Sudan

Clooney rilasciato: la sua conferenza stampa (video)

Due ore di arresto per la protesta (col padre) davanti all’ambasciata sudanese di Washington.
Appena rilasciato, Clooney risponde alle domande dei giornalisti:

Da notare la civiltà dei colleghi anglosassoni rispetto alla “tonnara” mediterranea.

L’ultima domanda sul “primo arresto”, consente all’attore e regista di fare un uscita in bellezza.
Ad maiora

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George Clooney arrestato a Washington (video)

George Clooney e il padre arrestati dopo una protesta davanti all’ambasciata del Sudan a Washington.
Ecco il video:

Manette. Anche ai vip. Lì non guardano in faccia a nessuno. Altro che la nostra “privacy”.
Ad maiora

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Prodi, l’Europa, gli sbarchi e don Colmegna

A sentir parlare don Colmegna e Prodi, non si riesce a distinguere chi dei due abbia più tono politico o curiale. L’ex presidente del Consiglio era a Milano per presentare il libro “Parole nuove per la politica”, curato da don Virginio insieme a Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della Carità.

In una sala dell’Umanitaria decisamente troppo stretta, Prodi ha affrontato tematiche di politica internazionale, dopo la fine dell’unipolarismo americano, sottolineando come di fronte ai problemi crescenti che si affacciano al mondo (acqua, materie prime, immigrazione), manchi un arbitro, l’Onu. Lo si capirà bene tra qualche mese, quando si materializzerà la divisione del Sudan.

L’ex primo ministro ha criticato pure l’assenza dell’Unione europea, che i governi nazionali hanno sacrificato in nome della corsa al sondaggio, della politica dell’oggi anziché rivolta al futuro. Sugli sbarchi di queste ore, Prodi ha detto al nostro governo che “improvvisamente chiede aiuto all’Europa dopo averla a lungo considerata un impedimento”.

La parola è passata a don Colmegna che ha invitato il volontariato ad abbandonare la posizione di mera testimonianza e di “pensare alla politica”. Anche lui ha criticato la “politica delle dichiarazioni” e ha sorriso su quella milanese che “per venti case ai rom ha riunito ministri, prefetti, sindaci e politici a tutti i livelli”.

Poi la chiusa sugli “stili di vita che costruiscono consensi”. D’altronde il libro presentato parla di etica e politica.

Ad maiora.

Cercando i fiori nel deserto

I titoli dei paragrafi fanno viaggiare con la mente: cristalli di sole, avorio, topazio, rossofuoco, il polveroso, un musulmano europeo, ragni-cammello, solo per citarne alcuni. E in effetti il racconto che Sara Bellettato fa del Darfur nel volume “Sudan, i fiori del deserto” (Edizioni dell’Arco) consente di immaginare quella realtà così complessa (e sconosciuta ai più, anche per il silenzio dei media).

Sara, se non nel prologo, non traccia un’analisi politica su ciò che accade in quella zona del mondo dove si sono commessi “crimini contro l’umanità”. Non si sofferma sul presidente sudanese Bashir che di quei crimini è stato incriminato dal Tribunale penale internazionale. Fa entrare i lettori nella realtà (sudanese e darfuriana) attraverso le storie degli abitanti di qui, sia quelli che vi sono nati e costretti, sia quanti sono qui come cooperanti. Il mondo delle Ong si intravede in ogni pagina e non sempre esce bene dai racconti che traccia la Bellettato che pure di cooperazione si occupa professionalmente.

Nei racconti c’è la vita di ogni giorno, ma anche la morte, che è sempre dietro l’angolo.

L’ultimo capitolo è dedicato ad Abdu, fuggito dalla guerra e arrivato in Italia. Qui, dopo essere sbarcato a Lampedusa (accadesse oggi, sarebbe recluso in Libia) e aver ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ha provato a lavorare, prima raccogliendo olive in Puglia e pomodori in Campania. Poi è salito a cercar fortuna al Nord. Senza al momento – complice anche la crisi – trovarla. In Darfur ha lasciato la famiglia.

Scrive la Bellettato nelle ultime dolorose righe «A gennaio prenderà in prestito trecento euro dagli amici e comprerà il biglietto per il Cairo. La moglie lascerà i due figli al nonno, e andrà a trovarlo. Infatti, poiché Abdu ha ottenuto l’asilo per motivi umanitari, ma non l’asilo politico, il soggiorno regolare è riconosciuto a lui, ma non è esteso alla moglie e ai figli, che comunque continuano a spostarsi tra il Darfur e Khartoum per paura dei periodici attacchi ai villaggi, che un anno fa hanno ucciso anche la nonna. Abdu piange, raccontando del viaggio che farà per rivedere la moglie. Piange pensando che dovranno poi ancora separarsi, pensando che non potrà rivedere i suoi figli e dovrà tornare in un paese in cui non ha un lavoro e non ha una casa, una stanza, un tetto che possa dire suo e in cui possa finalmente specchiare i suoi occhi in quelli della moglie e dei figli. Questo, e solo questo vorrebbe Abdu: riabbracciare la sua famiglia, e poterli mantenere nel paese che gli ha offerto protezione, l’Italia, ma che con le sue leggi in materia di immigrazione sempre più restrittive, lo abbandona ogni giorno in un presente asfittico di prospettive. Se lo incontrate addormentato nella fresca erba dei giardinetti con un libro di italiano sul naso, non svegliatelo: sta sognando il deserto».

Un libro dal quale emerge nono comunque quei tanti “fiori del deserto” che vi vengono offerti e che vi faranno in qualche modo sentire partecipi, di quel mondo lontano. Che magari potrete incontrare anche oggi in stazione.

Ad maiora.

Sara Bellettato

Suda, i fiori del deserto

Edizioni dell’Arco

Milano, 2010

Euro: 6,90