Reporter senza frontiere

Turkmenistan al voto. Sapendo già chi vincerà

Si sono aperte nella notte italiana e si chiuderanno nel pomeriggio le urne per le presidenziali in Turkmenistan. Uscito dall’Unione sovietica, il paese asiatico non ha mai conosciuto neanche una breve stagione di libertà.

I candidati per la carica presidenziali sono otto (tra loro due ministri e vari imprenditori, naturalmente definiti indipendenti), ma uno solo è destinato a risultare vincente: Gurbanguli Berdymukhamedov.

Il presidente uscente fu eletto nel 2007 con l’89% dei voti. Probabile che nelle urne, blindatissime, si ripete quel grande successo.

Il predecessore Saparmurat Niyazov, d’altronde, “Padre della patria”, era diventato “presidente a vita”, cambiando il calendario e disseminando il paese di sue statue d’oro. E’ morto all’improvviso alla fine del 2006.  Berdymukhamedov, di professione dentista, e fino a quel momento ministro della Sanità, fu chiamato a sostituirlo e a proseguire la politica repressiva.

In assenza di competizione politica, l’Osce ha rinunciato a monitorare le elezioni (che coinvolgono solo 3 milioni di votanti).

Il paese, ricco di materie prime, è passato – senza soluzioni di continuità – dalla guida unica del Partito comunista turkmeno a quello del Partito democratico, al potere dal 1991.

“Nessun movimento di opposizione è permesso”, scrive Reporters senza frontiere (Rsf), spiegando che “niente è realmente cambiato in uno dei più paesi più chiusi e repressivi del mondo”.

Amnesty International denuncia invece “l’uso della tortura e severe restrizioni alla libertà di movimento e di espressione e altri diritti fondamentali”.

I risultati saranno annunciati il 15 febbraio.

Ad maiora