Don Gino Rigoldi

L’ASSOCIAZIONE MARCO FORMIGONI LANCIA IL PREMIO “VOLA ALTO”

Fra le tre persone delle quali, nel pieno della festa per Pisapia, sentivo particolarmente l’assenza c’era Marco Formigoni. Con quello che sarebbe diventato collega e amico (che un tumore si è portato inopinatamente via nel 2009) ci eravamo conosciuti mille anni fa a un corso di giornalismo organizzato dal settimanale “Avvenimenti” (parliamo davvero dei tempi di Gutenberg).

Poi ognuno aveva fatto la sua strada. Lui prima a Radiopop poi a Peacerporter. Io vagante fino alla Rai. Nel 2005 le nostre strade si erano incrociate anche professionalmente. Marco era portavoce della famiglia di Clementina Cantoni (la cooperante sequestrata in Afghanistan). Io il giornalista che doveva seguire il caso. Lo intervistai più volte. E, quando la liberarono, gli urlai la notizia (io dalla strada, lui a casa Cantoni).

Marco Formigoni ci ha lasciato ma il suo spirito battagliero è ancora qui tra noi. Amici e famigliari (in primis la moglie Manuela) hanno creato un’associazione che porta il suo nome. E ora lanciano l’idea di un concorso riservato ai più giovani. Ecco il comunicato con i dettagli.

Ad maiora.

Presentato a Milano il concorso VOLA ALTO sblocco d’immaginazione narrativa, promosso dall’Associazione Marco Formigoni. L’iniziativa è destinata ai giovani di qualsiasi nazionalità tra i 18 e i 36 anni, con lo scopo di stimolarli a raccontare storie vere o di fantasia attorno al tema dell’integrazione e della multiculturalità.

“Per fare del sano giornalismo o usare la fantasia per un racconto i giovani devono guardare e ascoltare ma soprattutto sviluppare la capacità di chiedersi perché “ ha detto Don Gino Rigoldi, tra gli intervenuti.

“Marco Formigoni aveva interesse per ciò che normalmente in questo Paese ‘non fa notizia’, il suo approccio  mi coinvolse allora, così come mi coinvolge oggi con questo progetto”, ha invece ricordato Gad Lerner.

 “Una brumosa alba milanese, la routine del risveglio, un cantiere, un corpo che precipita, il corpo di un uomo venuto da lontano… ”

I pochi capoversi di una storia che Marco Formigoni aveva cominciato a scrivere sono lo spunto di partenza del concorso. I partecipanti avranno poi la libertà di utilizzare le più varie forme e mezzi di comunicazione giornalistica o d’immaginazione. Dalle diverse declinazioni della radiofonia a quelle video (reportage e inchiesta, docu-fiction, documentario, produzioni con videofonino, corti cinematografici) e fotografia. Opere letterarie, narrative, prosa e poesia, drammaturgia, graphic novel.

 I lavori saranno sottoposti alla giuria composta da: Silvia Ballestra, Pietro Cheli, Gad Lerner, Salvo Mizzi, Laila Pozzo, Gabriele Salvatores, Assunta Sarlo e da Manuela Kovacs, Presidente dell’Associazione.

La premiazione avverrà a Milano il 26 marzo 2012 e saranno assegnati premi in denaro: 5mila euro per il primo, 3mila il secondo e 2mila il terzo classificato. La giuria potrà anche segnalare altri lavori meritevoli di menzione.

 Il bando di partecipazione al concorso è da oggi scaricabile dal sito http://www.marcoformigoni.it e i lavori dovranno essere recapitati entro il 30 novembre 2011 a: Segreteria organizzativa Premio Marco Formigoni  c/o Formigoni – viale Vittorio Veneto 14 – 20124  Milano.

 L’Associazione Marco Formigoni, nata a ottobre 2010 per volontà di familiari, colleghi e amici del giornalista prematuramente scomparso, intende proseguire l’impegno civile, la solidarietà sociale, ma anche l’autonomia da qualsiasi conformismo che hanno contraddistinto Marco nella professione e nella vita.

Obiettivo è contribuire ad abbattere recinti, separazioni, discriminazioni attraverso la promozione e il sostegno di progetti che contribuiscano a far circolare idee di pace e di giustizia, aiutino i giovani a conoscersi e rispettarsi, sostengano il desiderio di indagare e di descrivere la realtà fuori dalle apparenze, ma anche la fantasia, l’immaginazione, la speranza.  

Sempre nel 2011 l’Associazione ha sviluppato il sito internet www.marcoformigoni.it. Non è solo un contatto con gli associati, ma una fonte per tutti, con notizie, segnalazioni d’iniziative utili, link, archivi, compresi i lavori di Marco.

 

Non abbiate paura

Niente paura: è gente che resta. È il geniale sottotitolo di una mostra fotografica visibile fino a domenica 23 marzo nei meravigliosi spazi della Fondazione Arnaldo Pomodoro (via Solari 35, Milano). “Hospites” questo il titolo della mostra presentata ieri da Don Gino Rigoldi, animatore di Comunità Nuova, Onlus grazie alla quale si possono vedere, anche in queste fotografie, tanti migranti sorridenti.

Don Gino è cappellano del carcere minorile Beccaria e voce di quella città che è fuori dalle istituzioni ma che rappresenta davvero la Milano con il cuore in mano di antica memoria. Nel suo intervento ha citato il compianto Candido Cannavò parlando di “notizie buone” che non hanno spazio, che non finiscono sui giornali e men meno sulla televisione (io ero di passaggio…).

Anche Paolo Branca, docente di lingua e letteratura araba alla Cattolica di Milano, ha parlato al cuore dei tanti milanesi presenti (sia Rigoldi che Branca sono peraltro nati nella – ora troppo vituperata – via Padova), spiegando come la paura dello straniero sia un sentimento comprensibile, ma è un sentimento che si deve dominare. Che non ci dovrebbe governare. Una paura verso il diverso e verso il futuro che, spiega Branca, ci spinge anche a non fare figli, a differenza di periodi ben più grami per la storia milanese.

La serata si è conclusa con un meraviglioso concerto di Ghazi Makhoul e del suo liuto arabo a ricordare quanto possa unire la cultura e a testi moire che molte sono le persone integrate, in Italia per restare, a Milano per diventare milanesi.

Le 38 foto in bianco e nero di Alessandra D’Urso raccontano un’umanità che lavora, che ama, che parla, che ride. Che vive. La D’Urso è peraltro uno dei classici cervelli in fuga, essendo una fotografa milanese che vive da anni tra New York e Parigi. Trentunenne, ha un elenco di reportage in giro per il mondo che fa spavento (e invidia).

C’è insomma chi parte e chi resta. Per noi che rimaniamo, una mostra e una serata che sono un segno di speranza. 38 scatti in bianco e nero.

Ad maiora