Usa

Russi

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L’altra sera discutendo su Twitter con dei fanatici russi, anzi putiniani, mi è tornato alla mente questo brano del Cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini, scrittore (e medico) americano di origine afgana.
Ad maiora
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Dallo pneumologo andò bene finché Baba non chiese al dottor Schneider quale fosse il suo paese d’origine e saltò fuori che era russo. Allora Baba lo allontanò in malo modo. “Ci scusi”, dissi io. Il dottor Schneider si fece da parte con lo stetoscopio ancora in mano. “Baba, ho letto la biografia del dottor Schneider. È nato nel Michigan. Michigan, è americano, molto più americano di quanto non lo saremo mai noi due.” “Non importa dove è nato. È russo” rispose Baba facendo una smorfia come se avesse pronunciato una parolaccia. “I suoi genitori erano russi e i suoi nonni erano russi. Giuro su tua madre che se cerca di toccarmi gli spezzo il braccio.”.

Lo strabismo dei media: esaltazione delle elezioni americane e rappresentazione degli immigrati (tesi)

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Ogni quattro anni, ogni volta che nel nostro paese si scatena l’attenzione isterica per le elezioni statunitensi, rimango perplesso: i media ci rendono partecipi come se potessimo votare e soprattutto come se il presidente a stelle e strisce alla fine ci rappresentasse.

Passata l’euforia mediatica poi, chiunque governi a Washington continua a fare solo ed esclusivamente gli interessi Usa. Che quasi mai peraltro collimano con quelli europei e italiani.

Anche di questo si occupa la tesi di Karim Antonietta Marazzina in discussione in questi giorni alla Statale di Milano. La Marazzina ha preso in esame tg e giornali del novembre 2012 per analizzare la ola che ha preceduto e seguito la rielezione di Obama.

Mettendola a confronto con la serie di stereotipi che caratterizzano invece le informazioni che riguardano i migranti che arrivano nel nostro paese. Dei quali si parla solo se commettono reati. Identificando i colpevoli con la loro provenienza geografica e creando in questo modo un pregiudizio nei confronti dei (supposti) diversi: romena stuprata da marocchino, è francamente una frase che non si vorrebbe più né leggere né sentire.

La tesi si conclude con un sondaggio nella quale la tesista ha verificato quando, ovviamente, i media influenzino il nostro moo di vedere, di percepire. Di pensare.

Ad maiora

Zapping mondiale: dalle risse leghiste alle rivoluzioni papali

Udienza generale di Papa FrancescoSempre poca italia sui quotidiani online in giro per il mondo. Sul Corriere del Ticino risse ed espulsioni nella Lega, anzi Liga veneta.
Su Le Monde, sempre nelle pagine digitali, ci si chiede se l’olio d’oliva salverà la nostra economia.
Il Pais parla invece della rivoluzione avviata da Papa Francesco. Un tema affrontato anche da El Mundo. Mentre la Zeit la definisce riforma.
L’immagine del nuovo Papa è alle stelle in Argentina.
La repressione dell’opposizione russa fa ancora notizia sul Guardian. Su Le Figaro si parla invece delle rappresaglie diplomatiche putiniane contro gli Usa.

Ad maiora

Da Mosca a Washington. Ai potenti della terra piace solo fare quello

Tira più un pelo di figa che un carro di buoi, dice la nostra tradizione contadina.
Un proverbio che in queste ore trova conferma a est come a ovest.
Il capo della Cia Petraeus si è dovuto dimettere per la sua relazione clandestina con la sua biografa.
Seguendo un cliché clintoniano, trombavano sotto la scrivania. Il massimo per gli americani: scopare senza allontanarsi dall’ufficio.
L’Fbi comunque teneva Petraeus per le palle e ha tirato fuori gli sms bollenti poco prima che il capo della CIA riferisse sull’assalto al consolato di Begasi.
I segreti sono segreti.
Nel frattempo, nel disinteresse dei media italiani (superacazzolari con lo scappellamento a destra, anzi a ovest) Putin faceva fuori il suo ministro della Difesa Serdyukov, per una storia di corruzione. Ma dietro il tutto, anche in questo caso, ci sarebbe una giovane amante che lavora in una società che rifornisce l’esercito russo.
Ora la signorina è riparata all’estero (in Russia le vendette non vengono servite fredde), magari portandosi con sé qualche documento compromettente sulla banda di San Pietroburgo che occupa il Cremlino da qualche lustro.
Anche Anatoly Serdyukov viene da San Pietroburgo e seguiva fedelmente zar Putin dal 2000.
Gli amici russi mi dicono che deve essere in corso qualche pesante regolamento di conti interno al gruppo di potere che tiene le redini del regime.
Shoigu, ora ministro della difesa, viene dal Komsomol ed è un Eroe della Russia.
Ad maiora

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Dovlatov e i fiammiferi sovietici

Non discuto. Lo stato sovietico non è il posto migliore al mondo. E là sono successe molte cose spaventose. Tuttavia c’erano anche cose che noi non scorderemo mai. Uccidetemi pure, squartatemi, ma i nostri fiammiferi sono migliori di quelli americani. È una sciocchezza, tanto per cominciare. Continuiamo. La milizia a Leningrado agiva con efficienza. E non parlo dei dissidenti, delle azioni malvagie del Kgb. Parlo dei normali miliziani qualsiasi. E dei normali delinquenti qualsiasi… Se si urlava su una strada di Mosca “Aiuto!”, la folla accorreva. Qui, invece, proseguono indifferenti. Là in autobus cedevano il posto ai vecchi. Qui non succede mai. Per nessuna ragione. E va detto che anche noi ci siamo abituati molto in fretta. In generale, c’erano molte cose buone. Ci si aiutava l’un l’altro, come dire, più volentieri. E ci si metteva a fare a cazzotti senza paura delle conseguenze. E si spendevano gli ultimi dieci rubli senza tormentosi indugi. Non spetta a me criticare l’America. Io sono diventato qualcosa grazie all’emigrazione. E amo sempre più questo paese. Cose che non mi impedisce, penso io, di amare la patria che ho lasciato… I fiammiferi sono una sciocchezza. Sono altre le cose che contano. Esiste un concetto di “opinione pubblica”. A Mosca era una forza vera e propria. Una persona si vergognava a mentire. Si vergognava ad adulare il potere. Si vergognava ad essere calcolatrice, furba, cattiva. A uno così sbattevano le porte in faccia e quello diventava un fantoccio, un emarginato. E ciò era più spaventoso della prigione. Qui invece? Sfogliate giornali e riviste russi. Quanto odio e quanta cattiveria! Quanta invidia, arroganza, meschinità e finzione! Noi taciamo. Ci siamo abituati. È stupido dividere le persone in sovietiche e antisovietiche. È stupido e squallido. Le persone si dividono in intelligenti e stupide. Buone e cattive. Dotate e inette. Così era in Unione Sovietica, così sarà in America. Così è stato in passato, così, ne sono certo, sarà sempre.
Sergej Dovlatov

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