Mario Monti

Mario Mauro: “Ecco perché ho lasciato il Pdl”

Mario MAUROHo conosciuto Mario Mauro nel 2007. Quando stavamo organizzando il primo convegno per ricordare a Milano Anna Politkovskaja a un anno dal suoi assassinio, ci accorgemmo di avere, tra gli ospiti politici, solo radicali o esponenti della sinistra. Invitammo quindi Mauro che, oltre a essere di Forza Italia, era uno dei principali rappresentanti di quel partito nell’ambito del Parlamento europeo.

Fece un intervento bello e appassionato.

E devo dire che non mi ha stupito la sua scelta di lasciare (praticamente da solo) il Pdl per seguire Mario Monti. In questa lettera aperta che pubblico, Mauro spiega il perché della sua decisione.

Ad maiora

………….

Carissime e Carissimi, la rottura con il mio partito è frutto della storia di questa legislatura che ha visto consumare l’illusione che l’alleanza PDL-Lega fosse garante di riforme capaci di cambiare l’Italia.

Destra e Sinistra si sono alternate negli anni della transizione senza anteporre il dovere di riformare la vita pubblica italiana alla rendita politica che deriva da una cultura del conflitto. La lista Monti è fatta da chi si è stancato di questa guerra di parole e vuole una pace duratura.

Non mi stancherò mai di ricordare l’esempio della scuola, quattro volte in teoria è stata riformata la scuola in questi anni: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini. Io tornerò a fare l’insegnante senza che in realtà nulla sia cambiato. Sono riforme dette, non fatte e a cui si aggiunge la beffa mediatica di migliaia di giovani in piazza a protestare contro qualcosa che non è mai stato attuato.

Ancor più grave è lo scenario macroeconomico del nostro Paese. Da anni in Europa si attua il cosiddetto rigore, cioè vigorosi tagli alla spesa pubblica per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese. Negli anni della transizione italiana ciò si è tradotto in più tasse per più spesa pubblica con il risultato di veder esplodere il nostro debito e renderlo insostenibile al punto da minacciare l’intera eurozona. Anche la caduta del governo Berlusconi avrebbe potuto essere però un’occasione positiva se avessimo avuto la forza di riconoscere i nostri errori. Ma passata la crisi finanziaria, per recuperare fiducia agli occhi degli italiani, si è scelta l’incredibile scorciatoia di addossare ogni responsabilità ad un presunto quanto assurdo complotto europeo condito di banchieri e massoni ad uso di una opinione pubblica bramosa di scaricare su tedeschi e francesi l’incapacità di risolvere i nostri problemi.

Da quando avevo vent’anni ho toccato con mano come la convivenza pacifica all’interno del progetto europeo sia per la storia del nostro tempo la sola piattaforma in grado di aiutarci a risolvere le tante difficoltà in cui ci dibattiamo. Il coraggio dei padri fondatori, che ha ottenuto per noi attraverso la pace lo sviluppo, è la certezza da cui ripartire. Che tristezza, dopo aver contribuito a far cadere il comunismo, riunificato l’Europa dell’est, aver sostenuto lo sviluppo di Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia, Malta, Cipro,… sentire dire che la causa delle mancate e storiche riforme che il nostro Paese attende da decenni è frutto di un complotto europeo in cui Monti interpreta il ruolo di “utile idiota” al soldo della “perfida” Merkel.

Monti non è l’uomo della Provvidenza, ma la scelta del PDL di far cadere quel governo per riproporre oltre che la candidatura di Berlusconi, la logica che mira a tenere in ostaggio ancora per una legislatura l’Italia in concorso con Bersani, non è condivisibile.

Non ho promesse da fare, anzi. Il rigore in Italia non è ancora stato applicato fino in fondo. La voragine finanziaria è frutto dell’irresponsabilità di classi dirigenti che hanno sopperito la mancanza di decisionismo e di coraggio con più tasse e più spesa.

Sono serviti quindi ulteriori sacrifici promossi dal governo tecnico per spegnere l’incendio della speculazione a nostro danno e ottenuta la possibilità di veder dimezzati i  nostri interessi sul debito (da 80 a 40 miliardi l’anno in 14 mesi) vanno affrontate le emergenze del lavoro e della crescita. Per farlo occorrono riforme strutturali che destra e sinistra rifiutano di fare insieme.

Mettersi in discussione, ammettere i propri errori e favorire la nascita di una proposta politica che aiuti PD e PDL a continuare il percorso di tregua sostenendo riforme magari impopolari ma necessarie per dare lavoro e pensioni anche ai giovani, mi sembra il contrario del trasformismo.

Per anni abbiamo rivendicato l’intelligenza di saper andare oltre gli schieramenti alla ricerca del bene comune. Non ho cambiato nessuna delle mie idee, sono e resto politicamente un popolare, ma non accetto di ridurmi a essere un populista per inseguire un consenso a metà tra i ragionamenti di Grillo e l’antieuropeismo di maniera della Lega.

Ma quando ho visto far cadere un governo senza motivi, con l´unico scopo che non fossero le scorciatoie di una presa di distanza dalle scelte di responsabilità indispensabili per salvare il valore dei soldi di milioni d’italiani ho giudicato necessario fare un passo avanti piuttosto che continuare a sognare un passo indietro di Berlusconi o dei comunisti.

E se qualcuno vuole nascondersi dietro un approccio al tema dei valori non negoziabili, forse dovrebbe misurarsi oltre che con le piattaforme elettorali e spesso strumentali di questo o quel partito anche con il profilo politico di una persona, che non si definisce in trenta giorni di campagna elettorale, ma che si può valutare solo attraverso il lavoro di una vita.

Vita, famiglia, educazione, lavoro, ricerca non sono temi da aggiungere all’economia. Sono il fondamento delle domande da cui partire se si vuol fare politica. Devono essere le basi di un sistema economico, educativo, di giustizia-

Come deve essere infatti un sistema educativo, pensionistico, di produzione industriale, sanitario, che voglia rispettare fino in fondo ciò che l’uomo é?

Per questo si fa politica e non c’é spazio in questa visione per riduzioni ideologiche. Soprattutto nel partito di Monti che nasce dalla volontà di far incontrare culture politiche differenti, nel nome della dignità della persona umana.

A presto,
Mario Mauro

Inaugurazione del #memorialedellashoah di #milano (foto)

Inaugurato a Milano il Memoriale della Shoah nella nuova piazza Safra. Tanta gente (molta nel pomeriggio è rimasta anche fuori).
Dentro – sotto la Stazione Centrale – parecchi politici: da Mario Monti (nella foto con la grandissima Liliana Segre, poi fotografata a parte: sarà la protagonista del mio pezzo per il Tg2 di questa sera) al sindaco Giuliano Pisapia, fino a Silvio Berlusconi (arrivato a sorpresa e diventato protagonista della giornata, chissà se volontariamente).
“Indifferenza” è scritto all’ingresso del Memoriale. Perché è stata proprio l’indifferenza che ha consentito la violenza, ha spiegato la Segre, tra le poche (partite di qui) a tornare da Auschwitz.
Ad maiora

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#CiaoMonti Le pagelle dei giornali (a confronto)

governo-montiIn realtà, ho trovato solo il Fatto quotidiano e Il Sole 24ore che si cimentano nell’impresa di dare i voti all’esecutivo che da ieri sera resta in carica solo per la straordinaria amministrazione.

Mettiamo a confronto e sommiamo le pagelle (aggiungendo il giudizio).

Elsa Fornero: bocciata

5 per il Fatto e 5 per il Sole

Giulio Terzi di Sant’Agata: bocciato

5 sia per il Fatto che per il Sole

Lorenzo Ornaghi: bocciatissimo

4 per il Fatto (“Un fantasma alla Cultura) solo mezzo punto in più per il Sole

Mario Catania: rimandato

5 per il Fatto 6 per il Sole (era alle Politiche agricole, se a qualcuno è sfuggito)

Giampaolo di Paola: promosso

5 per il Fatto 7 per il Sole (gli F35 muovono il Pil, si sa)

Filippo Patroni Griffi: promosso

6 per entrambi i quotidiani

Vittorio Grilli: rimandato

5 per il Fatto, 6 per il Sole

Corrado Clini: rimandato

4 per il Fatto, 6,5 per il Sole

Fabrizio Barca: super promosso

7 per il Fatto e mezzo punto in più per il Sole

Paola Severino: promossa

5 dal Fatto, 7 dal Sole

Anna Maria Cancellieri: super-promossa

7 sia dal Fatto che dal Sole

Corrado Passera: bocciato

5 dal Fatto, solo mezzo punto in più dal Sole (e questo mi sa che gli fa più male)

Renato Balduzzi: promosso

7 dal Fatto, 5 dal Sole

Piero Gnudi: bocciato

4 dal Fatto, 6 dal Sole (era al Turismo, se qualcuno non se ne fosse accorto)

Enzo Moavero Milanesi: super-promosso

7 sia per il Fatto che per il Sole per il ministro per gli Affari europei

Francesco Profumo: rimandato

6 dal Fatto, 5,5 dal Sole (voto pesante)

Andrea Riccardi: rimandato

5 dal Fatto (voto pesante), 6 dal Sole

Piero Giarda: promosso

5 dal Fatto, 6,5 dal Sole

Mario Monti: promosso

6 dal Fatto, il Sole fa il gioco delle tre carte e mette vari voti (che lo fanno comunque prouovere): Credibilità internazionale 8, Conti pubblici 7, Crescita e occupazione: 5

Quali sono invece i voti che date voi ai ministri?

Ad maiora

Monti a Mosca. Per rinsaldare i legami con la Russia di Putin III

Come pensavamo, come dicevamo.
Cambiano i governi, ma rimane stabile l’amicizia tra Italia e Russia. E chi se ne frega che quest’ultima imprigiona, con fine pena praticamente mai, Khodorkovskij, o tre ragazze “colpevoli” di un concerto contro Putin nella Chiesa del Cristo Salvatore.
E chi se ne frega se la Russia di Putin III paragona le ong che ricevono finanziamenti stranieri ad agenti dei servizi stranieri.
E chi se ne frega che la Russia di Putin III riduca ulteriormente il diritto delle opposizioni a manifestare e dei cittadini russi di navigare liberamente in rete.
L’importante è fare affari.
Andare a riverire un Patriarca Kiril sempre più amico del regime (e magari chiedergli che ore siano, visto l’amore per gli orologi).
L’importante è dire scempiaggini come quello di invitare i turisti ad andare a Ravenna (città consigliatissima, peraltro) perché ponte tra Oriente e Occidente “proprio come quello che Putin e Mevedev vogliono costruire”. Quando sento parlare di “ponti” mi viene in mente solo Alex Langer. Quelli erano ponti, non certo quelli dei Batman e Robin che guidano la Russia.
Tutto cambia, ma tutto resta come è.
Perché la politica estera, da anni, è stata appaltata all’Eni (non a caso complice nell’esproprio ai danni di Yukos).
E basta leggere le frasi entusiastiche di Scaroni per rendersene conto: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=118511&id=67&ante=0
Ad maiora.

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Caso Tymoshenko, una lettera basterà?

1. Magari non faremo lì gli europei.

2. Comunque, per protesta, non verremo a Kiev.

3. Ci accorderemo tra cancellerie europee per decidere come reagire.

4. Veniamo a Kiev ma…

Dopo un mese di roboanti minacce, anche la vicenda Tymoshenko-Europei di calcio si è risolta a tarallucci e vino (tinto, vista la collaborazione con gli spagnoli).

La detenzione “politica” della leader dell’opposizione ucraina non ha fermato la partecipazione dei primi ministri italiani e spagnoli, Monti e Rajoy, in quel dello stadio di Kiev.

L’unica concessione ai diritti umani è stata la lettera che i due leader hanno scritto al presidente ucraino Viktor Yanukovich. Nella missiva, dapprima si sostengono le aspirazione europee di Kiev, poi ci si appella al buon cuore del presidente ucraino – nemico, più che avversario della donna – per le sorti dell’ex leader della Rivoluzione arancione, “esprimendo l’aspettativa di una soluzione positiva dei casi giudiziari dell’ex primo ministro Tymoshenko e di altri membri del precedente governo, come richiesto dalla comunità Internazionale e di un rafforzamento dello stato di diritto e dei valori democratici che dovrebbero unire i popoli d’Europa”.

Per questo, Monti e Rajoy concludono la loro lettera chiedendo che gli ambasciatori italiani e spagnoli possano incontrare la Tymoshenko, ricoverata in ospedale dopo gli abusi commessi contro di lei nel corso della carcerazione.

La figlia della leader dell’opposizione ucraina, Evgenya, ringraziando, ha detto che era “quello che ci si può aspettare da forze democratiche in favore dei prigionieri politici in Ucraina”.

Dal canto nostro, resta il sospetto che la lettera sia un contentino, una mossa propagandistica tanto per placare le proteste e poter andare avanti come se nulla fosse.

D’altronde, a giorni, il silenzio calerà sull’Ucraina, sulle sue stragi di cani, sulla leader dell’opposizione in cella.

Il 10 luglio a Khakhiv riprenderà il processo contro di lei.

Lì sarebbe bello ci fossero, gli ambasciatori europei.

Anche senza comunicati stampa o lettere aperte.

Ad maiora