Port au Prince

Msf apre un nuovo ospedale ad Haiti (video)

Dopo essere tornato da Haiti, ho notato che la maggior parte dell’informazione e delle raccolte fondi sono finalizzate verso alcune associazioni.

Personalmente (e il termine va inteso nel senso più ampio possibile) sull’isola caraibica ho potuto apprezzare il lavoro di Avsi e di Msf.

Questo il video della costruzione del nuovo ospedale a Tabarre, Port au Prince:

http://youtu.be/GFwflNyalHA

E questo il racconto di cosa ha fatto Medici senza frontiere ad Haiti:

http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/dossier.asp?IdDossier=8&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=nl189&codiceCausale=126

Ad maiora

Michel Martelly, nuovo presidente haitiano

Haiti, un cantante per presidente

Mesi fa avevamo scritto che dell’impressione che le elezioni haitiane, senza brogli, sarebbero state vinte dal cantante Michel Martelly:

https://andreariscassi.wordpress.com/2010/11/03/piccole-cronache-haitiane-musica-ed-elezioni/

E così è stato.

Dopo le delusioni di Preval di questi anni, gli haitiani hanno provato a lanciare il cuore oltre l’ostacolo e votare un outsider senza alcuna esperienza politica. Martelly ha stravinto con il 68% dei voti sconfiggendo Mirlande Manigat, ex première damme haitiana.

Anche se nelle baraccopoli di Port-au-Prince l’hip hop e il rap hanno soppiantato il kompas (musica ballabile, cantata in creolo) questo genere di musica – di cui Martely è uno dei principali interpreti – rimane tradizionalmente amato, suonato e ascoltato nell’isola caraibica.

Dopo i disastri politici di questi anni, pensiamo che Martelly (classe 1961) non possa fare peggio di chi l’ha preceduto.

Sempre che Onu e Usa decidano di lasciare il governo dell’isola agli haitiani.

Ad maiora.

Da Haiti a Busto: il sole di Suor Marcella

Alba. Sveglia alle 4.30. Fuori fa freddo. Arrivi in redazione un po’ imbronciato. Sfogli i giornali. Pagine su pagine solo dedicate a Ruby o a Montecarlo. Gazzettino padano (dove si parla dell’estero vicino: il Canton Ticino, inquinato).
Poi in macchina. Ancora i giornali. Solo “politica” italiana. Si “salva” l’Egitto.
Arriviamo a Gallarate. Nevica. L’umore è sempre più inverso.
Poi arriva suor Marcella ed e’ come se sorgesse il sole anche in questo lembo di Lombardia che guarda alla Svizzera.
Chi mi conosce sa che non sono esattamente un bigotto. Ma faccio il giornalista. E sono sensibile più a chi fa che a chi parla. Suor Marcella Catozza guida la prima categoria.
Quando con Paolo Carpi arrivammo a Waf Jeremie, baraccopoli della capitale haitiana, a incontrarla eravamo stanchi. Avevamo visto tante cose terribili, tante storie tristi. E, come dice mio cugino Michele, ognuno di noi ha un limite nell’accumulare tristezze e negatività dentro di sé. Quel giorno ad Haiti, tra colera e macerie, l’avevamo già superato.
Ma non ci aspettavamo di vedere quella serie di casette colorate che prendevano il posto di terribili baracche. E la missionaria francescana, col suo entusiasmo contagioso, ci portò per mano a vedere la sofferenza ma soprattutto la ricostruzione. I sorrisi dei bambini, ma anche degli adulti che vedono in lei una speranza. Quella di togliere le baracche e costruire piccole case. Di realizzare un ambulatorio, un centro colera e una scuola, che tra pochi giorni accoglierà i primi bambini.
Ora, per qualche giorno, suor Marcella è tornata dalle sue parti, nella sua Busto. Non è qui per riposarsi, ma per trovare finanziamenti per trasformare tutta Waf Jeremie (una delle zone più pericolose e più degradate del Paese più povero del mondo) nel Vilaj Italyen e per trovare volontari (medici e insegnanti, principalmente). “Non può dipendere da dove sei nato avere o non avere aspettative per il futuro – dice in una sala strapiena. Io non lo posso accettare. E spero neanche voi”.
Per ora ha costruito 120 case e altrettante ne sono in via di realizzazione, anche grazie all’intervento dell’Onu. La baraccopoli, che sorge su una discarica, al fianco del porto, conta almeno 70mila persone. Ma sono certo che, grazie a questa incredibile suora, gli haitiani che abitano lì ce la faranno. “Il mondo si può cambiare. Ma bisogna crederci”, conclude. Oggi qui il sole non tramonterà tanto presto.
Ad maiora.

Per info e per conoscere come aiutare/incontrare suor Marcella: http://www.vilajitalyen.org/

 

Aumentano gli stupri nelle baraccopoli haitiane

Un nuovo rapporto  di Amnesty International denuncia che le donne e le ragazze che vivono nelle tendopoli di Haiti vanno incontro a un aumentato rischio di subire stupri e violenza sessuale.

A un anno di distanza dal terremoto che provocò (si stima) 230.000 morti, oltre un milione di persone vive ancora in condizioni terribili nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince. E` qui che le donne corrono i principali rischi di subire violenze sessuali ad opera di uomini armati che si aggirano nei campi dopo il tramonto.

Secondo i dati del rapporto di Amnesty International, nei primi 150 giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. Un anno dopo, quasi ogni giorno l`ufficio di un gruppo locale di sostegno alle donne riceve persone che intendono denunciare uno stupro.

La diffusione della violenza sessuale ad Haiti era assai ampia prima del gennaio 2010, ma è stata esacerbata dal terremoto (le cause però sono “umane”, non naturali).

Intanto la crisi politica non accenna a placarsi. Il voto di novembre non è ancora definitivo e il ballottaggio è stato rinviato dal 16 gennaio a febbraio.

Ad maiora.

Uniti da una favola, per Haiti

Un libro di fiabe scritto da donne che vogliono aiutare Suor Marcella, la missionaria che da anni opera ad Haiti, nella baraccopoli di Waf Jeremie. E’ “Uniti da una favola”.

I ricavati del volume vanno a finanziare la Casa di accoglienza per bimbi che la francescana sta realizzando nella capitale del Paese caraibico.

Ad Haiti tra pochi giorni si festeggerà il primo Natale dopo il terremoto e dopo l’epidemia di colera. E le violenze degli ultimi giorni, dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, hanno obbligato anche si sta lavorando nel sociale a rimanere chiuso in casa in attesa di tempi migliori.

Tempi migliori che sono già arrivati per il centinaio di famiglie che hanno potuto entrare nelle nuove casette realizzate da Suor Marcella e per i tantissimi bambini che ora possono andare a scuola in quel quartiere difficile che è Waf Jeremie.

Questo libro cerca di sostenere tutto questo, attraverso lo strumento del coinvolgimento dei genitori che lo acquistano e dei bimbi che leggendolo (o facendoselo leggere) si rendono conto di quel che succede in altre parti del mondo.

Un ottimo regalo di Natale, a mio modo di vedere.

Lo potete trovare qui:

Fai clic per accedere a DoveTrovareIlLibroUnitiDaUnaFavola.pdf

Ad maiora