Venezuela

I soliti sospetti si congratulano con Lukashenko

Ecco le notizie buone e cattive che arrivano dalla Bielorussia. Le riporta Denis Baranov che su Facebook scrive di non mandargli richieste di amicizia perché declina gli inviti di persone che non conosce personalmente,.

Partiamo dalle notizie cattive:

1. Niekliajeva Olga, la moglie di Vladimir, ha presentato una denuncia al Kgb e al procuratore generale per la mancanza di incontri con l’avvocato e l’assenza di notizie sulle condizioni del marito.

2. Il Tribunale di Minsk ha negato la richiesta di scarcerazione per 9 cittadini russi. Il tutto malgrado la sollecitazione in tal senso del ministero degli Esteri russo. Mosca ha fatto sapere che la decisione impatterà sulle relazioni bilaterali, già non buone negli ultimi anni.

3. Baranov ha ricevuto una sorta di risposta ufficiale da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa. Dicono di essere al corrente della situazione. Ma la Bielorussia non ha mai firmato l’accordo sulla Croce Rossa che permette le visite nelle carceri.

4. Tre giovani attivisti sono stati condannati dopo il picchetto di solidarietà davanti al carcere del 21 dicembre. Passeranno capodanno in cella.

Notizie neutrali:

1. Due membri della Commissione elettorale della città di Minsk hanno scritto pareri dissenzienti sul verbale sottolineando come non abbiano potuto convalidare i risultati delle elezioni per la capitale. Entrambi sono (ovviamente, aggiungo io) membri dei partiti di opposizione.

2. Il governo ha rassegnato le dimissioni. Procedura normale dopo le presidenziali. Non è stata ancora però fissata la data d insediamento.

3. Alcuni partiti hanno formato un comitato di solidarietà e di sostegno per i prigionieri politici. A quanto pare, vogliono creare qualcosa di più permanente.

Buone notizie:

1. Dopo quasi 8 giorni di custodia da parte del Kgb, a Vladimir Niekliajev è stato concesso di incontrare il suo legale. È accaduto lunedì sera. L’avvocato ha detto che sembrava stanco. Il suo viso portava ancora i segni delle percosse.

2. Anatol Lebedko che è attualmente in sciopero della fame è sembrato – agli occhi del suo legale –  in buone condizioni di salute.

Notizia random:

Il sito web del presidente Lukashenko elenca solo 13 capi di Stato che si sono congratulati con lui per la vittoria elettorale. Sono i soliti sospetti: Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaijan, Siria, Libia, Vietnam, Iran, Armenia, Uzbekistan, Cina, Turchia, Cuba e Russia.

Venezuela e Georgia hanno solo mandati i loro auguri.

Ad maiora.

Abkhazia: dopo i missili, Lukashenko?

Mentre le fiamme dei devastanti incendi sono sempre più vicine all’impianto atomico di Saratov (sarebbe interessante saperne cosa ne pensi il candidato alla commissione per la “sicurezza nucleare” italiana, il parlamentare pd Veronesi), mentre il governo tace sul numero dei morti, al Cremlino continuano ad occuparsi di Abkhazia e Ossezia del sud. Malgrado l’emergenza (tardivamente dichiarata) a Mosca, qualche giorno fa il presidente Medvedev è volato a Sukhumi per celebrare la vittora nella guerra contro la Georgia. A ruota è stato annunciato che proprio in Abkhazia sono stati posti missili terra-aria S-300. Il tutto per difendere le due zone abitate da russi, russofoni e russofili (tuttora sotto la sovranità di Tbilisi però).

Ora dal Cremlino si fa trapelare la voce che anche la Bielorussia di Lukashenko sarebbe in procinto di  riconoscere l’indipendenza di Ossezia meridionale e Abkhazia. Diventerebbe così il quarto Stato dopo Venezuela, Nicaragua e Nauru (piccola e quotatissima isola del Pacifico) a riconoscere la secessione. Starebbe anche a significare un riavvicinamento tra Lukashenko e Putin, dopo mesi di freddezza. Sarà per il caldo di questa strana estate russa.

Medvedev lascia Mosca avvolta nel fumo

Mentre Mosca muore di caldo ed è avvolta da un fumo che impedisce di respirare, il presidente Medvedev non trova niente di meglio che andare in Abkhazia a festeggiare il secondo anniversario della vittoria nella guerra contro la Georgia. L’Abkhazia è una regione secessionista russofona e russofila della Georgia. L’anno scorso le truppe georgiane colpirono l’Ossezia del Sud, scatenando la reazione russa (a Mosca parlarono di genocidio, fatto mai dimostrato) che invase gran parte della repubblica ex sovietica.

L’Abkhazia, regione sul Mar Nero a poca distanza da Soci (località marittima che ha ospitato anche vertici Berlusconi-Putin-Gazprom-Eni e a cui sono state assegnate, avendo alle spalle le alte montagne caucasiche, le Olimpiadi invernali del 2014) approfittò della guerra russo-osseto-georgiano per rendere ancora più definito il suo distacco da Tbilisi (iniziato nel 1992).  Il tutto con l’aiuto delle truppe russe. Qui d’altronde Mosca ha distribuito passaporti a piene mani.

Il presidente russo Dmitrij Medvedev oggi ha promesso che Mosca fornirà un ulteriore sostegno alle regioni separatiste georgiane. Il presidente putiniano ha spiegato che il conflitto con la Georgia (durata 5 giorni) è stata una “guerra giusta”.

Una guerra vittoriosa, cui seguì il solito flop di politica estera internazionale della “Russia di Putin”. Mentre altre regioni secessioniste (Kosovo, ad esempio) ottengono numerosi riconoscimenti internazionali, Abkhazia e Ossezia del Nord hanno fallito l’obiettivo.

Malgrado le pressioni russe, i due piccoli staterelli (che la comunità internazionale considera ancora province interne alla Georgia), sono stati riconosciuti solo da Venezuela e Nicaragua. Persino la Bielorussia ha detto no.

Il terzo paese che ha dato l’ok è la Repubblica di Nauru, il più piccolo stato al mondo, un’isola dell’Oceano Pacifico di 21 chilometri quadrati che nel 1968 si è resa indipendente dal Regno Unito. Secondo il quotidiano economico russo Kommersant, Mosca avrebbe promesso al piccolissimo paese un prestito di 50 milioni di dollari in cambio del riconoscimento. Nauru, che dev’essere abitata e guidata da furbacchioni, aveva ottenuto aiuti (economici) dall’Unione europea dopo il riconoscimento del Kosovo e dalla Cina per aver riconosciuto i suoi diritti su Taiwan.

Ad maiora.