George Clooney

Clooney rilasciato: la sua conferenza stampa (video)

Due ore di arresto per la protesta (col padre) davanti all’ambasciata sudanese di Washington.
Appena rilasciato, Clooney risponde alle domande dei giornalisti:

Da notare la civiltà dei colleghi anglosassoni rispetto alla “tonnara” mediterranea.

L’ultima domanda sul “primo arresto”, consente all’attore e regista di fare un uscita in bellezza.
Ad maiora

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George Clooney arrestato a Washington (video)

George Clooney e il padre arrestati dopo una protesta davanti all’ambasciata del Sudan a Washington.
Ecco il video:

Manette. Anche ai vip. Lì non guardano in faccia a nessuno. Altro che la nostra “privacy”.
Ad maiora

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Come ti impacchetto il delitto

“Sgozzata vicino alla villa di Clooney”; “Donna sgozzata vicino alla villa di George Clooney”; “Ragazza uccisa vicino alla villa di Clooney”; “Cadavere vicino a villa Clooney”; “Sgozzata vicino alla villa di Clooney”.

Titoli dei giornali tutti uguali oggi, spesso accompagnati dalla stessa foto della residenza comasca dell’attore americano. Per cercare di vendere qualche copia in più, si tenta di abbinare l’inabbinabile. Laglio esisteva prima ed esisterà anche dopo Clooney. E accostare il delitto alla bella casa del bel tenebroso, farà scattare i commenti al bar, ma niente più.

Se poi andate a leggere l’articolo, scoprirete che la giovane donna è stata uccisa più a nord, e trascinata per due giorni dalle correnti verso Laglio, verso la casa di George Clooney, per la gioia dei titolisti (omologati) dei giornali. A leggere ancora meglio, il cadavere, sgozzato, è stato rinvenuto vicino al Municipio, più che a Villa Oleandra. Ma tant’è. Il tutto va mixato con un famoso titolo di un film.

L’importante è impacchettare la notizia di cronaca in modo che possa avere in sé anche un po’ di gossip e perché no, risvolti cinematografici. In tutto questo, la vittima viene messa ancora una volta in ombra. Se fosse stata trovata a Ossuccio, nessuno se ne sarebbe occupato.

Ad maiora

Una scena di Tra le nuvole

Volare con lo zaino sulle spalle

“Zaino a terra”, si diceva agli scout quando ci si concedeva qualche piccola sosta nelle massacranti maratone dei campi itineranti. In quei momenti ti rendevi conto di quante cose inutili stavi trasportando e ti pentivi amaramente di esserti messo via un maglione di troppo. È uno dei flash che mi è venuto

in mente guardando “Tra le nuvole”, il nuovo film di Jason Reitman che ha George Clooney come principale (e davvero credibile) attore.

“Immaginate di dover infilare tutte le vostre cose e i vostri affetti in uno zaino. Cominciate dagli oggetti che tenete in casa, sul comodino, poi passate ai mobili, agli elettrodomestici. Iniziate a sentire le cinghie dello zaino che vi segano le spalle? Sentite come vi tirano giù e non vi fanno muovere? Ecco, la vostra vita è come questo zaino. Bruciatelo, liberatevi di tutti i legami che vi tengono inchiodati: la vita è movimento”. È la filosofia espressa da Clooney, o meglio dal personaggio che inscena, Ryan Bingham. È un tagliatore di teste che vive fondamentalmente negli aeroporti americani e sugli aerei. Atterra solo per andare in qualche azienda a licenziare le persone, con “umanità” (a differenza della sua giovane socia che vuole farlo via chat e che vive di sms). Il film è figlio della crisi (non solo finanziaria) che ha investito gli Stati Uniti e alcuni dei personaggi che raccontano quel che gli è accaduto dopo essere stati licenziati non sono attori, sono persone vere.

Clooney/Bingham in questo interessante film ha come unico obiettivo accumulare miglia premio senza altra finalità che raggiungere il punteggio massimo dei frequent flyers (pallino che accomuna anche noi che non abbiamo una vita a stelle e strisce). Finirà per invaghirsi di un’altra viaggiatrice professionale (l’attrice Vera Farmiga) che fingerà solo di avere uno zaino più leggero del suo.

“Abbiamo tutti bisogno di un copilota” è il motto con cui si chiude il film. Il difficile sembra essere in grado di volare anche con lo zaino sulle spalle. Ma come dice lo scrittore (e collega) argentino Rolo Diez: “Vivere intensamente compensa ogni sforzo e quasi ogni sacrificio: vivere a metà è sempre stata la funzione e il castigo dei mediocri”. Solo i mediocri, alla fine, sono quelli, che non riescono a sognare, che non riescono a volare.