India

Da oggi #Tibet in mostra a #Monza

Monaco tibetanoRicevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questa mostra che si apre oggi.

Ad maiora

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“Credo che per affrontare la sfida del ventunesimo secolo, gli esseri umani dovranno sviluppare un maggiore senso di responsabilità universale. Ciascuno di noi deve imparare a lavorare non solo per sé, per la sua famiglia o la sua nazione, ma a favore di tutta l’umanità”. Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

“Cultura e diritti umani: il respiro del Tibet”, questo il titolo della mostra fotografica collettiva presso lo Spazio Espositivo dell’Urban Center – Binario 7 – in via Turati 6 a Monza, con inaugurazione oggi, mercoledì 20 febbraio ore 18.00, alla presenza degli autori e di un gruppo di monaci buddisti provenienti dal Monastero Loseling Manjusri Temple in India, che realizzeranno sul posto un Mandala e saranno a disposizione, insieme ai fotografi, per rispondere alle domande del pubblico.

Organizzata dalla UPF/Universal Peace Federation insieme al Centro Progetto Mandala e in collaborazione con il Comune di Monza, la mostra è strutturata in 2 parti: una riguardante i diritti umani, con foto dedicate all’impegno e alla lotta del popolo tibetano, mentre l’altra parte della mostra ha lo scopo di presentare alcuni aspetti della vita in Tibet, con l’intento di offrire spunti di riflessione che possano dare l’idea della Cultura di Pace che contraddistingue questo popolo da secoli. Senza la pretesa di fare una mostra esaustiva, si vuole quindi richiamare l’attenzione sulla questione dei diritti umani e nello stesso tempo offrire immagini significative, per dare modo allo spettatore di cogliere alcuni aspetti peculiari legati alle diversità della popolazione e del paesaggio, cercando di far “respirare” l’aria dei luoghi del Tibet storico che va dai 3.500 metri in su e della specificità della sua cultura. 

La mostra sarà aperta, con entrata libera, fino a mercoledì 27 febbraio, la locandina si può visionare e scaricare dalla home page del sito www.trofeodellapace.org

Per info: monza@italia.upf.org

#India. Pena di morte commutata in ergastolo

il presidente della repubblica indiano Pranab Mikherjee ha commutato in ergastolo la pena di morte a cui era stato condannato Atbir Singh. L’uomo era stato condannato per omicidio plurimo.
Il 21 novembre l’India aveva interrotto la moratoria sull’esecuzione delle condanne a morte con l’impiccagione del pachistano Ajmal Amir Kasab, condannato per l’attacco terroristico di Mumbai del 2008.
Singh, che si trovava nel braccio della morte insieme ad altri 15 detenuti che ora sperano in una grazia, era stato condannato nel 2004 per l’uccisione di matrigna, sorellastra e fratellastro a causa di un diverbio su una
proprietà terriera.
La commutazione della pena decisa dal capo dello stato era stata sollecitata dal Ministero dell’interno perchè il delitto
è stato commesso in un ambito socio-economico complesso.
In India sono sempre detenuti i due marò.
Ad maiora

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Adesivo pro marò

Zona Wagner.

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India, sospesa l’esecuzione dell’estremista Sikh

Mentre arriva dal Giappone la notizia di tre esecuzioni eseguite (le prime dopo il 2010, una delle tre per impiccagione) dall’India arriva una buona notizia. E’ stata infatti sospesa la condanna a morte di Balwant Singh Rajoana, militante di un’organizzazione estremista Sikh.

L’esecuzione era prevista per sabato in un carcere del Punjab.

La decisione è stata presa in seguito alla pressioni delle autorità del Punjab, di Amnesty International e alla presentazione di una domanda di grazia alla presidente della Repubblica Pratibha Patil.

Ieri si erano verificate violente proteste di gruppi della comunita’ sikh contro l’impiccagione del 44enne Rajoana, condannato per omicidio e terrorismo.

Proteste, pacifiche, anche a Milano, come avevamo documentato lunedì (foto, piazza Fontana).

Sono otto anni che in India non ci sono condanne a morte.

Ad maiora

L’India, i Sikh e la politica estera a sei zampe dei governi italiani

Oggi sono incappato (andando in Statale) in questo presidio della comunità Sikh di Milano (nella tristemente nota piazza Fontana)
Comunità preoccupata per l’imminente esecuzione di un poliziotto Sikh accusato di un omicidio “politico”:
http://sikhiesikh.org/
A differenza di quel che sostengono i giornali italiani, i Sikh manifestando hanno voluto – anche ma non solo -solidarizzare con l’Italia per il caso di dei marò in stato di fermo in India.
Mentre tutto questo succedeva, Mario Monti proseguiva – senza soluzione di continuità – la politica estera dell’Eni (andando a trovare il primo ministro kazakho) che tutti i precedenti governi “politici” di centro destra e centro sinistra hanno – senza soluzione di continuità, solo con toni diversi – perseguito.
Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Pensare, ad esempio, in questi giorni, di fare un salto a Nuova Delhi?
A noi, si sa, piace più Tripoli, bel suol d’amore:
http://video.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/l-autostrada-dell-amicizia-e-i-pozzi-dell-eni-gli-interessi-italiani/62605/61308
Ad maiora

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