Bruno Vespa

La comunicazione politica ai tempi di Silvio Berlusconi

Difficilmente faccio la spesa all’Esselunga. Pur non condividendo gli ostacoli che vengono messi in molte regioni rosse all’attività di Caprotti, non posso non dimenticare l’atteggiamento che questa catena ha nei confronti di sindacati e sindacalisti.
Oggi comunque ho fatto bene a mettere la testa tra i banconi del super.
Dove, tra i libri in vendita, ho trovato una chicca che mi era sfuggita. Il titolo vale più di mille mie parole: Come Berlusconi ha cambiato le campagne elettorali in Italia.
È stato pubblicato due mesi fa da Cipidue (l’unico loro volume al momento, da una rapida ricerca in rete) ed è curato da esperti che si occupano di comunicazione per il Cav. Di loro conosco solo Antonio Palmieri, che frequento da quando non era ancora deputato azzurro.
Il libro è ricco di vecchi poster elettorali che, osservati in questi giorni, hanno un effetto straniante: dalla discesa in campo e le vittorie alle urne sembrano passati secoli.
Il volume ha, naturalmente, l’introduzione del Capo (anzi del Dottore come veniva chiamato dall’ing. Possa – poi parlamentare e sottosegretario, ex compagno di scuola di Silvio ed ex Fininvest -quando mi occupai, mille anni fa, della nascita di quello che sarebbe stata Forza Italia).
La si può leggere nel sito creato appositamente:
http://www.campagneberlusconi.it/

Il libro (189 pagine, 16 euro ma scontato a 13,60 al super) è diviso nei vari capitoli in cui si è ramificata (e si ramifica) la propaganda berlusconiana: dai loghi agli spot, dalla nave azzurra al kit del candidato, dai sondaggi alle lettere a casa e a internet. Manca completamente la comunicazione tv ed è un peccato perché, nell’odierna videocrazia, non ha un ruolo secondario (soprattutto per SB).
C’è invece una sovrabbondanza di riproduzione di manifesti elettorali, che per chi come me è appassionato – grazie a Giampiero Piretto – di iconografia, risultano ipnotici.
Vengono ripubblicati anche alcuni poster con le migliori parodie alla famosa campagna anti-tasse (Più tasse per Totti): la stessa che ricordata oggi spiega l’allontanamento di tanti dal Pdl, ex miracolo italiano.
Un poster del 2006 racconta più di altri quel sogno, oggi diventato un incubo: La sinistra dice che tutto va male, lasciamola perdere. Accompagnato dal sorriso di Silvio.
Nel volume ci sono evidenti “dimenticanze”: come quando si mostra orgogliosi la campagna elettorale per i referendum costituzionali del 2006, che però furono sonoramente bocciati dal 61% dei votanti.
Non è sempre stato quindi un cammino di successi elettorali quello berlusconiano, anche se hanno ragione i curatori del libro a rivendicare il fatto che la sinistra li abbia spesso rincorsi sullo stesso terreno (senza arrivare fortunatamente al Contratto dal notaio Vespa). Ricordo ancora i giganteschi manifesti di Penati alle ultime Regionali lombarde: un cambio con sei marce (la sesta disegnata pure al posto sbagliato), abbinato allo slogan “È tempo di cambiare”. Il tutto in una delle regioni più inquinate e trafficate d’Europa.
Un libro, questo berlusconiano, più ricco di immagini che di testi, come è d’altronde la moderna comunicazione politica. Curiosamente, nelle poche parti scritte la parola che ricorre più spesso è “manipolazione”.
Ad maiora

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Lacrime & sfigati. I tecnici travolti dalla tv

Ha cominciato il ministro Fornero con le sue lacrime in diretta tv.
Da quel momento, il governo dei tecnici ha preso una china comunicativa decisamente imbarazzante.
Per interrompere la lunga stagione berlusconiana occorreva un inversione di tendenza anche sul fronte delle comunicazioni ai cittadini. Per ora non ci siamo.
Certo, non si vedono più i comizi notturni o le cene (eleganti) del lunedì. Né le telefonate in diretta a Biscardi o a Ballarò.
Anche se abbiamo avuto, anche in questo governo, qualcuno che aveva vacanze pagate “a suo discapito” e abbiamo, ancora, ministri con case vicine al Colosseo a prezzo di discount.
Ma il vizio di lanciarsi in scorribande televisive e in dichiarazioni dissennate sembra essere un’eredità lasciata dai berluscones e subito accolta dal nuovo esecutivo.
Il Presidente del consiglio d’altronde continua a essere – in tv ma non solo – chiamato “premier”, errore sia politico (la riforma costituzionale in tal senso fu bocciata dal popolo italiano) sia giornalistico (l’italiano è una lingua ricchissima, solo la pigrizia può spingerci ancora nella terminologia britannica dove peraltro il Premier ha ben altro peso rispetto al nostro Presidente del Consiglio).
E per non smentirsi, il “premier” Monti è andato a spiegare la Fase 1 da Vespa. Nelle ultime settimane, per illustrare (e per par condicio) la Fase 2 ha fatto il giro dei salotti televisivi più graditi a sinistra. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La lentezza della comunicazione montiana non tragga in inganno. Prodi ha vinto due campagne elettorali, pur parlando con ritmi da Prima Repubblica.
Monti comunque sembra non aver convinto molti, visto quel che succede del paese. Che non so quanto abbia capito della Fase 2 (il decreto è uscito in Gazzetta ben dopo essere passato in tv).
Per tornare alla Fornero (anzi a Fornero visto che il ministro non vuole essere chiamata “La Fornero”, anche se sono certo che i suoi studenti, tra loro, l’avranno sempre battezzata così) anche ieri nei servizi tv sembrava una docente che rimprovera gli studenti: dove avete letto questa frase? chiedeva, senza attendersi risposta (dai sindacati in questo caso).
Il ministro della Difesa (che dalla Annunziata si è dimostrato di un’antipatia rara) potrebbe ad esempio dirci che, per la crisi e per ragioni etiche, blocca nuovi costosi aerei (ma dimenticavo che è un ammiraglio).
Il ministro Clini non ha avuto il tempo di andare nemmeno mezza giornata al Giglio. L’agenda era troppo piena di impegni televisivi.
In assenza di Brunetta, infine ieri ci ha pensato il sottosegretario Martone (figlio di un notissimo magistrato) a definire “sfigati” quanti non si sono laureati a 28 anni. È così che si motivano i ragazzi?
La fine del berlusconismo inizierà quando avremo dei politici che penseranno più al fare che al parlare in tv.
Ad maiora

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