Lodi

La figa non è stata trombata

Considerazioni random sulle amministrative. Ripetendo il mio vecchio mantra che la gente non sbaglia mai quando va a votare. Io ho seguito oggi le elezioni di Lodi: in regione hanno votato tutti Formigoni (Pdl) in comune tutti Guerini (Pd), eletto al primo turno. Avevo monitorato anche le comunali di Sondrio due anni fa: in una valle dove la Lega impera l’ex sindaco Molteni (Pd) aveva vinto senza problemi.

Chi governa il paese pensa che basti mettere una faccia qualsiasi e un simbolo per vincere: non è così. Cinque anni fa, il tanto vituperato Riccardo Sarfatti, con una bella campagna elettorale, aveva finito per arrivare a soli dieci punti dall’inavvicinabile governatore lombardo. Oggi il Celeste batte Penati di 22 punti.
La gggente non sbaglia anche quando impallina Castelli a Lecco e Brunetta a Venezia, peraltro.

Su quella che Jonghi Lavarini aveva definito “bella figa”, l’igienista dentale Nicole Minetti, rilevo solo che è stata eletta nel listino bloccato di Formigoni. Un listino che è scattato solo a metà per la clamorosa vittoria di Pdl e Lega in Regione. La ragazza (indicata sembra – di persona personalmente – dal Cav.) era al quinto posto in lista, quindi certa della vittoria.

Una che oggettivamente non era una “bella figa” ma che quando sono stato in Abruzzo per il terremoto, mi era sembrata un’ottima amministratrice, è stata invece sonoramente “trombata” (proseguo nell’uso di un linguaggio sessista, tipico della politica). Stefania Pezzopane non sarà più presidente della Provincia dell’Aquila. Ha vinto solo nel capoluogo e magari questo sarà un viatico per il centro sinistra nella città devastata dal terremoto. Spero intanto che le carriole (vero segno di rinascita democratica e dal basso) non si fermino e continuino a lavorare tutte le domeniche (digos o non digos).

Se Nicole Minetti per essere eletta in Regione Lombardia è stata paracadutatadirettamente sugli scranni, chi il suo posto se l’è guadagnato è Renzo Bossi. Il figlio del leader della Lega conquista nel collegio di Brescia 12.893 preferenze, che non sono bruscolini. Se si crede alla volontà popolare non solo quando è favorevole ai propri amici, questa è sicuramente una buona notizia. Il padre ha fatto campagna per lui andando nella città della Leonessa. Ma francamente vedo più nepotismo nelle redazioni dei giornali che in politica. La Lega è peraltro uno dei partiti che investe più sui giovani e questo alla lunga le permetterà di continuare a vincere. Al Pirellone arriva, ad esempio, anche Massimiliano Romeo, assessore monzese, classe 1971.

E infine, se i voti sono importanti, come non segnalare che quasi 4.000 preferenze con le quali i lombardi (seguaci di Di Pietro) hanno mandati sui seggi del consiglio Giulio Cavalli, attore e regista scortato h24 per i suoi spettacoli contro la mafia al Nord? Oggi era l’unico a non lanciarsi nei banchetti post-elettorali. Speriamo mantenga per sempre questo distacco dai riti di una politica che, viste le tante facce nuove, ci auguriamo migliore di prima.

Ad maiora

La copertina del libro di Bonomi su Expo

L’Expo (verde?) di Bonomi

È un libro molto piccolo, edito dalla ShaKe , casa editrice che si trova in quel laboratorio rappresentato da viale Bligny 42, forse anche “fortino della droga” come descritto dalle cronache dell’ultimo anno, ma anche condominio-mondo capace di accogliere realtà che altrimenti non potrebbero restare a Milano.  (In quel palazzo ci ho fatto il servizio civile, ma questa è un’altra storia). E proprio la “capitale del Nord” è proprio al centro dell’attenzione professionale di Aldo Bonomi che con “Milano nell’Expo”, col quale il sociologo prosegue il discorso iniziato con “Milano ai tempi delle moltitudini” .

Bonomi destruttura, in questo nuovo lavoro (frutto di una conferenza e alcuni articoli) gli strati sociali della città postfordista, dividendola in cinque cerchi. Il primo è il «Quadrilatero delle Bermude» (quello dove si è scatenato il «tifone della crisi finanziaria» che ha colpito «una neoborghesia che non ha più il possesso dei mezzi di produzione»), «quello che va da piazzetta Cuccia, a piazza Scala, a piazza Cordusio». Un cerchio bancario e finanziario che, lo ricorda Bonomi, è stato capace di dare lavoro a 380 mila persone, «più degli addetti della mitica Fiat fordista». È un mondo sempre in movimento per il mondo e slegato dalla città anche nel week end (per la «secessione dei benestanti») e che si sta disinteressando ai contenuti dell’Expo. Che ha lasciato spazio e potere a chi viene da Arcore o da Gemonio. Il secondo cerchio è quello dei commercianti che paradossalmente hanno pagato dazio più pesante alla crisi rispetto alla borghesia finanziaria, con 35 mila negozi chiusi negli ultimi dieci anni. In grado di creare al contempo «uno dei più grandi parchi a tema mondiali dell’economia dei desideri, che è quello che sta tra via della Spiga, via Monte Napoleone e piazza S.Babila», non-luogo dove tutti i cerchi vanno per la «vetrinizzazione del sociale». Il terzo cerchio è quello della «città-invisibile», il nuovo “proletariato” al servizio dei primi due cerchi, con le sue 75 mila badanti e le sue ombre che «diventano visibili solo quando uno si trattiene in ufficio fino alle otto di sera». Anche nel quarto cerchio si trovano i nuovi “proletaroidi”, ossia quel mondo che rappresenta la classe creativa, che rifiuta il lavoro salariato ma è sempre in preda alla precarietà, resa ancora più precaria per la crisi che ha imposto il taglio del “superfluo” (e di rimbalzo anche dell’happy hour). Il quinto e ultimo cerchio è la «città infinita», che va da Malpensa a Orio al Serio fino a Lodi. Un’area con mezzo milione di imprese e il maggior numero di sportelli bancari d’Italia.

L’Expo moderno, sottolinea acutamente Bonomi, non rappresenta più «la potenza espansiva del capitalismo», anzi ora insiste sul concetto di limite. La carenza d’acqua a Saragozza, della qualità della vita in città a Shangai e l’alimentazione appunto a Milano. Il cibo e soprattutto la sua scarsità per larga parte della popolazione mondiale (che spinge peraltro proprio a Milano migliaia di immigrati) è al centro dell’esposizione milanese. Ma, sottolinea Bonomi, per la città il tema non esiste, anzi «il problema sta solo nella nuova operazione immobiliare che verrà fatta a fianco della fiera di Rho». «E’ tutto molto semplice – chiosa il sociologo – non esiste una borghesia milanese che abbia la visione di come debba essere questa città». Ognuno dei cinque cerchi va per conto suo. La sinistra, sottolinea Bonomi, non esiste più in nessuno dei cinque cerchi, o forse solo nel primo. Leggendo l’interessante analisi fatta da Marco Alfieri ieri sul Sole 24 Ore (“Il derby lombardo Cl-Lega”, 20 febbraio 2010), la sfida di potere in Lombardia è tra i «verdi» (scomparsi gli ambientalisti definisce ormai così gli esponenti del Carroccio) e la «corazzata Cl/Compagnia delle opere». In questa gara tra queste due “anime” (le virgolette qui sono mie), entrambe non di Milano, Alfieri spiega una campagna elettorale (molto intensa, malgrado la disparità di forze in campo) che alla fine è tutta interna allo schieramento del centro-destra, per capire chi prenderà più voti nella principale regione del paese.

L’Expo sarà un’occasione «per far rinascere una neoborghesia adeguata ai tempi», come ci si augura leggendo Bonomi? O una vittoria dell’onda verde alle prossime regionali potrà «correggere in chiave “sostenibile” il Pgt milanese partorito dall’assessore Cl Masseroli», come spiega Alfieri?

Domande a cui non so rispondere ma che sarebbe giusto farsi quando, tra qualche settimana, andremo verso i seggi.

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Aldo Bonomi

Milano nell’Expo

ShaKe edizioni

Milano, 2009

Euro: 7,90