radicali

Zanzare

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Sto preparando le presentazioni delle tesi magistrali degli studenti che si laureeranno settimana prossima. Due di loro sono incentrate sulla Russia.
Ogni volta che mi avvicino all’Orso mi rendo conto di farlo secondo una prospettiva che passa sempre per la griglia di idee di Anna Politkovskaja. E sento il peso della sua assenza. Di non avere più punti di riferimento per quello che accade ora.
Che avrebbe scritto, ad esempio, Anna delle manifestazioni nazionaliste e anti-immigrati di questi giorni a Mosca? Come avrebbe valutato il sostegno (per me imbarazzante) dato loro da Alexey Navalny, blogger e leader dell’opposizione a Putin?
Domande che rimangono senza risposta.

Ad maiora

Ps. Ho scoperto solo ieri che su un sito di “informazione” russa vengo accusato (tramite i miei libri e insieme ai Radicali e Annaviva) di “distorcere la realtà della situazione negli eventi del Caucaso del Nord”, ossia in Cecenia.
Anna non c’è più. E io valgo un’unghia del suo piede. Ma evidentemente anche le piccole zanzare dell’informazione possono dare noia.

Enzo Tortora, nel nome di Kafka

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Se non avete mai letto un libro del collega Daniele Biacchessi, iniziate con questo.
“Enzo Tortora, dalla luce del successo al buio del labirinto” è un saggio davvero ben scritto e che ci racconta tante cose del nostro recente passato e anche dell’incerto presente.
La vicenda di Enzo Tortora emerge in modo chiaro e imbarazzante, per i giudici che misero ingiustamente in carcere il noto presentatore (infangato da camorristi, pentiti e assassini) e anche per i tanti giornalisti che si scagliarono contro di lui quando era in gattabuia e non poteva difendersi. Se ne salvarono pochi, tra i più noti: Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Vittorio Feltri. Gli altri si divertirono ad accanirsi contro un innocente che, pochi mesi dopo essere stato assolto (e tornato in onda con il mitico “Dove eravamo rimasti“) morì di cancro. Seguirono le solite tardive scuse di questo paese cattolico dove un’avemaria assolve tutti i peccati.
Il racconto di Biacchessi parte dal successo di Portobello, trasmissione che chiunque abbia i capelli bianchi non può non aver visto. Gli ascolti arrivarono fino a 25milioni di persone, inimmaginabili allora come oggi.
Tortora con L’altra campana aveva anche introdotto anzitempo l’interazione, quasi un televoto, invitando la gente a spegnere e accendere la luce per esprimere un’opionione. Un genio.
Uno che non si sedette mai sugli allori e che anche alla guida della Domenica sportiva non risparmiò critiche alla dirigenza Rai, finendo per essere buttato fuori dalla tv di Stato.
Una volta finito in carcere, Tortora divenne militante e parlamentare radicale (dimettendosi poi, per farsi arrestare: io c’ero quel giorno in piazza Duomo). Dalla cella scriveva: “Quello che non si sa è che una volta gettati in galera non si è più cittadini ma pietre, pietre senza suono, senza voce, che a poco a poco si ricoprono di muschio. Una coltre che ti copre con atroce indifferenza. E il mondo gira, indifferente a questa infamia”. Biacchessi commenta: “Tutta la stampa, tranne rarissimi casi, proseguì l’opera di linciaggio”. Proseguito dai giudici che, nella sentenza di condanna di primo grado lo definirono “individuo estremamente pericoloso e cinico mercante di morte”. Finì in carcere in quella malaugurata oprazione giudiaziaria e mediatica anche Franco Califano. Entrambi poi risultarono innocenti.
Un libro da rileggere. Per non dimenticare.
Il volume viene presentato oggi a Milano: alle 18.30, Galleria San Fedele, via Hoepli 3a.
Ad maiora
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Daniele Biacchessi
Enzo Tortora
Aliberti
Pagg. 153
Euro: 15

DOMANI A MILANO MANIFESTAZIONE RADICALE CONTRO LE REPRESSIONI IN SIRIA

Ricevo e volentieri pubblico (e cercherò di esserci):

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Con i siriani contro il regime

L’associazione Enzo Tortora – Radicali Milano sarà con i cittadini siriani in corso Sempione ang. Via Alberto Riva Villasanta nei pressi del Consolato Onorario della Repubblica Araba Siriana per manifestare la solidarietà alla rivolta nonviolenta dei cittadini che in Siria tutti i venerdì scendono in piazza disarmati sfidando l’esercito del regime di Bashar al-Asad che non esita ad aprire il fuoco sui civili.

Il giorno 31.07.2011 si è consumato un massacro nella città siriana di Hama dove oltre 100 manifestanti pacifici sono stati uccisi a colpi di cannonate dai carri armati dell’esercito regolare siriano. Sempre lo stesso giorno, l’esercito siriano sembra abbia adoperato le bombe a grappolo in un quartiere dei sobborghi di Damasco.

Sono ormai cinque mesi che questo orrore va avanti nel silenzio del mondo con 5.000 civili uccisi dall’esercito del regime, è per questo che i siriani a Milano e l’associazione Enzo Tortora – Radicali Milano torneranno giovedì 4 agosto sotto il Consolato Onorario della Repubblica Siriana in corso Sempione 23 per manifestare la loro solidarietà ad un popolo che tutti i venerdì si riversa nelle strade delle città, armati di speranze di cacciare il regime di Bashar al-Asad e di sogni di libertà.

Siamo sicuri che anche venerdì 5 agosto i siriani scenderanno in piazza per sfidare nuovamente l’esercito e i carri armati, vogliamo far sapere loro che non sono soli, che anche a Milano e in Italia c’è chi li sostiene e appoggia la loro rivoluzione nonviolenta.

Giovedì 4 agosto alle ore 18.30 Corso Sempione angolo Via Alberto Riva Villasanta

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Ad maiora

Non è l’11 settembre. E’ l’epifania

Che il re fosse nudo, chi scrive e gli amici di Annaviva, l’avevano detto ben prima che l’imperatore uscisse dal suo castello di Arcore e che il sito Wikileaks pubblicasse documenti riservati delle ambasciate a stelle e strisce.

Che il rapporto tra il presidente del consiglio italiano e quello russo fossero pericolosi era sotto gli occhi di tutti. Quanti, a destra come a sinistra, in queste ore si stracciano le vesti avrebbero fatto bene a parlare prima. Perché, come per i rapporti col dittatore libico, anche quelli col regime putiniano sono stati avallati anche da coloro che oggi sono all’opposizione. Questo non va dimenticato. Eccezion fatta per l’Ucd di Casini e per i radicali, la gran parte delle scelte energetiche messe sott’accusa dagli americani, risultavano discutibili fin dalle loro premesse.

Che l’alleanza Eni-Gazprom avrebbe ridotto le nostre possibilità di manovra era evidente. Eppure, malgrado l’Unione europea lavorasse per evitare che i russi fossero l’unico referente nella compravendita del gas, noi italiani abbiamo fatto da Cavallo di Troia. Ci hanno poi seguito i tedeschi (col nuovo gasdotto a nord) e i francesi (entrati ora in quello, costruendo, a sud- a scapito nostro, peraltro che non siamo neanche soci paritari ora, a differenza del passato).

Ma se l’Europa fosse stata unita, tutto questo non sarebbe successo. E invece, comanda chi vende e non chi compra. Perché tratta con 27 interlocutori anziché con uno solo.

La domanda peraltro che, come Annaviva, continuiamo  a porre è prettamente nazionale, che non riguarda gli interessi americani, e nemmeno quelli europoi. Ma di quanti abitano nel Bel Paese.

Posto che l’Eni è una società quotata in Borsa ma che è, grazie alla golden share, nel pieno controllo della Repubblica Italiana, quale vantaggio hanno ottenuto i cittadini di tale Repubblica da questi accordi con in russi?

Paghiamo meno il gas? Non mi pare. Abbiamo rifornimenti più stabili, non avendo centrali? Vero. Ma nessuno dei cervelloni aveva previsto che il prezzo del gas liquefatto sarebbe sceso così tanto, avendo gli Usa trovato nuovi giacimenti gasiferi (o meglio altre, moderne tecnologie di estrazione)?

Non sarebbe stato meglio fin dall’inizio, liberalizzare la rete del gas, come è avvenuto per quella elettrica?

E, cambiando settore, ma tenendo liinquadratura sul Cane a sei zampe: paghiamo meno la benzina all’ex Agip? Mi pare il contrario.

Che paese è quello che si accontenta delle tesserine sconto di You&Eni?

Gli accordi italo-russi sulla Yukos di Khodorkovskij, avviati durante il governo Prodi e portati a termine con Berlusconi, sono lì a raccontare ben più di quanto i file di Assange rivelino.

Ad maiora

Visite parlamentari in carcere: Dell’Utri a Como

I radicali lanciano per il secondo anno il Ferragosto in carcere. Questi alcuni penitenziari lombardi che deputati, senatori e consiglieri regionali visiteranno oggi:

dalle 10 alle 13.00 il garante provinciale delle persone limitate nella libertà Giorgio Bertazzini e il Consigliere Regionale Enrico Marcora saranno in visita alla Casa di Reclusione di Bollate

dalle 10 alle 15 il deputato Lino Duilio e il Consigliere Regionale Fabio Pizzul visiteranno la Casa Circondariale di San Vittore

dalle 9.30 alle 11.00 il Consigliere Regionale Stefano Tosi visiterà la Casa Circondariale di Busto Arsizio

dalle 9.30 alle 13.00 il Consigliere Regionale Carlo Borghetti visiterà la Casa Circondariale di Vigevano

dalle 15 alle 18 il deputato Lino Duilio e il Consigliere Regionale Enrico Marcora visiteranno l’I.P.M di Milano (Beccaria)

Domani al Bassone di Como la visita che sicuramente farà discutere e che attrarrà tutti i mass media: quella del senatore Marcello Dell’Utri. Condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, dell’Utri è in attesa della sentenza della Cassazione. Nel 1999 ha già patteggiato 2 anni e tre mesi per false fatture e fordi fiscali ( ai tempi di Publitalia).

A chi gli faceva notare l’inopportunità della visita il senatore Pdl ha risposto: “Sono stato a San Vittore, al Beccaria e a Benevento. Io mi sono sempre occupato della condizione dei detenuti, e questa mi e’ sembrata una bellissima iniziativa. Bisognerebbe che ci andassero tutti, perche’ il problema dei carcerati e’ un problema fin troppo trascurato nel nostro Paese”.