Tg3

Ci ha lasciato Bruno Ambrosi

Fu uno dei primi colleghi, insieme a Mimosa Burzio, Gilberto Squizzato e Massimo Donelli che conobbi, quando entrai in Rai come collaboratore. Era il 1991 e la prima repubblica non era ancora crollata. In mensa si mangiava divisi per tavoli. Finché ci fu quella divisione in tre gruppi, pranzai sempre con i comunisti. Tra loro c’era Bruno Ambrosi. Che ci ha lasciato stanotte.
Nato a Pontremoli nel 1930, Bruno aveva contribuito alla nascita dei tre Tg della Rai. Quando lo conobbi io era caporedattore del Tg3.
Le riunioni di redazione con lui erano delle lezioni di giornalismo.
E infatti Bruno, finita la sua carriera in Rai (senza un giorno di collaborazione, a differenza di altri convertiti politicamente sulle tante vie di Damasco) iniziò a insegnare al Master di giornalismo, dove l’ho ritrovato.
Insieme a un po’ di ex studenti, siamo andati a trovarlo a Natale. Era insieme a Michela, sorridente come sempre.
L’ho incontrato di nuovo una quindicina di giorni fa, mentre portava a passeggio il cane. Mi prendeva in giro per la scelta di passare allo sport. Ma un po’, ne sono certo, l’aveva capita.
I funerali, laici, di Bruno saranno giovedì alle 11 nel cortile della Rai di Milano, in corso Sempione 27.
Grazie di tutto, amico mio.
Ad maiora

MA LA MORTE DI SIC E’ SOLO UN EVENTO SPORTIVO?

Ho atteso i giornali di questa mattina prima di valutare due tg nazionali di ieri sera. Due tg che non solo si rivolgono a pubblici diversi ma che sembrano rappresentare due diverse Italie. Mi riferisco a Studio Aperto e al Tg3.
Il primo, ieri alle 1830, era praticamente in toto dedicato alla morte di Marco Simoncelli in Malesia. Collegamenti dalla Romagna, copertine, contro copertine, musica triste, foto e twitteraggi vari. Il pezzo migliore era decisamente quello dedicato a come i colleghi dello Sport avevano accolto e gestito in diretta la notizia della morte di un ragazzo con cui da anni dividevano trasferte ed emozioni. Italia Uno da anni segue il motociclismo e quindi questo tg-dedicato poteva sembrare una sorta di dovere aziendale. Ma è invece proprio la strategia editoriale di questo telegiornale: la morte attira pubblico, ti fa identificare con la vittima. La morte giovane poi avvicina pubblico giovane. È la storia – secolare – dell’eroe chiamato presto al fianco degli dei. Era successo anche qualche tempo fa con la morte (anch’essa accidentale) di Pietro Taricone.
Il Tg3 ha scelto, ieri come sempre, un’altra linea. Mezzo tg dedicato a una (sempre annunciata, quasi auspicata) crisi di governo: questa volta sul nodo delle pensioni. Su questi aspetti, invece, Studio aperto scivola via (e non per caso) come se fossero brevi interruzioni rispetto alla “notizia del giorno”: ieri Sara Scazzi, oggi Marco Simoncelli.
Torniamo al Tg3: quella che per Studio aperto è l’apertura, per il telegiornale di Bianca Berlinguer, è invece un pezzo impaginato in coda. Il servizio parte alle 19.30, quando ormai sono partiti i “titoli di coda”. Niente fiori e cartelli per Sic (visti abbondantemente di là) ma un’analisi tecnica (e un po’ fredda) dell’incidente, per capirne la dinamica, per svelarne le cause. Servizio che mancava invece in Studio aperto. In fondo, che importa come muoiono gli “eroi”?
Sulla gran parte dei quotidiani oggi, Simoncelli non compare nemmeno più in prima. É relegato nelle cronache sportive.
Ma siamo sicuri si sia trattato solo di un “evento sportivo”?
Si ha idea di quanti andranno oggi e domani alla camera ardente e giovedì ai funerali? Una parte d’Italia che difficilmente potrà identificarsi coi quotidiani in edicola e con qualche tg.
Ad maiora.

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Abou Elkassim Britel

Finalmente libero Abou Britel

Abou Elkassim Britel, marocchino con cittadinanza italiana, e’ stato scarcerato insieme ai 190 detenuti politici e islamici graziati dal Re Mohammed VI del Marocco. Dopo la lunghissima detenzione la moglie ha avvisato tutti gli amici via mail della fine anticipata della pena.

L’uomo, residente a Bergamo, tornerà presto in Italia.

Vittima – nel pieno delirio islamofobico che ha fatto seguito all’attentato alle Torri Gemelle – di una extraordinary rendition della Cia in Pakistan dove era stato rapito nel 2002, Britel era stato portato in Marocco dove è stato processato e condannato a 9 anni di carcere. In Italia erano invece state  archiviate le inchieste a suo carico, aperte alla Procura di Brescia.

Le organizzazioni umanitarie hanno denunciato che sarebbe stato anche sottoposto a tortura.

Per la sua liberazione era stato firmato un appello da parte dell’allora sindaco di Bergamo, Roberto Bruni e da  un centinaio di deputati italiani ed europei.

Nel carcere di Casablanca aveva ricevuto le visita di due delegazioni di  parlamentari guidate da Ezio Locatelli e Tana De Zulueta. Alla troupe del Tg3 (composta dal sottoscritto col collega Ermanno Generali) era stato invece impedito l’ingresso e l’incontro col detenuto.

Malgrado i numerosi scioperi della fame, Britel non era riuscito ad ottenere la grazia, più volte sollecitata anche dalla moglie, Anna Pizzighini.

In questi anni e’ stata lei (che ora, convertita all’islam si chiama Khadija), a sollecitare autorità e giornalisti a mantenere viva – anche grazie a un’aggiornato blog – l’attenzione su questo caso.

Dopo decine di viaggio in Marocco e di frustranti attese in carcere, ora aspetta con ansia il suo ritorno in Italia.

Ad maiora.

Il toro sugli spalti: uno scoop solo italiano

Oggi i telelegiornali ci hanno tempestato fin dal mattino con le immagini di una corrida spagnola nella quale il toro ha cercato di farsi giustizia da solo andando a incornare il pubblico.

Notizia “gustosa”. Soprattutto in un paese attento agli animali come il nostro. Per curiosità sono andato a vedere sui siti internet spagnoli quanto peso avesse la notizia che da ha conquistato anche un titolo al Tg3 serale (più minzolinano di quanto si possa immaginare).

Incredibile visu: sui siti internet dei principali siti d’informazione spagnola la notizia non è sull’home page come sui nostri! La trovate solo nelle pagine locali. Da noi invece ha eccitato tutti. Dal Tg1 al Corrierone.

Se andate su google e digitate”toro”, vi compaiono ora centinaia di articoli su questa notizia, locale, spagnola. Sul Pais il tutto viene ridimensionato: tre feriti gravi (tra cui un bambino, stabile) e uno lieve. Sul Mundo, si aprono le cronache di Pamplona con la notizia dei 40 feriti. Il tutto è accaduto a Tafalla, cittadina di 10mila abitanti della Navarra.

Ma con cosa aprono allora i giornali on-line spagnoli? Ancora, come da molti giorni a questa parte, con la crisi sempre meno diplomatica tra Spagna e Marocco sulla città di Melilla. Ieri, in questo lembo di terra spagnola in Africa, è andato anche a far visita l’ex primo ministro (popolare) Aznar scatenando l’ira del governo di Rabat che lo accusa di voler soffiare sul fuoco.

La crisi è scoppiata qualche giorno fa con le accuse alla polizia spagnola di tenere atteggiamenti razzisti verso i marocchini. E con il presunto abbandono di migranti feriti sulle spiagge, marocchine.

Il governo (socialista) con il ministro degli Esteri Moratinos  dice che non c’è crisi e non ci sarà conflitto tra i due Paesi.

Speriamo che, finita l’ubriacatura per la tauromachia, giornali e tv italiani possano occuparsi anche di queste questioni.

Chiedere a Putin: chi ha ucciso la Politkovskaja?

Il momento più incredibile della mia giornata al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, e’ stato l’incontro prima del panel con Vitaly Yaroshevski, vice direttore della Novaja Gazeta. L’avevo intervistato ad agosto nel corso del primo viaggio di turismo responsabile.
Mi presento, ma lui palesemente non si ricorda di me, il mio nome non gli dice nulla. Ma quando cito Annaviva, sorride ed esclama “Annaviva, of course!“. A chi ci chiede, chi ce lo fa fare, questa scena potrebbe dare una buona risposta.
Il vice direttore del giornale per il quale lavorava Anna Politkovskaja, e’ intervenuto, insieme a Lidia Yusopova di Memorial e al sottoscritto (moderati da Marcello Greco, del Tg3 ma anche tra gli organizzatori dell’evento). Il tema era la libertà di stampa in Russia.
La platea, tantissimi studenti (italiani per lo più) di giornalismo. Alla fine i due esponenti della società civile russa erano stupefatti di quanto interesse susciti da noi la storia di Anna, delle violazioni dei diritti umani nell’ex Urss e delle minacce alla libertà di stampa da quelle parti.
Forse, alla fine, siamo solo tutti preoccupati che anche da noi si possa arrivare a questa deriva. Ma da noi gli anticorpi sembrano fortunatamente essere ancora attivi.
Yaroshevski nel suo emozionante intervento ha invitato i giornalisti italiani a porre alle autorità russe che arrivano in Italia, domande sulla Politkovskaja e sugli altri giornalisti assassinati. Putin sta arrivando a Milano. Speriamo che qualcuno gli renda un po’ indigesta la gita italiana.
Ad maiora.