Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio Under 21 Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Atalanta, i giornali di lunedì 14 settembre: serve pazienza per Sarri, poi la Juve nel mirino

Due sconfitte consecutive, qualche segnale di crescita e una parola che torna con insistenza: pazienza. È il tema scelto da L’Eco di Bergamo, che apre lo Sport con «Cantiere Atalanta» e dedica l’analisi del giorno dopo alla squadra di Sarri.

Paolo Vavassori titola «Atalanta, passi avanti. Ma adesso serve di più» e parte da un dato eloquente: «Dominio nel possesso palla, ma mira sballata: 22 tiri, solo 4 nello specchio della porta». Il giudizio resta sospeso tra progressi e problemi ancora evidenti: «Si è vista una crescita graduale ma tangibile nel gioco. Però questi progressi, trapelati pur nel contesto di una sconfitta, non bastano certo a delineare una versione già soddisfacente di Atalanta».

Tra le note positive Vavassori mette Kessié: «C’erano alla vigilia dei timori riguardo a Franck Kessié, chiamato a sostituire Gaetano squalificato, e reduce da un ingresso in campo insufficiente contro la Roma. Invece il centrocampista ivoriano ha interpretato il ruolo di regista con le sue caratteristiche migliori». Più alterno Rowe, mentre dietro rimangono le difficoltà: «C’è da lavorare tanto sui movimenti della linea difensiva».

Matteo Spini approfondisce il momento con «La parola d’ordine è pazienza. Sarri ha bisogno di tempo». Il confronto è con le precedenti esperienze del tecnico: «Il Napoli di Sarri nacque nella seconda metà di settembre, poi nel ritorno si perfezionò e negli anni successivi prese letteralmente il volo». Con l’Atalanta, scrive Spini, «le difficoltà potrebbero essere anche maggiori perché c’è molto più da cambiare». E ricorda che Sarri «in carriera non ha mai avuto un avvio di stagione quel “pesante”».

C’è però anche una curiosità statistica: «Una sorpresa dai numeri. Nessuno meglio da 36 anni». Dopo quattro giornate Sarri ha sei punti: un avvio tutt’altro che brillante, ma che nel confronto con diverse partenze del passato atalantino assume una prospettiva differente.

Sempre L’Eco di Bergamo torna sullo striscione della Curva Nord contro Marten de Roon e sulle parole di Gian Piero Gasperini. Il titolo è «Gasp: “De Roon via da Bergamo? Non l’ha scelto lui”». L’ex tecnico nerazzurro interviene così: «Io con Marten non abbiamo parlato dello striscione. Ha detto Gasp interpellato sul tema -, è stato per tanti anni un giocatore che ha portato in alto il nome di Bergamo e dell’Atalanta, forse per questo è stato messo quello striscione. Per noi è importante che sia qui. Ma non è stata una scelta sua lasciare Bergamo. Non rientrava nei piani e che doveva fare? Non giocare più per altri club e fare la scarpa vecchia?».

Domenica c’è la Juventus

Ed è proprio la prossima avversaria dell’Atalanta a occupare gran parte dei quotidiani sportivi. Domenica 20 settembre alle 18 i nerazzurri giocano a Torino contro la Juventus. 

La Signora arriva all’appuntamento dopo un clamoroso 3-2 incassato sul campo del Sassuolo. Gazzetta dello Sport apre con «Juve folle. Al 94’ ride Adzic» e sintetizza: «Si sveglia Zhegrova ma quanti errori. Il Sassuolo fa festa». I bianconeri rimontano due volte, ma vengono puniti nel recupero.

Il giudizio sulle difficoltà juventine è pesante: «Attacco ancora flop», con Kolo Muani indicato come problema e Woltemade incapace di incidere. Luciano Spalletti non nasconde la rabbia: «In 8 sulla palla per vincere. Persa la ragione. Errore nostro».

Ancora più netto Tuttosport, che apre con «Lucio, fai qualcosa!» e all’interno titola «Juve folle, immatura e fragile». Cristiano Corbo sottolinea una squadra che «va sotto due volte col Sassuolo» e alla quale «al 94’ decide l’ex Adzic». Spalletti ammette: «Abbiamo perso equilibrio» e aggiunge: «Ho chiesto io alla squadra di vincerla».

C’è anche Koopmeiners. Nelle pagelle il titolo è «Bremer e Kalulu, che errori! Koop esce per disperazione»: l’ex atalantino prende 5 e viene descritto ancora una volta in difficoltà. Un altro tema da seguire verso Juventus-Atalanta.

La Primavera torna a perdere

Dalla Supercoppa al campionato. La Primavera di Giovanni Bosi, dopo il trofeo conquistato mercoledì contro la Fiorentina e la sfilata di sabato sera davanti al pubblico dello stadio, torna a fare i conti con le difficoltà in campionato.

Tuttosport titola «Ripresa perfetta: il Toro piega l’Atalanta». Finisce 3-1 per il Torino: nerazzurri avanti con Contazo, poi nella ripresa arrivano le reti di Ciapani, Falasca e Bonacina. È la terza sconfitta nelle prime quattro giornate di campionato per l’Atalanta. 

Il Mantova di Modesto guarda tutti dall’alto

La chiusura è per un volto conosciuto molto bene a Bergamo. Gazzetta dello Sport dedica una pagina al Mantova: «Mantova da sogno», con il successo per 2-0 sulla Sampdoria che porta i biancorossi al primo posto della Serie B.

«Vola al primo posto, segna sempre Ruocco e la Samp è ultima», scrive la Gazzetta. In panchina c’è Francesco “Ciccio” Modesto, uno degli allenatori più interessanti della categoria e soprattutto l’uomo scelto dall’Atalanta nel 2023 per guidare la neonata Under 23 nella sua prima storica stagione tra i professionisti. 

Ad maiora

Da Koopmeiners a Zapata e Freuler: fischi o applausi, a Bergamo conta soprattutto come ci si lascia

Lo striscione contro Marten De Roon riapre una storia molto più lunga del trasferimento dell’olandese alla Roma. Perché la Curva dell’Atalanta non riserva lo stesso trattamento a tutti gli ex. Ci sono quelli che tornano a Bergamo tra applausi, cori e abbracci e quelli che vengono accolti da fischi e contestazioni. La discriminante, spesso, non è l’aver cambiato maglia: è il modo in cui ci si lascia.

«Hai scelto di passare nella nostra storia ma non di appartenerle… Addio bandierina M. De Roon», scrive la Curva Pisani durante Atalanta-Cagliari. Un messaggio durissimo per il recordman di presenze nerazzurre, sul quale interviene anche Gian Piero Gasperini, che difende il suo centrocampista: «Non è stata una scelta sua: non rientrava nei piani dell’Atalanta». E ancora: «Altro che bandierina, è uno striscione a tutta curva per quella società e per quella città».

Ma per capire lo striscione bisogna tornare indietro di una settimana. De Roon non è ancora tornato a Bergamo da avversario: Roma-Atalanta del 5 settembre si gioca all’Olimpico. A innervosire ulteriormente una parte della tifoseria sono soprattutto le immagini successive al gol del 2-1 di Soulé al 93’. De Roon partecipa alla corsa e ai festeggiamenti dei nuovi compagni sotto la Curva Sud romanista. Una scena che viene immediatamente notata e discussa dai tifosi atalantini.

Il ritorno dell’olandese (che non molto tempo fa aveva ricevuto la benemerenza civica dal Comune di Bergamo) nel suo ex stadio sarà il 15 gennaio (la data è da confermare) e non sarà una sfida come le altre.

Il precedente più duro degli ultimi anni porta naturalmente a Teun Koopmeiners. La ferita si apre nell’estate 2024 col braccio di ferro per il trasferimento alla Juventus: nella fase decisiva dell’operazione l’olandese smette di allenarsi con il gruppo, presenta certificati medici e salta anche la Supercoppa europea contro il Real Madrid.

Quando il 14 gennaio 2025 torna a Bergamo con la Juventus, la risposta è pesantissima. Fischi, cori, lo striscione «Koop fuck off» e, quando va a battere un calcio d’angolo sotto la Curva, il lancio di banconote di carta con scritte offensive. L’episodio finisce anche nel provvedimento del Giudice sportivo, che multa l’Atalanta di 10 mila euro. Il suo successivo ritorno è stato accompagnato da fischi a ogni tocco di palla.

Ma basta spostarsi di pochi mesi per trovare una scena completamente opposta. Il 26 maggio 2024 Duvan Zapata torna a Bergamo con il Torino. È un avversario, ma prima della partita viene chiamato sotto la Nord. Cori, applausi accompagnano il rientro del colombiano. Zapata cambia squadra, ma non diventa un nemico.

Lo stesso era successo poche settimane prima con Remo Freuler. Il 3 marzo 2024 il Bologna vince 2-1 a Bergamo e al termine della partita lo svizzero va sotto la Curva atalantina. Riceve gli applausi dei suoi vecchi tifosi e raccoglie una sciarpa lanciata dagli spalti. Ha appena contribuito a battere l’Atalanta, ma sette stagioni e 260 presenze non vengono cancellate dal risultato di una partita. Anche Gosens sia in maglia interista che viola è stato accolto dagli applausi dello stadio bergamasco.

E poche settimane fa, abbiamo un altro esempio simile: Berat Djimsiti lascia Bergamo dopo dieci anni e 334 presenze, ma il saluto è completamente diverso da quello riservato ora a De Roon. Durante il Trofeo Bortolotti contro l’Athletic Bilbao arrivano messaggi da entrambe le curve. La Sud espone «Umiltà e battaglia, grazie Djimsiti». Poco dopo la Nord risponde con un lungo striscione: «Dalla lotta salvezza alla Coppa di Dublino. Umiltà, sudore e sacrificio da vero bergamasco, da vero atalantino. Grazie Berat!».

Andando più indietro, uno dei ritorni più belli resta quello di Giacomo Bonaventura. Il 30 maggio 2015 arriva a Bergamo con il Milan. Sopra la Nord compare lo striscione: «La tua maglia ha cambiato colore ma Bergamo ti porta nel cuore». Gli viene consegnato il bottiglione di vino riservato agli ex più amati. Poi Jack segna addirittura una doppietta contro l’Atalanta senza esultare e, quando viene sostituito, lo stadio gli tributa una standing ovation.

Anche Filippo Inzaghi appartiene alla categoria degli ex rimasti nel cuore di Bergamo. Non c’è una storia di fischi da raccontare: al contrario, nel luglio 2015 viene invitato alla Festa della Dea e diventa uno dei protagonisti della serata. Dal palco dice ai tifosi: «Ogni volta che sono tornato qua mi avete fatto sentire uno di voi». 

La memoria della Curva, però, sa essere lunga anche nel senso opposto. Lo dimostra Christian Vieri. Nel 2008 il suo terzo ritorno all’Atalanta viene accolto da una contestazione già a Zingonia: cori, insulti e uno striscione che recita «Chi sputa dove mangia non può essere un campione, questa maglia per te deve essere un onore, Vieri rispetto!». Alla base della rottura c’è anche l’esultanza di Vieri dopo un gol segnato all’Atalanta con la Fiorentina.

Un addio tormentato è anche quello di Tiberio Guarente. Nell’estate 2010 l’Atalanta è appena retrocessa in Serie B e il centrocampista chiede di lasciare Bergamo. La scelta provoca la reazione di una parte della tifoseria, che non gli perdona la volontà di andarsene proprio dopo la discesa tra i cadetti. Il 17 giugno passa al Siviglia per poco meno di 5,5 milioni di euro. 

Il ritorno è quasi immediato. Il trasferimento comprende infatti anche l’amichevole tra Atalanta e Siviglia per il Trofeo Bortolotti e così, il 31 luglio, Guarente si ripresenta al Comunale con la nuova maglia. L’accoglienza chiarisce quanto la separazione abbia lasciato il segno: l’ex centrocampista atalantino viene fischiato dal pubblico a ogni tocco palla. Il Siviglia vince 2-1 davanti a circa 6.500 spettatori e Guarente gioca il primo tempo. 

Esiste poi l’altra faccia della memoria atalantina. Josip Ilicic, al momento del saluto nel 2022, fa il giro del campo passando anche davanti alla Pisani tra applausi e cori, visibilmente commosso. Non è un ritorno da avversario, ma resta uno degli esempi più forti di una separazione che non cancella l’affetto.

Anche Gian Piero Gasperini lo scopre personalmente quando torna a Bergamo con la Roma. La Curva Pisani gli dedica «Un decennio di gloria scolpito nella nostra storia. Dividerci un colpo al cuore. Ritrovarci una grande emozione. Bentornato Gasp, indelebile simbolo di Bergamo campione». La Sud non le manda invece a dire: «Una bella storia si giudica anche dal finale. Peccato».

Per De Roon il prossimo capitolo è già fissato: il 15 gennaio, quando tornerà per la prima volta a Bergamo con la Roma. Di Gasperini.

Ad maiora

Foto: Paolo Magni

Gasperini difende De Roon dopo lo striscione: «Non è una bandierina, è uno striscione a tutta curva»

Gian Piero Gasperini entra direttamente nella polemica nata dopo lo striscione esposto sabato sera dalla Curva Nord durante Atalanta-Cagliari. Il messaggio rivolto all’ex capitano Marten De Roon era stato netto: «Hai scelto di passare nella nostra storia ma non di appartenerle… Addio bandierina M. De Roon».

Ventiquattr’ore dopo arriva la risposta dell’ex allenatore nerazzurro, oggi alla Roma. Gasperini prende apertamente le difese dell’olandese e ricostruisce anche le circostanze del suo addio all’Atalanta.

«De Roon è stato per tanti anni un giocatore che ha portato in alto il nome dell’Atalanta e della città di Bergamo. Ha fatto qualcosa di straordinario, adesso è una fortuna averlo qui».

Poi il passaggio più significativo: «Lasciare l’Atalanta non è stata una sua scelta, non rientrava nei piani. Cosa doveva diventare? Una scarpa vecchia chiusa in uno sgabuzzino?».

Gasperini ribalta quindi proprio la parola utilizzata dalla Curva: «Non è una bandierina, è uno striscione a tutta curva per quella città». E aggiunge che quanto accaduto «niente toglie a tutto quello che ha fatto nella sua carriera».

Una presa di posizione che aggiunge un altro capitolo alla vicenda iniziata con il trasferimento del recordman di presenze nerazzurre alla Roma. Il 5 settembre De Roon era tornato da avversario nella sfida dell’Olimpico vinta 2-1 dai giallorossi in rimonta; una settimana dopo la Nord ha rotto il silenzio con lo striscione, dopo averlo visto festeggiare con la Roma sotto la Sud.

Il confronto non è comunque finito. La gara di ritorno Atalanta-Roma è in programma il 15 gennaio 2027 a Bergamo: sarà il primo ritorno di De Roon alla New Balance Arena da giocatore giallorosso.

Ad maiora

Atalanta-Cagliari, le pagelle a confronto: Kessié il migliore della Dea, Romano e Maldini trascinano i sardi

Seconda sconfitta consecutiva per l’Atalanta, battuta 2-1 dal Cagliari alla New Balance Arena. Mendy apre, Scamacca pareggia prima dell’intervallo, poi l’ex Daniel Maldini decide dal dischetto. Nelle pagelle dei quotidiani e dei siti Kessié e Scamacca raccolgono i giudizi migliori tra i nerazzurri, mentre il successo rossoblù premia soprattutto Romano, Mendy e Maldini.

La Gazzetta dello Sport indica Kessié come migliore dell’Atalanta con 6,5, voto condiviso da Scamacca. Carnesecchi e Bellanova arrivano alla sufficienza, mentre Rowe debutta con 5,5. Tra i giudizi più severi c’è il 5 a Scalvini. Sarri prende 5,5. Nel Cagliari il migliore è Romano con 7; molto bene anche Mendy e Maldini. Pisacane prende 7.

Corriere dello Sport premia Carnesecchi e Scamacca con 6,5. Kessié è sufficiente, mentre Rowe, Kossounou, Scalvini e Kolasinac sono tra i più penalizzati. Sarri prende 5,5. Dall’altra parte Romano e Mendy arrivano a 7 e Maldini è ancora tra i migliori. Pisacane prende 6,5.

Tuttosport mette Kessié e Scamacca nella parte alta dei giudizi atalantini, entrambi con 6,5. Rowe si ferma a 5,5 e Kolasinac a 5. Nel Cagliari il titolo delle pagelle è «Romano batte i crampi»: il centrocampista prende 7, così come Mendy, mentre Maldini si attesta subito dietro. Sarri prende 5,5, Pisacane 7.

Tra i siti nazionali, Tuttomercatoweb è particolarmente severo con la Dea. Carnesecchi e Scamacca sono i migliori con 6; Kessié prende 5,5, Kossounou e Rowe 5 e Kolasinac è il peggiore con 4,5. Sarri prende 5. Nel Cagliari fioccano invece i 7: Zé Pedro, Deiola, Adopo, Romano, Winks, Maldini e Mendy. Anche Pisacane prende 7.

Sul fronte bergamasco TuttoAtalanta assegna 6,5 a Carnesecchi, Kessié e Scamacca. Bellanova prende 6; Scalvini 5,5, Kossounou 5 e Kolasinac 4,5. Samardzic, Ederson e De Ketelaere si fermano a 5,5, Rowe a 5. Sarri prende 5.

Sul versante rossoblù CalcioCasteddu premia con 7 Zé Pedro, Romano, Winks, Adopo, Maldini e Mendy. Caprile, Deiola, Rodriguez e Obert prendono 6,5, mentre Fazzini si ferma a 5. Il voto più alto è quello dell’allenatore: Pisacane 7,5.

Le medie finali

Atalanta: Scamacca 6,4; Kessié 6,2; Carnesecchi 6,2; Bellanova 5,8; Samardzic 5,7; De Ketelaere 5,6; Bernasconi 5,6; Scalvini 5,5; Raspadori 5,5; Krstovic 5,5; Ederson 5,4; Kossounou 5,2; Rowe 5,2; Kolasinac 4,8; Sarri 5,3.

Cagliari: Mendy 7,0; Romano 6,9; Maldini 6,8; Adopo 6,8; Zé Pedro 6,8; Winks 6,8; Deiola 6,7; Rodriguez 6,5; Obert 6,5; Caprile 6,3; Fazzini 5,9; Pisacane 7,0.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di domenica 13 settembre: un altro ko, Maldini castiga la Dea. Sarri: «Non sono preoccupato»

La seconda sconfitta consecutiva dell’Atalanta domina le pagine dei giornali.

L’Eco di Bergamo apre con il titolo «A secco. Atalanta ancora ko». Matteo Spini parte da un giudizio netto: «Il calcio non racconta sempre la storia più logica. L’Atalanta, che in questo inizio ha saputo vincere anche essendo bruttina, perde contro il Cagliari in una partita in cui fa vedere qualche piccolo passo avanti». E sottolinea come il risultato sia persino troppo severo: «La sconfitta è una punizione eccessiva per i nerazzurri che meritavano qualcosa di più».

Nel racconto della gara torna però un problema già visto: «La squadra prova un paio di volte a sfondare, ma poi rallenta, perde palla e riparte un po’ lenta». Nel secondo tempo la Dea tiene maggiormente il pallone, ma senza riuscire a trasformare il possesso in occasioni sufficienti per raddrizzare definitivamente la partita.

L’analisi tattica di Paolo Vavassori su L’Eco di Bergamo ha un titolo altrettanto esplicito: «Sprazzi di gioco ma tanta confusione. Inutile il passaggio finale al 4-2-3-1». L’Atalanta viene descritta «a sprazzi, a volte manovriera, pungente, e con la sensazione che possa spaccare la partita da un momento all’altro. Altre volte imprecisa tecnicamente e nel complesso discontinua».

C’è anche qualche preoccupazione per Kessié. Sempre L’Eco di Bergamo titola «Brividi per Kessié ma resta in campo. Martedì la ripresa in vista della Juve»: al 22’ il centrocampista ha avvertito un problema, ma ha continuato la partita.

Corriere della Sera – Bergamo affida a Marina Belotti «La vendetta degli ex». Il sommario fotografa la partita: «Adopo fa l’assist per il primo gol di Mendy, poi Scamacca pareggia, ma è Maldini su rigore a chiuderla. Errori in difesa e attacco sterile». Nel pezzo si legge che «più sciolta, più squadra, rafforzata dai nuovi arrivi ma troppo vulnerabile in difesa», l’Atalanta continua a pagare gli errori dietro.

Belotti sottolinea però anche i progressi: «I segnali positivi ci sono: la squadra, più sciolta, più squadra, ha creato più che in precedenza, trovando una maggior continuità in fase offensiva». Non basta perché, quando il Cagliari riparte, «la difesa così vulnerabile, con un’autorete sfiorata da Kolasinac, mette in difficoltà Sarri».

Pietro Serina, nella rubrica «Oltre la diagonale» del Corriere della Sera – Bergamo, titola «Passi avanti in attacco, passi indietro in difesa. Kessié il migliore». Il giudizio sul nuovo centrocampista è positivo: «Kessié pur non essendo un regista, e lo si è visto, ha regalato una buona prestazione: fisicità, personalità, spinta». Su Rowe, invece: «promette bene ma non è stato decisivo».

La Gazzetta dello Sport sceglie «Maldini, scherzo alla Dea» con Andrea Elefante che descrive un’Atalanta che «ancora non abbastanza» riesce a trasformare i momenti positivi in una partita completa. Il titolo superiore è diretto: «Il rigore dell’ex lancia il Cagliari. Atalanta, altro ko».

Nella pagina dedicata agli allenatori, La Gazzetta dello Sport titola: «Sarri: “Noi dominanti. Non sono preoccupato”». Il tecnico vede «luce in fondo al tunnel» e spiega: «Delle impressioni ci sono costate la partita, però la base è solida. La nostra condizione fisica è in netta crescita e Kessié che risposta». E aggiunge: «Abbiamo fatto una partita molto più di assedio rispetto alle precedenti».

Corriere dello Sport titola così: «Cagliari padrone a Bergamo». Patrick Iannarelli racconta una squadra rossoblù capace di colpire nei momenti decisivi: «Mendy e Maldini blindano il successo: l’Atalanta ko». Il dato dei tiri evidenziato dal quotidiano dice 22 conclusioni atalantine contro 5 del Cagliari, ma soltanto 4 nello specchio per i nerazzurri.

Nella pagina successiva Adriano Ancona titola «Maldini, sgarbo alla Dea». Per l’ex atalantino è il secondo gol consecutivo dopo quello segnato al Lecce. Pisacane celebra invece il percorso del Cagliari: «Stiamo seguendo una strada precisa e saremo fastidiosi per molti».

Tuttosport, con Fabio Gennari, sceglie «Maldini: urlo Cagliari». Il sommario insiste sui due momenti decisivi: «Nel 1° tempo botta e risposta tra Mendy e Scamacca. Poi il colpaccio sardo». Anche qui viene sottolineata «l’ingenuità di Kolasinac» nell’azione del rigore e l’inutilità del passaggio al 4-2-3-1 nel finale. Un dato racconta l’andamento della partita: possesso palla 61,6% Atalanta contro 38,4% Cagliari e 22 tiri a 5.

Ma c’è anche un’altra Atalanta che sorride. L’Eco di Bergamo racconta il successo dell’Under 23: «Gran cuore Atalanta. Diao e Steffanoni ribaltano il Pescara». La squadra di Nicola Beati va sotto per il gol dell’ex Valzania, poi rimonta nella ripresa e vince 2-1. Beati sottolinea: «Grande reazione, non volevamo perdere. Abbiamo margini». E aggiunge: «Questa gara ci dà fiducia. È la via giusta».

Spazio infine alla Primavera, reduce dal successo in Supercoppa: L’Eco di Bergamo titola «Primavera-Torino per dare continuità». La squadra di Giovanni Bosi torna al campionato dopo il 2-0 all’AlbinoLeffe e il trofeo conquistato contro la Fiorentina. E dopo aver sfilato con la Coppa ieri allo stadio. Forse il momento migliore della serata.

Ad maiora