Month: marzo 2010

Voltaire e la Politkovskaja

“Andrea!”. La sala si gira a guardarmi. Mettermi in ultima fila e’ stato inutile. Ottavia Piccolo mi saluta platealmente mentre sta intervenendo alla Mondadori di piazza Duomo. Sta presentando insieme a Vittorio Viviani la “Commedia di Candido”, in scena in questi giorni al Carcano di Milano. L’attrice parla dello spettacolo che spiega – strappando agli spettatori più di un sorrisoe – la filosofia francese che dovrebbe essere alla base della nostra cultura moderna (anzi, direi che era molto più avanti). Ma, vedendomi, fa una digressione sul motivo che ci lega. Ottavia Piccolo, in questi anni, in Italia non ha interpretato Anna Politkovskaja. E’ stata Anna Politkovskaja. La sua interpretazione di “Donna non rieducabile” (di Stefano Massini, bravissimo, giovane drammaturgo e scrittore che firma anche questa rivisitazione della storia del Candido) ha permesso che la giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 non fosse dimenticata nel paese guidato dagli amici di Putin. Con lei, ” per non dimenticare”, anche gli amici di Annaviva, che la stessa Piccolo ha citato. Lo spettacolo sulla Politkovskaja tornerà sulle scene milanesi, ha promesso l’attrice. Lo aspettiamo con ansia.
Non ci pensare, vieni a teatro, recitava un triste claim pubblicitario di qualche anno fa.
Ignorando il fatto che se il teatro non fa pensare è inutile che esista. Diventa solo una televisione, più monotona peraltro.

Ad maiora

La figa e l’azzecca-garbugli

Le due ordinanze del Tar della Lombardia di ieri con le quali si riammette, seppure in via cautelare, il listino Formigoni sono figlie di una cultura giuridica borbonica che ci trasciniamo dall’unificazione. Anche il decreto legge del governo (che spiega come interpretare la volontà del legislatore: di una legge – badate bene – del 1968) è frutto della stessa cultura. La legge dovrebbe essere preminente sulla giurisprudenza. Ma i nostri provvedimenti legislativi sono così complessi e frutto di incrostazioni successive che diventa ovviamente centrale il ruolo dei giudici e la loro interpretazione.

Siamo il paese dell’interpretazione autentica, degli ordini professionali, del valore legale del titolo di studio. Mai cambiati dai tempi della Destra storica. Delle firme con i timbri irregolari non si è parlato ieri al Tar lombardo. Ma si è discusso della legittimità della Corte d’appello milanese di decidere su un ricorso ad essa presentato dai radicali (grazie al quali, in duplice istanza, aveva escluso il listino formigoniano per 250 firme mancanti rispetto al quorum di 3500 richiesto). Anche di questi aspetti in realtà parla il decreto approvato venerdì notte dal governo. Il ricorso, si spiega, deve essere fatto al Tar e non alla Corte d’appello. Ma i giudici amministrativi lombardi questo nuovo decreto “interpretativo” (negli anni A.B., quando ho studiato io Amministrativo, questa formulazione non esisteva) non l’hanno in alcun modo preso in considerazione, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale fuori tempo massimo. Ne potrà tenere conto semmai il Consiglio di Stato se qualcuna delle liste non formigoniane deciderà di far ricorso. Un ricorso da fare sulle firme “irregolari” o sulla legittimità della Corte d’appello? Misteri di un gioco di specchi deformanti che spiega comunque perché il nostro sia il paese con il maggior numero d’avvocati di tutta Europa. Oggi è l’anniversario della nascita del grande Alessandro Manzoni, il cui dottor Azzecca-garbugli rimane una delle maschere più moderne dello Stellone. Grazie al Tar lombardo sarà garantito il diritto degli elettori lombardi di votare i partiti maggioritari e il presidente in carica. Le ordinanze 207/2010 e 208/2010 del 6 marzo 2010 garantiscono anche che Nicole Minetti, numero cinque del listino Formigoni possa essere ufficialmente candidata. L’igienista dentale (che il buon Jonghi Lavarini ha bollato come “la figa”) sarà sicuramente tra i banchi del nuovo consiglio regionale lombardo.

Ad maiora