Siria

DOMANI A MILANO MANIFESTAZIONE RADICALE CONTRO LE REPRESSIONI IN SIRIA

Ricevo e volentieri pubblico (e cercherò di esserci):

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Con i siriani contro il regime

L’associazione Enzo Tortora – Radicali Milano sarà con i cittadini siriani in corso Sempione ang. Via Alberto Riva Villasanta nei pressi del Consolato Onorario della Repubblica Araba Siriana per manifestare la solidarietà alla rivolta nonviolenta dei cittadini che in Siria tutti i venerdì scendono in piazza disarmati sfidando l’esercito del regime di Bashar al-Asad che non esita ad aprire il fuoco sui civili.

Il giorno 31.07.2011 si è consumato un massacro nella città siriana di Hama dove oltre 100 manifestanti pacifici sono stati uccisi a colpi di cannonate dai carri armati dell’esercito regolare siriano. Sempre lo stesso giorno, l’esercito siriano sembra abbia adoperato le bombe a grappolo in un quartiere dei sobborghi di Damasco.

Sono ormai cinque mesi che questo orrore va avanti nel silenzio del mondo con 5.000 civili uccisi dall’esercito del regime, è per questo che i siriani a Milano e l’associazione Enzo Tortora – Radicali Milano torneranno giovedì 4 agosto sotto il Consolato Onorario della Repubblica Siriana in corso Sempione 23 per manifestare la loro solidarietà ad un popolo che tutti i venerdì si riversa nelle strade delle città, armati di speranze di cacciare il regime di Bashar al-Asad e di sogni di libertà.

Siamo sicuri che anche venerdì 5 agosto i siriani scenderanno in piazza per sfidare nuovamente l’esercito e i carri armati, vogliamo far sapere loro che non sono soli, che anche a Milano e in Italia c’è chi li sostiene e appoggia la loro rivoluzione nonviolenta.

Giovedì 4 agosto alle ore 18.30 Corso Sempione angolo Via Alberto Riva Villasanta

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Ad maiora

I soliti sospetti si congratulano con Lukashenko

Ecco le notizie buone e cattive che arrivano dalla Bielorussia. Le riporta Denis Baranov che su Facebook scrive di non mandargli richieste di amicizia perché declina gli inviti di persone che non conosce personalmente,.

Partiamo dalle notizie cattive:

1. Niekliajeva Olga, la moglie di Vladimir, ha presentato una denuncia al Kgb e al procuratore generale per la mancanza di incontri con l’avvocato e l’assenza di notizie sulle condizioni del marito.

2. Il Tribunale di Minsk ha negato la richiesta di scarcerazione per 9 cittadini russi. Il tutto malgrado la sollecitazione in tal senso del ministero degli Esteri russo. Mosca ha fatto sapere che la decisione impatterà sulle relazioni bilaterali, già non buone negli ultimi anni.

3. Baranov ha ricevuto una sorta di risposta ufficiale da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa. Dicono di essere al corrente della situazione. Ma la Bielorussia non ha mai firmato l’accordo sulla Croce Rossa che permette le visite nelle carceri.

4. Tre giovani attivisti sono stati condannati dopo il picchetto di solidarietà davanti al carcere del 21 dicembre. Passeranno capodanno in cella.

Notizie neutrali:

1. Due membri della Commissione elettorale della città di Minsk hanno scritto pareri dissenzienti sul verbale sottolineando come non abbiano potuto convalidare i risultati delle elezioni per la capitale. Entrambi sono (ovviamente, aggiungo io) membri dei partiti di opposizione.

2. Il governo ha rassegnato le dimissioni. Procedura normale dopo le presidenziali. Non è stata ancora però fissata la data d insediamento.

3. Alcuni partiti hanno formato un comitato di solidarietà e di sostegno per i prigionieri politici. A quanto pare, vogliono creare qualcosa di più permanente.

Buone notizie:

1. Dopo quasi 8 giorni di custodia da parte del Kgb, a Vladimir Niekliajev è stato concesso di incontrare il suo legale. È accaduto lunedì sera. L’avvocato ha detto che sembrava stanco. Il suo viso portava ancora i segni delle percosse.

2. Anatol Lebedko che è attualmente in sciopero della fame è sembrato – agli occhi del suo legale –  in buone condizioni di salute.

Notizia random:

Il sito web del presidente Lukashenko elenca solo 13 capi di Stato che si sono congratulati con lui per la vittoria elettorale. Sono i soliti sospetti: Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaijan, Siria, Libia, Vietnam, Iran, Armenia, Uzbekistan, Cina, Turchia, Cuba e Russia.

Venezuela e Georgia hanno solo mandati i loro auguri.

Ad maiora.