Radio radicale

Raccolta fondi per stampare il libro “Verde Cortina”

Conosco il collega e amico Matteo Tacconi da parecchi anni e ora ho deciso di dargli una mano per il suo nuovo progetto. Sta infatti tentando stampare un libro con il crowdfunding.

Il volume raccoglie il viaggio che il giornalista (davvero bravissimo) ha fatto lungo l’ex Cortina di ferro con un fotografo, Ignacio Coccia (suo lo scatto che accompagna questo post), qualche settimana fa.

Il viaggio è stato pubblicato sull’Huffington Post (e diffuso da Radio Radicale) con questo risultato:

www.verdecortina.com

Adesso Matteo e Ignacio vogliono fare un passo avanti e trasformare questo progetto in un libro. Anche per dare un respiro di lungo periodo al progetto (internet è infatti tanto meravigliosa quanto volatile).

Ma per farlo chiede aiuto agli amici. E agli amici degli amici. Che possono prenotare una copia del libro.

Se non verrà stampata, i soldi vi verranno restituiti.

Io l’ho fatto.

http://www.kisskissbankbank.com/verde-cortina

Voi?

Ad maiora

Altro suicidio in carcere: siamo a 38

Secondo Riccardo Arena che per Radio radicale cura la trasmissione Radio carcere (da consigliare, pur nella tristezza del momento, vero servizio pubblico, la trovate cartacea il mercoledì col Riformista, questo il link: http://www.radiocarcere.com/) aveva già minacciato di togliersi la vita tagliandosi la gola (anche se consiglia di aspettare di capire se sia trattato di un gesto di autolesionismo finito male o di un vero e proprio suicidio).

Andrea Corallo aveva 39 anni. Era detenuto nel carcere Bicocca di Catania dall’aprile 2008. Si è ucciso, recidendosi la carotide, questa mattina, mentre si faceva la barba. I due detenuti in cella con lui sono sotto stati interrogati. E’ il trentottesimo cittadino detenuto che si toglie la vita nel 2010. Si sono suicidati anche quattro agenti penitenziari e un dirigente generale.

Dice Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari: «Abbiamo la sensazione che nemmeno questa strage silenziosa che si consuma all’interno delle nostre degradanti prigioni scuota dal torpore una classe politica che ha, evidentemente, accantonato la questione penitenziaria. Nelle nostre galere si continua a morire. E’ forse il caso di approfondire ed investigare? Noi diremmo anche di risolvere. Invece nulla. Tutto è rimesso alla sola buona volontà ed alle evidenti capacità del personale. Si continuano ad ammassare persone in spazi che non ci sono. Il personale deve rinunciare ai diritti elementari e sottoporsi a turni massacranti per reggere la baracca. La questione penitenziaria, nella sua drammaticità, è anche una questione morale. Per i tanti sprechi. Per l’incapacità di risolvere. Per l’indecenza delle strutture. Per il degrado degli ambienti. Per i rischi igienico-sanitari. Riceviamo continui inviti – prosegue Sarno – da parte del DAP a non allarmare. Noi non allarmiamo. Informiamo sulle gravi realtà, nel tentativo di scuotere le coscienze. La società e la stampa, però, appaiono  indifferenti ai drammi quotidiani che si consumano all’interno di quelle mura che sempre più sono il confine tra civiltà e inciviltà».

Ieri il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, della Calabria ha proclamato lo stato di agitazione per denunciare la «drammatica situazione nelle quali versano le carceri».

I detenuti, secondi gli ultimi dati diffusi, sono 67.452 (24.922 stranieri) a fronte di una capienza di 43.000 posti: 29.791 sono in attesa di giudizio, 35.708 i “definitivi”. L’incremento delle persone in carcere è di un migliaio al mese.

La Sicilia con 8.043 carcerati è la seconda regione italiana (prima è la Lombardia conn 9.067 detenuti).

Il penultimo suicidio in carcere è stato nello scorso week end, nel penitenziario di Caltanissetta. A impiccarsi al braccio della doccia, Rocco Manfrè, 65 anni, arrestato (solo due giorni prima) con l’accusa di concorso in omicidio.

Kadyrov in mimetica e medaglie

Kadyrov contro la Novaja Gazeta

Un tribunale russo ha aperto un fascicolo per diffamazione contro la Novaja Gazeta (il giornale per cui lavorava Anna Politkovskaja). A presentare la denuncia il presidente ceceno Ramzan Kadyrov (nominato da Putin e mantenuto da quel Medvedev di cui anche oggi sui quotidiani italiani si tratteggiano ritratti entusiastici). L’ex leader delle milizie private cecene dice che il trisettimanale d’opposizione avrebbe danneggiato la sua reputazione accusandolo di omicidio e tortura. Il caso segue la vittoria giudiziaria di Kadyrov dell’ottobre 2009. Allora un tribunale di Mosca ordinò alla principale ong russa, Memorial, di ritrattare le accuse contro il presidente ceceno di aver rapito e ucciso l’attivista (e giornalista) Natalia Estemirova. Kadyrov chiede come risacircimento dalla Novaya 865.600 rubli (circa 21.000 euro) e 100 mila rubli (2.300 euro) dal suo cronista, Vyacheslav Izmailov. “I giornalisti avrebbero potuto facilmente andare in Cecenia per verificare i fatti e invece hanno accusato il presidente”, ha detto l’avvocato di Kadyrov, Andrei Krasnenkov. Peccato che quelle fossero zone di guerra dove si poteva andare o embedded con l’esercito moscovita o di nascosto, come fece Antonio Russo, di Radio radicale, assassinato da sconosciuti e abbandonato in Georgia o Anna Politkovskaja, arrivata decine di volte da quelle parti, a rischio della sua vita (uccisa poi nell’ascensore di casa a Mosca, ovviamente da sconosciuti). Sono sei gli articoli pubblicati dalla “Novaya Gazeta”, tra il maggio 2008 e febbraio 2009(metà dei quali scritti da Izmailov) che accusano Kadyrov di omicidio, percosse, torture, minacce di violenza fisica, estorsioni e coinvolgimento in una organizzazione criminale. Il giudice pronuncerà la sentenza entro il 15 febbraio. La Federazione russa è il quarto posto al mondo più pericoloso al mondo per i giornalisti, dopo Iraq, Filippine, e Algeria.