Carabinieri

Sabato 27 novembre i funerali di Enzo Baldoni

Saranno celebrati il 27 novembre prossimo a Preci, nel perugino, i funerali di Enzo Baldoni, il giornalista milanese originario del paese umbro ucciso a Latifia, in Iraq il 27 agosto 2004, tre giorni dopo essere stato rapito. Il rito si svolgera’ alle 14 nella chiesa di Preci. ”Si riunira’ la famiglia – ha spiegato Raffaele Baldoni, il fratello di Enzo- e verranno un po’ di amici”. In occasione del funerale saranno raccolti fondi da destinare a un orfanotrofio di Nazareth.

I resti di Enzo (che era andato in Iraq per un reportage per il settimanale Diario – ora chiuso) erano arrrivati ad aprile in Italia. La conferma che appartenessero al free-lance era stata data dal Ris dei Carabinieri.

Servizi segreti italiani, insieme al Ros dei Carabinieri e il pool antiterrorismo della procura di Roma hanno definitivamente individuato gli esecutori materiali del sequestro e dell’omicidio di Baldoni, tutti appartenenti al gruppo “Esercito Islamico in Iraq”.

Giusy Bonsignore, moglie di Enzo Baldoni,  così aveva commentato la notizia: “Sapevamo che ad ucciderlo erano stati quelli dell’Esercito islamico in Iraq e siamo contenti che siano stati individuati anche gli esecutori materiali”.

Il gruppo terroristico iracheno che rapì e poi uccise il coraggioso collega operava nella zona di Falluja ed era legato e finanziato dal terrorista Abu Mus’ab al Zarqawi, all’epoca del sequestro responsabile di al Qaeda in Iraq e ucciso il 7 giugno 2006, nel corso di un raid aereo congiunto compiuto da forze militari statunitensi e giordane.

Questo l’ultimo blog di Enzo: http://bloghdad.splinder.com/

“Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”, scriveva.

Che la terra ti sia lieve.

Vita ad Haiti: le due Port-Au-Prince

I carabinieri, in missione qui ad Haiti da primavera, dicono che a Port-au-Prince ci sono due tipi di reati: sulle colline (Petion Ville e dintorni) rapine e rapimenti, nelle zone più verso il mare (Cite’ e Waf) sparatorie e stupri.
L’arma e’ inquadrata nella missione Onu Minustah ed e’ qui fondamentalmente a fare ordine pubblico. E’ la polizia delle Nazioni Unite. Starà qui fino alle prossime elezioni, a meno che non venga prorogata la missione.
La capitale haitiana non e’ infatti tutta povera. Ci sono belle ville, circondate da guardie del corpo ( e si sente per questo spesso sparare: i fucili a pompa fanno molto rumore). Piscine e piante fiorite. Questo nella parte alta della citta’ (tranne il quartiere di Martissant, collinare ma poverissimo).

Verso il mare ci sono invece i quartieri degradati, quelli dove un tempo la Minustah e la polizia locale nemmeno si arrischiavano ad entrare.
Qui c’e’ disoccupazione alle stelle, immondizia ovunque e per tetto lamiere arruginite. Qui operano le ong che cercano di tamponare una situazione che era già grave prima del terremoto. I morti e i palazzo crollati hanno solo acceso o riflettori su quest’isola poverissima.
Ora resta da sperare che si trovi il modo più efficace per far partire presto la ricostruzione.
Ad maiora.

Obiettivo: conquistare China Town

“Rispettiamo solo i pompieri”, grida ridendo un gruppetto di ragazzini all’arrivo della campagnola dei Carabinieri. È il tipico slogan da curva che riecheggia nei quartieri dove “le divise” non sono molto amate. Ma qui non ci troviamo in qualche periferia degradata, di Torino o Palermo. I tredicenni in questione sono giovani italiani abitanti della China Town milanese, zona semicentrale alle spalle del Castello Sforzesco.

Da qualche settimana la ricetta “law and order” dopo via Padova, è arrivata anche nel quartiere cinese di Milano. Qui non ci sono state recentemente rivolte etniche. La crisi tra i ghisa meneghini e la comunità risale a due anni fa, e portò a un violento scontro che in questi giorni va a processo (oltre ai cinesi, c’è un italiano, vice presidente del Consiglio comunale, Pdl, che – secondo l’accusa – solidarizzava coi rivoltosi).

E dunque cosa ci fanno i carabinieri in piazza Gramsci, spianata di cemento (ideata da un urbanista sadico) dove i ragazzini danno calci al pallone? “Controllano il territorio”. Ci sono molti immigrati, quindi mandiamogli un po’ di forze dell’ordine. Questo è il pensiero che sta dietro le scelte dell’amministrazione comunale di centro destra che tra un anno riconquisterà probabilmente Palazzo Marino.

Ma si dà il caso che proprio China Town da qualche elezione a questa parte, voti massicciamente a sinistra. Qui gli abitanti (in larga parte italiani autoctoni) sono stanziali, a volte sono qui da alcune generazioni. E ormai non credono più alle soluzioni che il centro destra prospetta per risistemare il quartiere. Un tempo qui convivevano negozi cinesi e italiani. Poi (dopo la riconquista cinese di Hong Kong) la zona è diventata commercialmente tutta cinese. Non tanto piccoli negozi, ma soprattutto di ingrosso. Qui ogni giorno arrivano centinaia di furgoni che caricano e scaricano. E se gli viene impedito, scaricano più in là e mandano la merce coi carrellini in zona.

Gli attriti con gli italiani nascono da lì, da un quartiere assediato dai furgoni e abbandonato a sé stesso. Dove i negozi sono stati venduti a suon di valigette piene di soldi in contanti. Qui, per anni, si è data l’impressione che si potesse far tutto, che l’unica regola fosse “pecunia non olet”.

E ora si correi ai ripari. In ritardo e con scelte discutibili. Chiudendo anticipatamente i phone center. Spedendo le forze dell’ordine per numerose volte negli stessi locali. E riducendo gli orari di tutti i negozi. Mosse tipicamente “liberali” di risoluzioni dei problemi. Negozi aperti anche tutta la notte renderebbero il quartiere più sicuro, che la gazzella che sfila lentamente nelle vie del quartiere. Si pedonalizza la via principale, ignorando o fingendo di ignorare che l’ingrosso è nelle vie laterali.

Qui le uniche divise che servirebbero, in modo massiccio, sarebbero quelle della Finanza per controllare bolle di carico e scarico. E se proprio volessero mandare i carabinieri dovrebbero spedire i Nas per verificare il rispetto delle norme igieniche di alcuni esercizi.

Si è scelta un’altra strada.  Speriamo solo che non alimenti nuovi tensioni.

Ad maiora