Lombardia

Nigeria, il presidente promette: al governo almeno un terzo di donne

Alla fine anche la Nigeria, lo stato più popoloso dell’Africa occidentale, sarà più avanti dell’Italia sul fronte della rappresentanza femminile al potere. L’attuale presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, candidato (e dato per favorito alle presidenziali di aprile) in un comizio nella città di Jos ha promesso che, in caso di vittoria, il nuovo governo sarà composto per il 35% da donne. Identica quota, ha detto l’ex governatore dello stato di Bayelsa (la Nigeria è una repubblica federale) sarà riservata ai nuovi posti di lavoro che verranno creati nei ministeri e nel corpo diplomatico nigeriano. Jonathan è subentrato all’ex presidente Umaru Musa Yar’Adua (morto nel maggio del 2010 a metà mandato). La sua candidatura è stata preferita dal suo Partito (democratico popolare. Pdp) a quella di Atiku Abubakar, ex vicepresidente nigeriano dal 1999 al 2007, sconfitto alle primarie.

Per fare confronti con la rappresentanza femminile dalle nostre parti. La giunta della Regione Lombardia, nella precedente consigliatura era tutta al maschile. Ora ha una sola donna.

Ad maiora.

E’ rosso il Sole delle Alpi

Era da qualche giorno che cercavo un libro, nella mia confusa libreria. Un libricino che avevo comprato ai tempi in cui la moneta corrente era la lira, quando ancora la Rai mi faceva seguire la Lega (una volta chi si occupava di politica non copriva solo il suo presunto settore, ma poteva spaziare: oggi preferiscono non rischiare). Un libro di Gilberto Oneto (leghista piemontese della prima ora, attualmente caduto – polemicamente – in disgrazia) intitolato “Bandiere di libertà”, nel quale, ricordavo, si parlava del Sole delle Alpi.
Dopo che il sindaco di Adro ha voluto marcare con cosi’ tanta assurda foga la scuola (pubblica) del suo paese, ne ho lette di ogni su quel simbolo.
Trovato finalmente nottetempo il volume, ecco come – nella prefazione – Gianfranco Miglio (cui la scuola di Adro e’ dedicata) lo descrive: “Un fiore stilizzato di sei petali inscritto in un cerchio. Segno antichissimo, ricorre nell’iconografia popolare (e nella Bauernmalerei) di una vasta area culturale che comprende le Alpi, la Padania ed altre regioni dell’Europa centrale: e’ l’immagine del sole, che splende sulle vette della cerchia alpina e riscalda le terre della Valle del Po, come gli altopiani dell’Elvezia e della Germania del Sud. Un simbolo di gran lunga preferibile, per immediata bellezza, a quella “rosa camuna” che la Regione Lombardia ha adottato come proprio stemma, e che assomiglia alla manopola di un apparecchio idrosanitario”.
Oneto invece, nel testo, (corredato da grafiche che mostrano, per esempio, la diffusione della Croce di San Giorgio o del Biscione negli stemmi comunali del nord Italia) aggiunge: “L’immagine e’ antichissima e ha avuto grande successo sia per la sua carica metaforica legata ai culti solari che per la bellezza e la relativa facilita’ di esecuzione del suo disegno”.
Anche per questo la Lega ne ha fatto il suo “marchio” (a differenza di molti altri partiti che hanno perso – pur in una fase di grande successo dei loghi – ogni riferimento simbolico).
Prima che tutto diventasse “politica” e desiderio di segnare il territorio, qualcuno studiava e parlava di storie di popoli, che non trovate nei libri scolastici. Ricordo una fantastica rivista che si chiamava “Etnie” e che era curata dal mitico Miro Merelli.
Ma quella e’ finita – se va bene – in cantina, o persa nei vari traslochi. Inutile anche cercarla. Tanto, in questo agghiacciante clima da stadio (nel quale tutti sono in curva mentre in campo si logorano in inutili meline o in insulti all’arbitro), non c’è tempo di approfondire. L’importante e’ spararla grossa.
Ad maiora.

Ps. Il colore del Sole delle Alpi e’ “rosso carminio”, inserito in cerchio, anch’esso rosso. Non verde.

Gilberto Oneto
Bandiere di libertà
Effedieffe
Milano, 1992
Lire: 25.000

Altro suicidio in carcere: siamo a 38

Secondo Riccardo Arena che per Radio radicale cura la trasmissione Radio carcere (da consigliare, pur nella tristezza del momento, vero servizio pubblico, la trovate cartacea il mercoledì col Riformista, questo il link: http://www.radiocarcere.com/) aveva già minacciato di togliersi la vita tagliandosi la gola (anche se consiglia di aspettare di capire se sia trattato di un gesto di autolesionismo finito male o di un vero e proprio suicidio).

Andrea Corallo aveva 39 anni. Era detenuto nel carcere Bicocca di Catania dall’aprile 2008. Si è ucciso, recidendosi la carotide, questa mattina, mentre si faceva la barba. I due detenuti in cella con lui sono sotto stati interrogati. E’ il trentottesimo cittadino detenuto che si toglie la vita nel 2010. Si sono suicidati anche quattro agenti penitenziari e un dirigente generale.

Dice Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari: «Abbiamo la sensazione che nemmeno questa strage silenziosa che si consuma all’interno delle nostre degradanti prigioni scuota dal torpore una classe politica che ha, evidentemente, accantonato la questione penitenziaria. Nelle nostre galere si continua a morire. E’ forse il caso di approfondire ed investigare? Noi diremmo anche di risolvere. Invece nulla. Tutto è rimesso alla sola buona volontà ed alle evidenti capacità del personale. Si continuano ad ammassare persone in spazi che non ci sono. Il personale deve rinunciare ai diritti elementari e sottoporsi a turni massacranti per reggere la baracca. La questione penitenziaria, nella sua drammaticità, è anche una questione morale. Per i tanti sprechi. Per l’incapacità di risolvere. Per l’indecenza delle strutture. Per il degrado degli ambienti. Per i rischi igienico-sanitari. Riceviamo continui inviti – prosegue Sarno – da parte del DAP a non allarmare. Noi non allarmiamo. Informiamo sulle gravi realtà, nel tentativo di scuotere le coscienze. La società e la stampa, però, appaiono  indifferenti ai drammi quotidiani che si consumano all’interno di quelle mura che sempre più sono il confine tra civiltà e inciviltà».

Ieri il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, della Calabria ha proclamato lo stato di agitazione per denunciare la «drammatica situazione nelle quali versano le carceri».

I detenuti, secondi gli ultimi dati diffusi, sono 67.452 (24.922 stranieri) a fronte di una capienza di 43.000 posti: 29.791 sono in attesa di giudizio, 35.708 i “definitivi”. L’incremento delle persone in carcere è di un migliaio al mese.

La Sicilia con 8.043 carcerati è la seconda regione italiana (prima è la Lombardia conn 9.067 detenuti).

Il penultimo suicidio in carcere è stato nello scorso week end, nel penitenziario di Caltanissetta. A impiccarsi al braccio della doccia, Rocco Manfrè, 65 anni, arrestato (solo due giorni prima) con l’accusa di concorso in omicidio.

La figa nel listino

Alla fine Nicole Minetti, colei che l’esponente della destra milanese Roberto Jonghi Lavarini ha chiamato senza giri di parole “la figa”, ce l’ha fatta. Sarà nel listino Formigoni. Non solo ci sarà. È al quinto posto della lista. Un elemento che non dirà molto a chi non abita in Lombardia. Qui infatti Formigoni e la sua coalizione potrebbe sfondare il 60%. Nel qual caso, passerebbero solo metà degli esponenti del listino, igienista dentale di-bella-presenza (sembra indicata dal presidente del Consiglio in persona) compresa. Per capirci, Giulio De Capitani, l’ottimo presidente del Consiglio regionale è solo al quattordicesimo posto. Jonghi Lavarini ha ribadito la sua perplessità, ma ha contattato la Minetti che è detta disponibile a «presenziare ad incontri e dibattiti non solo per dimostrare le mie capacità, i valori e gli ideali in cui credo, ma sopratutto per imparare sempre di più da persone preparate e competenti, questo anche se non dovesse andare in porto la candidatura a queste elezioni». Fase ormai superata, in attesa dei dibattiti.

Jonghi, unico a opporsi platealmente alla candidatura, alla fine non-capisce-ma-si-adegua per usare un vecchio slogan arboriano: «Siamo nello stesso partito, chiuse le liste dobbiamo fare squadra, navigare con la ciurma che abbiamo fatto salire a bordo, remando nella stessa direzione. Il necessario dibattito interno lo rinviamo a dopo le elezioni, insieme alla analisi dei risultati». Negli altri listini, Penati al quinto posto ha Gianni Bugno,Vittorio Agnoletto ha Margherita Hack. Ma non verranno eletti. Ci sarà solo la Minetti, trascinata dalla scontata vittoria di Roberto Formigoni.

Ad maiora