Day: 2 settembre 2026

Atalanta, quanto vale la nuova rosa? Il mercato fa salire la Dea a 436 milioni: è sesta in Serie A

Il mercato ha cambiato profondamente l’Atalanta, chiudendo anche una parte importante della sua storia recente. Sono partiti giocatori simbolo come Marten de Roon e Berat Djimsiti, oltre a giovani di enorme valore come Marco Palestra e Honest Ahanor. Ma alla fine dei conti il patrimonio tecnico a disposizione di Maurizio Sarri non si è impoverito. Almeno secondo le valutazioni di Transfermarkt.

La nuova Atalanta vale infatti 436,05 milioni di euro. Prima del mercato estivo il valore complessivo era di 413,10 milioni: l’aumento è quindi di 22,95 milioni, pari al 5,6%

Un risultato significativo considerando la portata della rivoluzione estiva. Soltanto nelle ultime settimane sono usciti, tra gli altri, Palestra, Ahanor, Djimsiti, de Roon, Bakker, Ibrahim Sulemana e Cassa, mentre sono arrivati Gaetano, Kristensen, Elmas, Kessié e, proprio sul gong, Jonathan Rowe. 

Il dato colloca l’Atalanta al sesto posto tra le rose più preziose della Serie A. Davanti ci sono Inter con 730,3 milioni, Juventus con 618,7, il lanciatissimo Como con 536,75, Roma con 484,6 e Milan con 474,2. Subito dietro la Dea c’è il Napoli, valutato 432,58 milioni. 

La classifica:

  1. Inter – 730,30 milioni
  2. Juventus – 618,70
  3. Como – 536,75
  4. Roma – 484,60
  5. Milan – 474,20
  6. Atalanta – 436,05
  7. Napoli – 432,58
  8. Fiorentina – 323,55
  9. Lazio – 249,65
  10. Bologna – 219,75. 

Nella sessione di mercato, il Como ha guadagnato 151,45 milioni di valore, la Juventus 119 e la Fiorentina 94,95. L’Atalanta, con il suo +22,95 milioni, è dodicesima per incremento assoluto, ma riesce comunque ad aumentare il patrimonio della rosa mentre porta avanti una campagna di cessioni molto consistente. 

L’estate ha infatti portato grandi operazioni in uscita, a cominciare da Palestra, passato al Chelsea per 57 milioni più bonus. Contemporaneamente Giuntoli ha reinvestito su una rosa profondamente diversa, con Rowe come operazione più pesante dell’ultimo giorno. 

Questi i valori dei singoli giocatori (la top ten), sempre per Transfermarkt:

1. Ederson — 45 milioni
2. Giorgio Scalvini — 38 milioni
3. Marco Carnesecchi — 30 milioni
3. Charles De Ketelaere — 30 milioni
3. Nikola Krstovic — 30 milioni
6. Jonathan Rowe — 28 milioni
7. Gianluca Scamacca — 25 milioni
8. Giacomo Raspadori — 22 milioni
9. Lorenzo Bernasconi — 20 milioni
9. Nicola Zalewski — 20 milioni

Il valore economico non è l’unico numero interessante della nuova Atalanta. La rosa censita da Transfermarkt ha un’età media di 26,8 anni: non una squadra di giovanissimi, dunque, ma un gruppo ancora nel pieno della maturità calcistica. Rispetto all’inizio dell’estate, quando la media indicata era di 27,5 anni, la rivoluzione ha contribuito anche ad abbassare l’età della squadra.

Cambia anche un’altra caratteristica tradizionale dell’Atalanta degli ultimi anni. Gli stranieri sono 16 su 30, il 53,3%: poco più della metà dell’organico. A inizio mercato erano il 58,3%. La Dea resta quindi una squadra internazionale, ma con una componente italiana tutt’altro che marginale.

Ad maiora

Atalanta, il mercato chiude l’era di Dublino: via i tre capitani, cosa resta della Dea che vinse l’Europa League

Il mercato si è chiuso e, insieme alle trattative, per l’Atalanta si è chiusa un’era. Gli addii di Marten de Roon e Berat Djimsiti sono molto più di due operazioni dell’ultima sessione: con Rafael Toloi, che aveva già salutato Bergamo, sono stati i tre capitani che il 22 maggio 2024 hanno alzato al cielo di Dublino l’Europa League. Poco più di due anni dopo, nessuno dei tre veste più il nerazzurro. E guardando quella squadra si scopre quanto profonda sia stata la trasformazione.

De Roon ha raggiunto Gasperini alla Roma dopo dieci stagioni e 445 presenze nerazzurre, Djimsiti è passato all’Al-Diriyah dopo 334 partite, mentre Toloi aveva già chiuso la sua lunga esperienza atalantina tornando in Brasile, al São Paulo. Gli ultimi due addii rendono inevitabile tornare a quella notte e chiedersi che cosa sia rimasto dell’Atalanta che sconfisse 3-0 il Bayer Leverkusen.

La formazione scelta da Gasperini a Dublino era Musso; Djimsiti, Hien, Kolašinac; Zappacosta, Ederson, Koopmeiners, Ruggeri; De Ketelaere, Scamacca e Lookman. In panchina Carnesecchi, Rossi, Toloi, Holm, Pašalić, El Bilal Touré, de Roon, Bakker, Adopo, Hateboer, Scalvini e Miranchuk. 

Di quell’undici sono ancora a Bergamo Hien, Kolašinac, Zappacosta, Ederson (ora capitano della nuova Atalanta), De Ketelaere e Scamacca: sei su undici. Musso è all’Atlético Madrid, mentre Ruggeri, dopo averlo raggiunto in Spagna nel 2025, ha cambiato nuovamente Paese ed è passato all’Aston Villa. Lookman veste a sua volta la maglia dell’Atlético. Koopmeiners è alla Juventus.

Proprio l’addio dell’olandese fu molto diverso da quelli di tanti altri protagonisti di quel ciclo. Nell’agosto 2024 Gasperini raccontò pubblicamente che Koopmeiners aveva deciso di andare alla Juventus, aveva già un accordo e non voleva più giocare né allenarsi con l’Atalanta. Il tecnico riferì anche la posizione durissima del club, che si sentiva «ricattato» dalla situazione. Koopmeiners rimase così fuori dalla spedizione per la Supercoppa europea contro il Real Madrid, prima di trasferirsi a Torino. Accolto con finti dollari al suo ritorno (con le strisce bianconere) a Bergamo.

Anche la panchina di Dublino si è progressivamente svuotata. Sono ancora atalantini solo Carnesecchi, Pašalić e Scalvini. El Bilal Touré è al Parma, Adopo al Cagliari, Miranchuk all’Atlanta United. Holm, dopo il prestito alla Juventus nella seconda parte della scorsa stagione, è tornato al Bologna (titolare domenica coi rossoblu sconfitti dal gol di Samardzic). Hateboer ha lasciato da tempo Bergamo, mentre Bakker ha appena risolto il proprio contratto con l’Atalanta.

C’è anche un curioso percorso inverso. Nella panchina del Bayer Leverkusen sconfitto a Dublino sedeva Odilon Kossounou. Il difensore ivoriano è arrivato a Bergamo pochi mesi più tardi e nel giugno 2025 l’Atalanta lo ha acquistato definitivamente proprio dal Bayer. Uno degli avversari della finale è dunque oggi uno degli eredi di quella squadra. 

Da Dublino a Varsavia, la trasformazione era già cominciata

Bastarono in realtà appena 84 giorni per vedere una prima Atalanta diversa. Il 14 agosto 2024, a Varsavia, la Dea affrontò il Real Madrid nella Supercoppa europea senza Koopmeiners, oltre agli infortunati Scalvini e Scamacca. Gasperini schierò Musso; Djimsiti, Hien, Kolašinac; Zappacosta, de Roon, Ederson, Ruggeri; Pašalić, De Ketelaere e Lookman. Il Real vinse 2-0. 

Ma è interessante dare un occhio alla panchina di quella sera: Carnesecchi, Rossi, Godfrey, Ibrahim Sulemana, Bakker, Cassa, Palestra, Retegui, Comi, Tornaghi, Manzoni e Vavassori. Un miscuglio di nuovi acquisti e ragazzi cresciuti a Zingonia, chiamati da Gasperini (decisamente indispettito di non aver visto rinforzare la rosa malgrado il tifo o europeo) per riuscire a completare l’organico in una serata che sarebbe valsa il -difficile- secondo trofeo continentale. 

Due anni dopo, anche quella fotografia è quasi irriconoscibile. Retegui è in Arabia Saudita, Godfrey è ai Rangers, Ibrahim Sulemana è appena passato al Sassuolo e Bakker è svincolato. Ma sono soprattutto le storie dei ragazzi di allora a raccontare il lavoro fatto dal vivaio e il mercato appena concluso.

Marco Palestra è il caso clamoroso: da ragazzo della panchina di Varsavia a maxi-plusvalenza. Quest’estate è stato acquistato definitivamente dal Chelsea: le cifre riportate sono 57 milioni più 3 di bonus e il 10% su una futura rivendita. 

Federico Cassa ha lasciato Bergamo proprio nell’ultimo giorno di mercato: acquistato definitivamente dal Bologna nell’operazione che ha accompagnato l’arrivo di Rowe all’Atalanta, è stato immediatamente girato in prestito al Catanzaro fino al 30 giugno 2027. 

Anche Pietro Comi è partito il 1° settembre: il difensore classe 2005 è stato ceduto in prestito al Lecco fino al 30 giugno 2027. Cresciuto a Zingonia ha raggiunto le 44 presenze con l’Under 23. 

Dominic Vavassori è al Palermo in prestito, mentre Pietro Tornaghi è stato mandato alla Giana Erminio, anche lui a titolo temporaneo fino al termine della stagione.  Alberto Manzoni, invece, non è partito: il centrocampista classe 2005 è rimasto nell’Atalanta Under 23.

Così, guardando prima Dublino e poi Varsavia, si misura davvero la velocità con cui è cambiata l’Atalanta. Dei campioni dell’Europa League sono rimasti alcuni pilastri della squadra attuale, ma nel frattempo sono partiti i tre capitani che sollevarono il trofeo, l’autore della tripletta, Koopmeiners, Musso e Ruggeri. E persino molti dei ragazzi chiamati appena tre mesi dopo a completare la panchina contro il Real hanno ormai imboccato altre strade.

Forse è proprio questo il modo migliore per raccontare la distanza tra l’Atalanta che conquistò l’Europa e quella che oggi Maurizio Sarri sta ridisegnando.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di mercoledì 2 settembre: Rowe è il botto finale, mercato promosso ma resta il buco in difesa

Jonathan Rowe domina le pagine dedicate all’Atalanta nel giorno successivo alla chiusura del mercato. L’Eco di Bergamo apre con «Atalanta, Rowe botto finale. Niente difensore, 5 uscite»: l’esterno inglese arrivato dal Bologna diventa l’acquisto più costoso della storia nerazzurra, per una cifra indicata tra 35 e 40 milioni (superato, finalmente, El Bilal Touré) . Nell’ultima giornata partono Ahanor, Cassa, Ibrahim Sulemana, Bakker e Vismara. Resta invece irrisolto il problema del centrale difensivo: sfumano Romagnoli e Cabal.

Sempre L’Eco di Bergamo approfondisce il profilo del nuovo acquisto con «Numeri da nuovo Lookman e il calcio scritto nel destino». Rowe può partire soprattutto da sinistra, saltare l’uomo, accentrarsi e creare superiorità. Il paragone con Lookman nasce dalle caratteristiche e dai numeri, pur con la necessità per l’inglese di trovare maggiore continuità. Per Sarri è soprattutto un’alternativa offensiva che mancava.

Il bilancio del mercato è affidato al commento di Roberto Belingheri su L’Eco di Bergamo, «È una rivoluzione, ma cresce il potenziale: si lotta per l’Europa». La rosa è stata profondamente modificata e ringiovanita. Il neo principale è l’assenza di un nuovo difensore centrale, mentre centrocampo e attacco garantiscono esperienza, duttilità e alternative. La conclusione è che questa Atalanta può ancora puntare all’Europa.

Spazio anche al campo. L’Eco di Bergamo titola «Passo indietro, ma lo spirito è da Atalanta» dopo il successo sul Bologna. La squadra di Sarri ha sofferto i trequartisti avversari tra le linee e prodotto poco in fase offensiva, ma il gol nel recupero viene letto come una dimostrazione di carattere. Ederson chiede di crescere «fisicamente, tatticamente e mentalmente». Kristensen intanto migliora e potrebbe esserci a Roma.

Oggi è anche il giorno delle liste per campionato e Conference League. L’Eco di Bergamo anticipa «Nessun taglio, ci sarà anche Obric»: la rosa consente di non sacrificare elementi della prima squadra e il giovane difensore dovrebbe trovare spazio (almeno sulla lista).

Il Corriere della Sera – Bergamo saluta la fine delle trattative con «Ciao Ibrahime Bakker. Mercato, finale in attivo». Il saldo economico viene considerato positivo nonostante il grande investimento su Rowe. Anche qui viene evidenziato ciò che è mancato: nessun ultimo rinforzo al centro della difesa dopo il tramonto delle piste Cabal e Romagnoli.

Pietro Serina, nel suo commento sul Corriere della Sera, titola «Acquisti in grande stile e un cambio di metodo». La lettura è quella di un’Atalanta che ha cambiato strategia: investimenti importanti e un mercato nel quale Rowe rappresenta l’operazione più evidente, con una rosa profondamente rinnovata ma costruita per continuare a competere ad alto livello.

Gigi Riva sul Corriere della Sera – Bergamo dedica invece il suo commento a De Roon: «Marten come il figlio di genitori separati: ha scelto il papà». Il “papà” è Gasperini: de Roon ha trascorso con lui nove stagioni e non nasconde l’idea di seguirne le orme da allenatore una volta conclusa la carriera.

Infine La Gazzetta dello Sport dedica una pagina a Rowe: «La Dea va di corsa». Il titolo dell’articolo è «Una freccia per Sarri. Rowe a sinistra cambia l’Atalanta». Velocità, dribbling, uno contro uno e capacità di partire largo per poi accentrarsi: viene presentato come il profilo offensivo che mancava. L’ipotesi è vederlo a sinistra nel tridente, con Scamacca centravanti e De Ketelaere sul versante opposto.

Ad maiora