Anpi

Inaugurata la lapide ai tre partigiani di via Moncucco, a Milano

Lapide
La stele, posta dall’Anpi Barona, va a sostituire le lapidi che in queste anni sono andate perse per ristrutturazioni e abbattimenti.
All’inaugurazione – nel Parco La Spezia – anche l’Anpi della Provincia di Milano e presidente e consiglieri del Consiglio di Zona 6.
Qui il video sulla (bella mattinata):

Ad maiora

Domani commemorazione di tre partigiani a Milano

ANPI Barona LOGORicevo e volentieri pubblicizzo questa iniziativa organizzata dagli amici dell’Anpi (Barona).
Ad maiora

……………..

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) – Milano – Sezione Barona invita le Istituzioni Cittadine, i Partiti, le Associazioni ed i Comitati in indirizzo alla cerimonia di inaugurazione della stele commemorativa dedicata ai “TRE PARTIGIANI”:

BOSSI LUIGI – 23/11/1922 ; deportato e morto ad Ebensee Mauthausen il 23/4/1945
LOMBARDI ATTILIO – 22/2/1925 ; fucilato dai fascisti il 26/10/1944
STURARO ALVEZ – 31/5/1926 : fucilato dai fascisti il 16/12/1944

La cerimonia avrà luogo a Milano 28 Settembre 2011 alle ore 11,00 presso il parco di Via Moncucco, 29

Alle ore 21,00 c/o il teatro Edi-Barrio’s in Piazzale Donne Partigiane a Milano, lo spettacolo teatrale: “Orazione Civile per la Resistenza-La Rossa Primavera” di e con Daniele Biacchessi ed i Gang:

Umberto Ceva e la sua targa. Da conservare.

20130622-164835.jpg
“Di qui il 30 ottobre 1930 Umberto Ceva, cospiratore antifascista, muoveva verso il carcere e la morte sulle vie del sacrificio eroicamente additando agli oppressori e ai dimentichi la liberta’. 1900-1930”
Recita così la lapide che vedete fotografata qui sopra e davanti alla quale passo spesso, in via Bramante a Milano.

E’ una figura cui – anche per ragioni di legami amicali con la sua famiglia – sono particolarmente affezionata quella di Umberto Ceva, chimico milanese, antifascista di Giustizia e libertà, che – dopo essere arrestato dall’Ovra – si suicidò in carcere per non fare i nomi di altri cospiratori, tra i quali anche la spia che lo fece arrestare.
Perché racconto questa storia oggi?
Perché due giorni fa, passando vicino alla lapide ho notato che nell’edificio sul cui muro è stata posta la targa, è in fase di ristrutturazione. Anzi, verrà abbattuto, come recentemente successo per l’enorme palazzo ex Enel di via Procaccini.

L’edificio che ora verrà tirato giù – lo dico per i milanesi – è quello occupato qualche lustro fa dal Bulk, il cui sgombero – nel 2000 – sembrò di un’urgenza mai più rimandabile.
Il Bulk non c’è più, ma che ne sarà della targa per Umberto Ceva, ho chiesto agli amici dell’Anpi?
Mi hanno risposto che da tempo stanno seguendo la vicenda e che l’azienda che si occupa dei lavori ha assicurato che avrà cura della lapide. Ma che qualche pressione mediatica avrebbe fatto comodo.

Eccomi dunque (qui e non solo).

La storia di Umberto Ceva è particolarmente simbolica anche per il tradimento subito.
Sul caso, dopo la liberazione, si spese il grande Ernesto Rossi che scrisse un libro contro il traditore, Carlo del Re, una “spia del regime”.

Il ricordo di Ceva a Milano non si spense con la sua morte. La vedova, Elena Valla, anch’essa antifascista (e collaboratrice delle Energie Nove di Gobetti) è stata letterata e apprezzatissima docente.

Meglio quindi che quel pezzo di storia di Milano raccontato da quella lapide non scompaia.

Ad maiora

Ps. (scritto a fine agosto) Il Comune di Milano mi ha contattato e spiegato che è stato deliberato un progetto per salvare la lapide e ricollocarla. Non ho dubbi che sarà così.

Ad maiora

Resisterai, le partigiane raccontano la loro lotta

20130424-135951.jpg
Dire che ho moderato l’incontro sulle donne della Resistenza, organizzato dal gruppo Pari opportunità della Rai di Milano, è un generoso eufemismo.
La forza d’animo di Antonietta Romano Bramo (nome di battaglia Fiamma), Filomena D’Ambrosio Paladini (Lena) e Bianca Orsi (Sonia) ha preso decisamente il sopravvento rispetto a ogni mia possibile domanda, a ogni spunto che mi ero immaginato organizzando l’incontro.
Quelle tre fantastiche donne (nate tra il 1915 e il 1925) hanno contribuito a sconfiggere fascisti e nazisti. Non hanno bisogno di stimoli per raccontare quel che hanno fatto prima, durante e dopo l’armistizio.
“Resisterai” questo il titolo della manifestazione aveva la sua forza intrinseca nella scelta di raccontare la guerra di liberazione fatta dalle donne. Quella metà di popolazione che ancora non ha avuto accesso alla più alta carica dello Stato, ma che in quegli anni hanno contribuito alla nascita della Repubblica, conquistando (con le armi) il diritto al voto.
Oggi Fiamma, Lena e Sonia saranno in piazza per ricordare la liberazione ottenuta nel 1945. Bianca Orsi dice che ogni volta che inizia l’anno (sarà il suo 98esimo questo) pensa al 25 aprile e comincia mentalmente a cantare “Bella ciao”.
E allora non posso che chiudere questo post con la banda del Comune di Milano che intona il canto della resistenza:

Lo stesso che risuonerà oggi, tra corso Venezia e piazza del Duomo.
Ad maiora

L’Anpi ricorda Giorgio Bocca, partigiano e giornalista

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo ricordo dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia di Milano per Giorgio Bocca, morto ieri nella sua casa milanese (nella foto con un altro giornalista e partigiano, Enzo Biagi).

R.I.P.

Ad maiora.

………………

L’ANPI Provinciale di Milano si unisce al profondo dolore dei familiari, degli antifascisti, del giornalismo italiano e di tutto il mondo della cultura per la scomparsa di Giorgio Bocca, partigiano, giornalista, scrittore. 

Nativo di Cuneo e cresciuto in una famiglia della borghesia piemontese, nel 1943 Bocca decide di aderire, nella clandestinità, al Partito d’azione. A questa scelta lo induce l’esempio dell’amico Benedetto Dalmastro assai vicino a Tancredi “Duccio” Galimberti.

L’8 settembre, alla firma dell’armistizio, raggiunge con Dalmastro e un gruppo di compagni, dopo aver raccolto le armi abbandonate nelle caserme di Cuneo, la frazione Frise di Monterosso Grana. Nasce così il primo nucleo della locale banda partigiana di “Italia Libera”. Comandante di banda della formazione in Valle Maira, nella primavera del 1944 Bocca é inviato a stabilire le basi della Brigata Giustizia e Libertà “Rolando Besana” in Valle Varaita e ne diviene il comandante. Il 5 maggio 1944, con Benedetto Dalmastro, Luigi Ventre e Costanzo Picco partecipa a un incontro tra partigiani italiani e francesi organizzato il 12 maggio 1944 a Colle Sautron. All’incontro faranno seguito le intese politico-militari tra i due movimenti, stipulate  il 22 maggio e il 30 maggio 1944.

Nei primi giorni del 1945 Bocca è nominato comandante della decima divisione Langhe delle formazioni “Giustizia e Libertà”. Torna quindi in Val Maira, divenendo commissario politico della seconda Divisione “Giustizia e Libertà”. Tra le sue numerose azioni, si ricorda quella che tra il 12 e 13 aprile 1945 conduce alla cattura, nella cittadina di Busca, della compagnia controcarro della Divisione “Littorio” della Repubblica Sociale Italiana.

Per l’attività partigiana Giorgio Bocca riceve la Medaglia d’Argento al valor militare. Dopo la Liberazione, Bocca si avvia alla carriera di giornalista, dapprima a Torino, nel quotidiano di Giustizia e Libertà e quindi, a Milano, come redattore del settimanale “Europeo” e come corrispondente del quotidiano torinese “La Gazzetta del Popolo”.

Quando nasce “Il Giorno”, nel 1956, ne diviene inviato. Nel 1976 è tra i fondatori del quotidiano “la Repubblica”. Il suo è un giornalismo militante, che attraverso reportage, inchieste, commenti e interviste, si propone di denunciare i guasti della società italiana. La sua critica si accentua negli anni più recenti, forte di una scrittura semplice ma dura, concreta e aspra, di intensa comunicazione, sostenuta da un’alta moralità e da un legame mai interrotto con l’esperienza resistenziale.

I suoi articoli sono diventati, spesso, traccia e ossatura dei suoi numerosi libri, tra reportage, ricerca storica, pamphlet e autobiografia.

Lo ricorderemo sempre tra le figure di spicco del movimento partigiano e per essere  rimasto sempre coerente a quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia maturata durante la Resistenza.