Venezia

H2a, cinque incontri dedicati all’acqua

Acqua
Ricevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questo ciclo di incontro a cura di Cristina Muccioli.
Ad maiora

………………
H2a, con questa “formula”, verrà titolato un breve ciclo di incontri, a cura del critico d’arte Cristina Muccioli, ospitati da Newform, http://www.newform.it, presso il suo showroom nel cuore di Brera. Gli incontri verteranno sull’autentica capacità dell’acqua di uscire dallo schematismo definitorio dei suoi elementi, di eccedere la cosiddetta formula bruta della chimica, per tracimare nel terreno dell’arte, del design, degli oggetti quotidiani, delle opere d’arte, della Storia e della letteratura. Ancora una volta Newform abbraccia e si lascia contaminare da mondi affini nella continua ricerca della bellezza e di nuove soluzioni nell’ambito dell’evoluzione estetica e tecnologica.
“H2a: cinque incontri intorno al Design e all’Arte dedicati all’acqua” avrà frequenza bimensile: il primo appuntamento sarà il prossimo martedì 29 ottobre alle ore 18.00 in via Fiori Oscuri 3.
Programma degli incontri:
29 ottobre 2013: Il buco nell’acqua che il mondo ci invidia: Venezia.
Gli archistar delle palafitte nella città dalla pianta a forma di pesce. I due fuochi dell’ellittico Golfo di Venezia e la nascita del doppio protagonista nel Don Chisciotte di Cervantes. Anatomia del sospiro: il ponte, ganglio tra le isole. Il bottino di Lepanto e il duomo di San Marco. L’architettura liquida delle chiese sconsacrate, da San Lorenzo a Sant’Antonino (con gli eventi collaterali de La Biennale 2013, Il Palazzo Enciclopedico).
12 novembre: La Fontana, ovvero l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
L’opera, il gesto, l’eredità di Marcel Duchamp e delle Avanguardie, a partire dalla decontestualizzazione di un orinatoio. L’ibridazione barocca tra arte e design, tra ornamento e funzionalità: dalle fontane di Gian Lorenzo Bernini a Roma a quelle di Versailles.
19 novembre: Le sirene: il fascino della seduzione, la meraviglia del racconto evoluzionistico.
Le creature delle acque immaginate, dipinte, narrate e scolpite nella storia dell’arte e della letteratura. Il potere della seduzione, l’incanto della metamorfosi tra immaginazione e indagine scientifica. Da Omero a Walt Disney, passando per Wiligelmo e H. Christian Andersen, sino a Charles Robert Darwin.
26 novembre: Vasche, bottiglie, brocche e boccali: il valore plastico dell’acqua.
La forma dell’acqua minuta e scintillante dei bicchieri del Cenacolo vinciano, quella planetaria dell’ampolla traslucida di cristallo nel Fanciullo morso da ramarro di Caravaggio; quella morbidamente panciuta della brocca ne La lattaia di Johannes Vermeer, il semicerchio perfetto del getto nel lavatoio di una cascina (La lavandaia, Giacomo Ceruti); quella della circonferenza del mastello inscritta nel poligono del lavello ne La sguattera di Giuseppe Maria Crespi; l’acqua cilindrica de I pesci rossi di Henry Matisse, quella sfaccettata, opaca e pesante della brocca ne Donna al cafè Le Tambourin di Vincent Van Gogh, quella ora affusolata ora monumentale e lattiginosa ne Il mazzetto di fiori e nella Grande natura morta metafisica di Giorgio Morandi.
3 dicembre: Idromorfemi: breve storia del design dell’acqua dalla preistoria ad oggi.
Perché le anfore si chiamano così? Perché le brocche di età classica terminavano a punta, impossibili da appoggiare, a differenza dei contenitori dell’olio e del vino? Quando ammiriamo frammenti e reperti di vasi nei musei archeologici, non esitiamo a parlare di arte greca, latina, etrusca. Non lo faremmo mai davanti a un rubinetto contemporaneo: per quali ragioni? E ancora, dal pozzo con il suo secchio, all’attenzione rivoluzionaria di Le Corbusier per un accessorio umile, poco protagonista, così inaspettatamente capace di assimilare eleganza e stile, con il suo miscelatore KV1: il primo rubinetto di design che ebbe grande fortuna commerciale e che sa ancora di futuro.

Iscrizioni e partecipazione:
I posti disponibili sono limitati al numero di quindici. Verrà data priorità in relazione alla data di conferma. Il costo di iscrizione per l’intero corso è di 80 euro, e di 20 per i singoli incontri.
Per informazioni e iscrizioni: cristinamuccioli.1@gmail.com

Campanili

Divertente parodia padovana di 300, contro l’assorbimento nella città metropolita di Venezia:

Ad maiora

Scilipoti su Le Monde, la Kyenge sulla Faz

DL OMNIBUS: FINITO ESAME ODG, STASERA VOTO FINALE CAMERA
Più Italia di quanto potessi supporre sulle pagine dei siti di informazione stranieri.

Scilipoti, sempre fedele agli esecutivi, è noto anche in Francia, altrimenti non si capirebbe come mai compaia nel titolo di un articolo di Le Monde.
Di politica italiana si occupa anche l’Independent che la legge in chiave economica: crisi più lontana, viste le difficoltà dell’impero berlusconiano.
La storia del ministro Kyenge (con le critiche e le speranze che suscita) campeggia invece sulle pagini digitali del Frankurter Allgemeine.
Venezia compare invece su più di un sito. Il Guardian si occupa delle nuove regole per le gondole dopo l’incidente mortale di qualche giorno fa.
I 70 anni del Festival di Venezia sono invece trattati dal Pais e sul Telegraph.
Chiudo con lo sport. La maglia rossa conquistata da Nibali alla Vuelta è in bella evidenza su El Mundo.
Ad maiora

Zapping mondiale: tra Bersani e Berlusconi

BersaniPoca Italia in giro per il mondo. Il titolo del Pais è comunque molto significativo sui risultati delle trattative Pd-Pdl per il Quirinale: “La sinistra italiana di nuovo in balia di Berlusconi“.
Il Gritti Palace di Venezia campeggia invece sulle pagine digitali del Mundo.
Su Le Figaro interessante la vicenda delle dimissioni del rabbino capo francese per un’accusa di plagio.
Infine consiglio questo video di Al Jazeera sulla morte di un giornalista russo pestato cinque anni fa per i suoi articoli sulla distruzione della foresta di Khimki per fare passare un’autostrada. Alle esequie, molti colleghi e leader ambientalisti.

Ad maiora

Casalinga e prostituta: anche così si sopravvive alla crisi

catherine_deneuve_belle_de_jourRicevo e volentieri pubblico questo nuovo articolo dell’amico e collega Sergio Calabrese.

Ad maiora

………………..

Casalinga e prostituta: anche così si sopravvive alla crisi.

Venezia, settembre 1967. Quasi mezzo secolo fa alla 28esima Mostra internazionale d’arte cinematografica fece scandalo il film del regista spagnolo Luis Bunũel “Belle de Jour”. La pellicola, nonostante le proteste dei parrucconi si aggiudicò, contro ogni previsione, il Leone d’Oro. In seguito il film del regista aragonese divenne uno dei film culto per i cinefili di mezzo mondo. Nelle sale italiane la pellicola arrivò priva di alcune scene, l’onnivora e potente censura nostrana tolse parecchie inquadrature perché diseducative: potevano turbare i sonni ai giovani spettatori.  Buñuel nel film racconta la storia di Séverine- interpretata da una sensuale  Catherine Deneuve- una bellissima donna moglie di un medico dell’alta borghesia parigina, verso il quale non ha nessun tipo di attrazione fisica. Fredda e distaccata con il marito, la stupenda e altezzosa Séverine tutti i pomeriggi cerca conforto e rifugio in una casa d’appuntamenti situata in un’ovattata e discreta residenza parigina degli anni Sessanta dove, attraverso la prostituzione, cerca di affrancarsi da “l’ennui de vivre”, la noia di vivere. Insomma, la borghesissima, raffinata e annoiata madame Séverine, pratica la prostituzione come una sorta di psicanalisi atta a condurla fuori dalle sue fobie e dalla sua frigidità.

Italia, 2012.

In un anonimo appartamentino di una cittadina dell’Italia centrale una giovane donna è sorpresa dalle forze dell’ordine in atteggiamenti che non lasciano dubbi: sarà accusata di sfruttamento della prostituzione. In seguito racconterà di essere stata costretta a vendere il proprio corpo perché disperata e sommersa dai debiti dovuti alla perdita del lavoro. Tutti i suoi familiari, marito disoccupato compreso, erano all’oscuro della sua “attività”. Una storia, quella della casalinga-prostituta, di quotidiana miseria. In questa disgraziata Italia pre-elettorale le cronache ci raccontano che sono molte le donne che si prostituiscono non certo per la noia di vivere come Séverine, la donna del film di Luis Bûnuel, ma per bisogno. Esercitano il mestiere più antico del mondo per sopravvivere. E’ l’altra faccia della crisi che in tutta la sua drammaticità si manifesta anche con questi “eventi” sino a qualche anno fa inimmaginabili. Storie di disperazione estrema che si consumano spesso in silenzio e solitudine. Si prostituiscono operaie, casalinghe, impiegate, laureate. Lo fanno perché hanno perso il lavoro e non sanno più come tirare avanti. Sono donne- molte del ceto medio, anche con figli da crescere- che affondano sempre più nel mare della crisi economica. Negli Stati Uniti si dice che quando il ceto medio soffre tutta la nazione affonda. La middle class, si sa, rappresenta la spina dorsale dell’economia in qualsiasi paese.

Alcune di queste “belle di giorno” raccontano che prima di prostituirsi avevano un tenore di vita decoroso. “Poi, improvvisamente si perde il lavoro e ti crolla il mondo in testa. Certo e non è facile la scelta di mercificare il proprio corpo. Mio marito è convinto che i soldi che guadagno siano il frutto delle mie consulenze”. “Poi ci sono i figli che spesso ti fanno richieste che non puoi soddisfare”, racconta una casalinga/prostituta. “La soluzione estrema è vendere il tuo corpo, anche se si vive nella menzogna. I sensi di colpa sono i nostri compagni quotidiani. Molte ricorrono allo psicanalista perché non riescono ad accettare quello che fanno”. Anche se tutto ciò, per ora, è l’unico modo per mantenere la mia famiglia”. “A volte i clienti ci vedono piangere racconta ancora Francesca (nome fittizio). Una volta uno mi disse: “Preferiresti fare la badante e pulire il sedere ai vecchietti. Magari a seicento euro al mese in nero?”. “Quando i debiti ti annegano e le spese diventano insostenibili, la miseria ti porta a sfruttare le perversioni degli uomini, più che fare la badante, anche se sarebbe più dignitoso. Certo è la via più facile, ma soltanto in apparenza. Non cerco giustificazioni, né alibi morali ma seicento euro il mese non risolvono certo i miei problemi”, racconta ancora la prostituta (per caso) Francesca.

Ecco, dunque, l’altra faccia della depressione economica che non dà scampo. Il fenomemo, dicono le forze dell’ordine, si sta allargando. Da qualche tempo sono parecchie le donne single e maritate che s’improvvisano prostitute. Basta un anonimo appartamentino subaffittato in periferia o in centro, un annuncio sul giornale, arredare ad hoc il luogo di “lavoro” con frustini, unguenti, stimolanti di colore blu, vibratori e il gioco è fatto. Per i clienti non c’è problema. Il lavoro non manca. Sono tanti e insospettabili i “maschietti” che frequentano queste improvvisate case d’appuntamento nell’era della depressione economica. Sono politici, impiegati, imprenditori, funzionari. I clienti si trovano anche attraverso Internet. Basta mettere in rete una foto della “sexy casalinga” in atteggiamenti osé e farsi chiamare a un numero di cellulare che la famiglia della donna non conosce. Di norma lavorano nella pausa pranzo per non destare sospetti. Di giorno si sa, c’è l’alibi del lavoro e i frequentatori non si devono giustificare con le proprie mogli.

Con una montagna d’inconfessabili sensi di colpa, verso sera, la “bella di giorno” torna a casa. Dopo un rosario di bugie, che recita anche a se stessa, la casalinga, prostituta par time, cerca di riappropriarsi del suo ruolo di madre e di moglie. Tenta (ma senza mai riuscirci) di dimenticare tutto ciò che ha vissuto in quei pomeriggi di “lavoro” in quella “casa”. Soprattutto si domanda per quanto tempo ancora sarà costretta a vendere il proprio corpo?

Piaccia o no, caro Bersani, dear professor Monti e Cavalier Berlusconi, questa è l’altra faccia nascosta di una crisi che pare non avere fine, ma voi, indaffarati a occupare in maniera maniacale i salotti televisivi, fate finta di non vedere. Attenzione! Il popolo sovrano, come dite voi, ne ha piene la testa e anche “the balls” delle vostre vuote chiacchiere da Bagaglino.

Datevi una mossa, altrimenti il “popolo” (quello sovrano) vi getterà dentro la pattumiera della storia.

Alé!   

Sergio Calabrese