Crisi o non crisi, il colosso energetico russo continua a investire nel calcio europeo. È di oggi l’accordo triennale tra il braccio energetico di Putin e il Chelsea di Roman Abramovich.
L’oligarca che da anni si è trasferito a Mosca ha d’altronde sempre ubbidito ai diktat del regime (che combatte non gli oligarchi in genere, ma quelli indipendenti come Khodorkovskij, in cella forse a vita).
E ciò gli ha concesso molti favori, come essere nominato da Putin governatore del Chukotka (incarico dal quale è stato tolto da Medvedev nel 2010).
Ora per il magnate russo – che ha risollevato le sorti dei blues – arriva l’aiuto di Gazprom, società statale e putiniana della prima ora (manganello gassoso utilizzato per impedire l’indipendenza dell’estero vicino).
Oltre ai soldi, Gazprom fornirà al Chelsea anche gas ed elettricità (non so come, forse inviandola via mail).
Gazprom sponsorizza già da anni la squadra tedesca dello Shalke 04 e i campioni russi dello Zenith (la squadra del cuore di Putin).
Qualche giorno fa ha anche annunciato la sponsorizzazione, triennale, alla UEFA.
Dopo gli sceicchi arabi col loro petrolio, i russi col loro gas.
E noi, che siamo ‘O paese d’ ‘o sole, che si fa?
Ad maiora
Gazprom
Gli 80 anni di Gorbaciov diventano un evento mondano
Sull’home page c’è il count down a rappresentare il fatto che sarà un evento. E l’evento è l’80esimo compleanno di Mikhail Gorbaciov.
Gorby, come lo chiamano gli amici e come viene etichettato nel sito dell’evento, raggiungerà l’obiettivo il prossimo 2 marzo, ma la manifestazione pubblica sarà il 30 marzo. La serata di gala verterà su un concerto alla Royal Albert Hall di Londra.
L’uomo che ha cambiato il mondo, come viene definito, il premio Nobel per la Pace, amato più all’estero che in Russia, ha deciso di festeggiare in grande il suo genetliaco. Anche per finanziare la fondazione che porta il suo nome e che aiuta i bimbi russi.
Alla serata di gala (il 30 marzo alle 7.30 pm) saranno presenti politici come Gerard Schroeder (ora dipendente Gazprom), John Mayor o Arnold Schwarzenegger. Ma anche star come Hugh Grant ed Elizabeth Hurley (di cui le cronache gossipare ipotizzato un nuovo amore), Kevin Spacey, Sharon Stone e Paul Anka.
Per partcipare basta comprare i biglietti: i prezzi vanno dalle 55 ale 195 sterline. Sul sito tutte le dritte: http://www.gorby80.com/
Ad maiora
Khodorkovskij condannato. Come chiesto da Putin
La condanna giudiziaria è arrivata solo questa mattina, ma di fatto era stata preceduta da quella politica. E in un Paese dove la separazione dei poteri tarda ancora ad arrivare, il segnale era stato inequivoco: “Io credo che un ladro debba stare in prigione” aveva detto Putin nella conferenza stampa di fine anno.
L’ex oligarca Mikhail Khodorkovskij e il suo socio Platoon Lebedev sono stati così riconosciuti colpevoli di furto di petrolio, di appropriazione indebita. Di 218 milioni di tonnellate di petrolio. Che avrebbero sottratto tramite la società petrolifera che guidavano, la Yukos.
L’accusa ha chiesto di condannarli a 14 anni di campo di lavoro. I due erano già in cella dal 2003 e sarebbero usciti dal carcere il prossimo anno. Il nuovo processo e la nuova condanna escludono, per il momento, questa ipotesi.
I giornali hanno parlato di un possibile scambio tra Usa e Russia nelle prossime settimane. Da una parte della bilancia ci sarebbe appunto Khodorkovskij. Dall’altra il trafficante d’armi russo Viktor Bout (ex capo del Kgb, estradato negli Stati Uniti malgrado l’opposizione di Mosca che evidentemente teme racconti segreti inconfessabili). Per ora si tratta di voci.
Khodorkovskij passerà anche il Natale ortodosso in cella. La difesa ha annunciato appello alla sentenza (in aula sono stati ammessi solo pochi giornalisti, gli altri sono stati allontanati).
Il magnate è uno dei tanti ex giovani del Komsomol che si è arricchito durante le privatizzazioni selvagge dell’era putiniana. Non è l’unico ad essersi opposto al potere di Putin. Berezovskij, un tempo sodale del presidente Eltsin e grande elettore di Putin, è riparato a Londra da anni e vive circondato dai gorilla. Altri sono fuggiti in Israele o Canada.
Khodorkovskij ha però deciso invece di non abbandonare il Paese, di sfidare Putin, appoggiando l’opposizione. Forse anche di diventare una vittima del sistema. Che lo sta accontentando.
La sua azienda (comprata per pochi soldi, ma trasformata in una società moderna con bilancio trasparente), dopo l’arresto è stata, de facto, nazionalizzata. I suoi asset principali sono stati messi all’asta. Non potendo passarli subito alla superpotenza Gazprom è stata bandita una gara internazionale. Vinta da Eni ed Enel (ai tempi del governo Prodi). Le due aziende statali italiane hanno poi rivenduto (ai tempi dell’attuale governo Berlusconi) quegli asset ai russi.
Ad maiora.
A Sulmona, ambientalisti contro il nuovo gasdotto
“Stop Snam”. Il cartellone sulla strada centrale di Sulmona non può che indurmi a fermarmi e avvicinarsi a chi sta manifestando.
“Vuole firmare la petizione contro il gasdotto?”, mi chiede un signore. Faccio no con la testa e dico che vorrei solo avere qualche informazione.
“Conosce il gasdotto Gazprom, quello di cui parlano in questi giorni quelli di Wikileaks?”. Sorrido, ma quell’ambientalista abruzzese non può sapere che sono informato del progetto. “Passerà proprio di qui! E noi vogliamo opporci”.
Mi mette in mano cinque o sei volantini e mi saluta avvicinando qualche altro passante.
Il gasdotto in questione è il Brindisi-Minerbio, la cosiddetta “Rete adriatica” ch in realtà passerà nell’entroterra e che lungo i suoi 687 chilometri porterà il gas russo (o meglio, gestito dai russi di Gazprom, con la partecipazione dell’Eni al 40%) dalle ex repubbliche sovietiche al nord Italia, anzi, al nord Europa dato che l’aspirazione italiana è quella di diventare un hub alternativo all’Ucraina (qui di rivoluzioni arancioni non c’è aria…).
Vicino a Sulmona dovrebbe essere realizzata una centrale di compressione. Di qui la protesta degli ambientalisti locali (ma se cliccate su google Brindisi-Minerbio vedrete che l’opposizione è lungo tutto l’asse del percorso).
Nei volantini i cittadini se la prendono con la Regione Abruzzo ma anche col Comune di Sulmona (non risparmiano critiche anche all’opposizione) e annunciano ricorso diretto alla Commissione europea. Vogliono chiedere se siano state rispettate tutte le direttive in materia ambientale e in caso contrario chiedono che sia aperta una procedura di infrazione contro l’Italia.
Domandano se non fosse necessaria una Valutazione ambientale strategica (Vas) o una Valutazione d’impatto ambientale (Via) unica. Ne sarebbero invece state chieste cinque separate, per i cinque tronconi del gasdotto.
Il volantinaggio prosegue. Qualcuno sta per firmare ma esita. “Non si preoccupi signora, dice un manifestante, la firma non comporta partecipazione alle spese legali nemmeno se avvieremo la procedura d’infrazione”. La signora firma. Mi sa che Snam ed Eni dovranno avviare una bella campagna di informazione e confronto se non vorranno che cresca il fronte dell’opposizione al progetto.
Ad maiora.
Non è l’11 settembre. E’ l’epifania
Che il re fosse nudo, chi scrive e gli amici di Annaviva, l’avevano detto ben prima che l’imperatore uscisse dal suo castello di Arcore e che il sito Wikileaks pubblicasse documenti riservati delle ambasciate a stelle e strisce.
Che il rapporto tra il presidente del consiglio italiano e quello russo fossero pericolosi era sotto gli occhi di tutti. Quanti, a destra come a sinistra, in queste ore si stracciano le vesti avrebbero fatto bene a parlare prima. Perché, come per i rapporti col dittatore libico, anche quelli col regime putiniano sono stati avallati anche da coloro che oggi sono all’opposizione. Questo non va dimenticato. Eccezion fatta per l’Ucd di Casini e per i radicali, la gran parte delle scelte energetiche messe sott’accusa dagli americani, risultavano discutibili fin dalle loro premesse.
Che l’alleanza Eni-Gazprom avrebbe ridotto le nostre possibilità di manovra era evidente. Eppure, malgrado l’Unione europea lavorasse per evitare che i russi fossero l’unico referente nella compravendita del gas, noi italiani abbiamo fatto da Cavallo di Troia. Ci hanno poi seguito i tedeschi (col nuovo gasdotto a nord) e i francesi (entrati ora in quello, costruendo, a sud- a scapito nostro, peraltro che non siamo neanche soci paritari ora, a differenza del passato).
Ma se l’Europa fosse stata unita, tutto questo non sarebbe successo. E invece, comanda chi vende e non chi compra. Perché tratta con 27 interlocutori anziché con uno solo.
La domanda peraltro che, come Annaviva, continuiamo a porre è prettamente nazionale, che non riguarda gli interessi americani, e nemmeno quelli europoi. Ma di quanti abitano nel Bel Paese.
Posto che l’Eni è una società quotata in Borsa ma che è, grazie alla golden share, nel pieno controllo della Repubblica Italiana, quale vantaggio hanno ottenuto i cittadini di tale Repubblica da questi accordi con in russi?
Paghiamo meno il gas? Non mi pare. Abbiamo rifornimenti più stabili, non avendo centrali? Vero. Ma nessuno dei cervelloni aveva previsto che il prezzo del gas liquefatto sarebbe sceso così tanto, avendo gli Usa trovato nuovi giacimenti gasiferi (o meglio altre, moderne tecnologie di estrazione)?
Non sarebbe stato meglio fin dall’inizio, liberalizzare la rete del gas, come è avvenuto per quella elettrica?
E, cambiando settore, ma tenendo liinquadratura sul Cane a sei zampe: paghiamo meno la benzina all’ex Agip? Mi pare il contrario.
Che paese è quello che si accontenta delle tesserine sconto di You&Eni?
Gli accordi italo-russi sulla Yukos di Khodorkovskij, avviati durante il governo Prodi e portati a termine con Berlusconi, sono lì a raccontare ben più di quanto i file di Assange rivelino.
Ad maiora
