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Cosa vedere a Glasgow (in poche ore)

La visita della città non può che partire dalla Cattedrale, la più grande chiesa della Scozia. Lo stile è gotico salvo la cripta o “chiesa bassa”. È una delle poche chiese medievali scozzesi ad essere sopravvissuta alla Riforma.

L’ingresso è (per il momento, ma ci sono progetti – avversati – per metterlo a pagamento) libero e le messe domenicali sono alle undici e alle diciotto.

Proprio di fronte alla Cattedrale non perdetevi una visita (anch’essa gratuita) alla Provand’s Lordship. È la più vecchia casa di Glasgow, datata 1471. L’unico edificio medioevale che circondava la cattedrale che non è stato abbattuto nel XX secolo.

Alle spalle della casa c’è un piccolo giardino con piante medicinali che un tempo venivano usate per creare farmaci.

Finita la visita alla Provand’s Lordship (aperta dalle 10 alle 17, salvo il venerdì è la domenica quando apre alle 11) non potrete non notare la necropoli che domina la cattedrale.

È un cimitero ispirato al Père-Lachaise di Parigi e ospita 3500 monumenti funebri. Il ponte che collega la cattedrale alla necropoli è detto dei sospiri.

Anche se ci sono seppellite cinquantamila persone, come molti cimiteri anglosassoni anche questo trasmette un senso di pace (e non di angoscia come molti dei nostri).

Un ultimo edificio storico di cui consiglio la visita è il City Chambers, il Comune di Glasgow. Domina George Square e ha uno stile vittoriano. Ci sono visite guidate, gratuite.

Glasgow ha molte vie commerciali pedonali. Fare shopping con l’euro debole non è una grande idea, ma molte di queste vie (come Buchanan Street) valgono la passeggiata.

Oltre a Buchanan camminate anche lungo High Street, la principale via dei tempi medioevali.  Inizia (o finisce, se arrivate dalla Stazione dei treni) con la Tolbolth Steeple, sorta di torre con orologio che però da spartitraffico.

Come potete notare dalle foto (scattate nel giro di poche ore) il tempo cambia molto spesso in Scozia. Piove più volte al giorno anche se gli scozzesi non usano l’ombrello. Li ho adorati anche per quello. A proposito, potrete trovare parecchi negozi che vendono vestiti anche usati, se vi piace il genere.

Ah, per notare le differenze tra Italia e Scozia fate un salto nella zona universitaria. Pulita e ordinata.

Ci sono pure i contenitori per la raccolta differenziata. Senza nemmeno un graffio.

Non ci sono tag, ma in città potrete ammirare bellissimi .

Per girare per Glasgow utilizzate i taxi. Come a Londra anche qui trovate i Black Cabs  (coi taxi di vari colori, non solo neri). I guidatori sono ciarlieri e simpatici. Dovete solo abituarvi alla cadenza scozzese.

A proposito di Scozia. Si pranza alle 12 e si cena alle 19. Per mangiare tardi la sera cercate queste insegne.

È sempre a proposito di cibo, Glasgow è invasa da ristoranti italiani.

Si spendono, qui come altrove una ventina di sterline per pasto, il personale parla la nostra lingua e trovate – pure qui – tifosi del nostro calcio.

E a proposito di calcio, se vi piace vedere uno stadio pieno, senza barriere, dove tutti cantano dall’inizio alla fine, fate un salto al Celtic Park o all’Ibrox Stadium. Ne sarà valsa la pena.

Ad maiora

Kowalski, tavola calda dell’est Europa nel cuore di Genova

Ha aperto da poco (ereditando parte della storia di un altro locale genovese, ma più piccolo, Il pasto di Varsavia) in una via del centro storico di Genova e lo consiglio a quanti vogliono provare un posto un po’ diverso dal solito.

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Il locale è davvero accogliente e il menù ricalca tutta la tradizione culinaria dell’est europeo. Molti piatti polacchi (come la cuoca, Agnieszka, e gran parte dei – davvero curati – arredi) ma non mancano cibi uzbeki, kazaki, cechi e di altre cucine orientali. Ci sono, ovviamente, anche piatti vegetariani, come questi antipasti ripieni di verdure, insalata russa e formaggio kazako.

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Il Kowalski sembra un ottimo posto anche per chi beve: oltre a un fiume di marchi di Vodka, si trovano anche birre difficilmente rinvenibili sul mercato italiano, come quella romena (Ciuc, un nome un programma) ed estone (Viru).
Il menù viene cambiato ogni mese e lo trovate a mo’ di vecchio quotidiano su ogni tavolo.
Insomma, se passate da via dei Giustianiani a Genova, fateci un salto. Se non disdegnate cinese, indiano, thai, perché non provare anche questo?
Ad maiora

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#zappingmondiale Ni Stelvio, ni Giro, ni doping

stelvioUn po’ di italianità in giro per il mondo.

Sul Pais un’interessante intervista a Umberto Eco in occasione della laurea honoris causa a Burgos. Curioso il titolo sulla cultura e la crisi.
Titolo interessante anche su Le Figaro dove si dice che il Papa critica l’arroganza dei vescovi italiani.
E a proposito di prelati, il Guardian torna a parlare del cardinal O’Brien.
Passiamo al cibo. Sempre il Guardian parla della decisione di McDonald’s di inserire la pasta italiana, anzi Barilla, nei menù.
E sempre per l’ottimo cibo, consiglio la lettura dei menù della Nasa con la “pepperoni pizza“.
L’alimentazione sarà al centro anche di Expo2015. Il Corriere del Ticino si chiede se sarà davvero un’opportunità.
Chiudiamo con lo sport, anzi con il ciclismo. Anzi, col doping. Danilo Di Luca, di nuovo positivo, campeggia su Le Monde.
Ma il titolo in assoluto più bello sulla tappa saltata al Giro d’Italia è quello del Mundo: Ni Gavia, ni Stelvio ni nada.
Insomma, nada de nada.
Ad maiora

La copertina del libro di Bonomi su Expo

L’Expo (verde?) di Bonomi

È un libro molto piccolo, edito dalla ShaKe , casa editrice che si trova in quel laboratorio rappresentato da viale Bligny 42, forse anche “fortino della droga” come descritto dalle cronache dell’ultimo anno, ma anche condominio-mondo capace di accogliere realtà che altrimenti non potrebbero restare a Milano.  (In quel palazzo ci ho fatto il servizio civile, ma questa è un’altra storia). E proprio la “capitale del Nord” è proprio al centro dell’attenzione professionale di Aldo Bonomi che con “Milano nell’Expo”, col quale il sociologo prosegue il discorso iniziato con “Milano ai tempi delle moltitudini” .

Bonomi destruttura, in questo nuovo lavoro (frutto di una conferenza e alcuni articoli) gli strati sociali della città postfordista, dividendola in cinque cerchi. Il primo è il «Quadrilatero delle Bermude» (quello dove si è scatenato il «tifone della crisi finanziaria» che ha colpito «una neoborghesia che non ha più il possesso dei mezzi di produzione»), «quello che va da piazzetta Cuccia, a piazza Scala, a piazza Cordusio». Un cerchio bancario e finanziario che, lo ricorda Bonomi, è stato capace di dare lavoro a 380 mila persone, «più degli addetti della mitica Fiat fordista». È un mondo sempre in movimento per il mondo e slegato dalla città anche nel week end (per la «secessione dei benestanti») e che si sta disinteressando ai contenuti dell’Expo. Che ha lasciato spazio e potere a chi viene da Arcore o da Gemonio. Il secondo cerchio è quello dei commercianti che paradossalmente hanno pagato dazio più pesante alla crisi rispetto alla borghesia finanziaria, con 35 mila negozi chiusi negli ultimi dieci anni. In grado di creare al contempo «uno dei più grandi parchi a tema mondiali dell’economia dei desideri, che è quello che sta tra via della Spiga, via Monte Napoleone e piazza S.Babila», non-luogo dove tutti i cerchi vanno per la «vetrinizzazione del sociale». Il terzo cerchio è quello della «città-invisibile», il nuovo “proletariato” al servizio dei primi due cerchi, con le sue 75 mila badanti e le sue ombre che «diventano visibili solo quando uno si trattiene in ufficio fino alle otto di sera». Anche nel quarto cerchio si trovano i nuovi “proletaroidi”, ossia quel mondo che rappresenta la classe creativa, che rifiuta il lavoro salariato ma è sempre in preda alla precarietà, resa ancora più precaria per la crisi che ha imposto il taglio del “superfluo” (e di rimbalzo anche dell’happy hour). Il quinto e ultimo cerchio è la «città infinita», che va da Malpensa a Orio al Serio fino a Lodi. Un’area con mezzo milione di imprese e il maggior numero di sportelli bancari d’Italia.

L’Expo moderno, sottolinea acutamente Bonomi, non rappresenta più «la potenza espansiva del capitalismo», anzi ora insiste sul concetto di limite. La carenza d’acqua a Saragozza, della qualità della vita in città a Shangai e l’alimentazione appunto a Milano. Il cibo e soprattutto la sua scarsità per larga parte della popolazione mondiale (che spinge peraltro proprio a Milano migliaia di immigrati) è al centro dell’esposizione milanese. Ma, sottolinea Bonomi, per la città il tema non esiste, anzi «il problema sta solo nella nuova operazione immobiliare che verrà fatta a fianco della fiera di Rho». «E’ tutto molto semplice – chiosa il sociologo – non esiste una borghesia milanese che abbia la visione di come debba essere questa città». Ognuno dei cinque cerchi va per conto suo. La sinistra, sottolinea Bonomi, non esiste più in nessuno dei cinque cerchi, o forse solo nel primo. Leggendo l’interessante analisi fatta da Marco Alfieri ieri sul Sole 24 Ore (“Il derby lombardo Cl-Lega”, 20 febbraio 2010), la sfida di potere in Lombardia è tra i «verdi» (scomparsi gli ambientalisti definisce ormai così gli esponenti del Carroccio) e la «corazzata Cl/Compagnia delle opere». In questa gara tra queste due “anime” (le virgolette qui sono mie), entrambe non di Milano, Alfieri spiega una campagna elettorale (molto intensa, malgrado la disparità di forze in campo) che alla fine è tutta interna allo schieramento del centro-destra, per capire chi prenderà più voti nella principale regione del paese.

L’Expo sarà un’occasione «per far rinascere una neoborghesia adeguata ai tempi», come ci si augura leggendo Bonomi? O una vittoria dell’onda verde alle prossime regionali potrà «correggere in chiave “sostenibile” il Pgt milanese partorito dall’assessore Cl Masseroli», come spiega Alfieri?

Domande a cui non so rispondere ma che sarebbe giusto farsi quando, tra qualche settimana, andremo verso i seggi.

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Aldo Bonomi

Milano nell’Expo

ShaKe edizioni

Milano, 2009

Euro: 7,90