Haiti

Vita ad Haiti: le due Port-Au-Prince

I carabinieri, in missione qui ad Haiti da primavera, dicono che a Port-au-Prince ci sono due tipi di reati: sulle colline (Petion Ville e dintorni) rapine e rapimenti, nelle zone più verso il mare (Cite’ e Waf) sparatorie e stupri.
L’arma e’ inquadrata nella missione Onu Minustah ed e’ qui fondamentalmente a fare ordine pubblico. E’ la polizia delle Nazioni Unite. Starà qui fino alle prossime elezioni, a meno che non venga prorogata la missione.
La capitale haitiana non e’ infatti tutta povera. Ci sono belle ville, circondate da guardie del corpo ( e si sente per questo spesso sparare: i fucili a pompa fanno molto rumore). Piscine e piante fiorite. Questo nella parte alta della citta’ (tranne il quartiere di Martissant, collinare ma poverissimo).

Verso il mare ci sono invece i quartieri degradati, quelli dove un tempo la Minustah e la polizia locale nemmeno si arrischiavano ad entrare.
Qui c’e’ disoccupazione alle stelle, immondizia ovunque e per tetto lamiere arruginite. Qui operano le ong che cercano di tamponare una situazione che era già grave prima del terremoto. I morti e i palazzo crollati hanno solo acceso o riflettori su quest’isola poverissima.
Ora resta da sperare che si trovi il modo più efficace per far partire presto la ricostruzione.
Ad maiora.

VIta ad Haiti: c’era una volta il Seminario

Ci sono momenti in cui è difficile dire qualcosa. Anche se si fa un lavoro che proprio sulle parola basa parte della sua essenza.

Mi era capitato lo scorso anno ad Onna, insieme al collega Ermanno Generali. Lavorammo senza dirci una parola, schiacciati dall’assenza, dal silenzio della morte. E’ quello che, molto più in grande, si prova a Birkenau, di fronte a quegli enormi spazi vuoti, ma pienissimi di sofferenza.

Dove sorgeva il Gran Seminario di Port-au.Prince, ad Haiti tutto è rimasto come nell’istante dopo il terremoto di nove mesi fa. Le stesse macerie, la stessa devastante  impressione lasciata dalle ondate telluriche che hanno sbriciolato l’intero palazzo, provocando una ventina di morti. Anche la croce si è piegata per la furia della terra. Il Nunzio racconta che si sentiva borbottare la montagna, che si ascoltava il rumore delle rocce che esplodevano.

Abbiamo girato intorno a quel che resta del Gran Seminario con i nostri amici di Avsi, Edoardo e Fiammetta, che pure qui nel passato si era anche fermata a dormire. Mentre Paolo Carpi faceva le riprese, noi camminavamo in silenzio, con gli occhi che vagavano tra le macerie alle ricerca di chissà cosa. Una scarpa, un libro, i fagioli in cucina, il secondo piano schiacciato tra il primo e il terzo.

In questi frangenti, parlare diventa superfluo, non basta a riempire il senso di vuoto lasciato da quel che si vede.

Varcato il cancello intanto la vita haitiana scorre, malgrado le mille difficoltà. Malgrado cicloni, terremoto e colera. E allora si può ricominciare a parlare.

Ad maiora.

I dollari di Haiti

Tra le cose strane di questo affascinante (e sfortunato) paese c’e’ anche la moneta corrente.
Il soldo ufficiale di Haiti e’ il Gourde (goude in creolo). All’ultimo cambio, con 19 euro prendete 1000 Gourdes.
Fin qui tutto normale.
Ma i conti qui ad Haiti si fanno in dollari haitiani. Tra il 1912 e il 1989 c’e’ stato un cambio fisso: 5 Gourdes per un dollaro americano. Ora la moneta haitiana fluttua e non e’ più legata al dollaro.
Ma i conti si fanno ancora con l’inesistente “dollaro haitiano”. Cosi’ fate la spesa al supermarket. Vi dicono un prezzo e dovete moltiplicarlo per 5 per capire quanti dei Gourdes che avete in tasca dovrete sborsare. Se poi, a spanne, volete capire quanti euro stareste pagando, dovete dividere il tutto per 100.
Insomma, una cosa facile (soprattutto per chi ha scelto studi classici per limiti strutturali).
I prezzi, comunque, al super sono più abbordabili a chi ha in tasca euro rispetto a chi ha solo Gourdes.
Ad maiora.

Non vendono giocattoli alla Città del Sole di Haiti

L’Onu qualche anno fa lo definì uno dei quartieri più pericolosi del mondo. Fu forse anche per questo che tra il 2005 e il 2007 questo comune (staccatosi amministrativamente dalla capitale Port-au-Prince) fu messo a ferro e fuoco dai soldati – brasiliani – della missione militare delle Nazioni Unite (Minustah): i morti furono decine.
Qui d’altronde spadroneggiavano le bande armate e c’era addirittura una pista d’atterraggio clandestina per l’arrivo di aerei dei narcos. Gli arresti furono 800 e il quartiere da allora e’ sempre degradato (sono praticamente tutti disoccupati) e violento, ma meno di un tempo.
Sorge tra l’aeroporto internazionale e il mare. Un mare bellissimo, che qui e’ un tappeto di immondizia.
Tutta la baraccopoli e’ invasa dall’immondizia.
Non c’e’ un vero e proprio sistema fognario, ma molti degli scarichi della capitale sfociano qui, dove vivono circa 100mila persone.
Alcune, avendo avuto la baracca terremotata vivono ancora in tenda. Avsi (presente massicciamente in questa zona devastata) sta studiando come creare unita’ abitative per queste persone. Senza deludere quanti vivono in baracca, senza farli sentire “meno fortunati” degli altri.
I lavori sono comunque cominciati, per le case come per le scuole (alcune sono già funzionanti, ma qui sono crollate quasi tutte durante il terremoto: non so neanche dove realizzeranno i seggi per le ormai prossime presidenziali).
Una delle tendopoli fuori dalla Cite Soleil sorge sotto un campo da calcio, che un ricco signore locale sta costruendo. Viene realizzato un po’ sopraelevato rispetto alle tende.
Quindi ad ogni pioggia (diluvia spesso qui), su queste persone arriverà ancora più acqua, saranno ancora più sommerse dal fango.
Ad maiora.

Vita ad Haiti: i germogli

Avevo promesso un pezzo sul futuro agricolo di Haiti. Poi, travolto dall’emergenza colera, mi sono occupato di altro. Ma quando anche questa emergenza finira’ – prima che arrivi la prossima – da qualche parte bisognerà ripartire.
L’ong Avsi crede che proprio lo sviluppo agricolo possa dare le basi di una salvezza. Per questo, nel sud dell’isola, lavora sulla riforestazione. Federico Borrelli, giovane e appassionato agronomo, guida la missione che fa lavorare parecchie persone e che cerca di impedire l’erosione dell’isola.

Qui, per fare carbonella, praticamente tutti gli alberi sono stati tagliati. E ogni volta che piove, le montagne si sciolgono e le strade si riempiono di sassi e detriti.
Quindi gli alberi.
Ma anche educazione per un’agricoltura che permetta una dieta più equilibrata. I bambini in queste zone sono spesso denutriti o mal nutriti. Avsi ha un protocollo che non si limita a fornire cibo (qui la base e’ riso e fagioli) ma segue le famiglie con bambini denutriti e prova a proporre un diverso stile di vita agricola: con animali da cortile (polli e conigli) e una differenziazione delle colture.
Solo il tempo dirà se questi germogli daranno i loro frutti.
Ad maiora.