Serata di Annaviva nel lodigiano.
Con Luca Bertoni e Marina Davydova.
Ore 21 alla sala conferenze del Comune di Tavazzano.
Vi aspettiamo.
Lodi
Tolta la scorta a Giulio Cavalli
Quando ieri mattina ho intervistato Giulio Cavalli, attore lodigiano minacciato dalla mafia, cui è stata concessa una scorta, aveva due agenti al suo seguito. Oggi si è appreso che il servizio di tutela gli verrà revocato. Giulio, che da qualche mese è stato eletto al Consiglio Regionale lombardo nelle liste dell’Italia dei Valori, tramite il suo sito (www.giuliocavalli.net) cerca di smorzare le polemiche: “E’ vero che ho ricevuto informale comunicazione sulla scelta dell’Ucis di Roma di revocare il mio servizio di tutela ma non credo, non voglio, e vi chiedo di non strumentalizzare o amplificare la notizia per rispetto per me e per la mia famiglia che ha già pagato troppo”. E aggiunge: “Ho grande rispetto per le istituzioni e per le molte persone che con me (e come me) sono in questa nostra grande battaglia, per questo credo che incagliarsi su questo particolare sia irrispettoso nei confronti dei molti che in prima linea rischiano quotidianamente la propria incolumità”.
L’attore prestato alla politica si riferisce “ai testimoni di giustizia, ai magistrati, ai cronisti al fronte e a tutti gli uomini di parola (che mi onoro di avere tra i miei amici) e che ho visto troppo spesso dover elemosinare protezione per sé e per le loro famiglie”.
Immediate le polemiche con Di Pietro che esprime solidarietà e presenta un’interrogazione a Maroni e gli europarlamentari dell’Idv Sonia Alfano (che, nell’esprimere “incredulità e sdegno” ricorda come invece Emilio Fede abbia la scorta) e De Magistris che parla di “segnale inquietante che desta preoccupazione e amarezza”.
La speranza è che, anche in vista degli interessi scatenati dall’Expo, si sappia valutare il da farsi e si mantenga una forma di protezione per l’attore impegnato in politica e per la sua famiglia.
Ad maiora
I 25 anni dell’Arci Ghezzi di Lodi
“ImpegnArci per il quartiere” è un piccolo volume curato dall’amico Andrea Ferrari che narra i venticinque anni del Circolo Arci Ghezzi di Lodi. Un circolo storico del capoluogo della Bassa, dal quale sono passate centinaia di persone che hanno voluto creare un luogo di ritrovo alternativo al bar o alla parrocchia.
L’idea di raccontare (anche attraverso fotografie) la vita di questo luogo aggregativo, nasce dopo l’attentato neofascista che nel 2008 rischia di mandare a fuoco non solo il circolo, ma anche il palazzo nel quale è ospitato. “Per miracolo o per segno del destino – scrive Andrea – i preziosi scatoloni nei quali era contenuta la storia dell’Arci Ghezzi non vengono lambiti dalle fiamme”.
Dagli incontri con i protagonisti della Resistenza o della lotta alla mafia ai mega tornei di briscola, dal ristorante (prima autogestito) alla squadra di calcio che va a giocare anche in carcere con i detenuti. Dalla solidarietà a Cuba e ai Balcani, alle presentazioni di libri. I 5 lustri del Ghezzi sono raccontati con passione e partecipazione. E con l’idea scrive Ferrari nella presentazione (mentre l’intro è affidata a Walter Veltroni) che “bisognerebbe tornare a condividere dei luoghi di socialità che allontanino da un mondo che appare troppe volte solo virtuale”.
Ad maiora.
La figa non è stata trombata
Considerazioni random sulle amministrative. Ripetendo il mio vecchio mantra che la gente non sbaglia mai quando va a votare. Io ho seguito oggi le elezioni di Lodi: in regione hanno votato tutti Formigoni (Pdl) in comune tutti Guerini (Pd), eletto al primo turno. Avevo monitorato anche le comunali di Sondrio due anni fa: in una valle dove la Lega impera l’ex sindaco Molteni (Pd) aveva vinto senza problemi.
Chi governa il paese pensa che basti mettere una faccia qualsiasi e un simbolo per vincere: non è così. Cinque anni fa, il tanto vituperato Riccardo Sarfatti, con una bella campagna elettorale, aveva finito per arrivare a soli dieci punti dall’inavvicinabile governatore lombardo. Oggi il Celeste batte Penati di 22 punti.
La gggente non sbaglia anche quando impallina Castelli a Lecco e Brunetta a Venezia, peraltro.
Su quella che Jonghi Lavarini aveva definito “bella figa”, l’igienista dentale Nicole Minetti, rilevo solo che è stata eletta nel listino bloccato di Formigoni. Un listino che è scattato solo a metà per la clamorosa vittoria di Pdl e Lega in Regione. La ragazza (indicata sembra – di persona personalmente – dal Cav.) era al quinto posto in lista, quindi certa della vittoria.
Una che oggettivamente non era una “bella figa” ma che quando sono stato in Abruzzo per il terremoto, mi era sembrata un’ottima amministratrice, è stata invece sonoramente “trombata” (proseguo nell’uso di un linguaggio sessista, tipico della politica). Stefania Pezzopane non sarà più presidente della Provincia dell’Aquila. Ha vinto solo nel capoluogo e magari questo sarà un viatico per il centro sinistra nella città devastata dal terremoto. Spero intanto che le carriole (vero segno di rinascita democratica e dal basso) non si fermino e continuino a lavorare tutte le domeniche (digos o non digos).
Se Nicole Minetti per essere eletta in Regione Lombardia è stata paracadutatadirettamente sugli scranni, chi il suo posto se l’è guadagnato è Renzo Bossi. Il figlio del leader della Lega conquista nel collegio di Brescia 12.893 preferenze, che non sono bruscolini. Se si crede alla volontà popolare non solo quando è favorevole ai propri amici, questa è sicuramente una buona notizia. Il padre ha fatto campagna per lui andando nella città della Leonessa. Ma francamente vedo più nepotismo nelle redazioni dei giornali che in politica. La Lega è peraltro uno dei partiti che investe più sui giovani e questo alla lunga le permetterà di continuare a vincere. Al Pirellone arriva, ad esempio, anche Massimiliano Romeo, assessore monzese, classe 1971.
E infine, se i voti sono importanti, come non segnalare che quasi 4.000 preferenze con le quali i lombardi (seguaci di Di Pietro) hanno mandati sui seggi del consiglio Giulio Cavalli, attore e regista scortato h24 per i suoi spettacoli contro la mafia al Nord? Oggi era l’unico a non lanciarsi nei banchetti post-elettorali. Speriamo mantenga per sempre questo distacco dai riti di una politica che, viste le tante facce nuove, ci auguriamo migliore di prima.
Ad maiora
