Tbilisi

Medvedev lascia Mosca avvolta nel fumo

Mentre Mosca muore di caldo ed è avvolta da un fumo che impedisce di respirare, il presidente Medvedev non trova niente di meglio che andare in Abkhazia a festeggiare il secondo anniversario della vittoria nella guerra contro la Georgia. L’Abkhazia è una regione secessionista russofona e russofila della Georgia. L’anno scorso le truppe georgiane colpirono l’Ossezia del Sud, scatenando la reazione russa (a Mosca parlarono di genocidio, fatto mai dimostrato) che invase gran parte della repubblica ex sovietica.

L’Abkhazia, regione sul Mar Nero a poca distanza da Soci (località marittima che ha ospitato anche vertici Berlusconi-Putin-Gazprom-Eni e a cui sono state assegnate, avendo alle spalle le alte montagne caucasiche, le Olimpiadi invernali del 2014) approfittò della guerra russo-osseto-georgiano per rendere ancora più definito il suo distacco da Tbilisi (iniziato nel 1992).  Il tutto con l’aiuto delle truppe russe. Qui d’altronde Mosca ha distribuito passaporti a piene mani.

Il presidente russo Dmitrij Medvedev oggi ha promesso che Mosca fornirà un ulteriore sostegno alle regioni separatiste georgiane. Il presidente putiniano ha spiegato che il conflitto con la Georgia (durata 5 giorni) è stata una “guerra giusta”.

Una guerra vittoriosa, cui seguì il solito flop di politica estera internazionale della “Russia di Putin”. Mentre altre regioni secessioniste (Kosovo, ad esempio) ottengono numerosi riconoscimenti internazionali, Abkhazia e Ossezia del Nord hanno fallito l’obiettivo.

Malgrado le pressioni russe, i due piccoli staterelli (che la comunità internazionale considera ancora province interne alla Georgia), sono stati riconosciuti solo da Venezuela e Nicaragua. Persino la Bielorussia ha detto no.

Il terzo paese che ha dato l’ok è la Repubblica di Nauru, il più piccolo stato al mondo, un’isola dell’Oceano Pacifico di 21 chilometri quadrati che nel 1968 si è resa indipendente dal Regno Unito. Secondo il quotidiano economico russo Kommersant, Mosca avrebbe promesso al piccolissimo paese un prestito di 50 milioni di dollari in cambio del riconoscimento. Nauru, che dev’essere abitata e guidata da furbacchioni, aveva ottenuto aiuti (economici) dall’Unione europea dopo il riconoscimento del Kosovo e dalla Cina per aver riconosciuto i suoi diritti su Taiwan.

Ad maiora.

Emuli (idioti) di Orwell in Georgia

Un finto servizio televisivo ha portato migliaia di persone nelle strade di Tbilisi, Gori, Mtskheta e un po’ in tutta la Georgia. Centralini di polizia e vigili del fuoco andati in tilt. Un tipico esempio di come la televisione vi possa raccontare qualsiasi cosa (basta condirla col immagini giuste), ma anche di come in molti paesi ex sovietici la paura di un’invasione da parte dell’esercito russo non sia un’ipotesi così remota, così improbabile. Nel servizio veniva annunciato che il leader dell’Ossezia meridionale era stato assassinato, che le truppe russe avevano invaso la Georgia per vendetta, che aerei russi avevano bombardato obiettivi civili in Georgia, che l’opposizione aveva portato in piazza a sostegno della invasione russa, che il Presidente Saakashvili era stato portato in un luogo di sicurezza, ma era stato comunque ucciso. Il potere, veniva detto infine era stato preso dall’opposizione, guidata da Nino Burjanadze , con l’appoggio dei russi.

A molti sarebbe bastato mettere il naso fuori di casa per capire che niente di quanto veniva annunciato era realmente successo. Poco prima di questa sequela di notizie drammatiche (e tutte false) una conduttrice aveva comunque brevemente spiegato che era solo un possibile scenario di quel che avrebbe potuto accadere nel Caucaso. Ma il tutto era stato preparato in modo talmente verosimile da spingere la gente a scendere in strada, terrorizzata. Per tutta la notte si sono vissute ore di panico nel paese. Ora la rabbia si sta scatenando contro la televisione privata (evidentemente vicina al governo, visto che è guidata da uno degli ex collaboratori del presidente e che indica l’opposizione talmente filo russa da appoggiare un’invasione miliare nemica…). Nell’ambito del finto telegiornale non veniva detto  che le immagini di scontro che si vedevano erano relative alla guerra di due estati fa e che il presidente Saakashvili era in realtà vivo e vegeto. Ha anche preso le distanze dal servizio tv, definendolo pessimo esempio di giornalismo.

E’ così comunque che si prepara alle amministrative in Georgia, previste per maggio, decisamente peggio che dalle nostre parti. Molte persone sono state colpite da infarto e almeno una sarebbe morta dopo il servizio di Imedi tv che si è affrettata a porgere le proprie scuse ai telespettatori. Era un loro modo di far capire cosa potrebbe succedere alla Georgia se “non sarà unta contro i piani della Russia”. Per quanti si occupano di propaganda moderna un ottimo esempio da studiare su come funzioni la televisione, strumento potentissimo, spesso in mano ad idioti.

Ad maiora