Month: settembre 2026

Sarri, partenze tra alti e bassi: dai 2 punti dell’Empoli ai 12 di Napoli e Chelsea, l’Atalanta a 6 è nel mezzo

Due vittorie e due sconfitte, sei punti. La partenza dell’Atalanta di Maurizio Sarri non è tra le migliori della carriera del tecnico, ma nemmeno tra le peggiori. Vediamo come sono andate le prime quattro giornate da quando Sarri allena tra i professionisti.

Il viaggio comincia nel 2003-04 con la Sangiovannese, in Serie C2. L’avvio vale 7 punti: 0-0 a Bellaria, 1-0 al Grosseto, sconfitta 1-0 a Castelnuovo e vittoria 1-0 sulla Rosetana.

L’anno successivo, con la Sangiovannese salita in Serie C1, i punti scendono a 5: 1-1 sul campo del Vittoria, 0-0 con il Grosseto, 3-0 al Lumezzane e sconfitta 1-0 a Mantova.

Nel 2005-06 Sarri passa al Pescara in Serie B e raccoglie 4 punti: sconfitte 2-0 con il Torino e 2-1 a Bologna, vittoria 3-1 sul Vicenza e 2-2 a Terni.

Dopo alcuni subentri, Sarri inizia un campionato dalla prima giornata nel 2010-11 con l’Alessandria, Lega Pro. Sono 8 punti: 1-1 sul campo dello Spezia, 1-0 alla Cremonese, 3-0 a tavolino contro il Lumezzane e 0-0 con il Como. A Lumezzane l’Alessandria aveva in realtà perso 1-0, per il rigore trasformato da Fausto Ferrari. Ma proprio Ferrari era stato schierato nonostante una giornata di squalifica della stagione precedente. Il ricorso dei piemontesi viene accolto e la partita trasformata nello 0-3 che porta Sarri a 8 punti dopo quattro giornate.

Nel 2011-12 Sarri resta in Prima Divisione di Lega Pro e passa al Sorrento. Qui arriva il precedente numericamente identico all’Atalanta di oggi: 6 punti. Il Sorrento vince 3-0 a Monza, pareggia 2-2 con il Pavia e con il Como e fa 0-0 contro il Taranto. Stesso bottino della Dea, dunque, ma ottenuto con una vittoria e tre pareggi anziché con due vittorie e due sconfitte.

Poi comincia il capitolo Empoli, in Serie B, quello che forse racconta meglio gli alti e bassi delle partenze di Sarri. Nel 2012-13 arrivano appena 2 punti: 1-1 con la Reggina, 2-2 a Novara, 0-3 contro il Sassuolo e 4-2 a Livorno. Nessuna vittoria dopo quattro giornate. Eppure quell’Empoli cambia completamente passo, chiude quarto e raggiunge la finale playoff per la Serie A.

Dodici mesi dopo, sempre in Serie B, succede quasi l’opposto: 3-1 al Latina, 2-1 a Palermo, 1-1 con il Trapani e 2-0 a Carpi. Sono 10 punti su 12 e a fine stagione arriva la promozione diretta.

Al debutto in Serie A con l’Empoli, nel 2014-15, Sarri riparte invece con soli 2 punti: sconfitte 2-0 a Udine e 1-0 con la Roma, quindi due pareggi per 2-2 contro Cesena e Milan.

Anche l’inizio dell’avventura a Napoli in Serie A è tutt’altro che travolgente. Nel 2015-16 Sarri raccoglie 5 punti: perde 2-1 con il Sassuolo, pareggia 2-2 con Sampdoria ed Empoli e alla quarta giornata travolge 5-0 la Lazio.

Un anno dopo il suo Napoli parte decisamente più forte: 2-2 a Pescara, 4-2 al Milan, 3-0 a Palermo e 3-1 al Bologna. Dieci punti.

Nel 2017-18 arriva invece una delle due partenze perfette della carriera di Sarri: 3-1 a Verona, 3-1 all’Atalanta, 3-0 a Bologna e 6-0 al Benevento. Dodici punti su dodici e 15 gol segnati nelle prime quattro giornate.

Sarri ripete il percorso netto l’anno successivo in Premier League con il Chelsea. Gli inglesi battono 3-0 l’Huddersfield, 3-2 l’Arsenal, 2-1 il Newcastle e 2-0 il Bournemouth: 12 punti su 12.

Alla Juventus, al suo ritorno in Serie A nel 2019-20, sono invece 10: 1-0 a Parma, 4-3 contro il Napoli, 0-0 a Firenze e 2-1 sul Verona. Quella stagione si chiude con lo scudetto. Il titolo non basta a garantirgli la conferma: per via dell’eliminazione agli ottavi di Champions contro il Lione, il club lo esonera l’8 agosto 2020, chiudendo la sua esperienza bianconera dopo una sola stagione.

Poi arriva la Lazio. Nel 2021-22, in Serie A, Sarri raccoglie 7 punti: 3-1 a Empoli, 6-1 allo Spezia, sconfitta 2-0 con il Milan e 2-2 contro il Cagliari.

Nel 2022-23 diventano 8: 2-1 al Bologna, 0-0 a Torino, 3-1 all’Inter e 1-1 con la Sampdoria.

L’anno successivo il crollo: appena 3 punti. La Lazio perde 2-1 a Lecce e 1-0 con il Genoa, vince 2-1 a Napoli e cade 3-1 contro la Juventus.

Anche il ritorno sulla panchina laziale un anno fa, 2025-26, comincia con 3 punti: sconfitte 2-0 a Como, 1-0 con il Sassuolo e 1-0 nel derby con la Roma, intervallate soltanto dal 4-0 al Verona.

Ora Bergamo, con 6 punti dopo quattro giornate.

Insomma, prima di arrivare all’Atalanta Sarri inizia dalla prima giornata 17 campionati tra i professionisti: in otto raccoglie meno dei 6 punti attuali, in uno – la Prima Divisione 2011-12 con il Sorrento – ne conquista esattamente 6 e in otto ne fa di più.

La Dea si trova quindi esattamente nel mezzo delle partenze di Sarri. Agli estremi ci sono i 2 punti dell’Empoli in Serie B 2012-13 e in Serie A 2014-15 e i 12 su 12 del Napoli in Serie A 2017-18 e del Chelsea in Premier League 2018-19.

Il precedente più interessante resta forse proprio il primo Empoli: 2 punti e nessuna vittoria dopo quattro giornate di Serie B, poi quarto posto e finale playoff. La conferma che, nella storia di Sarri, la partenza non sempre anticipa quello che succede dopo.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di martedì 15 settembre: Samardzic cresce, i numeri preoccupano

Dopo il ko col Cagliari, i giornali analizzano i problemi dell’Atalanta: pochi tiri prodotti e troppi concessi. Ma Sarri trova segnali positivi da Samardzic e Scamacca.

L’Eco di Bergamo apre con Matteo Spini e «Samardzic atto terzo. Ora è pronto al decollo». Dopo «due anni fra lampi e pause», con l’arrivo di Sarri il serbo è «al centro del progetto» e «finora ha sempre giocato e si sta trovando a suo agio nel nuovo ruolo di mezzala tecnica».

Il quotidiano sottolinea la continuità finalmente trovata: Samardzic è uno dei sei giocatori sempre presenti nelle prime quattro giornate. Il nuovo ruolo sembra adattarsi alle sue caratteristiche: «Mezzala alla Luis Alberto: questo il progetto in testa fin da subito al Comandante». Quattro presenze su quattro e già il gol decisivo contro il Bologna.

Ma sulla pagina successiva L’Eco di Bergamo mette a fuoco il problema principale: «I tiri sono la nota dolente. Pochi fatti, tanti subiti». I numeri sono eloquenti: «Nei primi quattro incontri in media 12 tiri a partita, di cui 3,75 nello specchio» per l’Atalanta; sul fronte opposto sono «quasi 20 conclusioni per match verso Carnesecchi (6,5 nello specchio)».

Soltanto cinque squadre hanno concluso meno dell’Atalanta, mentre nessuna ha concesso più tiri. Un piccolo miglioramento arriva però dalle ultime due partite: 15 conclusioni con il Sassuolo e altrettante con il Cagliari, dopo le nove contro il Bologna e le tre dell’Olimpico contro la Roma.

Oggi intanto si torna a Zingonia. L’Eco di Bergamo annuncia «Oggi la ripresa con una seduta a porte aperte a Zingonia»: allenamento visibile al pubblico dalle 17.30. Hien e Sulemana restano fermi per infortunio.

Il tema della difesa domina anche sul Corriere della Sera – Bergamo, dove Marina Belotti titola «Difesa, cosa non va». Dopo quattro giornate l’Atalanta di Sarri ha subito sei reti, contro le otto incassate nello stesso periodo dalla squadra di Juric nella scorsa stagione. Il confronto riguarda anche la classifica: allora i nerazzurri avevano otto punti, oggi ne hanno sei.

Pietro Serina, in «Oltre la diagonale», guarda invece alle alternative tattiche: «Questa Atalanta ha tante soluzioni, anche il 4-2-3-1. Sugli esterni questione di gamba». È il sistema provato nel finale contro il Cagliari, con Raspadori, Samardzic e Rowe alle spalle della punta. Serina osserva che potrebbe dare «più velocità offensiva», ma per utilizzarlo con continuità servono interpreti adatti soprattutto sulle fasce.

La Gazzetta dello Sport, con Matteo Brega, guarda già alla prossima sfida: «L’Atalanta sorride: Scamacca segna e ora punta la Juve». Il centravanti si è finalmente sbloccato in campionato e il quotidiano ricorda i suoi due gol nelle prime quattro giornate. Oggi sarà alla ripresa a Zingonia, mentre domenica pomeriggio arriverà la trasferta contro la Juventus.

Ed è proprio la prossima avversaria della Dea a occupare gran parte dei quotidiani nazionali.

La Gazzetta dello Sport apre con «Spalletti in rosso»: «La Juve ha finito i bonus. I tifosi sognano Conte». Guglielmo Buccheri racconta il momento difficile dopo il ko con il Sassuolo, mentre Giovanni Carnevali difende l’allenatore: «Non sono uno che cambia allenatore…».

Corriere dello Sport, con Fabrizio Patania, titola «Carnevali blinda la Juve». Il messaggio è netto: «Lucio straordinario: per costruire un ciclo tempo e pazienza». Nelle pagine successive si ragiona anche sui correttivi: «Uno in più: il correttivo di Spalletti», con l’ipotesi di rinforzare il centrocampo, mentre Filippo Bonsignore titola «Scossa d’Europa. Si cambia».

la Repubblica, con Emanuele Gamba, sceglie «La Juve spericolata è piena di guai ma Carnevali blinda Spalletti». Carnevali ribadisce: «Spalletti è un tecnico straordinario, uno dei migliori. Cambiare allenatore non è nel mio spirito, bisogna dare tempo e avere pazienza, sapendo che bisognerà ingoiare bocconi amari».

La Stampa sintetizza: «Juve, la quiete dopo la tempesta. “Spalletti resta, conta solo vincere”». Anche qui la linea è quella della continuità: «Per programmare e costruire servono tempo e pazienza. Dovremo ingoiare dei bocconi amari».

Infine Tuttosport apre con «Ribaltone Juve» e all’interno propone «Testa e 3-4-2-1. Così Spalletti scuote la Juve». Paolo Pirisi racconta che il tecnico ha parlato alla squadra davanti ai dirigenti e sta pensando a una struttura più prudente per ritrovare equilibrio.

Chiudo col caso Maldini, con l’incidente (all’alba) post vittoria sulla Dea (con gol decisivo).

La Gazzetta dello Sport, con Francesco Velluzzi, titola «La difesa di Maldini» e mette in evidenza le parole del giocatore: «I miei esami sono negativi e il Cagliari sta con lui». Maldini ha pubblicato sui social i risultati dei nuovi test effettuati dopo l’incidente di domenica mattina.

Anche Corriere dello Sport torna sulla vicenda: «Maldini in campo dopo l’incidente. E posta sui social il test negativo». Il quotidiano riferisce che il giocatore è tornato regolarmente ad allenarsi con il Cagliari e che «gli esami effettuati al rientro sono risultati negativi».

Ad maiora

Atalanta, le avversarie di Conference: Ajax a valanga, crolla il Kairat. Pafos e Borac vincono, frenano Riga e Mjällby

A un mese esatto dall’esordio dell’Atalanta nella fase campionato di Conference League, è tempo di dare un’occhiata al fine settimana delle sei avversarie europee dei nerazzurri. Il risultato più vistoso arriva dall’Olanda, dove l’Ajax ha travolto 5-1 il Fortuna Sittard. All’estremo opposto il Kairat Almaty, battuto 4-1 in casa dal Tobol Kostanay.

L’Ajax, che ospiterà l’Atalanta il 22 ottobre, ha reagito nel modo migliore alla sconfitta contro il Psv della settimana precedente. A Sittard i Lancieri hanno dilagato 5-1: Julian Brandt ha aperto le marcature al 35’, poi, dopo il momentaneo pareggio del Fortuna, sono arrivati i gol di Thilo Kehrer, Davy Klaassen, Kasper Dolberg e Youri Baas. Una vittoria nettissima per quella che, almeno per blasone e tradizione, resta l’avversaria più prestigiosa del cammino europeo della Dea.

Sorride anche il Pafos, prima avversaria dell’Atalanta il 15 ottobre a Bergamo. I ciprioti hanno vinto 1-0 sul campo dell’AEK Larnaca: decisiva al 62’ la rete del rumeno Vlad Dragomir. Il Pafos prosegue così il suo buon avvio dopo lo 0-0 della settimana precedente contro l’Olympiakos Nicosia e la vittoria in Supercoppa contro l’Omonia.

Il risultato più sorprendente arriva invece dal Kazakistan. Il Kairat Almaty, che appena quattro giorni prima aveva battuto 3-0 lo Zhenis e veniva anche dal 3-0 esterno sul Kaspii Aktau, è stato travolto 4-1 in casa dal Tobol Kostanay. Una brusca frenata per la squadra che arriverà a Bergamo il 5 novembre.

Vittoria di peso anche per il Borac Banja Luka: 1-0 allo Zrinjski, con rete di Sebastian Herrera nel finale del primo tempo. I bosniaci si rialzano così dopo l’1-0 subito sul campo del Sarajevo. L’Atalanta andrà a Banja Luka il 26 novembre.

Non va oltre il pareggio il Riga, fermato sul 2-2 dall’Auda. Un risultato particolarmente amaro perché la squadra lettone si era portata sul 2-0 prima di farsi raggiungere nel finale dalla doppietta di Andrews Appiah. Riga sarà la penultima trasferta europea dell’Atalanta, il 10 dicembre.

Infine il Mjällby, che sarà l’ultima avversaria della Dea il 17 dicembre a Bergamo. Dopo le pesanti sconfitte contro Djurgården e Göteborg e il cambio in panchina, gli svedesi hanno pareggiato 1-1 sul campo dell’Häcken. Jacob Bergström li aveva portati avanti al 18’, Julius Lindberg ha pareggiato nella ripresa. Per il nuovo tecnico Andreas Brännström, tornato alla guida della squadra dopo l’esonero di Karl Marius Aksum, un punto utile soprattutto per interrompere la serie negativa.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di lunedì 14 settembre: serve pazienza per Sarri, poi la Juve nel mirino

Due sconfitte consecutive, qualche segnale di crescita e una parola che torna con insistenza: pazienza. È il tema scelto da L’Eco di Bergamo, che apre lo Sport con «Cantiere Atalanta» e dedica l’analisi del giorno dopo alla squadra di Sarri.

Paolo Vavassori titola «Atalanta, passi avanti. Ma adesso serve di più» e parte da un dato eloquente: «Dominio nel possesso palla, ma mira sballata: 22 tiri, solo 4 nello specchio della porta». Il giudizio resta sospeso tra progressi e problemi ancora evidenti: «Si è vista una crescita graduale ma tangibile nel gioco. Però questi progressi, trapelati pur nel contesto di una sconfitta, non bastano certo a delineare una versione già soddisfacente di Atalanta».

Tra le note positive Vavassori mette Kessié: «C’erano alla vigilia dei timori riguardo a Franck Kessié, chiamato a sostituire Gaetano squalificato, e reduce da un ingresso in campo insufficiente contro la Roma. Invece il centrocampista ivoriano ha interpretato il ruolo di regista con le sue caratteristiche migliori». Più alterno Rowe, mentre dietro rimangono le difficoltà: «C’è da lavorare tanto sui movimenti della linea difensiva».

Matteo Spini approfondisce il momento con «La parola d’ordine è pazienza. Sarri ha bisogno di tempo». Il confronto è con le precedenti esperienze del tecnico: «Il Napoli di Sarri nacque nella seconda metà di settembre, poi nel ritorno si perfezionò e negli anni successivi prese letteralmente il volo». Con l’Atalanta, scrive Spini, «le difficoltà potrebbero essere anche maggiori perché c’è molto più da cambiare». E ricorda che Sarri «in carriera non ha mai avuto un avvio di stagione quel “pesante”».

C’è però anche una curiosità statistica: «Una sorpresa dai numeri. Nessuno meglio da 36 anni». Dopo quattro giornate Sarri ha sei punti: un avvio tutt’altro che brillante, ma che nel confronto con diverse partenze del passato atalantino assume una prospettiva differente.

Sempre L’Eco di Bergamo torna sullo striscione della Curva Nord contro Marten de Roon e sulle parole di Gian Piero Gasperini. Il titolo è «Gasp: “De Roon via da Bergamo? Non l’ha scelto lui”». L’ex tecnico nerazzurro interviene così: «Io con Marten non abbiamo parlato dello striscione. Ha detto Gasp interpellato sul tema -, è stato per tanti anni un giocatore che ha portato in alto il nome di Bergamo e dell’Atalanta, forse per questo è stato messo quello striscione. Per noi è importante che sia qui. Ma non è stata una scelta sua lasciare Bergamo. Non rientrava nei piani e che doveva fare? Non giocare più per altri club e fare la scarpa vecchia?».

Domenica c’è la Juventus

Ed è proprio la prossima avversaria dell’Atalanta a occupare gran parte dei quotidiani sportivi. Domenica 20 settembre alle 18 i nerazzurri giocano a Torino contro la Juventus. 

La Signora arriva all’appuntamento dopo un clamoroso 3-2 incassato sul campo del Sassuolo. Gazzetta dello Sport apre con «Juve folle. Al 94’ ride Adzic» e sintetizza: «Si sveglia Zhegrova ma quanti errori. Il Sassuolo fa festa». I bianconeri rimontano due volte, ma vengono puniti nel recupero.

Il giudizio sulle difficoltà juventine è pesante: «Attacco ancora flop», con Kolo Muani indicato come problema e Woltemade incapace di incidere. Luciano Spalletti non nasconde la rabbia: «In 8 sulla palla per vincere. Persa la ragione. Errore nostro».

Ancora più netto Tuttosport, che apre con «Lucio, fai qualcosa!» e all’interno titola «Juve folle, immatura e fragile». Cristiano Corbo sottolinea una squadra che «va sotto due volte col Sassuolo» e alla quale «al 94’ decide l’ex Adzic». Spalletti ammette: «Abbiamo perso equilibrio» e aggiunge: «Ho chiesto io alla squadra di vincerla».

C’è anche Koopmeiners. Nelle pagelle il titolo è «Bremer e Kalulu, che errori! Koop esce per disperazione»: l’ex atalantino prende 5 e viene descritto ancora una volta in difficoltà. Un altro tema da seguire verso Juventus-Atalanta.

La Primavera torna a perdere

Dalla Supercoppa al campionato. La Primavera di Giovanni Bosi, dopo il trofeo conquistato mercoledì contro la Fiorentina e la sfilata di sabato sera davanti al pubblico dello stadio, torna a fare i conti con le difficoltà in campionato.

Tuttosport titola «Ripresa perfetta: il Toro piega l’Atalanta». Finisce 3-1 per il Torino: nerazzurri avanti con Contazo, poi nella ripresa arrivano le reti di Ciapani, Falasca e Bonacina. È la terza sconfitta nelle prime quattro giornate di campionato per l’Atalanta. 

Il Mantova di Modesto guarda tutti dall’alto

La chiusura è per un volto conosciuto molto bene a Bergamo. Gazzetta dello Sport dedica una pagina al Mantova: «Mantova da sogno», con il successo per 2-0 sulla Sampdoria che porta i biancorossi al primo posto della Serie B.

«Vola al primo posto, segna sempre Ruocco e la Samp è ultima», scrive la Gazzetta. In panchina c’è Francesco “Ciccio” Modesto, uno degli allenatori più interessanti della categoria e soprattutto l’uomo scelto dall’Atalanta nel 2023 per guidare la neonata Under 23 nella sua prima storica stagione tra i professionisti. 

Ad maiora

Da Koopmeiners a Zapata e Freuler: fischi o applausi, a Bergamo conta soprattutto come ci si lascia

Lo striscione contro Marten De Roon riapre una storia molto più lunga del trasferimento dell’olandese alla Roma. Perché la Curva dell’Atalanta non riserva lo stesso trattamento a tutti gli ex. Ci sono quelli che tornano a Bergamo tra applausi, cori e abbracci e quelli che vengono accolti da fischi e contestazioni. La discriminante, spesso, non è l’aver cambiato maglia: è il modo in cui ci si lascia.

«Hai scelto di passare nella nostra storia ma non di appartenerle… Addio bandierina M. De Roon», scrive la Curva Pisani durante Atalanta-Cagliari. Un messaggio durissimo per il recordman di presenze nerazzurre, sul quale interviene anche Gian Piero Gasperini, che difende il suo centrocampista: «Non è stata una scelta sua: non rientrava nei piani dell’Atalanta». E ancora: «Altro che bandierina, è uno striscione a tutta curva per quella società e per quella città».

Ma per capire lo striscione bisogna tornare indietro di una settimana. De Roon non è ancora tornato a Bergamo da avversario: Roma-Atalanta del 5 settembre si gioca all’Olimpico. A innervosire ulteriormente una parte della tifoseria sono soprattutto le immagini successive al gol del 2-1 di Soulé al 93’. De Roon partecipa alla corsa e ai festeggiamenti dei nuovi compagni sotto la Curva Sud romanista. Una scena che viene immediatamente notata e discussa dai tifosi atalantini.

Il ritorno dell’olandese (che non molto tempo fa aveva ricevuto la benemerenza civica dal Comune di Bergamo) nel suo ex stadio sarà il 15 gennaio (la data è da confermare) e non sarà una sfida come le altre.

Il precedente più duro degli ultimi anni porta naturalmente a Teun Koopmeiners. La ferita si apre nell’estate 2024 col braccio di ferro per il trasferimento alla Juventus: nella fase decisiva dell’operazione l’olandese smette di allenarsi con il gruppo, presenta certificati medici e salta anche la Supercoppa europea contro il Real Madrid.

Quando il 14 gennaio 2025 torna a Bergamo con la Juventus, la risposta è pesantissima. Fischi, cori, lo striscione «Koop fuck off» e, quando va a battere un calcio d’angolo sotto la Curva, il lancio di banconote di carta con scritte offensive. L’episodio finisce anche nel provvedimento del Giudice sportivo, che multa l’Atalanta di 10 mila euro. Il suo successivo ritorno è stato accompagnato da fischi a ogni tocco di palla.

Ma basta spostarsi di pochi mesi per trovare una scena completamente opposta. Il 26 maggio 2024 Duvan Zapata torna a Bergamo con il Torino. È un avversario, ma prima della partita viene chiamato sotto la Nord. Cori, applausi accompagnano il rientro del colombiano. Zapata cambia squadra, ma non diventa un nemico.

Lo stesso era successo poche settimane prima con Remo Freuler. Il 3 marzo 2024 il Bologna vince 2-1 a Bergamo e al termine della partita lo svizzero va sotto la Curva atalantina. Riceve gli applausi dei suoi vecchi tifosi e raccoglie una sciarpa lanciata dagli spalti. Ha appena contribuito a battere l’Atalanta, ma sette stagioni e 260 presenze non vengono cancellate dal risultato di una partita. Anche Gosens sia in maglia interista che viola è stato accolto dagli applausi dello stadio bergamasco.

E poche settimane fa, abbiamo un altro esempio simile: Berat Djimsiti lascia Bergamo dopo dieci anni e 334 presenze, ma il saluto è completamente diverso da quello riservato ora a De Roon. Durante il Trofeo Bortolotti contro l’Athletic Bilbao arrivano messaggi da entrambe le curve. La Sud espone «Umiltà e battaglia, grazie Djimsiti». Poco dopo la Nord risponde con un lungo striscione: «Dalla lotta salvezza alla Coppa di Dublino. Umiltà, sudore e sacrificio da vero bergamasco, da vero atalantino. Grazie Berat!».

Andando più indietro, uno dei ritorni più belli resta quello di Giacomo Bonaventura. Il 30 maggio 2015 arriva a Bergamo con il Milan. Sopra la Nord compare lo striscione: «La tua maglia ha cambiato colore ma Bergamo ti porta nel cuore». Gli viene consegnato il bottiglione di vino riservato agli ex più amati. Poi Jack segna addirittura una doppietta contro l’Atalanta senza esultare e, quando viene sostituito, lo stadio gli tributa una standing ovation.

Anche Filippo Inzaghi appartiene alla categoria degli ex rimasti nel cuore di Bergamo. Non c’è una storia di fischi da raccontare: al contrario, nel luglio 2015 viene invitato alla Festa della Dea e diventa uno dei protagonisti della serata. Dal palco dice ai tifosi: «Ogni volta che sono tornato qua mi avete fatto sentire uno di voi». 

La memoria della Curva, però, sa essere lunga anche nel senso opposto. Lo dimostra Christian Vieri. Nel 2008 il suo terzo ritorno all’Atalanta viene accolto da una contestazione già a Zingonia: cori, insulti e uno striscione che recita «Chi sputa dove mangia non può essere un campione, questa maglia per te deve essere un onore, Vieri rispetto!». Alla base della rottura c’è anche l’esultanza di Vieri dopo un gol segnato all’Atalanta con la Fiorentina.

Un addio tormentato è anche quello di Tiberio Guarente. Nell’estate 2010 l’Atalanta è appena retrocessa in Serie B e il centrocampista chiede di lasciare Bergamo. La scelta provoca la reazione di una parte della tifoseria, che non gli perdona la volontà di andarsene proprio dopo la discesa tra i cadetti. Il 17 giugno passa al Siviglia per poco meno di 5,5 milioni di euro. 

Il ritorno è quasi immediato. Il trasferimento comprende infatti anche l’amichevole tra Atalanta e Siviglia per il Trofeo Bortolotti e così, il 31 luglio, Guarente si ripresenta al Comunale con la nuova maglia. L’accoglienza chiarisce quanto la separazione abbia lasciato il segno: l’ex centrocampista atalantino viene fischiato dal pubblico a ogni tocco palla. Il Siviglia vince 2-1 davanti a circa 6.500 spettatori e Guarente gioca il primo tempo. 

Esiste poi l’altra faccia della memoria atalantina. Josip Ilicic, al momento del saluto nel 2022, fa il giro del campo passando anche davanti alla Pisani tra applausi e cori, visibilmente commosso. Non è un ritorno da avversario, ma resta uno degli esempi più forti di una separazione che non cancella l’affetto.

Anche Gian Piero Gasperini lo scopre personalmente quando torna a Bergamo con la Roma. La Curva Pisani gli dedica «Un decennio di gloria scolpito nella nostra storia. Dividerci un colpo al cuore. Ritrovarci una grande emozione. Bentornato Gasp, indelebile simbolo di Bergamo campione». La Sud non le manda invece a dire: «Una bella storia si giudica anche dal finale. Peccato».

Per De Roon il prossimo capitolo è già fissato: il 15 gennaio, quando tornerà per la prima volta a Bergamo con la Roma. Di Gasperini.

Ad maiora

Foto: Paolo Magni