Croazia

Volto pagina

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Sono entrato per la prima volta in contatto con la Rai, anzi con la Tgr, Testata giornalistica regionale nel lontano 1991. Caporedattore centrale della redazione lombarda era Arturo Viola (che perse il posto per le difficoltà di copertura della strage di via Palestro; da allora vennero introdotti i mezzi di emergenza, presenti 24 ore al giorno). Il mio capo diretto era però Gilberto Squizzato, caporedattore degli Speciali (il mio mentore, quasi tutto quel che so di tv me lo ha spiegato lui, il resto l’ho imparato sul campo, grazie soprattutto agli operatori Rai). Contattò il mio ‘capo’ al Corriere, il mitico Raffaele Fiengo, chiedendo alcuni nomi di giovani collaboratori. Tra loro c’ero anche io che non solo collaboravo da qualche tempo con una tv (Lombardia 7), ma avevo già avuto anche esperienze internazionali (guerre in Slovenia e Croazia, rivolta dei minatori in Romania) grazie alla lungimiranza di quello che allora era il mio editore e che ora guida (all’opposizione) la pattuglia di Forza Italia al Senato, Paolo Romani.
In Rai arrivai sull’onda del cosiddetto Piano Milano (sorta di Piano Marshall in sedicesimi) che portò assunzioni, nomine ed edizioni di Tg nazionali (è rimasto solo il Tg3 delle 12).
Io finii (da collaboratore) nella redazione di Europa, trasmissione di Esteri che inizialmente andava in onda la sera su Rai1. Ho girato così ogni angolo del Vecchio Continente, accumulando servizi ed esperienze. Dal 1994 uno stop di tre anni: la direzione di testata non mi voleva più. Sono comparso in decine di comunicati sindacali (dell’Usigrai) prima di tornare in redazione nel 1997. Caporedattore era Antonio Di Bella, direttore Ennio Chiodi. Ho ripreso a collaborare a Europa (prima che fosse chiusa) lavorando però soprattutto al tg: cronaca e (tanta) politica, i campi su cui mi sono esercitato. Sono diventato inviato e ho girato ancora un po’ il mondo (Irak, Ucraina e Haiti, ad esempio) e soprattutto tutta la Lombardia.
Negli ultimi cinque anni, su input del compianto Ezio Trussoni (caporedattore fino allo scorso inverno, quando ci ha purtroppo lasciato, sostituito da Ines Maggiolini) sono diventato caposervizio, seguendo soprattutto le trasmissioni del mattino: Buongiorno Italia e Buongiorno Regione (e io mitico Gazzettino Padano, in radio). Esperienza bellissima ma faticosa visto che occorre svegliarsi (come ho fatto anche questa settimana) alle 4.40.
Da domani volto pagina. Passo a Raisport. Vado a toccare un terreno che ho più volte sfiorato in questi anni, ma che rappresenta una assoluta novità. E in quanto tale sarà per me esaltante. E, spero, divertente. Sia per me, sia per voi che avete la pazienza di seguirmi.
Lascio nella vecchia redazione tanti amici e tanti ottimi colleghi.
Non so come andrà nel nuovo settore e se sarò all’altezza di una storica tradizione. So solo che mio papà sarebbe stato fiero di me.

Ad maiora

Domani sera in capo Croazia e Serbia. Partita ad alto rischio

Curva croataLa polizia croata ha annunciato severe misure di sicurezza per l’incontro in programma domani a Zagabria fra le Nazionali di calcio di Croazia e Serbia, valido per le qualificazioni ai Mondiali. Una partita ad alto rischio incidenti, essendo il primo incontro fra le due nazionali dopo parecchi lustri, dopo la guerra. Qui ricordiamo un vecchio 3-1 per la Serbia-Montenegro (i due paesi erano ancora uniti) con doppietta di Vucinic contro la Croazia.
Il direttore della polizia croata, Krunoslav Borovec, ha avvertito che in caso di manifestazioni ostili contro i serbi o di cori xenofobi, la partita potrà essere sospesa e persino annullata. Le due Federazioni calcistiche hanno deciso nelle scorse settimane di rinunciare a trasferte organizzate di tifosi a Zagabria e Belgrado (dove il 6 settembre si giocherà il match di ritorno) ma non si può escludere la presenza di tifosi in grado di arrivare alla spicciolata.
Giusto per svelenire il clima, un’organizzazione dell’ estrema destra croata (Hsp) ha chiesto alla procura di definire “Persona non grata” Sinisa Mihajlovic, tecnico della nazionale serba, per una sua intervista Alla Gazzetta dello sport nella quale racconta i suoi rapporti con Arkan, capo delle formazioni paramilitari serbe.

Le curve calcistiche hanno avuto un loro ruolo nello sgretolamento della Jugoslavia. Indimenticabili nel 1990 gli scontri durante il match tra Dinamo di Zagabria e Stella Rossa di Belgrado.

Gli ultrà croati hanno fatto parlare di sé anche nei recenti Europei in Polonia.
Gli ultrà serbi li ricordiamo a Marassi.
Ad maiora

Il ruolo della TV croata nel conflitto balcanico (tesi)

“I media non commentano più la guerra, sono parte integrante di essa”. È un passaggio del discorso di presentazione della tesi di laurea di Sanela Bajric (Università degli studi di Milano, Facoltà di Lettere e filosofia, corso di laurea in Teorie e metodi per la comunicazione, correlatore il mitico Piretto) discussa oggi e dedicata al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nelle recenti guerre balcaniche. Parole che mi hanno richiamato alla mente quelle della scrittrice e attivista per i diritti civili indiana Arundhati Roy: “È sbagliato pensare che i mass media controllati dalle corporation supportino il progetto neoliberista. Non lo fanno. Essi sono il progetto neoliberista”.
La tesi della Bajric già dal titolo svela i suoi obiettivi: “L’informazione va in guerra. Il ruolo della TV nazionale croata Hrt nel conflitto balcanico”. È un’analisi seria e a tratti spietata su come molti giornalisti abbiano indossato gli elmetti durante la guerra non per proteggere le loro teste, ma per porre il proprio mestiere a favore dell’esercito, della nazione, anzi della madre patria.
Il ruolo del nazionalismo croato, uguale e contrario a quello serbo, emerge più volte all’interno del lavoro. Sia per lo sforzo congiunto di politici, intellettuali e giornalisti di croatizzare la lingua. Sia per quei commentatori tv che nel corso del conflitto hanno piegato, nei loro racconti, la realtà, trasformata a suon di falsità. Finendo anche per indicare quali sono i nemici, veri o supposti, della porta accanto. Disegnando di fatto dei mirini per i fanatici.
Ancora oggi, alcuni protagonisti dell’hate speech hanno un ruolo nell’informazione croata e addirittura insegnano giornalismo.
Parlare di neutralità della professione è forse un semplice esercizio di stile.
Ma questa interessante tesi spiega quali rischi si corrano se non ci si rende conto del potere dei mass media.
Ad maiora

#Euro2012 In gol il croato Mandžukić da Slavonski Brod

Mario Mandžukić in gol oggi per la Croazia è da qualche tempo nel mirino della Fiorentina.
È nato, nel 1986, a Slavonski Brod, città croata sul fiume Sava ai confini con la Bosnia. Un tempo industriale dopo la guerra con la Serbia si è riconvertita al turismo (la principale azienda è stata bombardata) e nel 2009 è stata votata come la città più bella della Croazia.
A poca distanza sorge il lager di Jasenovac dove gli ustascia croati di Pavelić rinchiusero e uccisero decine di migliaia di serbi, zingari, ebrei e oppositori politici croati.
Mandžukić comunque gioca nel Wolfsburg, squadra tedesca guidata da Felix Magath e sponsorizzata dalla Volkswagen che qui ha sede (e da il nome allo stadio).
Ad maiora

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Una Macedonia al voto

Macedonia al voto tra tensioni e accuse di brogli

Giornata di voto (oltre che per il sempre in crisi Portogallo) anche per la Macedonia, ex repubblica jugoslava che all’anagrafe mondiale si chiama ancora – per contrasti con la Grecia – in modo provvisorio: FYROM, acronimo che sta per Former Yugoslav Republic of Macedonia.

Stamane si sono aperte le urne (che si chiuderanno alle 19 locali) in un clima di forte tensione tra il partito di governo, l’VMRO-DPMNE e l’opposizione socialdemocratica (SDSM).

Entrambi gli schieramenti si sono accusati vicendevolmente di brogli. È possibile che, alla diffusione dei risultati di questo voto parlamentare ci siano manifestazioni di protesta nella capitale, Skopje. Sono elezioni anticipate dopo gli attacchi (e l’Aventino) scatenati dalle opposizioni alla maggioranza, accusata di voler mettere sotto controllo i media più critici. Tra gli osservatori internazionali che verificano la regolarità del voto anche il deputato radicale Matteo Mecacci:

http://www.radicali.it/comunicati/20110603/osce-mecacci-partecipa-alla-missione-di-monitoraggio-elettorale-macedonia

A votare sono chiamati 1 milione e 800 mila elettori, un terzo dei quali di etnia albanese. E proprio i partiti albanesi dovranno soccorrere uno dei due schieramenti se, come sembra probabile nessuno dei due riuscirà a conquistare la maggioranza dei seggi parlamentari (il partito di governo è comunque avanti nei sondaggi).

Dal risultato elettorale dipenderà un possibile ingresso del Paese nella Nato e nell’Unione europea (la Macedonia/Fyrom ha dal 2005 lo status di candidato). Nell’elenco di quanti stanno per entrare nel parlamento di Bruxelles in netto vantaggio, come rimarcato in queste ore dalla visita del Papa, rimane la cattolicissima Croazia.

Ad maiora.