Roberto Formigoni

Grazie Milano Pisapia

Dopo le Amministrative i referendum: si vince grazie a Facebook e alle donne

Ci hanno provato durante la campagna per le amministrative, usando – in maniera scorretta – lo strumento televisivo (il supposto gol – trasformatosi in autogol – di Letizia Moratti nel faccia a faccia con Pisapia, a Sky – che pur in differita non ha riaperto i termini del confronto – rimarrà negli annali della tv) (a proposito: e la querela dell’ora sindaco contro l’ex sindaco?).

Ci hanno provato con i referendum, prima non approvando i regolamenti in commissione parlamentare, poi con vari errori di date.

Ma questa sorta di rivoluzione colorata che dall’Africa è sbarcata anche sulle nostre coste, alla fine prescinde dal mezzo televisivo.

Joshua Meyrowitz scrive che “i media elettronici modificano la geografia situazionale della vita sociale”. E così appare anche nel nostro Paese dove il tam tam sui social network (che non a caso vedono, nelle ore di permanenza davanti al monitor, un primato europeo della Penisola) supera, anzi surclassa la propaganda televisiva.

È anche per questo (parlo di Milano, luogo che conosco meglio) che il voto giovanile si è spostato massicciamente dal centro destra al centro sinistra. Su chi non ha i tg come principale canale di informazione, ha impattato più la trappola Sucate rispetto a tutti i comizi televisivi berlusconiani (che al contrario hanno spinto a votare quelli che non ne possono più).

Sempre a Milano il fatto che tra i consiglieri più votati ci sia il Pd Pierfrancesco Maran, 31enne, attivissimo su internet (e ora assessore) è lì a testimoniare che il centrosinistra è stato più capace del centrodestra a intercettare queste novità.

Se Berlusconi, anziché tv e decoder, facesse affari anche con internet, forse avremmo la banda larga e lui vincerebbe le elezioni.

Sul referendum, comunque spira ancora il vento arancione.

Il video di Guzzanti su Sky:

http://youtu.be/cbIexFGUvq8

Mi ha ricordato che durante la rivolta ucraina c’era chi col linguaggio dei segni indicava che si stavano raccontando un sacco di balle:

http://www.criticasociale.net/index.php?&&function=editoriale_page&id=0000194

Ultimo fatto, ma – davvero – assolutamente non secondario in questa inversione (non solo elettorale) di tendenza: le donne. Sono anni che manifestano il loro disagio verso il machismo berlusconiano (che ha persino cercato anche di coniugarsi con un’improbabile difesa della famiglia). Qualche mese fa le proteste dopo la vicenda bunga-bunga segnarono un punto di non ritorno. Non per niente, ora, nelle nuove giunte di centro sinistra la metà degli assessori sono donna. Non per obbligo, ma per logica.La giunta Formigoni ne ha una sola. E ora leggo che la costituenda giunta Fontana a Varese ne sta cercando disperatamente una:

http://www.varesereport.it/2011/06/14/ecco-il-fontana-bis-con-un-punto-interrogativo-rosa/

Le donne e i giovani votano. Non si possono blandire soltanto qualche giorno prima dell’apertura dei seggi.

Nel segreto dell’urna, poi, se lo ricordano.

Ad maiora.

Mix di manifesti Pisapia Lega

La luna di miele tra Pisapia e i milanesi

Il dopo voto è una vera e propria luna di miele per Giuliano Pisapia, accolto come un liberatore in centro alla festa del 2 giugno. Un’accoglienza alla Kennedy, ha detto qualcuno.

Il milanese giusto al momento giusto. A Palazzo Marino in 25mila si sono messi in fila nella speranza di stringergli la mano (solo un migliaio in Provincia, giusto per dare il senso delle proporzioni su quel che sta accadendo).

Anche in Prefettura, per il tradizionale brindisi istituzionale, c’era la coda a salutare il neo sindaco (e Cinzia Sasso, per il primo giorno nelle vesti della first lady). In fila, per mostrare sorrisi più o meno falsi e riichiedere incontri, anche esponenti di quella borghesia che fino a venti giorni fa ruotava intorno a Moratti e Berlusconi (con cui candidava figli e parenti). Il vento è davvero cambiato.

Assente in Prefettura l’ex sindaco Moratti, non molto rimpianta neanche dai suoi amici del Pdl. Lei d’altronde sembra che scarichi la colpa della sconfitta su Berlusconi. Il quale dice che la responsabilità è di Santoro e dei programmi di sinistra. Sembrano Fonzie, quando non riusciva ad ammettere di aver sbagliato. Assente anche il buon Glisenti, che si dice sia uscito economicamente molto rinforzato dai quindici giorni in cui ha cercato di raddrizzare la barra elettorale morattiana (passerà alla storia per essere riuscito nella non facile impresa di mandare l’ora ex sindaco a farsi fischiare addirittura a una manifestazione di disabili).

Sul fronte Expo, alti dirigenti dell’organizzazione si dicono certi che le cose ora, con Pisapia al posto della Moratti, miglioreranno e che il tutto subirà un accelerazione (anche perché se rallenta ancora si ferma). I rapporti tra il neo sindaco e il presidente Formigoni sono partiti col piede giusto anche prima del voto d’altronde.

Insomma, queste prime ore sono per Pisapia tutto zucchero e miele.

Ora c’è il nodo giunta. Vedremo come ne uscirà il sindaco di sinistra-centro (che continua a campeggiare sui muri della città, affiancato ora solo da manifesti leghisti).

Ad maiora.

Nicole Minetti assediata dai giornalisti al Pirellone

Il Consiglio regionale lombardo è cliccatissimo nelle ultime settimane dai cronisti, come mai accaduto prima. Anche oggi frotte di giornalisti hanno aspettato l’arrivo di Nicole Minetti, affrontate a muso duro da Franco Nicoli Cristiani (ex assessore e ora vice presidente del Consiglio, la cui autorevolezza e fisicità hanno sconsigliato ai più di opporsi). Formigoni invita i giornalisti a “lasciarla lavorare”, anzi “lasciarla vivere”.

L’altro vice presidente del Consiglio, il pd Filippo Penati, chiede invece un incontro alla presidente dell’Ordine lombardo dei giornalisti, Letizia Gonzales, per “trovare una soluzione”. Scrive l’ex sfidante di Formigoni: “Nelle ultime sedute del Consiglio  il rapporto  con gli  operatori dei media è stato difficile, per ragione note alla cronaca. Per questo propongo un incontro tra l’ufficio  di presidenza e la presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales per trovare una soluzione che garantisca agli operatori dell’informazione  le condizioni per esercitare il diritto di cronaca e ai consiglieri la possibilità di svolgere in tranquillità il proprio lavoro”.

Vedremo che succederà alla prossima seduta.

Ad maiora.

Sara Giudice, l’anti-Minetti, non molla

Arriva all’appuntamento per l’intervista puntuale come un orologio svizzero: non si è montata la testa. Oggi appare in pagina nazionale di Repubblica e oggi e ieri è andata in onda sul Tg3 nazionale.

Forse per questo ieri l’attacco contro di lei è stato concentrico. Sara Giudice (figlia di Vincenzo, ex presidente del Consiglio comunale di Milano), 25 anni, non sembra comunque voler fare passi indietro.

Anzi, nell’intervista in cui ribadisce la richiesta di dimissioni di Nicole Minetti, invita tutti a firmare l’appello che si trova su www.firmiamo.it (è in testa alla classifica tra le più votate).

Per far capire che non è intenzionata a far passi indietro – lei che è iscritta al Pdl e che è consigliera di zona –  sulla foto profilo di Facebook ha messo l’invito a firmare contro la consigliera regionale eletta nel listino Formigoni (col presidente lombardo che invita ad aspettare i tre gradi di giudizio e Sara Giudice che risponde che la giustizia non c’entra, qui si parla di morale).

Anche tra le sue foto sul social network ce ne è una con suo padre (di cui oggi ricorda il passato, non a caso, il Giornale) e col presidente Berlusconi: giusto per far capire che non stiamo parlando di una zecca.

La Giudice (cui arriva la solidarietà di Pd e Fli, anche se lei si rivolge ancora ai giovani del Pdl) fa fondamentalmente una sola domanda: come è stata decisa la candidatura di una “non militante” come l’igienista dentale del premier? In un listino bloccato. Nei primi quattro posti in modo che venisse eletta anche in presenza di una vittoria schiacciante del centro destra alle regionali lombarde.

The answer, my friend, it’s blowing in the wind.

Ad maiora.