Vladimir Putin

#PussyRiot. Condanna confermata. Ma Katia è libera

Il tribunale di Mosca ha confermato la condanna di primo grado per le Pussy Riot, colpevoli di atto di teppismo aggravate dalla blasfemia.
2 anni di lavori forzati, ma una delle tre ragazze è stata rilasciata con la condizionale.
Sembra abbia ottenuto la libertà dissociandosi.
Durante l’udienza, una delle tre punk ha definito più volgare rispetto alla loro esibizione, la frase con cui il piccolo dittatore Putin ha conquistato il consenso nelle elezioni del 2000: inseguiremo i terroristi fin nel cesso.
L’ex spia del KGB divenne popolare con quel frase e con la guerra patriottica contro i ceceni (decine di migliaia i morti, per lo più civili).
I ceceni vennero accusati di attentati in città russe che da più parti si ritengono siano stati organizzati proprio da esponenti di KGB/Fsb per favorire l’ascesa del capo al Cremlino.
Le Pussy Riot oggi in aula si sono dichiarate “prigioniere politiche”.
Amnesty le ha, fin dal giorno del loro arresto in carcerazione preventiva, considerate “prigioniere di coscienza”.
Il grido Free Pussy Riot, accompagnerà gli esponenti del regime putiniano in tutto il mondo, da qui alla liberazione delle due ragazze.
Ad maiora

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#PussyRiot. Oggi via al processo d’appello

Inizia oggi a Mosca il processo d’appello contro le Pussy Riot, le tre ragazze della band punk condannate (lo scorso 17 agosto) a due anni di colonia penale per 45 secondi di concerto anti-putiniano nella Cattedrale di Cristo Salvatore: http://youtu.be/VtYw-d1CSxQ

Il concerto ovviamente non autorizzato, considerato blasfemo, venne organizzato in febbraio poco prima dell’ennesima rielezione di Putin alla presidenza della Federazione Russa.

 Le tre ragazze sono state condannate in primo grado per atti di teppismo motivato da odio religioso. Una sentenza contestata un po’ in tutto il mondo. Meno in Russia dove il lavaggio del cervello operato dalla televisione ha spinto la maggior parte dei russi ad appoggiare la condanna (i sondaggi assolsero anche al colonnello Yuri Budanov, colpevole di aver ucciso Elsa K., cecena diciottenne).

Lo stesso Putin ci ha tenuto, nel giorno del suo compleanno (festeggiato ovviamente in tv) ad appoggiare la decisione degli amici giudici: “E ‘inammissibile di minare le nostre fondamenta morali, i valori morali, per cercare di distruggere il paese”. A quello ci pensa già lui. Da dodici anni.

Le tre ragazze continuano intanto a far parlare di sé. I giornalisti New Times sono infatti riusciti a intervistarle in carcere: http://www.rferl.org/content/pussy-riot-speak-about-jail-conditions-in-leaked-videos/24734005.html

Qui il video in cui è Nadia Tolonnikova a parlare della sua detenzione: http://youtu.be/LE40AyvxgJc

Qui Maria Alyokhina: http://youtu.be/76LXTpqE_ng

Ad maiora

Ciao Anna. Buon compleanno Putin. Le opposizioni russe non festeggiano

Celebrazioni oggi in tutta la Russia per il 60esimo compleanno del presidente Vladimir Putin. L’ex Kgb l’avrebbe trascorso con la famiglia e gli amici, a San Pietroburgo.  

Chi non era alla festa avrà potuto festeggiare guardando alla tv di stato il documentario agiografico sulla vita del presidentissimo russo.

Nell’interessante filmato, Putin trova il tempo di appoggiare la condanna a tre anni di carcere per le Pussy Riot: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/10/07/60-anni-Puti-giusto-verdetto-Pussy-Riot_7591848.html 

L’opposizione ha organizzato una simil festa dietro il Cremlino, invitando il piccolo tiranno ad andare in pensione. Numerosi qui gli arresti, anche di blogger e sostenitori delle Pussy Riot con la balaclava.

Giornalisti e attivisti dei diritti umani si sono invece riuniti in piazza Puskin per ricordare il sesto anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja.

Chissà se l’efficiente regime repressivo prima o poi si occuperà anche di questo caso.

E magari anche di quello di Natasha Estemirova. Sto ancora aspettando che Medvedev faccia arrestare gli assassini come annunciato (anzi, strombazzato) due estati fa.

Ciao Anna. RIP

Ad maiora

Valentino Valentini. L’uomo-ombra di Silvio a Mosca

Ieri è comparso tra i testimoni della difesa del processo sul Ruby Gate, ma è scivolato via come la pioggia sul vetro.

Eppure Valentino Valentini è un personaggio chiave dell’entourage berlusconiano.

Classe 1962, bolognese, Valentini è stato allevato in Publitalia, poi assunto come interprete al Parlamento europeo (ora è in aspettativa). Sulla via di Bruxelles trova Silvio Berlusconi che lo assume come proprio segretario personale.

La fedeltà paga e Valentini sbarca in Parlamento nel 2001. Non si registrano particolari attività d’aula. Mai un interpellanza o un intervento in assemblea.

La sua vera attività è mantenere la rete di rapporti tra Eni e Gazprom, tra Berlusconi e Putin. Anche il presidente russo lo ama, tanto da insignirlo dell’onorificenza dell’Ordine di Lomonosov. Ignote le motivazioni.

Valentini, sconosciuto ai più nel nostro paese, è invece monitorato dagli americani. Nei cablogrammi pubblicati da Wikileaks, l’allora ambasciatore americano Spogli lo descrive così: “Valentino Valentini, un membro del Parlamento e una sorta di uomo ombra che opera come uomo chiave di Berlusconi a Mosca, praticamente senza staff o segreteria. Valentini, che parla russo e va a Mosca diverse volte al mese, appare frequentemente al fianco di Berlusconi quando si incontra con gli altri leader. Che cosa faccia a Mosca durante le sue frequenti visite non è chiaro, ma si vociferi che curi gli interessi di Berlusconi in Russia”.

Valentini, che dà del tu a Putin, dopo le rivelazioni di Wikileaks, replica dal Kazakistan il 2 dicembre 2010 (dove si trova in visita con Berlusconi e Bonaiuti) a chi lo accusa di “frequenti viaggi a Mosca”: “Al di là di alcuni titoli maliziosi, basta leggere per intero i rapporti filtrati da Wikileaks per capire di cosa si tratti: chiacchiere di corridoio della politica. Sui rapporti con la Russia non c’è nulla di misterioso, come ho più volte avuto modo di argomentare direttamente all’ambasciatore Spogli durante numerose colazioni nella sua residenza di Villa Taverna”.

Scrive invece Stefano Feltri sul Fatto quotidiano del 3 dicembre 2010: “Quel che è chiaro è che questo deputato bolognese di 48 anni è considerato una specie di ministro degli Esteri ombra, qualifica che stava per essere formalizzata dopo le elezioni del 2008 quando Valentini era pronto per diventare sottosegretario alla Farnesina con delega all’Europa. Poi la cosa è saltata, perché il ministro avrebbe percepito la nomina di Valentini come un commissariamento di fatto da parte di Palazzo Chigi. Così Valentini ha conservato quello status informale di consigliere della Presidenza del Consiglio che gli permette di avere maggiore autonomia d’azione. Nessuno sa quante lingue parli, chi dice cinque, chi sette o otto. Adesso che il suo nome è finito sui giornali di tutto il mondo, per Valentini sarà un po’ più complesso muoversi con la discrezione a cui si era abituato negli ultimi anni”.

In realtà, anche ieri è scivolato via. Come un’ombra

Ad maiora

#FreePussyRiot #1October2012. A Milano in piazza anche per ricordare Anna. RT pls

Non si ferma l’efficiente macchina repressiva del regime putiniano. Dopo la sentenza che, il 17 agosto, ha condannato le tre Pussy Riot a due anni di colonia penale (escludendo qualunque forma di condizionale, malgrado fossero incensurate) lunedì inizierà il processo d’appello.

Proprio quel giorno, il primo ottobre, è prevista una mobilitazione internazionale per chiedere la liberazione delle tre ragazze, colpevoli di un mini-concerto antiputiniano nella Cattedrale moscovita del Cristo Salvatore. Qui l’elenco delle città coinvolte: http://freepussyriot.org/

A Milano, Annaviva organizza un presidio in via Dante, alle 17.30, sotto la bandiera russa per l’Expo. Chi abbia voglia e modo di venire, porti una balaclava da indossare.

Il gruppo punk femminista è stato candidato al Premio Sakharov che il Parlamento Europeo assegna a dicembre a chi lotta per difendere la libertà di espressione. Ma intanto in Russia si continuano a cercare le due ragazze sfuggite all’arresto (erano in cinque a cantare in chiesa).

I Nashi, gruppo di balilla putiniani, ha posto una taglia sulla loro testa: 50mila rubli, 1250 euro.

Pura propaganda. Ma dà l’idea di quanto fastidio abbia dato quel concertino di 45 secondi in chiesa nel quale le tre ragazze denunciavano – in stile punk – l’abbraccio tra le gerarchie ecclesiastiche e il regime putinano, invitando la Vergine Maria a liberare la Russia da Putin.

Contro di loro si è mosso l’intero apparato giudiziario russo. Quello che ha condannato due volte Mikhail Khodorkovskij e che in questi giorni sta dando la caccia a quanti hanno manifestato il 6 maggio a Mosca, nel primo corteo dell’opposizione conclusasi con scontri di piazza.

La stessa giustizia russa che in sei anni non ha trovato un colpevole per l‘omicidio di Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006.

In piazza, lunedì andremo, anche per chiedere giustizia per lei e per tutti quei giornalisti e attivisti dei diritti umani uccisi in questi anni, senza che nessuno abbia mai cercato di arrestare gli assassini.

Perché l’unica cosa che sembra contare, per la giustizia russa è difendere lo status quo, difendere la tirannia di Vladimir Putin.

Ad maiora