Russia

A Mosca il processo contro i manifestanti della Marcia dei Milioni

20130606-092749.jpg
È passato poco più di un anno dalla Marcia dei milioni, la marcia dell’opposizione al regime putiniano che finì con scontri con la polizia e centinaia di arresti.
Dopo una lunghissima carcerazione preventiva, sta per iniziare l’udienza preliminare per dodici dei trenta attivisti accusati di aver organizzato gli incidenti. È un processo che a molti osservatori ricorda quelli di stampo sovietico, contro i dissidenti.
L’udienza è per i fatti in Bolotnaya, la piazza dove la manifestazione doveva terminare e intorno alla quale ci furono gli scontri e la repressione.
Ero presente a quella manifestazione autorizzata e ricordo bene come andò.
È iniziato come un corteo autorizzato, molto partecipato e pacifico. Con slogan e striscioni contro il presidentissimo russo:

Per segnalare lo spirito rivoluzionario, si cantava Bandiera rossa:

La massa era considerevole e varia e andava dai nazionalisti fino ai comunisti. Le prime tensione si erano già registrate ai varchi d’ingresso. Perché ogni manifestazione nella Russia di Putin, anche quelle autorizzate, passa per un controllo individuale ai metal detector, che molti chiedevano di togliere:

La testa del corteo è arrivata in Bolotnaya quando la piazza era ormai piena e si è trovata di fronte uno schieramento di Omon, agenti speciale in tenuta anti-sommossa. Il primo segnale di tensione è stato proprio l’abbattimento del metal detector, cui sono seguite cariche della polizia e reazione dei ragazzi agli arresti (nessuno era comunque armato):

Dopo gli arresti in flagranza, quasi tutti i manifestanti sono stato rilasciati. Una trentina sono stati però arrestati qualche giorno dopo, quando il regime, dopo mesi di tolleranza, ha deciso di mostrare la sua faccia meno conciliante con l’opposizione. Di cui si mandano a processo i leader (Navalny e Udaltsov, in primis) e se ne minacciano altri. È di oggi la notizia che Kasparov non torna in Russia: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/06/06/Russia-Kasparov-torno-temo-Putin_8826035.html
In questo clima, Annaviva e il Comune di Milano inaugurano mercoledì 12 (alle 11) i Giardini dedicati ad Anna Politkovskaja (in fondo a Corso Como). Quanto ci mancano gli articoli di Anna su quel che sta accadendo in questi giorni a Mosca…
Ad maiora

Zapping mondiale: dalle risse leghiste alle rivoluzioni papali

Udienza generale di Papa FrancescoSempre poca italia sui quotidiani online in giro per il mondo. Sul Corriere del Ticino risse ed espulsioni nella Lega, anzi Liga veneta.
Su Le Monde, sempre nelle pagine digitali, ci si chiede se l’olio d’oliva salverà la nostra economia.
Il Pais parla invece della rivoluzione avviata da Papa Francesco. Un tema affrontato anche da El Mundo. Mentre la Zeit la definisce riforma.
L’immagine del nuovo Papa è alle stelle in Argentina.
La repressione dell’opposizione russa fa ancora notizia sul Guardian. Su Le Figaro si parla invece delle rappresaglie diplomatiche putiniane contro gli Usa.

Ad maiora

Zapping mondiale: tra Bersani e Berlusconi

BersaniPoca Italia in giro per il mondo. Il titolo del Pais è comunque molto significativo sui risultati delle trattative Pd-Pdl per il Quirinale: “La sinistra italiana di nuovo in balia di Berlusconi“.
Il Gritti Palace di Venezia campeggia invece sulle pagine digitali del Mundo.
Su Le Figaro interessante la vicenda delle dimissioni del rabbino capo francese per un’accusa di plagio.
Infine consiglio questo video di Al Jazeera sulla morte di un giornalista russo pestato cinque anni fa per i suoi articoli sulla distruzione della foresta di Khimki per fare passare un’autostrada. Alle esequie, molti colleghi e leader ambientalisti.

Ad maiora

Corsi e ricorsi. Da Silvio a Gérard

Depardieu è fuggito dalla Francia socialista per non pagar le tasse.
Qui spiega il perché .
Sfoggiando la stessa giacca (pur senza maniche) che abbiamo già visto indossare da un (allora sorridente) ex presidente del Consiglio italiano.
L’aquila (neo)imperiale russa piace.
Ai galli.
Ad maiora

20130316-223300.jpg

8 anni fa l’uccisione di Maskhadov. Appello al regime russo perché restituisca il corpo alla famiglia

maskhadovRicevo e volentieri pubblico questo articolo della diaspora cecena.
L’8 marzo tanti ceceni ricordano l’uccisione di un dei loro leader, l’ex presidente Mashkadov. Da più parti considerato un mediatore.
Le autorità russe non hanno mai restituito il corpo alla famiglia.
Ad maiora
………………………………

Eight years ago, on March 8, the Chechen people lost their leader, but more importantly, the
world community lost its humanity and honor while staying silent about Russia’s state
terrorism against the elected President of the Chechen people!
In January 1997, Aslan Aliyevich Maskhadov was legitimately elected, gaining more than 59%
of the votes in the free and democratic elections in the Chechen Republic of Ichkeria, under
the aegis of international institutions like UN and OSCE. One of his first actions was signing a
peace treaty between the Chechen Republic of Ichkeria and the Russian Federation. During
his term, he defended human rights and did his best to keep peace alive. But despite all of
his efforts, the war machine worked once again at the end of 1999, and he headed the
defense of his native land against the unlawful Russian military occupation as the leader of
the Chechen people. However, during all his military and political life, he strongly
condemned any kind of terrorist actions and stood against terrorism. He believed that he
could bring an end to this war if he might talk for only a few minutes face to face with the
Russian President Putin; in this aim, he announced a unliteral ceasefire while hoping to find
peace. However, the Russian state’s answer was brutal and they assasinated the President of
the People in front of the world community. Their cruelty didn’t end with this, they seized
his body referring to their inhumane law about their right to keep the bodies of “terrorists”!
Whatever the Russian law says, this practice cannot be considered legal, neither in a political
context, nor in ethical terms.
We, the Save Chechnya Campaign, once again ask the Russian authorities to bring an end to
this horrible practice and give his body back to his family for burial according to Muslim and
Chechen traditions!
We, the Save Chechnya Campaign, ask all international institutions and human rights
organizations as well as people of goodwill to apply pressure and demand the return of the
body of the President of the People!
Advocate Burak Oztas
General Director of Save Chechnya Campaign