Vladimir Putin

La pistola d’oro

Si vantava di aver scoperto Gheddafi nel tunnel nel quale il dittatore libico si rifugiò per evitare di essere lapidato.
E si faceva fotografare con la pistola d’oro strappata al tiranno e forse usata contro di lui.
Ora Omran Shaban, 23 anni, sarebbe morto dopo essere stato catturato e seviziato dai lealisti.
Odio le armi e quelle d’oro mi disgustano.
C’è un altro dittatore che ne va fiero. È quel Ramzan Kadyrov che Putin ha messo alla guida della Cecenia.
Per lui mi auguro un sereno processo.
Per crimini contro l’umanità.
Ad maiora

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#FreePussyRiot #OccupyRussia. Se ne parla domani sera a Lodi Vecchio

La Russia di Putin: Gas, Democrazia e Pussy Riot è il nome della conferenza che Annaviva, il Centro per la cultura e il tempo libero Lodi Vecchio e  l’assessorato alla cultura di Lodi Vecchio hanno organizzato il 21 settembre alle ore 21 al Centro via della pace di Lodi Vecchio, raggiungibile da Milano in 40 minuti con il passante.

L’incontro La Russia di Putin: Gas, Democrazia e Pussy Riot , a cui parteciperanno Andrea Riscassi e il presidente di Annaviva Luca Bertoni, sarà l’occasione per riflettere sull’attuale situazione socio-politica russa.

“Non si può nascondere la natura repressiva di questo processo”. L’intervento di una Pussy Riot al processo

Venerdì ci sarà la sentenza a Mosca contro le Pussy Riot. Abbiamo seguito quotidianamente il caso, anche prima che le tre ragazze fossero arrestate. Questa che riportiamo è l’intera dichiarazione spontanea che una delle imputate, Yekaterina Samutsevich, ha pronunciato nell’ultima udienza.

L’ultimo paragrafo è da brividi.

Ad maiora.

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Nella dichiarazione conclusiva, l’imputato dovrebbe pentirsi, rammaricarsi per le sue azioni o chiedere le circostanze attenuanti. Nel mio caso, come nel caso delle mie compagne del gruppo, ciò è completamente inutile. Invece, voglio esprimere i miei pensieri sui motivi che stanno dietro quanto ci è successo.

Che la Cattedrale del Cristo il Salvatore sia diventato un significativo simbolo della strategia politica delle autorità è stato chiaro a molte persone assennate: è successo quando l’ex collega al Kgb di Vladimir Putin, Kirill Gundyayev, ha assunto l’incarico di capo della Chiesa ortodossa russa. Dopo ciò, la Cattedrale di Cristo Salvatore ha cominciato a essere sfacciatamente usata come sfondo appariscente per le politiche della sicurezza, che sono la principale fonte del potere in Russia.

Perché Putin sente la necessità di sfruttare la religione ortodossa e la sua estetica? Dopo tutto, egli avrebbe potuto impiegare le proprie forze: gli strumenti di gran lunga più laici del potere, ad esempio, le società controllate dallo stato, o il suo minaccioso sistema di polizia, o il suo ubbidiente sistema giudiziario. Può darsi che le politiche fallimentari del governo di Putin, l’incidente con il sottomarino Kursk, i bombardamenti contro civili in pieno giorno, e altri momenti spiacevoli della sua carriera politica lo abbiano costretto a riflettere sul fatto che era giunto il momento di rassegnare le dimissioni, che altrimenti, i cittadini della Russia l’avrebbero aiutato a farlo. A quanto pare, è stato in quel momento che ha sentito la necessità di una forza più persuasiva, con garanzie trascendentali per una sua lunga permanenza al vertice del potere. E’ stato allora che si è reso necessario utilizzare l’estetica della religione ortodossa, religione che è storicamente associata al periodo di massimo splendore della Russia imperiale: ossia quando il potere non arrivava da manifestazioni terrene come elezioni democratiche o dalla società civile, ma da Dio stesso.

Come ha fatto a fare questo? Dopo tutto, abbiamo ancora uno Stato laico. Ogni commistione tra le sfere religiose e politiche non dovrebbe essere trattata con severità dalla nostra società vigile e dotata di spirito critico?
Qui, a quanto pare, le autorità hanno approfittato di un certo deficit di estetica in epoca sovietica, quando la religione ortodossa aveva un’aura di storia perduta, di qualcosa che era stato schiacciato e danneggiato dal regime totalitario sovietico, ed era quindi un’opposizione culturale al regime. Le autorità hanno deciso di appropriarsi degli effetti storici di tale perdita, per presentare un nuovo progetto politico della Russia: ossia ripristinare i valori spirituali perduti. Un progetto che ha poco a che fare con una genuina preoccupazione per la conservazione della storia russa, dell’Ortodossia e della cultura.

E’ stato anche abbastanza logico che la Chiesa ortodossa russa, dati i suoi legami, storici e mistici col potere, sia emersa come principale esponente di questo progetto per i media.

E’ stato deciso che, a differenza dell’epoca sovietica, quando la Chiesa fu in prima linea contro le brutalità delle autorità nei confronti della storia stessa, la Chiesa ortodossa russa debba ora affrontare tutte le manifestazioni contrarie alla cultura di massa con un atteggiamento di diversità e tolleranza.

Il rafforzamento di questo progetto squisitamente politico ha richiesto notevoli quantità di illuminazione professionale e attrezzature video, lunghe trasmissione in diretta sui canali televisivi nazionali, e numerose notizie moralmente ed eticamente edificanti. In questo contesto. discorsi ben costruiti del Patriarca hanno contribuito a spingere i fedeli verso la scelta politica giusta (ossia per Putin), nel difficile periodo pre-elettorale. Inoltre, la messa in scena deve continuare; le immagini necessarie devono essere bruciate dalla memoria e costantemente aggiornate; occorre dare l’impressione che sia qualcosa di naturale, costante e obbligatoria.

La nostra improvvisata manifestazione musicale nella Cattedrale di Cristo Salvatore col canto “Madre di Dio, liberaci da Putin” ha violato l’integrità dell’immagine mediatica che le autorità avevano generato con un lavoro così lungo. E ne ha rivelato la falsità.

Nel nostro spettacolo abbiamo osato, senza la benedizione del Patriarca, cercare di unire l’immaginario visuale della cultura ortodossa con quella della protesta, suggerendo così alle persone intelligenti che la cultura ortodossa non appartiene solo alla Chiesa ortodossa russa, al Patriarca e a Putin, e che potrebbe anche allearsi con la ribellione civile e con lo spirito di protesta in Russia.

Forse l’effetto mediatico, sgradevole e di vasta portata, dalla nostra intrusione nella cattedrale è stato una sorpresa per le stesse autorità. In un primo momento, hanno cercato di presentare la nostra performance come uno scherzo fatto da persone senza cuore, atei militanti. Questo è stato un grave errore da parte loro, perché a quel punto eravamo già conosciute come un gruppo punk femminista anti-Putin, che aveva già fatto assalti mediatici contro i principali simboli politici del paese.

Alla fine, considerando tutte le irreversibili perdite, politiche e simboliche, causate dalla nostra creatività innocente, le autorità hanno deciso di proteggere il pubblico da noi e dal nostro pensiero anticonformista. Così è finita la nostra complicata avventura punk nella Cattedrale di Cristo Salvatore.

Ora ho sentimenti contrastanti su questo processo. Da un lato, ci aspettiamo un verdetto di colpevolezza. Rispetto alla macchina giudiziaria, noi non siamo nessuno, e abbiamo perso. D’altra parte, abbiamo vinto.
Tutto il mondo vede ora che il procedimento penale contro di noi è stato fabbricato. Il sistema non può nascondere la natura repressiva di questo processo. Ancora una volta, il mondo vede la Russia in modo diverso da come Putin cerca di presentarla nei suoi quotidiani incontri internazionali. Chiaramente, nessuna delle promesse di Putin di procedere verso uno stato di diritto sono state mantenute. E la sua affermazione che questa corte sarà obiettiva e che pronuncerà un verdetto equo è l’ennesimo inganno verso tutto il paese e la comunità internazionale. Questo è tutto. Grazie.

Monti a Mosca. Per rinsaldare i legami con la Russia di Putin III

Come pensavamo, come dicevamo.
Cambiano i governi, ma rimane stabile l’amicizia tra Italia e Russia. E chi se ne frega che quest’ultima imprigiona, con fine pena praticamente mai, Khodorkovskij, o tre ragazze “colpevoli” di un concerto contro Putin nella Chiesa del Cristo Salvatore.
E chi se ne frega se la Russia di Putin III paragona le ong che ricevono finanziamenti stranieri ad agenti dei servizi stranieri.
E chi se ne frega che la Russia di Putin III riduca ulteriormente il diritto delle opposizioni a manifestare e dei cittadini russi di navigare liberamente in rete.
L’importante è fare affari.
Andare a riverire un Patriarca Kiril sempre più amico del regime (e magari chiedergli che ore siano, visto l’amore per gli orologi).
L’importante è dire scempiaggini come quello di invitare i turisti ad andare a Ravenna (città consigliatissima, peraltro) perché ponte tra Oriente e Occidente “proprio come quello che Putin e Mevedev vogliono costruire”. Quando sento parlare di “ponti” mi viene in mente solo Alex Langer. Quelli erano ponti, non certo quelli dei Batman e Robin che guidano la Russia.
Tutto cambia, ma tutto resta come è.
Perché la politica estera, da anni, è stata appaltata all’Eni (non a caso complice nell’esproprio ai danni di Yukos).
E basta leggere le frasi entusiastiche di Scaroni per rendersene conto: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=118511&id=67&ante=0
Ad maiora.

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Erdogan da Putin (senza Berlusconi)

Mentre i quotidiani italiani si dilettano a contare i followers di Grillo, quelli turchi continuano a concentrarsi sulla visita del loro primo ministro a Mosca.
Da quel poco che sono riuscito a leggere, ignorata invece nel Bel Paese.
Eppure la Turchia è un elemento fondamentale nello scacchiere del Mediterraneo, soprattutto ora che riceve migliaia di profughi dalla Siria.
Di Siria hanno discusso Putin e Erdogan ieri. Pur rimanendo su posizioni distanti.
Qualche tempo fa i due, quando stavano per firmare l’accordo per il passaggio in territorio turco del gasdotto South Stream si trovarono al tavolo anche Berlusconi, che si vantò di aver avuto un ruolo centrale nel patto:
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/eni-gas/turchia-berlusconi/turchia-berlusconi.html
Il gasdotto, nato da una joint venture tra Gazprom ed ENI, ha visto negli ultimi tempi la compagnia statale italiana fare ampi passi indietro; con la crisi è infatti diminuito pesantemente il consumo di gas in Italia. E per diventare l’hub del gas avremmo bisogno di strutture, costose e impattanti in un territorio ad alta densità umana come il nostro.
Ad maiora.

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