Vladimir Putin

Morto Chavez, alleato sudamericano di Putin

Hugo Chavez, Vladimir PutinE’ morto di cancro il presidente venezuelano Chavez. Lo ricordo soprattutto per i suoi rapporti con la Russia di Putin.

Il presidente russo è andato più volte in Venezuela.

Parecchi gli accordi, economici e militari, firmati dai due leader.

Putin aveva da poco scritto a Chavez, augurandosi la sua guarigione.

Il Venezuela era stato una delle poche nazioni a riconoscere l’indipendenza degli staterelli secessionisti georgiani di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Ad maiora

E’ una minaccia? No, un consiglio

proteste-russia_putinC’era una volta Putin-Marcorè.
Si è proprio discusso molto di esteri o di approvigionamento energetico in campagna elettorale.
Ad maiora

I veleni del #Cremlino

Cremlino sbarrato (foto Andrea Riscasi)Ripubblico a tre anni di distanza questa recensione del libro di Vaksberg.

Ad maiora.

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“È vero, esistono pagine problematiche della nostra storia. Ma quale stato non ne ha? Inoltre, le nostre pagine nere sono meno numerose di quelle di altri e non così orribili. Certo, dobbiamo ricordarci dei fatti terribili che hanno avuto inizio nel 1937 (il Grande  Terrore staliniano), ma altri Paesi dovrebbero ricordarsi e fare ammenda per i loro ben più gravi crimini. In ogni caso, la Russia non ha mai fatto ricorso ad armamenti non convenzionali su larga scala, né colpito un piccolo Paese come il Vietnam con un numero di bombe sette volte superiore di quello utilizzato nell’intera seconda guerra mondiale. Di questo, noi, non ci siamo macchiati. Così come non è nato sul nostro suolo un fenomeno aberrante come il Nazismo. Molte sono le circostanze spiacevoli che punteggiano il passato dei popoli e noi non intendiamo farci infamare od essere ingiustamente colpevolizzati”. Così il piccolo zar Vladimir Putin si era rivolto agli insegnanti nel giugno del 2007.

Un discorso che faceva da premessa a una riforma dei libri di storia russa da rifilare agli studenti che non dovevano più vergognarsi del passato stalinista e sovietico del loro Paese. Dimentichiamo i Gulag, dimentichiamo Praga, Burdapest e Kabul; dimentichiamo l’Holomodor.

Dimentichiamo, e in questo Putin, ex piccola spia del Kgb è un maestro, quello che han combinato i servizi segreti dell’Urss. Se qualcuno volesse rinfrescarsi le idee consiglio il bel libro di Arkadi Vaksberg, “I veleni del Cremlino” che Guerini ha fatto tradurre (dal francese) a Emanuela Ciprandi. Un volume che racconta i laboratori di morte che la Lubjanka aveva organizzato per liquidare gli avversari politici, i dissidenti, ma anche semplicemente quanti avevano visto troppo. Un laboratorio ancora in parte attivo come dimostra l’avvelenamento dell’ora presidente ucraino Viktor Yushenko. Un avvelenamento, come spiega Vaksberg, non mortale per mettere il futuro leader ucraino in mora, per mandare un avvertimento. Un libro che fa venire i brividi per quel che racconta e per quel che lascia immaginare. Una desolazione che rende ridicoli tutti gli sforzi putiniani di cercare un lato positivo della dittatura comunista. Un regime fondato sulla violenza. Che, purtroppo, come si vede, sembra essere addirittura sopravvissuta anche alla fine della struttura politica. Il tempo farà giustizia di questi piccoli uomini che non sono in grado di confrontarsi con gli avversari, che sono costretti a schiacciarli ed eliminarli perché sono troppo deboli per confrontarsi con loro. L’assassinio della Politkovskaja prima e della Estemirova poi, sono lì a dimostrarlo.

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Arkadi Vaksberg

I veleni del Cremlino

Guerini, Milano, 2007.

Euro: 19,50

#FreePussyRiot domani mobilitazione mondiale. Con presidio a #Milano

Free Pussy Riot a MilanoMentre Depardieu paga il suo obolo da schiavo del regime putiniano attaccando l’opposizione russa e le Pussy Riot ( http://www.vanityfair.com/online/oscars/2013/01/gerard-depardieu-pussy-riot-russia-putin-guinara-karimova-music-video ) domani, 16 gennaio, sarà una giornata importante per il futuro giudiziario delle due ragazze condannate a due anni di carcere per 45 secondi di concerto in chiesa.

Verrà infatti deciso se Maria, madre di una bimba, possa essere scarcerata: http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/01/15/pussy-riot-domani-si-decide-su-una-seconda-scarcerazione/

Proprio per fare pressioni sulla giustizia russa (affatto indipendente dal potere politico) è stata lanciata una giornata di mobilitazione internazionale con manifestazioni in 13 città del mondo: http://freepussyriot.org/

Tra queste città c’è Milano dove domani, alle 17, Annaviva ha organizzato un presidio in via Dante sotto la bandiera russa per l’Expo: http://annaviva.org/2013/01/10/annaviva-per-le-pussy-riot/

Vi aspettiamo!

Ad maiora

#Depardieu arriva a #Sochi. La #Russia diventa un paradiso fiscale

La Russia, il paese dove si è sperimentato il marxismo-leninismo, ora rischia di diventare un paradiso fiscale per chi non vuole pagare le tasse nel suo paese. Naturalmente, solo se è ricco e adula il piccolo zar Putin.
L’attore Gerard Depardieu cui il cattivo (ma socialista) Hollande voleva far pagare le tasse è arrivato a Sochi, sul Mar Nero, per incontrare il presidente Putin.
Sochi era la meta turistica preferita dai dirigenti del Pcus ed è stata ovviamente scelta da Putin come luogo dove incontrare gli amici, come Silvio o Gerard, cui oggi verrà consegnato il passaporto russo. In quella località, marittima, grazie ai fondi di Gazprom, sono state assegnate le Olimpiadi. Quelle invernali, naturalmente. Il Caucaso è proprio lì dietro. Come la Cecenia. Anche per questo è stata lanciata una campagna di boicottaggio.
E all’attore francese (ma non solo) stanno a cuore i dittatori, come il presidente Kadyrov che l’ha subito invitato a stabilirsi in Cecenia.
Alla festa di compleanno del capo dei ceceni (filo-russi) il francese si era messo a urlare (dietro compenso) inni di gioia per l’uomo di Putin a Groznij.
Il presidente che fece radere al suolo la capitale cecena fu d’altronde insignito della massima onorificenza francese, la Legion d’onore. A presiedere la Francia era il gollista Chirac.
Ad maiora

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