi sono messo a correre in modo serio. Ho una grande allenatrice (Irene Petrolini) e ho trovato tanti amici con la mia stessa passione. In questi anni ho partecipato a decine di gare, ma quella che sento più mia è di sicuro la 5.30. Perché non è una gara (non si ha il pettorale) ma una esperienza, alla scoperta di una città che, una volta l’anno sento davvero mia. Domani si partirà dai Giardini Montanelli e dopo essere andati verso il centro si tornerà alla base, a mangiare frutta fresca (perché questa corsa è stata inventata da un pubblicitario e da una nutrizionista). Attraversando una città deserta e appropriandosene. E facendo una colazione sana.

Già ma perché a quell’ora?

Qui mi vengono in soccorso le parole del libro “5.30, ricette ed esperienze da un evento di successo” scritto da Francesca Grana, Sabrina Severi e Sergio Bezzanti (lui diventato, a suon di interviste, davvero un amico): “La scelta di quest’orario apparentemente insolito non è l’ultimo ritrovato per apparire stravaganti e rendere il nostro progetto appetitoso, semplicemente rispecchia il modo in cui siamo abituati a vivere: cena leggera e poi a letto presto, sveglia prima dell’alba e giornata inaugurata con una corsa o una passeggiata nella città che ci ospita o quel momento”.

E le città attraversate dalla Run 5.30 sono sempre di più. Si è partiti da Modena nel 2009 è ormai ci sono tappe anche nel Regno Unito e negli Usa.

Torno sul libro (davvero dettagliato, franco e interessante) per spiegare la filosofia di questa corsa mattutina: “Run 5.30 è la riproposizione di un’abitudine ormai consolidata, che ci permette di ricavarci un momento tutto per noi, prima di buttarci a capofitto nell’ennesima giornata che sappiamo già essere piena di impegni lavorativi e famigliari. Un momento in cui è possibile goderci la città silenziosa e senza traffico, guardandola da un’altra prospettiva. Un momento per guardarci dentro, prima di indossare le maschere imposte dalla quotidianità. Non siamo l’ennesima fun race di colore, eppure i partecipanti alle tappe della 5.30 ci hanno sempre accolto col sorriso in tutte le città in cui abbiamo corso insieme. È la gioia di condividere l’inizio di un nuovo giorno”.

Una gioia che domattina proverò per l’ennesima volta. Gridando come un bambino attraversando la Galleria Vittorio Emanuele invasa solo di gente in maglia azzurra e con il sorriso sulla faccia. 

Per questo domani mi sveglierò presto. Perché la 5.30 è qualcosa più di una corsa. Vedo che qualcuno sta provando a copiarla. Ma la passione di chi l’ha inventata (che si percepisce a ogni riga del libro) difficilmente è in commercio.

Ad maiora

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Francesca Grana, Sabrina Severi, Sergio Bezzenti

5.30, ricette ed esperienze da un evento di successo

Edizioni Correre

Pagg. 240

Euro 18