Beppe vive e naviga insieme a noi

Nelle scorse settimane ho letto vari pezzi sulle problematiche che stanno affrontando nella sala dei bottoni di Facebook per cercare di eliminare chi muore. L’eternità che qualche condottiero sogna, su internet è già realtà. Chi muore porta con sé la sua password e può “rimanere in vita” a lungo, a sua insaputa.

Ci sono invece persone che, anche da morte, continuano a vivere grazie a Facebook. E’ il caso del compianto giornalista Beppe Cremagnani che ci ha lasciato all’improvviso l’estate scorsa. Si è deciso di non chiudere il suo profilo (aggiungendo solo la citazione foscoliana, “Forse perché della fatal quiete tu sei l’imago a me sì cara vieni o sera”) e i risultati li potete vedere facilmente, andando sulla sua pagina. Quasi ogni settimana c’è chi gli posta articoli, chi si rammarica di non poter avere suoi consigli, chi lo saluta.

http://www.facebook.com/beppe.cremagnani?ref=pie#!/beppe.cremagnani?v=info&ref=pie

Beppe, d’altronde, era – prima che un giornalista eccezionale – una persona eccezionale. A Milano-Italia (dove ho avuto l’onore di lavorargli accanto) come a Diario o a Repubblica o nei suoi film (con Enrico Deaglio) su Genova 2001 o sui brogli elettorali, aveva lasciato sempre il suo segno, tagliente e ironico.

La citazione che Beppe (milanese, classe 1951) aveva messo sulla sua pagina di Fb era un monito: “Io credo che ci sia la possibilita’ che il fascismo stia aspettando di tornare in Europa. Non verra’ con le camicie nere, ne’ brune, ne’ cose simili…. Ma il fascismo non si nasconde piu’. E’ li’, e’ uscito in strada, e’ arrivato anche sui media”. Una frase di Saramago, da poco scomparso anche lui.

Quella che mi ricordo io, la ripeteva ogni qual volta noi giovani scalpitanti, piccoli giornalisti, proponevamo la qualunque per la puntata serale di Milano-Italia: “Piano coi sassi!”, diceva.

Un invito a soppesare le proposte e a verificare prima di tirare i sassi, prima di lapidare qualcuno.

Ciao Beppe, amico mio, continua le sue corse in bicicletta ovunque tu sia.

Noi, rimasti quaggiù, continuiamo a provare a stare al tuo passo.

Il neurone al City, Cigarini al Siviglia

In questo agosto poco vacanziero, i tormentoni dei giornali (anche i giornali, come le radio, mandano in loop sempre lo stesso disco: all’inizio dici mah, poi carino, alla fine ti abitui e ti piace pure: spesso, risentito un anno dopo, ti domandi come mai ti piacesse) sono stati due: la casa di Montecarlo e l’addio di Balotelli.

Sulla prima mi avvalgo.

Sulla seconda, vorrei sottolineare come invece sia passata sotto silenzio la partenza di un altro campioncino italiano, diretto in Spagna.

Luca Cigarini (classe 1986) è stato ceduto in prestito dal Napoli al Siviglia. Stasera in campo per l’andata della Supercoppa di Spagna, pur entrando nel secondo tempo, si è reso protagonista, con un assist e buone giocate. Il Siviglia (che tra qualche giorno proverà a entrare nel gruppo che conta della Champions) ha così liquidato il Barcellona (di Ibrahimovic – in gol, ma sostituito – e Messi, impalpabile): 3-1. Il ritorno si gioca sabato.

Cigarini è considerato uno dei possibili eredi di Pirlo, anche in nazionale. Per ora gioca con l’Under 21. E’ di Montecchio Emilia, città che ha dato i natali anche a Orietta Berti.

Costato 9 milioni di euro lo scorso anno ha giocato in 28 partite e ha segnato un gol. Non si sarebbe ambientato però nella città partenopea. Sembrava interessasse alla Fiorentina, ma il Napoli ha preferito spedirlo in Spagna (prestito oneroso, con diritto di riscatto). Le prime cose che ha detto sbarcando in Andalusia è che vuole vincere titoli e trofei.

Forse al Napoli tutto questo sarebbe stato più difficile. Ma sotto il Vesuvio qualcuno staserà si starà mangiando le mani.

Oggi l’addio a Salvatore Furia

Centinaia di persone stanno rendendo in queste ore omaggio a Salvatore Furia, il meteorologo del Gazzettino padano della Rai, scomparso ieri l’altro. La camera ardente è stata allestita nel Comune di Varese al Salone Estense. Aperta alle 10 verrà chiusa intorno alle 14.45. A quell’ora partirà il corteo funebre (preceduto dal gonfalone di Varese) diretto alla Basilica di San Vittore, dove verranno celebrate le esequie.

Furia, 85 anni, autodidatta, appassionato di cirri, stelle e prealpi, era vedovo. Lascia due figli. E centinaia di migliaia di ascoltatori senza più le sue speciali previsioni del tempo.

Abkhazia: dopo i missili, Lukashenko?

Mentre le fiamme dei devastanti incendi sono sempre più vicine all’impianto atomico di Saratov (sarebbe interessante saperne cosa ne pensi il candidato alla commissione per la “sicurezza nucleare” italiana, il parlamentare pd Veronesi), mentre il governo tace sul numero dei morti, al Cremlino continuano ad occuparsi di Abkhazia e Ossezia del sud. Malgrado l’emergenza (tardivamente dichiarata) a Mosca, qualche giorno fa il presidente Medvedev è volato a Sukhumi per celebrare la vittora nella guerra contro la Georgia. A ruota è stato annunciato che proprio in Abkhazia sono stati posti missili terra-aria S-300. Il tutto per difendere le due zone abitate da russi, russofoni e russofili (tuttora sotto la sovranità di Tbilisi però).

Ora dal Cremlino si fa trapelare la voce che anche la Bielorussia di Lukashenko sarebbe in procinto di  riconoscere l’indipendenza di Ossezia meridionale e Abkhazia. Diventerebbe così il quarto Stato dopo Venezuela, Nicaragua e Nauru (piccola e quotatissima isola del Pacifico) a riconoscere la secessione. Starebbe anche a significare un riavvicinamento tra Lukashenko e Putin, dopo mesi di freddezza. Sarà per il caldo di questa strana estate russa.

Addio professor Furia. Pensieri positivi, malgrado tutto

Quando in questi tristi mesi per l’informazione, osservavo le imbarazzanti previsioni del tempo all’interno del Tg1 fatte da un giornalista, pensavo alla fortuna del Gazzettino padano (storico e seguitissimo giornale radio locale della Rai lombarda) di avere Salvatore Furia a raccontarci “che tempo farà”. Da domattina purtroppo non sarà più così. Lui, catanese appassionato di stelle e Alpi, ha aspettato l’ultima pioggia di astri a San Lorenzo, per andarsene, in punta di piedi.

Registrava ogni mattina le previsioni del tempo dal Centro geofisico prealpino che aveva creato dal nulla anni fa a Campo dei fiori, sopra Varese. Alle 6.45 puntualmente chiamava i tecnici del Gazzettino e raccontava quel che le nuvole gli avevano indicato, ma non solo. Metteva in guardia chi va in montagna per fare sport (“no volo libero”, o “no fuori pista” erano due delle sue raccomandazioni) e si rivolgeva a quella parte contadina della pianura, silenziosa ma ancora presente, invitando ad affrettare la fienagione prima di piogge o rugiada.

Anche per questo, quando qualche anno fa stette male e fu costretto per mesi ad assentarsi dalla trasmissioni radio, chi preparava le edizioni del Gazzettino veniva subissato di richieste sulle sue condizioni di salute. Si era ripreso anche se la sua voce affaticata, ricordava a tutti che, per quanto giovanile, aveva ormai 85 primavere.

Ciò che rendeva uniche le previsioni di Furia era la sua umanità. Quel suo “pensieri positivi” con cui invitava centinaia di migliaia di ascoltatori lombardi ad affrontare la giornata con un sorriso “malgrado il tempo” o “malgrado tutto”.

Arrivederci professor Furia. Quaggiù cercheremo di continuare ad avere pensieri positivi.