Alla fine li si osserva come una sfida di wrestling o come quelle partite di calcio che finiscono 5-3 (e poi stranamente la camorra ha scommesso sull’over 7).
Anche i processi per l’omicidio di Anna Politkovskaja hanno la stessa credibilità.
Oggi, a sei anni dall’omicidio della giornalista russa, è arrivata la condanna per Dmitri Pavliuchenkov, ex poliziotto e reo confesso. Misera la pena: 11 anni per aver pedinato Anna, partecipato all’organizzazione del delitto e fornito l’arma al presunto killer.
I famigliari di Anna (i figli Ilja e Vera) hanno contestato la sentenza sia perché si aspettavano il massimo della pena. Sia soprattutto perché l’ex agente non ha indicato chi è stato il mandante del l’assassinio.
Nel corso dell’inchiesta si è scoperto che vari agenti segreti hanno pedinato Anna nei mesi prima dell’omicidio. Chissà chi glielo ha ordinato. Chissà chi ha pagato per il loro disturbo.
Domani intanto, sfidando il freddo, torna in piazza l’opposizione al regime putiniano. È passato un anno dai cortei oceanici che nel dicembre del 2011 segnarono un vero e proprio salto di qualità tra chi è stufato dell’oligarchia al potere.
L’appuntamento per domani è in piazza della Lubianka, sede del KGB prima (dove Putin fece la fila per entrare) e Fsb ora (ha cambiato solo nome e modalità d’azione).
Gli oppositori marceranno in ordine sparso visto che il comune non ha autorizzato la manifestazione.
Intanto la giustizia da operetta indaga su Alexei Navalnij, blogger ed esponente più votato nelle primarie dell’opposizione (ben prima di quelle di Grillo e con più rischi per chi vi partecipava).
L’accusa per Navalnij (che domani sarà in piazza e per questo sarà probabilmente arrestato) e suo fratello è truffa.
Ma è come il wrestling. Non credeteci.
Ad maiora
Ps. Ero stato facile profeta.
Vladimir Putin
#Russia dove vai?
Dal crollo dell’Urss al trionfo dei nuovi oligarchi al nuovo zarismo di Putin, dalla guerra in Cecenia all’esecuzione di Anna Politkovskaja, dall’amicizia col Cavaliere alla condanna delle Pussy Riot.
Cosa si agita sotto il cielo del nuovo impero dell’est?
A questa complessa domanda cercherò di dare risposta questa sera a Busto Arsizio, all’Università del Quadrifoglio.
Ore 21, via Lodi 20.
Ad maiora
#FreePussyRiot. Putin e il boomerang dell’antisemitismo
Il regime putiniano diffonde le immagini delle Pussy Riot condannate a due anni di galera per 45 secondi di concerto in chiesa. Addio balaclava, ora indossano una divisa carceraria.
Le due ragazze recluse hanno deciso di cambiare avvocato affidandosi a chi ha fatto liberare la terza del gruppetto. Lei, Iekaterina, dice che la Russia è una grande prigione, sia che si stia dentro che fuori dalle sbarre.
I legali faranno comunque fatica a difenderle, non potendo incontrarle.
Ma facciamo un passo indietro. Quella simpatica ex spia che guida la Russia, mal consigliato dai suoi lacchè, ha cercato di convincere la cancelliera Merkel che non bisogna appoggiare il gruppo punk perché sarebbe addirittura antisemita.
Blogger e giornali indipendenti russi hanno subito sbertucciato il presidentissimo, seguiti a ruota dai media tedeschi.
Qui il video “antisemita” al supermercato.
Verrebbe da dire a Putin: ho un amico che sta girando un film sui gulag. La proporrò come guardiano…
Ad maiora.
#Russia. Opposizione sempre nel mirino del regime
Magari a pochi importa qualcosa di quel che sta accadendo in Russia. Ma io insisto.
Il 6 maggio alla famosa Marcia dei Milioni (io ero lì a seguirla per questo blog) hanno arrestato un botto di gente (400 manifestanti).
La procura (non proprio indipendente rispetto al tiranno Putin) ha deciso di indagare sugli organizzatori della Marcia, finita con scontri tra manifestanti e forze speciali (gli Omon, tali di nome e di fatto).
Alcuni sono ancora al gabbio e quindi i dissidenti hanno organizzato varie forme di protesta.
L’ultima davvero pop con picchetti fatti da una sola persona.
In Russia (come d’altronde in Unione sovietica) non sono mai piaciuti gli eroi solitari, peggio se ironici.
E così per quelle proteste di tanti singoli cittadini, sono scattate le manette per 200. Tra loro anche i leader della protesta anti-putiniana.
In camera di sicurezza anche il blogger Navalny, il più votato nelle primarie delle opposizioni.
Poi sono stati tutti scarcerati.
Uno dei capi, Udaltsov (contro il quale si sono scatenate le TV del regime) è accusato quasi di tentativo golpe.
No, no.
Davvero un bel paese. Spero che anche il prossimo governo italiano faccia la politica estera della lingua in bocca con Putin. Perché c’è sempre da imparare.
Ad maiora
#PussyRiot e un #Putin maschilista e patetico
La frase sessista e machista del piccolo tiranno russo Vladimir Putin sulle Pussy Riot (“potevano restare a casa a cucinare”) si commenta da sola.
Ricorda non casualmente quella che il macellaio messo – da Putin – a guidare la Cecenia (Ramzan Kadyrov) aveva dedicato ad Anna Politkovskaja dopo il suo assassinio (“avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga”).
Veramente patetici.
Le due ragazze mandate ai lavori forzati per un concerto anti putiniano in chiesa non sono intanto state giudicate dal Parlamento europeo meritevoli del Premio Sakharov. Quest’anno è di moda ll’Iran.
Giusto per fare capire ai burocrati europei come funzionano le carceri russe, basti sapere che Nadia Tolonnikova, una delle due Pussy Riot, è stata messa nella stesa cella con la giovane neonazista condannata per omicidio dell’avvocato (anche di Anna Politkovskaja e della famiglia Kungaev) Stanislav Markelov.
Il tutto mentre uno dei leader della dissidenza putiniana, Serghei Udaltsov del Fronte di Sinistra rischia l’arresto.
Ma non ditelo a Bruxelles.
Ad maiora




