Milan

L’Eni dopo Scaroni: che ne sarà della liaison con la Russia di Putin?

Finisce dopo 9 anni la gestione di Eni da parte di Paolo Scaroni. Messo lì da Berlusconi (i rapporti tra i due sono molto buoni: l’ex cavaliere anni fa gli ha regalato un piccolo pacchetto di azioni del Milan) non era mai stato sostituito nemmeno dai governi di centro-sinistra.

L’asse creata dall’Eni di Scaroni con la Russia di Putin ha infatti sempre trovato un appoggio bipartisan. Berlusconi è da immemore tempo uno dei migliori alleati dell’uomo forte del Cremlino. E il primo viaggio di Bersani da ministro per lo Sviluppo economico fu proprio a San Pietroburgo, con Eni ed Enel.

Le due società statali italiane hanno partecipato, proprio in quegli anni, all’asta seguita all’esproprio delle azioni della Yukos, la società di Khodorkovskij fatta fallire perché l’oligarca non aveva piegato la testa davanti a Putin. Comprando pacchetti azionari e poi rivendendoli a Gazprom, il potente braccio gassoso dell’armata putiniana.

Ora arriva alla guida di Eni  (alla presidenza) Emma Marceglia. Ricordo che quando, come presidente di Confindustria, organizzò un viaggio a Mosca, Annaviva scrisse a lei e a una serie di imprenditori (in partenza per fare affari nell’ex terra dei Soviet) una lettera aperta, ricordando loro quel che succedeva ad alcuni loro colleghi, come Khodorkovskij e Lebedev.

La lettera non ebbe risposta.

Ad maiora

Quando Silvio era il Padreterno: 26 anni fa, nel cielo dell’Arena

“Il presidente ideale per il Milan sarebbe il Padreterno”. Così diceva Giussy Farina che negli anni Ottanta rischiò di far fallire il Milan. I tifosi rossoneri avevano già subito l’onta di due retrocessioni (una per frode sportiva e uno sul campo). E quando arrivò Silvio Berlusconi forse sognavano che fosse lui il Padreterno in grado di salvare il Diavolo. Silvio che ora vuole di nuovo guidare il Paese, per i rossoneri è stato proprio quello. E il modello vincente ha cercato di esportarlo in politica. Fallendo.
Ora a molti lustri di distanza anche il Milan sembra essere a fine impero. Non si spiegherebbe altrimenti l’idea di liberarsi dei due giocatori migliori della passata stagione: Ibra e Thiago Silva. Il tutto dopo aver lasciato un anno fa alla Juve Pirlo, decisivo per lo scudetto juventino (sul numero non mi cimento, mi sembra una polemica degna di un paese in decadenza, anche sportiva).
Tutto questo pippozzo per dire che la “discesa in campo” di Padreterno-Silvio non va fatta risalire al 23 novembre 1993 quando fece la sua prima uscita politica (all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, convocati numerosi giornalisti disse una frase -legata alle amministrative capitoline- che oggi difficilmente ripeterebbe: “Se fossi a Roma non avrei dubbi: voterei Fini”). E nemmeno al 26 gennaio 1994 quando, saltando la mediazione giornalistica, mandò a tutte le televisioni la cassetta in cui annunciava che “l’Italia è il paese che io amo”.
La vera discesa in campo, dall’alto degli amati elicotteri, fu il 18 luglio 1986: quel giorno, in un Arena di Milano bollente, invaso da diecimila tifosi Padreterno-Silvio arrivò, ovviamente dal cielo, insieme alla squadra che da lì a qualche anno sarebbe diventata la più vincente del mondo. Le immagini di quella discesa, accompagnata dalle note della Cavalcata delle Valchirie, in puro stile Apocalipse Now, sono pressoché introvabili (ma le foto sono proprio belle).
Per chi c’era come me, l’impressione fu di qualcosa di kitsch e niente più. Solo qualche anno dopo se ne capì la portata. Io la intesi il 18 maggio del ’94 quando, mentre il Senato votava la fiducia al suo primo governo, Berlusconi se ne stava in qualche ufficio a guardare il Milan vincere la Coppa dei Campioni (4-0 allo Steaua).
Sono passati 18 anni da allora.
Ben 26 anni dal suo arrivo nell’Olimpo rossonero.
Ma il sogno non sembra più tale. Nemmeno quello calcistico.
Ad maiora.

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La copertina di Berlusconario

Berlusconario, non solo gaffe

Un volume dove vengono riassunte e pubblicate in fila, una dietro l’altra (assemblate per temi e commentate) tutte le frasi più rilevanti dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. “Berlusconario” è una sequela di gaffe (molte delle quali, a dire il vero volute) di SB. A curarlo per la casa editrice Melampo due giornalisti: Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli.

Un volume che è interessante da leggere in questi giorni durante i quali si intravede la fine del ventennio berlusconiano (anche se il passaggio di consegne, temo, non sarà indolore). Una serie di frasi su cui si è costruito il mito berlusconiano e che ora – improvvisamente – sembra non riscuotere lo stesso successo di qualche anno fa. Ma si sa: molti italiani sono cortigiani, pronti a ridere alle battute dei potenti, capaci anche un istante dopo di sputargli in faccia una volta che il potente sia caduto a terra.

Nelle prime pagine del libro c’è una frase (tutt’altro che una gaffe) che il nostro pronunciò in Bulgaria il 18 aprile 2002: «Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Parole senza appello che portarono alla cacciata dei tre (anche se proprio in questi giorni gli allora dirigenti cercano di sminuire la portata di quell’editto).

Interessante, nell’anno del ritorno alla vittoria del Milan (vera grande macchina di propaganda: non a caso gli investimenti maggiori sono fatti con supposte e sperate finalità elettorali) alcune frasi che connotano bene i sentimenti di Berlusconi verso la sua squadra di calcio: «Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male». (30 marzo 1994); « Tutte le cose di cui mi occupo sono profane: ma il Milan è sacro» (27 luglio 1988). Ce ne è anche una che riassume due dei suoi grandi amori (o malattie a sentire l’ex moglie e i suoi amici):«Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano». Una frase detta il 4 febbraio 1986 ma che l’ex presidente del Milan (è l’unica carica per cui abbia dovuto rinunciare in nome del conflitto d’interessi) avrebbe potuto pronunciare anche domenica scorsa mentre la maggioranza degli italiani votava e lui si riposava in Sardegna. Ma lui, come ebbe a dire il 13 luglio 2003 è «un galantuomo, una persona perbene,, un signore dalla moralità assoluta».

La bocciatura da parte degli elettori del legittimo impedimento, obbligherà il presidente del Consiglio a presenziare alle sedute dei numerosi processi in cui è incappato. Tanto da spingere ad affermare (9 ottobre 2009): « In assoluto il maggio perseguitato giudiziario della storia».

Le frasi roboanti sono sempre piaciute al nostro presidente. Capace di indignare persino uno come Vespa di fronte a questa affermazione: «Credo sinceramente di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.». (10 settembre 2009.)

Oltre a quelle sul Milan, per il sottoscritto, quelle più gustose sono le frasi relative alla Russia e alla Cecenia. La difesa berlusconiana dell’amico Putin è senza vergogna: «Voi comunisti non cambiate mai. Putin è fieramente anticomunista perché ha subito l’assedio di Stalingrado e ha avuto la famiglia sterminata» (23 dicembre 2006). Frase che spinge Belfiori e Santelli a precisare: «Peccato che l’assedio di Stalingrado avvenne nel 1942, Putin è nato nel 1952 e i suoi genitori sono sopravvissuti alla guerra. E soprattutto l’amico Putin fu agente segreto e dirigente del Kgb dal 1975 al 1991». In ogni caso l’assedio fu nazista e quindi semmai sarebbe diventato antifascista, antinazista.

Lascia invece senza parole, rileggere quanto Berlusconi disse il 7 novembre 2003, nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea: «In Cecenia c’è stata un’attività terroristica che ha prodotto molti attentati anche nei confronti dei cittadini russi. Non c’è mai stata una risposta corrispondente da parte della Federazione russa che ha subito questi attentati senza nessuna reazione». (7 novembre 2003). Lo dice nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea. Volutamente ignaro delle numerose sentenze europee sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito russo nel Caucaso.

Il libro, pieno di commenti sagaci, che sarebbe perfetto per l’Ipad. I numerosi riferimenti a youtube sarebbero fantastici se con un doppio tocco di indice si potesse vedere l’abbraccio tra Berlusconi e Bush (con tanto di crollo del palco) o la Regina inglese che lo rimprovera perché cerca di attirare, urlando Obamaaa, l’attenzione dell’attuale presidente americano. Non l’aveva ancora preso da parte per raccontargli la dittatura dei magistrati di sinistra in Italia. Ma questo sarà forse materia di altri libri. Magari digitali.

Ad maiora

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Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli

Berlusconario

Melampo editore

Milano, 2010

Pagg. 232

Euro: 13

www.melampoeditore.it

 

La nazionale serba affidata a una leggenda della Stella Rossa

“Non cambiero’ troppo la formazione di Radomir Antic”, queste le prime parole del nuovo allenatore della nazionale serba Vladimir Petrovic, messo in sella due giorni fa dopo l’esonero di Antic.

Ai Mondiali sudafricani la Serbia era partita bene, battendo la Germania, ma era poi miseramente affondata, non superando il turno di qualificazione. Ne’ piu’ ne’ meno come la nazionale azzurra. E infatti Lippi e’ stato cacciato su due piedi (persino prima dell’eliminazione, a dire il vero).

Antic era stato invece riconfermato, ma sotto schiaffo, una mannaia pronta a scattare al primo errore. La Serbia e’ nello stesso girone di qualificazione degli Europei dell’Italia. Ha battuto le Far Oer e poi ha pareggiato (1-1) con la Slovenia. Tanto e’ bastato per far licenziare Antic. La nazionale serba ora affrontera’ prima l’Estonia e poi l’Italia e sara’ guidata da Petrovic.

Classe 1951, belgradese, Petrovic e’ uno dei tanti ottimi prodotti della Stella Rossa di Belgrado. In quella formazione ha militato per 10 anni, giocando piu’ di 500 partite, segnando 49 gol, vincendo quattro campionati jugoslavi. E’ stato eletto nel 1980 miglior giocatore serbo dell’anno.

Come allenatore Petrovic non vanta gli stessi successi. Ha vinto, sempre con la Stella Rossa, la Coppa dei Campioni, ma era vice allenatore (a Bari, contro l’OM, che aveva eliminato il Milan di Sacchi). Ha poi guidato la nazionale Under 21 (sconfitta dall’Italia nella finale degli Europei 2004), e la squadra cinese del Dalian Shide. Dopo aver vinto il campionato nazionale con quella squadra, e’ stato messo alla guida della Cina, esonerato dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2010.

Tornato alla Stella Rossa vi e’ rimasto una sola stagione per approdare al Timisoara.

Ora gli affidano della Nazionale. Una nuova – ardua – scommessa per una delle leggende serbe del calcio. E forse non e’ vero che non cambiera’ niente nella squadra. Sembra pronto a richiamare in servizio Vladimir Stojkovic.

What we know about Anna Politkovskaja?

International League of Young Journalists

with the support of the Russian Union of Journalists
presents a discussion of young professionals
«What we know about Anna Politkovskaya?»
May 28, 12.00, Moscow, Central House of Journalists
The program includes: Skype-bridge with journalism students from the University of Milan and journalist Andrea Riscassi, barcamp-discussion

That’s already 4 years have passed since the murder but for some reason we, the Russian young people, present and future journalists continue to remain silent and not take a particularly active actions in Russia in defense of our colleagues and in defense of their memory after all these numerous murders of journalists. Russian society is silent, the journalistic community, too.

At the same time in Italy, a TV-journalist Andrea Riscassi (Milan correspondent of RAI, one of the founders of the Association named after Anna Politkovskaya “Annaviva”) has ensured that in Milan’s garden of judges was planted a personal tree of the Russian journalist – along with the trees in honor of two Sicilian magistrates (crime wrestlers), Paolo Borsellino and Giovanni Falcone, killed by mafia in the early 90’s.

Anna is more known throughout Europe for its reporting (and was known during her lifetime) than in Russia. Although she wrote for the Russian edition. What is the reason of our indifference, ignorance to the memory of the journalist and the fact that an ordinary Russian can not even remember who exactly was Anna Politkovskaya? At the same time, in Europe about her publications, her fate know just ordinary people, hotel owners and so on. Anna’s death shocked the world. Of course, unfortunately, we all know that this death is not the first assassination of a journalist in Russia, but this case – one of the most egregious in the recent history of our country and the history of Russian journalism.

International League of young journalists offers to bring this issue to public debate. It will be held in Moscow, but the discussion is open to young journalists from other countries. The discussion will be in a form of barcamp, conference, where everyone can participate with its own opinion – no matter what it is – in a form of short messages (5 minutes).

Journalists from the regions may participate in online mode, sending their messages through the Internet (the group on Facebook and in V Kontakte). About the intention to participate, please, write to journaliga@gmail.com. To come prepared to discuss, we ask you (optionally) write a short essay, in which to reflect on the theme “What I know about Anna? Why do I want / do not want to be such a journalist as Anna Politkovskaya”. We welcome the diversity of points of view: for us it is important to understand the true attitude of the young journalists to the problem and to the situation in general. Essays should be sent to e-mail journaliga@gmail.com until 18.00 27 May 2010. We are interested in essays from all over the world (the languages possible – English, Italian and Russian).
Excerpts of your essays will be translated and published on the website of Italian association “Annaviva”, dedicated to Anna Politkovskaya and journalism in the countries of Eastern Europe. Debate is an initiative of young journalists, as guests of the discussion will be attended the young colleagues from “Novaya Gazeta”, a video conference on Skype with Andrea Riscassi, students of communication sciences of Milan University and other foreign counterparts will be provided with Skype and Facebook. Read more – show your solidarity, participate in the meeting!

Международная Лига молодых журналистов
при поддержке Союза журналистов России
представляет дискуссию молодых профессионалов
«Что мы знаем об Анне Политковской?»
28 мая, 12.00, Москва, Центральный дом журналиста
В программе: Skype-мост со студентами факультета журналистики Миланского университета и журналистом Андреа Рискасси, barcamp-обсуждение
Вот уже 4 года прошло после убийства, а мы, российские молодые люди, настоящие и будущие журналисты, почему-то продолжаем отмалчиваться и не предпринимать особо активных действий (хотя бы даже акций) в России в защиту своих коллег и в защиту их памяти среди людей после громких убийств журналистов. Российское общество молчит, журналистское сообщество тоже.

Зато в Италии журналист-телевизионщик Андреа Рискасси (корреспондент Миланского RAI, один из основателей ассоциации имени Анны Политковской “Annaviva”) добился того, что в Милане в саду судей было посажено именное дерево русской журналистки – наряду с деревьями в честь двух сицилийских магистратов (борцов с преступностью) Паоло Борселлино и Джованни Фальконе, убитых мафией в начале 90-х годов.

Анна известна на всю Европу своими репортажами (и была известна еще при жизни) больше, чем у нас. Хотя писала она для русского издания. В чем причина нашего равнодушия, невнимания к памяти этой журналистки и того, что обычный российский обыватель может даже и не вспомнить, кто такая была Анна Политковская? В то же время, например на Западе о ней, ее публикациях, ее судьбе рассуждают простые люди, владельцы отелей и так далее. Смерть Анны потрясла мир. Конечно, к глубокому сожалению, всем известно, что эта смерть – не первое убийство журналиста в России, но этот случай – один из самых вопиющих за последнее время в истории страны и истории нашей журналистики.

Международная лига молодых журналистов предлагает вынести этот вопрос на публичное обсуждение. Оно будет проходить в Москве, однако в дискуссии могут принять участие молодые журналисты из других стран мира. Обсуждение будет проходить в форме barcamp, конференции, где каждый пришедший выступает от своего имени и озвучивает собственное мнение – неважно, какое оно – в виде короткого сообщения (5 минут).
Журналисты из регионов могут участвовать в онлайн-режиме, отправляя свои сообщения через интернет (группы на Facebook и в Контакте). О желании участвовать сообщите заранее на адрес journaliga@gmail.com. Чтобы прийти на обсуждение подготовленными, мы просим вас (по желанию) написать небольшое эссе, в котором поразмышлять на тему «Что я знаю об Анне? Почему я хочу/не хочу быть таким журналистом, как Анна Политковская». Мы приветствуем многообразие точек зрения: для нас важно понять истинное отношение молодых к этой проблеме и к сложившейся ситуации. Эссе присылать на адрес journaliga@gmail.com до 18.00 27 мая 2010 года.
Отрывки ваших эссе будут переведены и опубликованы на сайте итальянского фонда “Annaviva”, посвященного Анне Политковской и журналистике в странах Восточной Европы. Дискуссия является инициативой молодых журналистов, в качестве гостей на обсуждении будут присутствовать молодые коллеги из «Новой газеты», а через видеоконференцию в Skype будет организована «встреча» с Андреа Рискасси и другими зарубежными коллегами. Узнайте больше – приходите на встречу!

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