Kabul

I veleni del #Cremlino

Cremlino sbarrato (foto Andrea Riscasi)Ripubblico a tre anni di distanza questa recensione del libro di Vaksberg.

Ad maiora.

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“È vero, esistono pagine problematiche della nostra storia. Ma quale stato non ne ha? Inoltre, le nostre pagine nere sono meno numerose di quelle di altri e non così orribili. Certo, dobbiamo ricordarci dei fatti terribili che hanno avuto inizio nel 1937 (il Grande  Terrore staliniano), ma altri Paesi dovrebbero ricordarsi e fare ammenda per i loro ben più gravi crimini. In ogni caso, la Russia non ha mai fatto ricorso ad armamenti non convenzionali su larga scala, né colpito un piccolo Paese come il Vietnam con un numero di bombe sette volte superiore di quello utilizzato nell’intera seconda guerra mondiale. Di questo, noi, non ci siamo macchiati. Così come non è nato sul nostro suolo un fenomeno aberrante come il Nazismo. Molte sono le circostanze spiacevoli che punteggiano il passato dei popoli e noi non intendiamo farci infamare od essere ingiustamente colpevolizzati”. Così il piccolo zar Vladimir Putin si era rivolto agli insegnanti nel giugno del 2007.

Un discorso che faceva da premessa a una riforma dei libri di storia russa da rifilare agli studenti che non dovevano più vergognarsi del passato stalinista e sovietico del loro Paese. Dimentichiamo i Gulag, dimentichiamo Praga, Burdapest e Kabul; dimentichiamo l’Holomodor.

Dimentichiamo, e in questo Putin, ex piccola spia del Kgb è un maestro, quello che han combinato i servizi segreti dell’Urss. Se qualcuno volesse rinfrescarsi le idee consiglio il bel libro di Arkadi Vaksberg, “I veleni del Cremlino” che Guerini ha fatto tradurre (dal francese) a Emanuela Ciprandi. Un volume che racconta i laboratori di morte che la Lubjanka aveva organizzato per liquidare gli avversari politici, i dissidenti, ma anche semplicemente quanti avevano visto troppo. Un laboratorio ancora in parte attivo come dimostra l’avvelenamento dell’ora presidente ucraino Viktor Yushenko. Un avvelenamento, come spiega Vaksberg, non mortale per mettere il futuro leader ucraino in mora, per mandare un avvertimento. Un libro che fa venire i brividi per quel che racconta e per quel che lascia immaginare. Una desolazione che rende ridicoli tutti gli sforzi putiniani di cercare un lato positivo della dittatura comunista. Un regime fondato sulla violenza. Che, purtroppo, come si vede, sembra essere addirittura sopravvissuta anche alla fine della struttura politica. Il tempo farà giustizia di questi piccoli uomini che non sono in grado di confrontarsi con gli avversari, che sono costretti a schiacciarli ed eliminarli perché sono troppo deboli per confrontarsi con loro. L’assassinio della Politkovskaja prima e della Estemirova poi, sono lì a dimostrarlo.

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Arkadi Vaksberg

I veleni del Cremlino

Guerini, Milano, 2007.

Euro: 19,50

Aperta a Kabul Casa Pangea

Ricevo dagli amici della Fondazione Pangea questo comunicato sulla loro nuova struttura aperta in Afghanistan per garantire un supporto ai nuclei familiari aiutando, soprattutto i minori.

Il diario di viaggio lo si può seguire qui: https://pangeaonlus.wordpress.com

Ad maiora.

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Fondazione Pangea Onlus ha inaugurato a Kabul Casa Pangea, un asilo/casa accoglienza per i bimbi dei quartieri più poveri della capitale afghana, nella quale la Fondazione è attiva dal 2003 con un progetto di sviluppo e microcredito a favore delle donne e delle mamme.

 La casa potrà ospitare almeno 50 donne e 200 bambini l’anno: La struttura ha lo scopo di garantire ai piccoli un luogo sicuro dove poter essere seguiti nel proprio percorso di crescita, in modo da renderlo completo e adeguato alle loro esigenze e soprattutto renderne partecipi le mamme,  agevolare l’uscita dei bambini dalla scuola materna verso le scuole elementari e migliorare significativamente le condizioni economiche e culturali delle famiglie di provenienza.

Sono previste attività di formazione e gioco, cure sanitarie, vaccinazioni, percorsi formativi e microcredito per le mamme.

 Il diritto all’infanzia in Afghanistan viene negato per mancanza di mezzi, sia economici che strutturali. Risulta evidente la necessità di un supporto ai nuclei familiari con la creazione di spazi in cui i bimbi possano vivere la propria infanzia, con attività ludiche e di formazione che ne stimolino lo sviluppo cognitivo ed emotivo in un ambiente tranquillo, a cui le famiglie possano affidarli senza problemi, ricevendo al contempo un supporto tramite il microcredito come strumento di supporto economico, che impedisca che i piccoli, per necessità, vengano instradati verso la ricerca di reddito a sostegno di fratelli e genitori.

 “Con emozione stiamo per inaugurare Casa Pangea Afghanistan, un luogo dove i bambini possono crescere sicuri, lontano dalle strade e dai pericoli e dove le famiglie sanno di avere un punto di ascolto e di condivisione con Pangea” – Luca Lo Presti, Presidente di Fondazione Pangea Onlus.

 A sostegno della campagna per l’avviamento di Casa Pangea, la Fondazione ha lanciato un programma di gemellaggio con gli asili e le strutture per l’infanzia italiani, che hanno contribuito alla raccolta fondi per la campagna.