Calcio

Non passa lo straniero… Il calcio ai tempi dell’autarchia

Quattordici anni di calcio autarchico, per il periodo che va dalla disfatta di Corea agli arresti per il calcioscommesse. Di questo tratta il divertente libro di Davide Steccanella “Non passa lo straniero (ovvero quando il calcio era autarchico)”.

Molti dei nomi che sono contenuti nel volume mi erano usciti dalla mente. ma altri, leggendoli, mi hanno subito venire il mente le figurine che a quel tempo, gli anni ’80, come tutti i ragazzini erano uno dei miei migliori passatempi.

Steccanella racconta stagione per stagione quegli anni nei quali le partite si giocavano tutte ella stessa ora e dove “Tutto il calcio minuto per minuto” e “90° minuto” erano gli unici strumenti per sapere quel che accadeva (salvo ovviamente recarsi allo stadio, e al tempo, non era facile perché registravano spesso il tutto esaurito, mica come oggi dove si va solo di decoder).

Alla fine di ogni campionato ci sono due schede degli eroi, tutti italiani ovviamente, dimenticati: da Alberto Ginulfi a Odoacre Chierico (indimenticabile riccioli rossi).

Dopo il Mundial spagnolo le frontiere vennero riaperte: uno, due stranieri a squadra. Poi dopo Bosman, un fiume inarrestabile. Col risultato che ci sono partite dove i giocatori nati in Italia si contano sulle dita di una mano.

E allora è divertente ricordare come era un tempo il calcio in Italia. E come non sarà più.

Ad maiora

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Davide Steccanella

Non passa lo straniero

Jouvence Editore

Pagg. 153

Euro 14

La giornata di calcio diventa un giallo. Alle stampe “Fischio finale”

A breve uscirà in libreria un’antologia giallistica alla quale ho dato il mio piccolo contributo. Si intitola “Fischio finale” ed è dedicata al calcio. E’ per i tipi della Novecento editore, cui affido l’incarico di svelare di cosa si tratti.

Ad maiora

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È la giornata conclusiva del prossimo campionato. Una domenica che solo a prima vista ospita le speranze dei tifosi – di salvezza o di vittoria. In dieci città italiane, ore 15, il fischio d’inizio genera invece dieci storie. In una giornata di incontri intensi, i dieci autori ci rivelano ambienti e situazioni originali, vite accomunate non solo dal calcio. I loro protagonisti, infatti, dovranno fare i conti con scommesse clandestine, tradimenti, spacci e omicidi. A Milano si svolge la storia di Tomas e Greta che, nella cornice di una situazione surreale, intreccia fraintendimenti di calcio e carne. A Bologna eccezionalmente gioca il Cesena contro la Fiorentina: è una scelta obbligata, una scelta che pesa come quella di Francesco Murer, il protagonista del racconto. Altra storia quella di Luca, ragazzo milanese a Roma, a cui del pallone non frega proprio nulla. E lui, che sta per entrare nel mondo dello spaccio di cocaina, nella giornata in cui ogni romano pensa al derby, si trova coinvolto in un’aggressione armata.

In un libro che rivela l’anima noir del calcio, il sangue è la macchia della partita più vera, quella giocata tra i personaggi delle storie di Bortolotti, Brun, Roversi, Gabrielli, Riscassi, Ferraris, Giulianelli, Coratelli, Veltri e della Briganti.

Perché vale la pena di leggere Fischio finale? Perché, per la prima volta, un’antologia ricca e composita smaschera come l’incertezza del calcio sia la stessa nebbia che circonda vite di persone a cui ancora tutto può succedere.

In secondo luogo perché, nel raccontarci le vicende più svariate, il libro lascia sospeso il respiro fino al novantesimo minuto e fa sentire ognuno come il tifoso che fino alla fine non sa come vanno le cose, chi sarà il vinto e il vincitore.

Infine perché, attraverso la prosa disincantata e schietta e gli incipit fulminanti, gli autori ci conducono con loro in campo.

Caramelle contro i giocatori della Corea del Sud, dopo l’eliminazione

Accolti non benissimo i giocatori coreani, sconfitti dal Belgio (che era rimasto in dieci) in Brasile.

Per contestare gli ex beniamini, lanciate – per umiliarli – caramelle…

Ad maiora

Costa Rica in festa

Dopo aver sconfitto l’Italia e essersi qualificati agli ottavi.

Ad maiora

Tra Conte e Banchi

La Juve di Conte si fa raggiungere sul 2-2 dal Verona (dopo aver concluso sul 2-0 il primo tempo) e l’allenatore va su tutte le furie. Via il giorno di riposo e faccia a faccia con tutti i giocatori a Vinovo, il mattino dopo. L’allenatore non vuole cali di tensione della squadra anche se è ampiamente prima in classifica.
Venerdì sera la Milano del basket è avanti di 16 punti contro Sassari nei Quarti di finale della Coppa Italia, che tutti i commentatori (e i bookmakers) dicono sia pronta a vincere (dopo 18 anni di assenza). La squadra di Meo Sacchetti (che poi conquisterà meritatamente il
titolo, primo nella storia della Sardegna) nel secondo tempo fa suo l’incontro e vince di 2 punti eliminando lo squadrone sponsorizzato Armani. Coach Banchi si dice deluso. I giocatori (primi in classifica in campionato) vengono normalmente convocati per l’allenamento di lunedì (ieri). Qui trovano gli ultrà che contestano lo scarso impegno e invitano la dirigenza a tenere sotto controllo i giocatori. Dopo la sconfitta infatti il capitano della squadra, Alessandro Gentile (ma non solo) avrebbe postato un video di una festa alla quale ha partecipato. Usiamo il condizionale perché dopo un comunicato della curva (molto critico, che annunciava lo sciopero del tifo), l’account del giocatore su Instagram è stato cancellato.
Lo scorso 19 gennaio l’Udinese (siamo tornati al calcio) perde 3 a 2 in casa contro la Lazio, dopo essere stata in vantaggio e ave giocato parte del match con un uomo in più (ma un Profeta in meno). La sera alcuni giocatori bianconeri postano (sempre su Instagram) una foto in cui stanno facendo baldoria, malgrado la sconfitta. Il giorno dopo gli ultrà si presentano all’allenamento e si fanno sentire, contestando il poco attaccamento dei giocatori alla maglia. Guidolin promette interventi (magari limitando l’uso dei social network, croce e delizia dei nostri tempi).
L’Udinese vince poi 3 delle successive quattro partite (una in Coppa Italia, prima di perdere ieri sera a Firenze e venire eliminata in semifinale).
Vedremo nel week end (ma anche prima, visto gli impegni di Eurolega) se pagherà più l’atteggiamento punitivo di Conte o quello più amicale di Banchi.
Ad maiora