Joshua Meyrowitz

Datemi un blog e solleverò il mondo

blogRicevo e volentieri pubblico (su questo blog) le riflessioni del collega e amico Sergio Calabrese.

Ad maiora

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Qualche millennio fa un mio “conterraneo”, tale Archimede di Siracusa-inventore e matematico- sentenziò: “Datemi una leva e vi solleverò il mondo”.

Oggi per cambiare il mondo ai “discendenti di Archimede basta soltanto la Rete.

 “Datemi un blog e vi rivolto il mondo”, è il nuovo verbo che impera nella società del ventunesimo secolo. Il blog, dunque, che dai siti Internet di mezzo mondo influenza il nostro quotidiano vivere. Tutti possono pubblicare un blog e, come in un diario, diffondere in Rete pensieri, valutazioni e contenuti multimediali. La parola blog, che deriva da web-log, vuol dire “diario in rete” ed è la nuova rivoluzionaria arma di distrazione di massa d’inizio millennio. E’ l’evoluzione della specie che parte dai giornali, alle televisioni, per arrivare ai social network. Piaccia o no, da Internet, sempre più, sarà edificato nei prossimi anni il sistema sociale, economico e politico del pianeta. Del resto, i nuovi media già da tempo indirizzano e influenzano l’opinione pubblica. Sono sempre più i messaggi che attraverso i social network dettano mode, comportamenti, tendenze e anche l’agenda politica. Ma molti leader politici, nella maggioranza dei casi, non sono ancora in grado di gestire questi nuovi potenti strumenti di comunicazione. La vecchia “casta” annaspa; dà l’impressione di non essere pronta a sfruttare a pieno tutta l‘immensa potenzialità dei nuovi media digitali. Internet e le televisioni sono diventate le piazze mediatiche attraverso le quali la stragrande maggioranza dei cittadini condivide le proprie opinioni. Le discussioni e le valutazioni sui politici si fanno anche con il tam tam dei social network. Oggi la metà degli italiani s’informa collegandosi quotidianamente con Internet e tra i giovani la percentuale sale al 65 per cento.

La diffusione della comunicazione in Rete ha mutato radicalmente il rapporto tra informazione e politica, modificandone i rapporti. Con qualche distinguo, però. Se analizziamo la recente campagna elettorale del movimento politico (5 stelle) che della Rete ha fatto lo strumento principale della sua propaganda elettorale, abbiamo visto che il suo carismatico padre-padrone Grillo oltre a parlare ai suoi adepti attraverso il suo blog è sceso anche nelle piazze, da Bolzano a Canicattì. “Il Grillo” ha riesumato con grande efficacia oratoria e “urlatoria” il vecchio desueto comizio tanto caro a Peppone e Don Camillo. Una piazza, un palco e vai con il bagno di folla. Poi il tutto poi finisce in Rete e diventa accessibile in ogni momento moltiplicando e diffondendo il messaggio.

L’espansione della comunicazione digitale ha cambiato, di fatto, il rapporto stesso tra informazione e politica.

Joshua Meyrowitz- sociologo americano- osservava che: “Anche le telecamere sono spietate e spesso invadono la sfera individuale del politico”. Nella recente campagna elettorale abbiamo visto in onda primi piani di esponenti politici sudaticci che facevano smorfie dopo aver detto una frase infelice”. Con Internet tutte queste gaffe si moltiplicano all’infinito e si paga pegno in termini di consenso elettorale. Oggi le battaglie politiche si vincono se si è telegenici e molto disinvolti davanti a una telecamera. Per avere consenso e non perderlo (i sondaggi sono diventati l’incubo di chi fa politica), bisogna adeguare il proprio messaggio ai nuovi linguaggi, alla sintesi, e alla velocità della comunicazione digitale. A volte bastano trenta secondi, come nella pubblicità televisiva, per rendere efficace come in un videoclip, il proprio messaggio. La politica diventa un prodotto di consumo: “se sei capace di reclamizzare il proprio programma, si vince!”. Sembra un paradosso, ma è così. E sì, cari lettori ed elettori, in questo strano “Paese delle Meraviglie” (copyright Maurizio Crozza che per nostra fortuna e sua, continua a fare il comico) in politica si afferma chi si presenta bene e non chi ha qualcosa da dire. Nell’era dell’apparire questo è, “se vi pare”, il brand vincente. I politici si vendono come un prodotto di largo consumo. Chi “scende” o “sale” in politica deve avere faccia tosta e bucare lo schermo, altrimenti è meglio desistere, come diceva il Principe De Curtis. Una bella faccia da c. che regala sogni e racconta frottole in quantità industriale vincerà sempre sul politico che ha tante cose importanti da dire, ma non sa comunicarle agli elettori. E proprio perché non sa divulgarle sarà un perdente a vita.

I blog, dunque, che sempre più diventeranno strumenti di (apparente ?, ndr) democrazia e partecipazione. Un’informazione libera e veloce tanta temuta dai regimi dittatoriali che non riescono a controllarla e la temono come fosse un’arma nucleare.

Mettere un diario in Rete vuol dire anche una fonte di guadagno che si ottiene con la pubblicità in pagina. Il blog a 5 stelle di mastro Grillo lo testimonia. Oltretutto sono dei siti che è molto facile aggiornare anche senza una specifica competenza informatica.

Una cosa è certa: “i progressi tecnologici stanno orientano sempre più le strategie di comunicazione”. E’ un cambio di marcia epocale di cui buona parte della classe politica italiana non può, nel prossimo futuro, tenere conto.

 Avviso ai naviganti, soprattutto a quelli che sono rimasti, nonostante tutto, a remare nella smandrappata scialuppa del fu Partito Democratico: “Per il casting delle prossime elezioni (speriamo le più remote possibili) reclutate, oltre a giovani capaci e preparati, anche qualche faccia da talk e da c. L’importante che sia telegenico e spari cazzate a raffica. Tanto il “popolo” quando si reca in “gabina” ha poca memoria, dimentica tutto. L’importante, come dice la mia amica Mariuccia è: “Che il pulitic in television as deva presentà ben”. 

“Tutto il resto è noia!”. Come recitava il “Califfo di Roma Ladrona”.

Alé!

Sergio Calabrese

Grazie Milano Pisapia

Dopo le Amministrative i referendum: si vince grazie a Facebook e alle donne

Ci hanno provato durante la campagna per le amministrative, usando – in maniera scorretta – lo strumento televisivo (il supposto gol – trasformatosi in autogol – di Letizia Moratti nel faccia a faccia con Pisapia, a Sky – che pur in differita non ha riaperto i termini del confronto – rimarrà negli annali della tv) (a proposito: e la querela dell’ora sindaco contro l’ex sindaco?).

Ci hanno provato con i referendum, prima non approvando i regolamenti in commissione parlamentare, poi con vari errori di date.

Ma questa sorta di rivoluzione colorata che dall’Africa è sbarcata anche sulle nostre coste, alla fine prescinde dal mezzo televisivo.

Joshua Meyrowitz scrive che “i media elettronici modificano la geografia situazionale della vita sociale”. E così appare anche nel nostro Paese dove il tam tam sui social network (che non a caso vedono, nelle ore di permanenza davanti al monitor, un primato europeo della Penisola) supera, anzi surclassa la propaganda televisiva.

È anche per questo (parlo di Milano, luogo che conosco meglio) che il voto giovanile si è spostato massicciamente dal centro destra al centro sinistra. Su chi non ha i tg come principale canale di informazione, ha impattato più la trappola Sucate rispetto a tutti i comizi televisivi berlusconiani (che al contrario hanno spinto a votare quelli che non ne possono più).

Sempre a Milano il fatto che tra i consiglieri più votati ci sia il Pd Pierfrancesco Maran, 31enne, attivissimo su internet (e ora assessore) è lì a testimoniare che il centrosinistra è stato più capace del centrodestra a intercettare queste novità.

Se Berlusconi, anziché tv e decoder, facesse affari anche con internet, forse avremmo la banda larga e lui vincerebbe le elezioni.

Sul referendum, comunque spira ancora il vento arancione.

Il video di Guzzanti su Sky:

http://youtu.be/cbIexFGUvq8

Mi ha ricordato che durante la rivolta ucraina c’era chi col linguaggio dei segni indicava che si stavano raccontando un sacco di balle:

http://www.criticasociale.net/index.php?&&function=editoriale_page&id=0000194

Ultimo fatto, ma – davvero – assolutamente non secondario in questa inversione (non solo elettorale) di tendenza: le donne. Sono anni che manifestano il loro disagio verso il machismo berlusconiano (che ha persino cercato anche di coniugarsi con un’improbabile difesa della famiglia). Qualche mese fa le proteste dopo la vicenda bunga-bunga segnarono un punto di non ritorno. Non per niente, ora, nelle nuove giunte di centro sinistra la metà degli assessori sono donna. Non per obbligo, ma per logica.La giunta Formigoni ne ha una sola. E ora leggo che la costituenda giunta Fontana a Varese ne sta cercando disperatamente una:

http://www.varesereport.it/2011/06/14/ecco-il-fontana-bis-con-un-punto-interrogativo-rosa/

Le donne e i giovani votano. Non si possono blandire soltanto qualche giorno prima dell’apertura dei seggi.

Nel segreto dell’urna, poi, se lo ricordano.

Ad maiora.