
C’erano una volta Nicolò Carosio e Nando Martellini. Voci di una telecronaca che sembra provenire da un altro mondo televisivo e che è invece solo il nostro recente passato.
La tesi di Niccolò Franchini in discussione questa mattina alla Statale di Milano verte proprio su come sia cambiata la telecronaca: “Le voci del calcio in TV da Bruno Pizzul a Fabio Caressa”.
Franchini analizza l’evoluzione o l’involuzione del commento alle partite di calcio, terreno ai limiti del sacro nel nostro paese. Si analizzano i tempi del monopolio Rai per arrivare alle voci di Mediaset fino a quelle di Skysport, senza dimenticare fenomeni moderni come le telecronache dei videogiochi.
La tesi si conclude con due interviste parallele a Pizzul e Caressa. È interessante notare come entrambi citino a mo’ di esempio le telecronache tedesche, con un solo telecronista. Per Pizzul sono ancora la soluzione ideale. Per Caressa invece totalmente anacronistiche.
Due scuole di pensiero. Una delle quali vincendo, non farà prigionieri.
Ad maiora
Month: giugno 2013
La cucina regina della tv: come la crisi fa crescere i programi culinari (tesi)

Uno dei (pochi) aspetti positivi della crisi economica è una maggiore attenzione verso ciò che mangiamo, In una fase di ristrettezze non ci si può iinfatti più permettere di comprare cibi pronti (insalate in busta, per fare un clamoroso esempio) e men che meno di andare al ristorante. Si è tornati un po’ a qualche decennio fa, quando si usciva a cena solo se c’era qualcosa da festeggiare.
Proprio questa contrazione dei consumi esterni, ha incrementato quelli interni, quelli casalinghi. E’ quanto sostiene la tesi di Viviana Malanchini oggi in discussione alla Statale di Milano. Che racconta, trasmissione per trasmissione, l’invasione dei programmi culinari in televisione.
Si sta di più a casa e si torna a cucinare. Spesso magari davanti alla tv.
La Malanchini sottolinea come questo moltiplicarsi di gare di cucina, di corsi mordi e fuggi o di veri e propri show con personaggi che forse non sanno nemmeno preparare la pasta in bianco, siano una conseguenza del digitale terrestre che ha fatto crescere i canali tematici. Molti improntati su fai-da-te. Dove tutto sembra molto più facile di quel che è.
Per secoli, l’arte di cucinare è stata tramandata da una generazione all’altra. Gli anni del boom economico hanno interrotto quella tradizione. E ora è ovviamente la tv che cerca di ovviare a questo gap. Attirando il pubblico a sé (facendolo sempre più identificare con l’elettrodomestico). E ovviamente piazzando pubblicità mirata.
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Giardino Politkovskaja di Milano, parla il vicedirettore della Novaja Gazeta

Il 12 giugno 2013 sono stati inaugurati a Milano i Giardini Politkovskaja, in fondo a Corso Como. Sono stati chiesti dall’associazione Annaviva con una sottoscrizione popolare. Il Consiglio comunale ha approvato la proposta all’unanimità.
Alla cerimonia erano presenti l’assessore Del Corno per il Comune, il figlio Ilija e la sorella di Anna Elena e il direttore della Novaja Gazeta.
Il giorno prima Annaviva ha organizzato un incontro sulla Russia di Putin dopo Anna, all’Urban Center di Milano.
In questo video l’intervento di Vitalij Jaroshevskij, vicedirettore del giornale per cui lavorava Anna, la Novaja Gazeta:
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Avviso per gli studenti
Umberto Ceva e la sua targa. Da conservare.

“Di qui il 30 ottobre 1930 Umberto Ceva, cospiratore antifascista, muoveva verso il carcere e la morte sulle vie del sacrificio eroicamente additando agli oppressori e ai dimentichi la liberta’. 1900-1930”
Recita così la lapide che vedete fotografata qui sopra e davanti alla quale passo spesso, in via Bramante a Milano.
E’ una figura cui – anche per ragioni di legami amicali con la sua famiglia – sono particolarmente affezionata quella di Umberto Ceva, chimico milanese, antifascista di Giustizia e libertà, che – dopo essere arrestato dall’Ovra – si suicidò in carcere per non fare i nomi di altri cospiratori, tra i quali anche la spia che lo fece arrestare.
Perché racconto questa storia oggi?
Perché due giorni fa, passando vicino alla lapide ho notato che nell’edificio sul cui muro è stata posta la targa, è in fase di ristrutturazione. Anzi, verrà abbattuto, come recentemente successo per l’enorme palazzo ex Enel di via Procaccini.
L’edificio che ora verrà tirato giù – lo dico per i milanesi – è quello occupato qualche lustro fa dal Bulk, il cui sgombero – nel 2000 – sembrò di un’urgenza mai più rimandabile.
Il Bulk non c’è più, ma che ne sarà della targa per Umberto Ceva, ho chiesto agli amici dell’Anpi?
Mi hanno risposto che da tempo stanno seguendo la vicenda e che l’azienda che si occupa dei lavori ha assicurato che avrà cura della lapide. Ma che qualche pressione mediatica avrebbe fatto comodo.
Eccomi dunque (qui e non solo).
La storia di Umberto Ceva è particolarmente simbolica anche per il tradimento subito.
Sul caso, dopo la liberazione, si spese il grande Ernesto Rossi che scrisse un libro contro il traditore, Carlo del Re, una “spia del regime”.
Il ricordo di Ceva a Milano non si spense con la sua morte. La vedova, Elena Valla, anch’essa antifascista (e collaboratrice delle Energie Nove di Gobetti) è stata letterata e apprezzatissima docente.
Meglio quindi che quel pezzo di storia di Milano raccontato da quella lapide non scompaia.
Ad maiora
Ps. (scritto a fine agosto) Il Comune di Milano mi ha contattato e spiegato che è stato deliberato un progetto per salvare la lapide e ricollocarla. Non ho dubbi che sarà così.
Ad maiora
