Lombardia

#Wwf invita a riutilizzare la #Lombardia

Il Wwf lancia anche a livello lombardo la campagna per il riutilizzo del territorio a misura d’uomo (e di donna).

Ecco il comunicato. Il progetto scade venerdì. Dateci dentro.

Ad maiora

……………..

“RiutilizziAMO l’Italia anche in Lombardia!”, segnalando on line su wwf.it/riutilizziamolitalia, fino al 30 novembre, le aree dismesse o degradate del proprio territorio immaginando come reinventarle a misura d’uomo, comunità e ambiente. E’ l’appello del WWF per la Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” (www.wwf.it/riutilizziamolitalia), con cui l’associazione del Panda chiede ai cittadini di indicare siti inutilizzati o in stato di degrado compilando l’apposita scheda di censimento on line sul sito www.wwf.it/riutilizziamolitalia, immaginando allo stesso tempo una proposta creativa per riconvertirle,  creando per esse nuove ‘destinazioni d’uso green’ e individuandone il riuso ambientale e sociale evitando così ulteriore consumo di suolo e cementificazione spregiudicata.

“L’obiettivo del WWF è innescare un movimento culturale e sociale in grado di avviare, regione per regione, il più grande progetto di recupero e riqualificazione del territorio italiano. Un movimento partecipato grazie al quale le comunità locali possano riappropriarsi del proprio territorio, ricostruire lo spazio in cui vivono, con iniziative spontanee e dal basso, che finora può inoltre contare sulla mobilitazione della Rete di esperti locali e di docenti, in progressiva espansione, che al momento coinvolge 11 università”, afferma Roberto Pizzutti, presidente WWF Friuli Venezia Giulia.

In tutta Italia sono oltre 150 le segnalazioni finora inviate al WWF ma moltissime sono le aree potenzialmente interessanti in tutta la Lombardia.Nel solo comune di Milano il WWF Lombardia sta già lavorando sulla Darsenacon un progetto di riqualificazione che possa tutelare la zona e ha presentato il progetto Rotaie verdi” per proporre chel’anello ferroviario milanese diventi una rete ecologica urbana, un Parco Lineare sull’asse San Cristoforo / Porta Genova di circa 13 ettari, come già fatto a New York con the Highline park.

La Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” promossa dal WWF Italia vuole infatti raccogliere e valorizzare nuove idee che servano a reinventare il territorio del Paese e dare una risposta concreta per invertire quella tendenza (fotografata nel dossier WWF-FAI “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare”, gennaio 2012) che fa temere, in assenza di interventi correttivi, un consumo di suolo nei prossimi 20 anni di oltre 75 ettari al giorno, in una situazione di saturazione della Penisola che già oggi vede un’urbanizzazione pro capite pari a 230 mq ed evidenzia come in Italia non si può tracciare un diametro di 10 km senza intercettare un nucleo urbano.

Il WWF sul suo sito dà indicazioni utili per la Campagna ed invita cittadini ed esperti a concentrarsi per le loro segnalazioni sulle seguenti tipologie di aree: il recupero delle aree industriali dismesse o parzialmente utilizzate; il recupero di aree intercluse o marginali all’urbanizzazione; il recupero di aree degradate, da bonificare e riqualificare; le aree demaniali militari; i sedimi ferroviari e le loro pertinenze; le aree intercluse a infrastrutture lineari; i capannoni abbandonati; l’edilizia rurale in abbandono; gli edifici non utilizzati.

#CiaoEzio con Antonia Pozzi

Maria Castelli, collega e donna di straordinaria forza, dopo aver letto il mio post sulla morte (e la lezione) di Ezio Trussoni, mi ha mandato questa poesia di Antonia Pozzi.
Che giro a tutti voi.
Ad maiora
……………..
Questo non è esser morti.
Questo è tornare al paese, alla culla:
chiaro è il giorno,
come il sorriso di una madre che aspettava.
Campi brinati, alberi d’argento, crisantemi
biondi: le bimbe
vestite di bianco
con il velo color della brina,
la voce colore dell’acqua
ancora viva
fra terrose prode.
Le fiammelle dei cieli,
naufragate nello splendore del mattino,
dicono quel che sia
questo svanire delle terrene cose,
dolce,
questo tornare degli umani,
per aerei ponti
di cielo,
per candide creste di monti
sognati,
all’altra riva,
ai prati
del sole.

20121107-140958.jpg

Mafia a Milano. Un cancro da estirpare

Dopo che molti, per anni, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, ora finalmente sembra non sia più un tabù parlare di mafia nel nord Italia. Chi voglia scoprire la genesi delle infiltrazioni in quella che è la principale città padana (e nel suo hinterland), non può non leggere il lavoro di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni che ha un titolo che non lascia dubbi: “Mafia a Milano” (Melampo). Il libro ha una bella introduzione di Nando dalla Chiesa, da sempre è impegnato su questi temi e ora alla guida della commissione antimafia decisa dal Comune di Milano (dopo che la precedente amministrazione aveva, diciamo così, glissato). Scrive Nando: «Negare l’esistenza – larga, radicata, influente – della mafia a Milano significa espellere il principio di verità dal proprio sistema di pensiero».

Sessant’anni di affari e delitti è il sottotitolo del volume che svela che – lungo le cinquecento pagine – non vengono analizzate solo le ultime vicende, ma si spiegano le origini delle infiltrazioni mafiose nell’ex capitale morale, la loro “resistibile ascesa”. Iniziata col domicilio coatto dei mafiosi al nord, i cui effetti vengono spiegati così dal giudice Cesare Terranova (poi assassinato dalla mafia): «Noi siciliani con questa misura del soggiorno obbligato abbiamo attuato una vera e propria esportazione di bacilli. Lanciare per l’Italia questi delinquenti ha significato fecondare zone ancora estranee al fenomeno mafioso».

Il volume si chiude con una bella citazione del pm Mario Venditti (che si è occupato più volte delle attività economiche della ‘ndrangheta al nord) che riassume un po’ tutto l’atteggiamento di quella zona grigia che non ha respinto quei bacilli, anzi si è a loro adeguata: «Gli imprenditori del nord devono stare attenti a non fare la fine della nobiltà terriera siciliana, che pensava di usare la mafia e invece ne è stata inghiottita».

Ci sono state, fin dai tempi di Epaminonda piccole guerre di mafia anche al nord (anche in Lombardia, dove gli affiliati sarebbero ventimila), ma niente a che vedere con quel che succede in certe aree del centro sud. Il perché lo spiega il sostituto procuratore Francesco Di Maggio: «La mafia ha tutto l’interesse a tenere tranquilla la piazza. La mafia può tollerare singole manifestazioni di criminalità, ma non consente situazioni eclatanti, perché Milano è la piazza finanziaria maggiore d’Italia e in questa città non ci deve essere, assolutamente, uno scontro aperto».

Per questo Rossi, Portanova e Stefanoni seguono principalmente la scia dei soldi, che arriva dallo spaccio di cocaina ed eroina (ora, complice la crisi, tornata di moda), dalla prostituzione ma che poi confluisce nel movimento terra e nei grandi cantieri di una regione che ha più gru che campanili. Di qui l’interesse di certi politicanti che, pur di farsi eleggere, si fanno sponsorizzare (o proteggere come è successo ad alcuni imprenditori poi divenuti famosi che si servivano di stallieri pregiudicati) da amici degli amici. Un quadro che ben conosciamo ma che spesso non viene imposto, ma accolto – da alcuni, costruttori e amministratori in primis – a braccia aperte. L’altro lato della medaglia lo spiega in modo sagace Agostino Abate, sostituto procuratore a Varese: «Non si possono avere i soldi della mafia senza avere anche la mafia». E i suoi sistemi. Saverio Morabito, killer pentito, spiega ai giudici: «Anche a Buccinasco e Corsico l’omertà è alla base di tutto, è una nozione fondamentale, uno deve avere la perspicacia di capire, intuire, ma mai fare una domanda specifica, perché altrimenti potrebbe apparire troppo curioso e le persone troppo curiose non piacciono a nessuno».

«Milano – spiega il consigliere Vincenzo Macrì nella relazione della Procura antimafia del 2009 –  è diventata la “capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico e finanziario». Qui donne coraggiose come Lea Garofalo vengono rapite e sciolte nell’acido.

Eppure questa è una città che è stata ed è capace di reagire. Dai tempi di Giorgio Ambrosoli («una persona che se l’andava cercando» come elegantemente ha detto un amico di Sindona) fino a quelli odierni che vedono Libera molto attiva a Milano e in Lombardia. Associazioni antimafia e cittadini (le cui attività sono raccontate nella parte finale del libro) che sono il vero vaccino per sconfiggere, anche tra le nebbie del nord, il cancro mafioso.

Ad maiora

……………

Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni

Mafia a Milano

Melampo

Milano, 2011

Pagg. 491

Euro 18,50

BIG BABOL, LE CICCHE DI NOI ATTEMPATI, HANNO ORA IL COLORE DELLE TANGENTI

Nelle intercettazioni sul giro di tangenti che ieri ha portato in carcere una decina di persone in Lombardia, il passaggio di mazzette veniva in codice chiamato “Big Babol”.

Non ci hanno messo molto investigatori e inquirenti per capire che funzionari, imprenditori e politici non si riferivano alle gomme da masticare ma alle banconote da 500 euro che hanno lo stesso colore di quelle che a Milano chiamiamo cicche.

La pezzatura da 500 (Big Babol in questo codice) fanno gola a molti, difficilmente per buoni motivi. Tanto che a Londra è stata vietata:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-14/londra-vieta-pezzi-usati-081100.shtml?uuid=AYOmVxoB&fromSearch

Ma il riferimento a quello storico chewing-gum fa capire che l’età di questi presunti corrotti e corruttori non deve essere verde. Le Big Babol (che pure sono ancora in commercio e che piacciono ai bambini per le enorme bolle che si riescono a fare) sono state un must negli anni ’70-’80.

Non a caso molti degli spot hanno come protagonista Daniela Goggi che ha canticchiato per tre anni il motivetto (che avrà fatto venire la carie a molti):

http://youtu.be/1r8OIjgBDWg

Ma anche Bud Spencer che a quei tempi stendeva a cazzottoni tutti i cattivi:

http://youtu.be/cEeKo5CIP4c

Per fare capire come sia cambiato il paese in trent’anni, basti guardare la differenza delle pubblicità che aprono e chiudono questo post.

Lo slogan “A noi piacciono gommose” sembra un tipico frutto del ventennio berlusconiano.

Ad maiora.

fulvio molinari giornalista

Addio a Fulvio Molinari

Quando la Rai di Milano aveva una missione nazionale ed internazionale (prima delle paradossali feste di piazza per un ritorno in auge, totalmente assente) da qui si partiva per andare a seguire le guerre nei Balcani.

La prima tappa era la sede Rai di Trieste. Lì ad accoglierti e a prodigarsi in consigli c’era sempre Fulvio Molinari, a lungo inviato e poi caporedattore. Fulvio ci ha lasciato ieri sera, a 74 anni.

Aveva sempre un atteggiamento professionale e sensibile. D’altronde lo stesso Molinari era un profugo, essendo nato in Istria nel 1937. Era arrivato a Trieste in barca, accolto in un campo profughi.

La guerra, scoppiata dappirma in Slovenia e Croazia nel 1991, l’aveva seguita in prima persona.

Diventato capo redattore della Tgr del Friuli-Venezia Giulia, aveva firmato il “foglio d’uscita” per Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, uccisi a Mostar nel 1994 da una granata sparata dal settore croato mentre stavano intervistando dei bambini (che, protetti dai corpi degli inviati, si salvarono).

Molinari dal 2004 era segretario del Premio Giornalistico Marco Lucchetta.

Tutt’altro che noioso, Fulvio aveva seguito le cronache sportive e aveva prestato la sua voce anche ad alcune performance musicali.

Alcune in dialetto:

http://www.youtube.com/watch?v=BTVMxS1equs

Altre in italiano, nella bellissima “Madre dolcissima”:

http://www.youtube.com/watch?v=1Z6QPFOluCM

Ciao Fulvio, che la terra ti sia lieve.