Nel giorno in cui inizio gli esami per il nuovo anno accademico, informo su quali saranno gli appelli autunnali:
17 settembre, ore 8.30, aula 104 Festa del Perdono
1° ottobre, sala A13, Storia, Festa del Perdono (dove ricevo)
Ad maiora
Nel giorno in cui inizio gli esami per il nuovo anno accademico, informo su quali saranno gli appelli autunnali:
17 settembre, ore 8.30, aula 104 Festa del Perdono
1° ottobre, sala A13, Storia, Festa del Perdono (dove ricevo)
Ad maiora
Le notizie degli ultimi giorni (con il cedimento di uno dei cassoni che tengono a galla il relitto) hanno riportato alla ribalta della cronaca il naufragio della Costa Concordia. Proprio la mediatizzazione di questo drammatico naufragio è al centro della tesi in discussione in queste ore alla Statale di Milano.
Raffaele Panfili parte dal passato raccontando il ruolo della cronaca nera nella stampa italiana per passare ad analizzare cosa sia diventata l’informazione nell’era dell’immagine. La spettacolarizzazione dell’affondamento della nave da crociera è al centro della tesi raccontando come il circo mediatico si sia concentrato su quanto accaduto. La focalizzazione ha trovato un perfetto capro espiatorio: il comandante Schettino, sostituito in queste ore da un altro personaggio su cui sembrano ricadere tutte le colpe del Paese: Gennaro ‘a carogna.
Un volta che il circo dei giornalisti ha tolto le tende non si ferma però l’attenzione dell’opinione pubblica intorno al caso e scatta il cosiddetto “turismo dell’orrore”. La crescita dei giornalieri sui traghetti verso il Giglio testimonia come la tv abbia lo stesso ruolo delle lampadine per le falene notturne. Conta sola differenza che queste ultime non si fanno selfie con una nave affondata alle spalle.
Ad maiora
Ho già affrontato in precedenti tesi, l’impatto decisamente negativo che il digitale terrestre ha avuto sul ricco (sempre di meno, ormai) panorama delle tv locali, un tempo parte di quella concorrenza televisiva che ora viene fatta a suon di soldi.
La tesi di Giulio Corea in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, si incentra su una tv locale in particolare: Telenova.
Il candidato descrive dalla nascita fino alla digitalizzazione la storia di questa importante tv cattolica, capace nel recente passato di attirare buone fette di pubblico e che dallo switch off, soffre – come tante tv locali – la moltiplicazione dei canali, la tematizzazione dei canali. Non tutte, anche a livello nazionale, hanno comunque successo come dimostra il caso (di cui si accenna nell’elaborato) di Sportitalia (che sta per rinascere).
Corea si domanda se si stia andando verso una estinzione delle tv locali, proponendo alcune soluzioni alternative, che partono spesso da una ricostruzione dalle fondamenta. Il tesista porta l’esempio della tv abruzzese TV6 che è ripartita abolendo le televendite, realizzando molte trasmissioni in esterno (tra la gente), avviando anche una web tv e sperimentando la collaborazione con l’estero.
Una possibile via d’uscita per non farsi sopraffare dalla crisi.
Ad maiora
Questa è una tesi che mi è particolarmente cara. Sia perché la tesista (Silvia Calabrese) è una delle prime studentesse che ho conosciuto una volta che ho iniziato a insegnare (a contratto) all’Università degli studi di Milano. Ma soprattutto perché Caterpillar è una delle mie trasmissioni radiofoniche preferite.
La tesi (in discussione in questi giorni) analizza le peculiarità di questo storico programma di Radio2: il suo linguaggio, la sua musica, il suo parlato e il ruolo dei conduttori che si sono succeduti (affiancando sempre io mitico Massimo Cirri).
La Calabrese racconta come la forza di questa trasmissione (che eredita parte del linguaggio di Radio Popolare) sia proprio nell’interazione con il pubblico, nell’essere riuscita a creare una comunità. Che si ritrova ogni anno al Caterraduno di Senigallia, dove la stessa Calabrese ha distribuito dei questionari per capire chi siano gli ascoltatori di Caterpillar. La cui forza, a leggere il sondaggio, sta negli argomenti trattati e l’atmosfera piacevole che viene creata. In studio (dove ci si diverte molto) e tra gli ascoltatori (che pure affrontando argomenti seri si divertono). Un riso forse amaro. Ma che ci aiuta ad andare avanti.
Ad maiora

La tesi di Fiorenzo Ebbene, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, si occupa di un momento centrale nelle recente storia umana: la scomparsa dell’Unione sovietica (e del PCUS che l’ha guidata nei suoi 70 anni di vita).
Essendo una tesi (magistrale) in comunicazione, il punto d’osservazione è mediatico ed è davvero particolare: gli avvenimenti di quei clamorosi anni visti attraverso le lettere dei lettori ad alcuni quotidiani. Gli anni gorbacioviani (malgrado il persistente odio della stragrande maggioranza dei russi per l’inventore di glasnost e perestrojka) sono considerati – dalla compianta e tanto rimpianta Anna Politkovskaja – gli unici anni di stampa libera da quelle parti.
E le lettere, molte delle quali critiche, altre preoccupate, tante indignate, sono lì a dimostrarlo.
Ad maiora