Georgia

Conference League 2026/27, le possibili avversarie dell’Atalanta: Dinamo Tbilisi (Georgia, 3.550 km da Bergamo)

È la squadra della capitale georgiana e si qualifica al primo turno di Conference League grazie al quarto posto ottenuto nell’ultimo campionato. Il club nasce nel 1925 all’interno del Ministero dell’Interno della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia. Tra i suoi tesserati più celebri figura anche Lavrentij Berija, capo dei servizi segreti sovietici e uno degli uomini più potenti dell’Urss staliniana.

La Dinamo Tbilisi vince due campionati e due Coppe sovietiche. Il suo più grande successo internazionale arriva però nel 1981, quando conquista la Coppa delle Coppe battendo in finale il Carl Zeiss Jena.

Dal 1990 la Dinamo partecipa al campionato georgiano e ha vinto i primi dieci titoli consecutivi. Ora i titoli vinti sono 16 cui si aggiungono 13 coppe di Georgia.

Gioca le sue gare interne alla Dinamo Arena, gigantesco stadio costruito nel 1935 e più volte ristrutturato: ora la capienza è di 54.549 ma è arrivata contenerne 110mila nel 1979 quando i georgiani si imposero per 3-0 sul Liverpool.

Nel sorteggio del primo turno preliminare di Conference League la Dinamo Tbilisi è stata abbinata ai lussemburghesi dell’US Mondorf-les-Bains. Sulla carta i georgiani partono favoriti grazie alla loro maggiore esperienza internazionale e al prestigio costruito negli anni sovietici e nei primi decenni dell’indipendenza della Georgia.

Per Transfermarkt la rosa vale 6,45 milioni di euro.

Su Instagram i followers sono 32k.

Tbilisi da Bergamo dista la bellezza di 3.550 km da Bergamo. In auto sono 1 giorno e 14 ore. Da Orio il volo più veloce, con scalo a Istanbul impiega 6h25. Ci sono anche dei diretti da 4h15 (ma li vedo solo sul ritorno…).

Ad maiora

Dream Town

Un villaggio montano in Georgia frana e gli abitanti occupano una caserma dismessa:

Ad maiora

Per non dimenticare Nina Kaucisvili

Nina KaucisviliRipubblico, a distanza di tre anni questo post che scrissi dopo i funerali di Nina Kaucisvili. Era sul vecchio blog. Ma vale la pena ripubblicarlo. Per non dimenticarla.

Ad maiora

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La morte di chi  vive con passione, lascia dietro di sé un complesso puzzle di eredità. Ognuno nel momento del distacco prende un pezzetto di quella eredità, lunga in questo caso 90 anni. Chi ricorda la professoressa di russo, capace di appassionare alla lingua migliaia di persone (fondando l’Istituto di russo all’Università di Bergamo); chi l’amica; chi la guida scout, anzi la fondatrice del guidismo in Italia; chi l’esule georgiana, vera nomade d’Europa incappata anche nella Notte del Cristalli; chi l’attivista “politica”; chi il congiunto; chi la milanese d’adozione arrivata in Italia nel lontano 1940; chi la credente, capace di operare per l’unita’ delle chiese cristiane. E chissà di quanti altri pezzi di eredità non conosco, né saprò mai. Il signore alto e anziano col Borsalino che mi sedeva di fronte nella splendida chiesa di San Vincenzo in Prato, con le mani sul volto chissà quale Nina piangeva. Ha scritto anche la sceneggiatura dei suoi funerali, Nina. Funerali lunghissimi, bellissimi, intensi, capaci di farti piangere e ridere. Ha voluto scusarsi con una sorta di lettera aperta (tra l’imbarazzo dei tantissimi concelebranti, spiazzati da una messa nella quale ancora aleggiava l’attivismo, la forza di Nina): si e’ scusata per la sua impazienza, per la sua irruenza. Una scena di una forza pazzesca. Un’icona di bellezza richiamata da mons.Bottoni che ha citato Dostoevskij: la bellezza salverà il mondo. E’ la prima volta che sento citato l’insuperabile scrittore russo citato da un altare di una chiesa cattolica.
Nina e’ riuscita anche in questo ed e’ stata indubbiamente un’icona di bellezza. Tale rimarrà nel cuore di tanti.
Ora ci lascia “con la Georgia nel cuore” come i suoi amici della diaspora hanno voluto ricordarla.
A noi che restiamo il compito di non disperdere i pezzi del puzzle, di non lasciare cadere i numerosissimi testimoni che ci ha lasciato. Buon cammino, cara Nina.

5 gennaio 2010

L’ABKHAZIA HA UN NUOVO PRESIDENTE. IMPRENDITORE, EX COMUNISTA

A pochi giorni dal secondo anniversario della (vittoriosa) guerra d’indipendenza dalla Georgia, l’Abkhazia ha eletto il suo nuovo presidente. E’ Aleksandr Ankvab, fino a ieri vice-presidente, che guidava ad interim lo staterello secessionista affacciato sul Mar Nero. Ankvab succede infatti a Serghei Bagapsh, il leader secessionista, morto improvvisamente a maggio.

Ankvab che guida il partito Aitaira ha conquistato il 54,86% dei voti, con un’affluenza del 70%. Il primo a congratularsi per la vittoria è stato il presidente russo Dimitri Medvedev.

Dopo la guerra contro la Georgia, la Russia (che ha partecipato non da spettatrice allo scontro bellico) è stata d’altronde la prima a riconoscere lo staterello caucasico, seguita solo da Nicaragua, Venezuela, Nauru e Vanuatu.

La Georgia che considera ancora l’Abkhazia territorio georgiano (anche se negli accordi di pace, gestiti dal presidente francese Sarkozy, non vi erano espliciti riferimenti a ciò) ha protestato contro le elezioni parlando di “farsa” e di “atto cinico di politica psedutodemocratica”.

Aleksandr Ankvab, dirigente del Komsomol prima e del Partito Comunista georgiano poi, spostatosi a Mosca è diventato infine imprenditore di successo e leader politico in Abkhazia (dove ha ricoperto anche la carica di primo ministro). 

Dal 2005 a oggi è sopravvissuto a ben quattro attentati dinamitardi, l’ultimo dei quali un anno fa.

Ad maiora.

I soliti sospetti si congratulano con Lukashenko

Ecco le notizie buone e cattive che arrivano dalla Bielorussia. Le riporta Denis Baranov che su Facebook scrive di non mandargli richieste di amicizia perché declina gli inviti di persone che non conosce personalmente,.

Partiamo dalle notizie cattive:

1. Niekliajeva Olga, la moglie di Vladimir, ha presentato una denuncia al Kgb e al procuratore generale per la mancanza di incontri con l’avvocato e l’assenza di notizie sulle condizioni del marito.

2. Il Tribunale di Minsk ha negato la richiesta di scarcerazione per 9 cittadini russi. Il tutto malgrado la sollecitazione in tal senso del ministero degli Esteri russo. Mosca ha fatto sapere che la decisione impatterà sulle relazioni bilaterali, già non buone negli ultimi anni.

3. Baranov ha ricevuto una sorta di risposta ufficiale da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa. Dicono di essere al corrente della situazione. Ma la Bielorussia non ha mai firmato l’accordo sulla Croce Rossa che permette le visite nelle carceri.

4. Tre giovani attivisti sono stati condannati dopo il picchetto di solidarietà davanti al carcere del 21 dicembre. Passeranno capodanno in cella.

Notizie neutrali:

1. Due membri della Commissione elettorale della città di Minsk hanno scritto pareri dissenzienti sul verbale sottolineando come non abbiano potuto convalidare i risultati delle elezioni per la capitale. Entrambi sono (ovviamente, aggiungo io) membri dei partiti di opposizione.

2. Il governo ha rassegnato le dimissioni. Procedura normale dopo le presidenziali. Non è stata ancora però fissata la data d insediamento.

3. Alcuni partiti hanno formato un comitato di solidarietà e di sostegno per i prigionieri politici. A quanto pare, vogliono creare qualcosa di più permanente.

Buone notizie:

1. Dopo quasi 8 giorni di custodia da parte del Kgb, a Vladimir Niekliajev è stato concesso di incontrare il suo legale. È accaduto lunedì sera. L’avvocato ha detto che sembrava stanco. Il suo viso portava ancora i segni delle percosse.

2. Anatol Lebedko che è attualmente in sciopero della fame è sembrato – agli occhi del suo legale –  in buone condizioni di salute.

Notizia random:

Il sito web del presidente Lukashenko elenca solo 13 capi di Stato che si sono congratulati con lui per la vittoria elettorale. Sono i soliti sospetti: Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaijan, Siria, Libia, Vietnam, Iran, Armenia, Uzbekistan, Cina, Turchia, Cuba e Russia.

Venezuela e Georgia hanno solo mandati i loro auguri.

Ad maiora.