Turkmenistan

5 W in Turkmenistan

Tra una settimana si vota (per le elezioni parlamentari) in Turkmenistan, paese che nella classifica mondiale per la libertà di stampa si piazza al terz’ultimo posto (177esimo su 179, fanno peggio solo Corea del Nord ed Eritrea, fonte RSF).
Le Nazioni unite cercano qui di spiegare l’importanza dei media in fase pre-elettorale:

La musica d’accompagnamento è marziale.
Ad maiora

Turkmenistan, come vincere le elezioni col 97% dei voti (video)

Il presidente del Turkmenistan, Kurbanguly Berdymukhamedov, e’ stato rieletto con il 97,14% delle preferenze. Lo ha annunciato oggi la commissione elettorale del paese. “Il presidente del Turkmenistan e’ stato rieletto”, ha annunciato il capo della commissione dopo lo scrutinio del 96,7% delle schede.

Seconda l’inutile Csi sono state super-regolari:

http://italian.ruvr.ru/2012/02/13/65966916.html

Questo, con sottotitoli inglesi, la campagna elettorale in salsa turkmena:

http://youtu.be/YQTc-x6saFM

Ad maiora

Turkmenistan al voto. Sapendo già chi vincerà

Si sono aperte nella notte italiana e si chiuderanno nel pomeriggio le urne per le presidenziali in Turkmenistan. Uscito dall’Unione sovietica, il paese asiatico non ha mai conosciuto neanche una breve stagione di libertà.

I candidati per la carica presidenziali sono otto (tra loro due ministri e vari imprenditori, naturalmente definiti indipendenti), ma uno solo è destinato a risultare vincente: Gurbanguli Berdymukhamedov.

Il presidente uscente fu eletto nel 2007 con l’89% dei voti. Probabile che nelle urne, blindatissime, si ripete quel grande successo.

Il predecessore Saparmurat Niyazov, d’altronde, “Padre della patria”, era diventato “presidente a vita”, cambiando il calendario e disseminando il paese di sue statue d’oro. E’ morto all’improvviso alla fine del 2006.  Berdymukhamedov, di professione dentista, e fino a quel momento ministro della Sanità, fu chiamato a sostituirlo e a proseguire la politica repressiva.

In assenza di competizione politica, l’Osce ha rinunciato a monitorare le elezioni (che coinvolgono solo 3 milioni di votanti).

Il paese, ricco di materie prime, è passato – senza soluzioni di continuità – dalla guida unica del Partito comunista turkmeno a quello del Partito democratico, al potere dal 1991.

“Nessun movimento di opposizione è permesso”, scrive Reporters senza frontiere (Rsf), spiegando che “niente è realmente cambiato in uno dei più paesi più chiusi e repressivi del mondo”.

Amnesty International denuncia invece “l’uso della tortura e severe restrizioni alla libertà di movimento e di espressione e altri diritti fondamentali”.

I risultati saranno annunciati il 15 febbraio.

Ad maiora

I soliti sospetti si congratulano con Lukashenko

Ecco le notizie buone e cattive che arrivano dalla Bielorussia. Le riporta Denis Baranov che su Facebook scrive di non mandargli richieste di amicizia perché declina gli inviti di persone che non conosce personalmente,.

Partiamo dalle notizie cattive:

1. Niekliajeva Olga, la moglie di Vladimir, ha presentato una denuncia al Kgb e al procuratore generale per la mancanza di incontri con l’avvocato e l’assenza di notizie sulle condizioni del marito.

2. Il Tribunale di Minsk ha negato la richiesta di scarcerazione per 9 cittadini russi. Il tutto malgrado la sollecitazione in tal senso del ministero degli Esteri russo. Mosca ha fatto sapere che la decisione impatterà sulle relazioni bilaterali, già non buone negli ultimi anni.

3. Baranov ha ricevuto una sorta di risposta ufficiale da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa. Dicono di essere al corrente della situazione. Ma la Bielorussia non ha mai firmato l’accordo sulla Croce Rossa che permette le visite nelle carceri.

4. Tre giovani attivisti sono stati condannati dopo il picchetto di solidarietà davanti al carcere del 21 dicembre. Passeranno capodanno in cella.

Notizie neutrali:

1. Due membri della Commissione elettorale della città di Minsk hanno scritto pareri dissenzienti sul verbale sottolineando come non abbiano potuto convalidare i risultati delle elezioni per la capitale. Entrambi sono (ovviamente, aggiungo io) membri dei partiti di opposizione.

2. Il governo ha rassegnato le dimissioni. Procedura normale dopo le presidenziali. Non è stata ancora però fissata la data d insediamento.

3. Alcuni partiti hanno formato un comitato di solidarietà e di sostegno per i prigionieri politici. A quanto pare, vogliono creare qualcosa di più permanente.

Buone notizie:

1. Dopo quasi 8 giorni di custodia da parte del Kgb, a Vladimir Niekliajev è stato concesso di incontrare il suo legale. È accaduto lunedì sera. L’avvocato ha detto che sembrava stanco. Il suo viso portava ancora i segni delle percosse.

2. Anatol Lebedko che è attualmente in sciopero della fame è sembrato – agli occhi del suo legale –  in buone condizioni di salute.

Notizia random:

Il sito web del presidente Lukashenko elenca solo 13 capi di Stato che si sono congratulati con lui per la vittoria elettorale. Sono i soliti sospetti: Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaijan, Siria, Libia, Vietnam, Iran, Armenia, Uzbekistan, Cina, Turchia, Cuba e Russia.

Venezuela e Georgia hanno solo mandati i loro auguri.

Ad maiora.

Statua di Saparmyrat Niyazov in Turkmenistan

Una statua al giorno toglie la democrazia di torno

Nel 2006, alla morte per infarto del “padre dei turkmeni” Saparmyrat Niyazov, si era pensato che sarebbe finito anche il culto della personalità legato a questo vecchio oligarca comunista riciclato al nazionalismo sarebbe stato archiviato. Quanti hanno letto Bandiera arancione ricorderanno il mitologico libro scritto da Niyazov, il Ruhnama, poema epico diventato (a forza) la Bibbia (da affiancare al Corano) del Turkmenistan. Questo testo scientifico (“Libro dell’anima”) secondo il quale i turkmeni erano i protagonisti di tutte le principali scoperte della storia umana, era diventato libro di scuola, ma anche testo obbligatorio per diventare medici o per passare la prova (teorica) di scuola guida. Niyazov aveva cambiato i mesi dell’anno e della settimana, inserendo i nomi dei suoi parenti. E soprattutto questo genio della comunicazione (Piretto col suo volume Gli occhi di Stalin può suggerirvi il perché) aveva riempito il paese di sue statue. La principale della quali alta 12 metri e ruotante (segue il sole), nella capitale Ashgabat. Gli occhi di Niyazov, insomma. Mai fermi però.

Ma da queste parti, morto un dittatore se ne fa un altro. Con gli stessi difetti del primo.

Certo, il nuovo presidente Gurbanguly Berdymukhammedov non compare su tutte le banconote turkmene come il suo predecessore. Ma si sta dando da fare per sostituire il culto di Niyazov col suo e con quella della sua famiglia. Mettendo ad esempio, una statua di suopadre all’Accademica militare turkmena. Berdymukhammedov non è peraltro nuovo al culto (della personalità, anzi, delle personalità) dei parenti, culto pubblico ovviamente. A settembre una statua dedicata a suo nonno è stata scoperta nel villaggio natale di Yzgant. Alcuni grandi cartelloni pubblicitari di Niyazov sono stati sostituiti con quelli di Berdymukhammedov che ormai invade giornali e tv con le storie della sua vita (e di quella della sua famiglia). Non ha ancora eretto sue statue, ma ha dato alle stampe libri di medicina e di storia turkmena.

Finita l’Unione sovietica, il Partito comunista turkmeno è stato sostituito dal Partito democratico turkmeno. Il paese è formalmente una repubblica presidenziale, ma la carica è a vita. Il marxismo leninismo è stato sostituito dall’imposizione delle tradizioni: è vietato portare barbe e acconciature non tipiche del Turkmenistan (paese a larga maggioranza musulmana). Inutile dire che il paese è al centro dell’attenzione di tutte le organizzazioni che si occupano dei diritti umani per le ripetute violazioni. Lo scorso novembre Berlusconi ha annunciato, visti i buoni rapporti economici tra i due paesi, l’intenzione di aprire una nostra ambasciata in loco.

Ad maiora.