Melampo

Bandiera arancione in ebook. Intervista a TabuleRase

Eccola:
http://www.tabulerase.it/bandiera-arancione-la-trionfera-tre-domande-ad-andrea-riscassi/

Qui il link per l’acquisto del volume (a meno di due euro):
http://mobile.ebookizzati.it/ebook-bandiera-arancione-la-trionfer-andrea-riscassi-melampo-idprd156195.html

Ad maiora.

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Bandiera arancione (con nuova postfazione) in ebook. A meno di due euro

Se per caso non l’avete comprato in versione cartacea, ora avete l’occasione di acquistare (e soprattutto leggere) “Bandiera arancione la trionferà” in versione e-book.

E’ mio libro sulle rivoluzioni colorate nell’est Europa. Rispetto all’edizione originale, c’è in più una post-fazione sulla rivoluzione bianca in Russia cui ho avuto la fortuna (grazie ad Annaviva) di assistere.

Ora costa meno di due euro:

http://www.ebookizzati.it/ebook-bandiera-arancione-la-trionfer-andrea-riscassi-melampo-idprd156195.html

Ad maiora

Bandiera arancione. A meno di due euro

Per tutto il mese di agosto il mio libro sulle rivoluzioni colorate nell’est Europa sarà scaricabile a prezzo calmierato:

http://www.bookrepublic.it/books/publishers/Melampo/

Non perdete l’occasione!!

Ad maiora

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Mafia a Milano. Un cancro da estirpare

Dopo che molti, per anni, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, ora finalmente sembra non sia più un tabù parlare di mafia nel nord Italia. Chi voglia scoprire la genesi delle infiltrazioni in quella che è la principale città padana (e nel suo hinterland), non può non leggere il lavoro di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni che ha un titolo che non lascia dubbi: “Mafia a Milano” (Melampo). Il libro ha una bella introduzione di Nando dalla Chiesa, da sempre è impegnato su questi temi e ora alla guida della commissione antimafia decisa dal Comune di Milano (dopo che la precedente amministrazione aveva, diciamo così, glissato). Scrive Nando: «Negare l’esistenza – larga, radicata, influente – della mafia a Milano significa espellere il principio di verità dal proprio sistema di pensiero».

Sessant’anni di affari e delitti è il sottotitolo del volume che svela che – lungo le cinquecento pagine – non vengono analizzate solo le ultime vicende, ma si spiegano le origini delle infiltrazioni mafiose nell’ex capitale morale, la loro “resistibile ascesa”. Iniziata col domicilio coatto dei mafiosi al nord, i cui effetti vengono spiegati così dal giudice Cesare Terranova (poi assassinato dalla mafia): «Noi siciliani con questa misura del soggiorno obbligato abbiamo attuato una vera e propria esportazione di bacilli. Lanciare per l’Italia questi delinquenti ha significato fecondare zone ancora estranee al fenomeno mafioso».

Il volume si chiude con una bella citazione del pm Mario Venditti (che si è occupato più volte delle attività economiche della ‘ndrangheta al nord) che riassume un po’ tutto l’atteggiamento di quella zona grigia che non ha respinto quei bacilli, anzi si è a loro adeguata: «Gli imprenditori del nord devono stare attenti a non fare la fine della nobiltà terriera siciliana, che pensava di usare la mafia e invece ne è stata inghiottita».

Ci sono state, fin dai tempi di Epaminonda piccole guerre di mafia anche al nord (anche in Lombardia, dove gli affiliati sarebbero ventimila), ma niente a che vedere con quel che succede in certe aree del centro sud. Il perché lo spiega il sostituto procuratore Francesco Di Maggio: «La mafia ha tutto l’interesse a tenere tranquilla la piazza. La mafia può tollerare singole manifestazioni di criminalità, ma non consente situazioni eclatanti, perché Milano è la piazza finanziaria maggiore d’Italia e in questa città non ci deve essere, assolutamente, uno scontro aperto».

Per questo Rossi, Portanova e Stefanoni seguono principalmente la scia dei soldi, che arriva dallo spaccio di cocaina ed eroina (ora, complice la crisi, tornata di moda), dalla prostituzione ma che poi confluisce nel movimento terra e nei grandi cantieri di una regione che ha più gru che campanili. Di qui l’interesse di certi politicanti che, pur di farsi eleggere, si fanno sponsorizzare (o proteggere come è successo ad alcuni imprenditori poi divenuti famosi che si servivano di stallieri pregiudicati) da amici degli amici. Un quadro che ben conosciamo ma che spesso non viene imposto, ma accolto – da alcuni, costruttori e amministratori in primis – a braccia aperte. L’altro lato della medaglia lo spiega in modo sagace Agostino Abate, sostituto procuratore a Varese: «Non si possono avere i soldi della mafia senza avere anche la mafia». E i suoi sistemi. Saverio Morabito, killer pentito, spiega ai giudici: «Anche a Buccinasco e Corsico l’omertà è alla base di tutto, è una nozione fondamentale, uno deve avere la perspicacia di capire, intuire, ma mai fare una domanda specifica, perché altrimenti potrebbe apparire troppo curioso e le persone troppo curiose non piacciono a nessuno».

«Milano – spiega il consigliere Vincenzo Macrì nella relazione della Procura antimafia del 2009 –  è diventata la “capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico e finanziario». Qui donne coraggiose come Lea Garofalo vengono rapite e sciolte nell’acido.

Eppure questa è una città che è stata ed è capace di reagire. Dai tempi di Giorgio Ambrosoli («una persona che se l’andava cercando» come elegantemente ha detto un amico di Sindona) fino a quelli odierni che vedono Libera molto attiva a Milano e in Lombardia. Associazioni antimafia e cittadini (le cui attività sono raccontate nella parte finale del libro) che sono il vero vaccino per sconfiggere, anche tra le nebbie del nord, il cancro mafioso.

Ad maiora

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Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni

Mafia a Milano

Melampo

Milano, 2011

Pagg. 491

Euro 18,50

La copertina di Berlusconario

Berlusconario, non solo gaffe

Un volume dove vengono riassunte e pubblicate in fila, una dietro l’altra (assemblate per temi e commentate) tutte le frasi più rilevanti dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. “Berlusconario” è una sequela di gaffe (molte delle quali, a dire il vero volute) di SB. A curarlo per la casa editrice Melampo due giornalisti: Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli.

Un volume che è interessante da leggere in questi giorni durante i quali si intravede la fine del ventennio berlusconiano (anche se il passaggio di consegne, temo, non sarà indolore). Una serie di frasi su cui si è costruito il mito berlusconiano e che ora – improvvisamente – sembra non riscuotere lo stesso successo di qualche anno fa. Ma si sa: molti italiani sono cortigiani, pronti a ridere alle battute dei potenti, capaci anche un istante dopo di sputargli in faccia una volta che il potente sia caduto a terra.

Nelle prime pagine del libro c’è una frase (tutt’altro che una gaffe) che il nostro pronunciò in Bulgaria il 18 aprile 2002: «Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Parole senza appello che portarono alla cacciata dei tre (anche se proprio in questi giorni gli allora dirigenti cercano di sminuire la portata di quell’editto).

Interessante, nell’anno del ritorno alla vittoria del Milan (vera grande macchina di propaganda: non a caso gli investimenti maggiori sono fatti con supposte e sperate finalità elettorali) alcune frasi che connotano bene i sentimenti di Berlusconi verso la sua squadra di calcio: «Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male». (30 marzo 1994); « Tutte le cose di cui mi occupo sono profane: ma il Milan è sacro» (27 luglio 1988). Ce ne è anche una che riassume due dei suoi grandi amori (o malattie a sentire l’ex moglie e i suoi amici):«Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano». Una frase detta il 4 febbraio 1986 ma che l’ex presidente del Milan (è l’unica carica per cui abbia dovuto rinunciare in nome del conflitto d’interessi) avrebbe potuto pronunciare anche domenica scorsa mentre la maggioranza degli italiani votava e lui si riposava in Sardegna. Ma lui, come ebbe a dire il 13 luglio 2003 è «un galantuomo, una persona perbene,, un signore dalla moralità assoluta».

La bocciatura da parte degli elettori del legittimo impedimento, obbligherà il presidente del Consiglio a presenziare alle sedute dei numerosi processi in cui è incappato. Tanto da spingere ad affermare (9 ottobre 2009): « In assoluto il maggio perseguitato giudiziario della storia».

Le frasi roboanti sono sempre piaciute al nostro presidente. Capace di indignare persino uno come Vespa di fronte a questa affermazione: «Credo sinceramente di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.». (10 settembre 2009.)

Oltre a quelle sul Milan, per il sottoscritto, quelle più gustose sono le frasi relative alla Russia e alla Cecenia. La difesa berlusconiana dell’amico Putin è senza vergogna: «Voi comunisti non cambiate mai. Putin è fieramente anticomunista perché ha subito l’assedio di Stalingrado e ha avuto la famiglia sterminata» (23 dicembre 2006). Frase che spinge Belfiori e Santelli a precisare: «Peccato che l’assedio di Stalingrado avvenne nel 1942, Putin è nato nel 1952 e i suoi genitori sono sopravvissuti alla guerra. E soprattutto l’amico Putin fu agente segreto e dirigente del Kgb dal 1975 al 1991». In ogni caso l’assedio fu nazista e quindi semmai sarebbe diventato antifascista, antinazista.

Lascia invece senza parole, rileggere quanto Berlusconi disse il 7 novembre 2003, nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea: «In Cecenia c’è stata un’attività terroristica che ha prodotto molti attentati anche nei confronti dei cittadini russi. Non c’è mai stata una risposta corrispondente da parte della Federazione russa che ha subito questi attentati senza nessuna reazione». (7 novembre 2003). Lo dice nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea. Volutamente ignaro delle numerose sentenze europee sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito russo nel Caucaso.

Il libro, pieno di commenti sagaci, che sarebbe perfetto per l’Ipad. I numerosi riferimenti a youtube sarebbero fantastici se con un doppio tocco di indice si potesse vedere l’abbraccio tra Berlusconi e Bush (con tanto di crollo del palco) o la Regina inglese che lo rimprovera perché cerca di attirare, urlando Obamaaa, l’attenzione dell’attuale presidente americano. Non l’aveva ancora preso da parte per raccontargli la dittatura dei magistrati di sinistra in Italia. Ma questo sarà forse materia di altri libri. Magari digitali.

Ad maiora

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Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli

Berlusconario

Melampo editore

Milano, 2010

Pagg. 232

Euro: 13

www.melampoeditore.it